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Questo blog sta spudoratamente con Israele e, riprendendo un post di Victor Davi Hanson, gentilmente già tradotto daCamillo non metterà in dubbio le sue idee, ma lo potrebbe fare se:
-
Sharon sospenderà tutte le elezioni e pianificherà un decennio di governo che non potrà essere messo in discussione.
-Sharon sospenderà tutte le inchieste giudiziarie sulle sue attività fiscali e i membri della sua famiglia spenderanno a Parigi i milioni di dollari dati a Israele come aiuti umanitari.
-Tutte le le televisioni e i giornali israeliani saranno censurati dal partito Likud.
-Squadracce di assassini israeliani entreranno in Cisgiordania con la precisa intenzione di far saltare in aria donne e bambini arabi.
-I bambini e adolescenti israeliani saranno addobbati con esplosivi sotto le camicie per andare a uccidere famiglie palestinesi.
-Le folle israeliane si precipiteranno in strada per immergere le mani nel sangue dei loro morti e poi marceranno invocando omicidi di massa di palestinesi.
-I rabbini pronunceranno sermoni pubblici con cui ritraggono i palestinesi come figli delle scimmie e dei maiali.
-I testi scolastici israeliani diranno che gli arabi fanno sacrifici umani e riti omicidi.
-I principali politici israeliani, senza che nessuno li rimproveri, invocheranno la distruzione della Palestina e la fine della società araba in Cisgiordania.
-I membri del partito Likud linceranno e uccideranno, come se fosse normale, e senza processo, i propri oppositori.
-I fondamentalisti ebrei uccideranno le donne colpevoli di adulterio e resteranno impuniti perché sosterranno di aver salvaguardato l'onore della famiglia.
-La televisione israeliana trasmetterà - accompagnati da musica patriottica ­ gli ultimi messaggi registrati di assassini suicidi che hanno massacrato dozzine di arabi.
-I manifestanti ebrei faranno una parata per strada e vestiranno i loro bambini da assassini suicidi.
-I newyorchesi pagheranno 25 mila dollari di taglia per ogni palestinese ucciso da un assassino israeliano.
-I militanti israeliani uccideranno un ebreo per sbaglio e poi si scuseranno dicendo che pensavano fosse un arabo, al fine di tacitare la società israeliana.
-Gli ebrei entreranno nei villaggi arabi di Israele per mitragliare donne e bambini.
-Le figure pubbliche israeliane, come se fosse una cosa normale, minacceranno di colpire gli Stati Uniti con attacchi terroristici.
-Bin Laden sarà un eroe popolare a Tel Aviv.
-Gli assassini ebrei uccideranno diplomatici americani e la società ebraica darà loro ospitalità.
-I cittadini israeliani celebreranno le notizie secondo cui tremila americani sono stati assassinati.
-I cittadini israeliani esprimeranno sostegno per i tentativi dei supporter di Saddam di uccidere gli americani in Iraq.
-Gli israeliani ameranno la morte e gli arabi vorranno bersi in pace un caffé da Starbucks.

Lo statuto di Fatah



"
Israele è una delle rare cause che sostengo. Neri e ebrei sono legati da una storia comune di persecuzioni"
Ray Charles, "The Genius", cantante e pianista.









Carlo Panella
I piccoli martiri assassini di Allah
pp. 224 - Euro 12,90 - Edizione in brossura con sovraccoperta. Indottrinamento scolastico, religioso, mediatico; cortometraggi di propaganda appositamente studiati per annullare la naturale paura della morte; canzoncine e giochi che esaltano il suicidio e il martirio. Sono terribili ed eclatanti i documenti raccolti in questo saggio. Oggi un’intera generazione di ragazzini, vittime dell’indottrinamento e della propaganda crede che la morte per Allah in guerra sia la più elevata impresa conseguibile in vita. Questa educazione è un’onta indelebile, un abuso, un terribile pregiudizio per il futuro della regione e del pianeta.

Carlo Panella
, autorevole osservatore dell’intricato scenario mediorientale, analizza la nuova, terribile arma del terrorismo islamico: il martirio degli shaid–killer, i suicidi-assassini, diventati ormai parte integrante nel progetto di una società islamica fondamentalista. "È questo, per chi ha occhi per vedere, il nuovo volto di un vecchio cancro che l’Europa ha tristemente conosciuto: il totalitarismo".

 



l'educazione impartita ai bambini palestinesi - This is what is taught to palestinian children

"Avremo la pace quando gli arabi ameranno i loro figli quanto odiano noi" - Golda Meir

E
’ ovvio che tutti i morti chiamano compassione, che le vittime non stanno da una parte sola, che in Medio Oriente non è quasi possibile distinguere il sangue dei vinti da quello dei vincitori, perché è in corso una lotta esistenziale la cui conclusione è tutt’altro che certa, e il cui unico sbocco umano possibile è la pace. Ma non è ovvio, anzi è uno scandalo, che il terrorismo sia rubricato sotto la voce “resistenza”, che non si capisca quanto sia di rigore il dovere di amare un paese così, affetto da questa piaga, lacerato e insanguinato nel modo che vedete, e non in metafora, ma alla lettera. E gli scandali devono venire alla luce.Il terrorismo è una paura dell’invisibile, e questa paura forgia le coscienze degli occidentali che cedono terreno alla sua logica nell’invisibilità. (...) - Da «Amiamo la vita più di quanto loro amano la morte» Il Foglio 3/2/2004.

Israele rappresenta un caso unico: quello di uno Stato al quale si contesta il diritto di esistere. La politica israeliana si può comprendere chiaramente solo alla luce di questa realtà. Tutti i timori, le preoccupazioni, le angosce dei miei amici israeliani, compresi quelli più impegnati per la pace, si riassumono nella paura di vedersi negare il diritto di esistere. Una paura che non cesserà finché questo diritto non sarà garantito. E finché durerà questa paura, l´unica reazione possibile sarà quella di dire: «Mai più ci lasceremo condurre docilmente al massacro come agnellini inermi». (...) Chi non lo comprende, e non tiene presente al tempo stesso il fatto che fin dal primo momento l´esistenza stessa del neonato Stato d´Israele veniva contestata da parte araba, con mezzi militari e sempre nuove minacce, non può comprendere qual è veramente la posta in gioco nel conflitto mediorientale. Se guardiamo alla situazione attuale, non possiamo ignorare le sofferenze dei palestinesi, i morti, le molte vittime innocenti, dall´una e dall´altra parte. Ma questo conflitto potrà arrivare a una soluzione soltanto quando il diritto alla esistenza dello Stato di Israele e dei suoi cittadini sarà garantito al di là di ogni possibile dubbio. (...) Da "Vedere l'Olocausto in atto" di Joschka Fischer su La Repubblica del 3/2/2004.

Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d'Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro
padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso. Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972.

(...) l'11 marzo l'Europa ha pagato caro il suo pacifismo filoislamico: 200 morti innocenti, il più  terribile attentato mai vissuto nel vecchio continente. 
(...) Sarebbe giusto capire finalmente la tragedia che vive Israele da anni e sarebbe giusto pensare che noi abbiamo vissuto 130 volte l'11 marzo in tre anni e mezzo. 130 attentati suicidi in un Paese piccolo come una regione italiana. Dopo ogni attentato sentivamo i commenti più atroci: " lotta di liberazione, non hanno altra possibilita'che il terrorismo, militanti per la libertà, occupazione militare, peggio per loro (cioè noi)". Mai una normale parola di comprensione per i nostri bambini lacerati dai chiodi e dall'esplosivo. Una bambina di sette mesi è la più piccola vittima di Madrid. La sua morte dovrebbe pesare sulla coscienza di chi ha sempre tentato di giustificare il terrorismo islamico.
La sua morte, come quella delle altre vittime, dovrebbe togliere il sonno a chi esaltava Durban, a chi approvava i cortei pacifisti urlanti "Bush e Sharon Boia" e ai capetti europei sempre pronti a calare le braghe davanti alle dittature islamiche. Io li porterei tutti a Madrid e li farei stare sull'attenti davanti ai pezzi dei corpi delle vittime dei fratellini di Bin Laden, Arafat e Saddam Hussein.
Deborah Fait su Informazione corretta 13/03/2004.



Quattro giorni più tardi, 16/10/2000 il quotidiano palestinese di Ramallah "Al Hayat Al Jadida" pubblicava il seguente appello:
Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana. Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato. Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere. Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri. Riccardo Cristiano,Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina
(grazie alla segnalazione di Barbara).

 

Esperimento consiglia:

 

24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi di Ruth Halimi ed Emilie Frèche. Traduzione di Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan. Ed. Belforte

A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)

«L'antisemitismo è qualcosa che minaccia la vita degli ebrei ma devasta, a volte in maniera irrimediabile, le coscienze dei non ebrei. È giunto il momento di raccontare quelle sgradevoli verità che non siamo ancora riusciti né a confessare né a confessarci del tutto.»


   Il sistema costituzionale dello Stato di Israele
dalai lama


*LIST
JEWISH BLOGGERSJOIN*



(Grazie a Dandy che è l'autore del bellissimo manifesto e a Bautzetung promotore della lista il cui motto è "Né di qua né di là!!!")

TOCQUEVILLE,  la città dei liberi.

Premessa. – Introduzione. – I. Profili storici (E. Ottolenghi). – II. Costituzione e Fonti del Diritto (A. Mordechai Rabello). – III. La Forma di Governo (E. Ottolenghi). – IV. I partiti politici (A. Mordechai Rabello e A. Yaakov Lattes). – V. Le libertà fondamentali (S. Navot). – VI. L’ordinamento giudiziario (S. Goldstein e A. Mordechai Rabello). – VII. La giustizia costituzionale (T. Groppi). – Orientamenti bibliografici (a cura di Francesca Rosa).
 

 



 



                                         

>
A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)



Grazie a Watergate che ha migliorato notevolmente questa homepage

E voi cosa proponete? Andreacaro è convinto che una risata ci seppellirà.


 

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Dall'estero
1visite.

3 gennaio 2017

Trova le differenze - Find the difference






19 ottobre 2015

Una notizia importante difficile da trovare nei nostri massmedia

Visto che al momento, dopo oltre 24 ore dal fatto, soltanto il Corriere online ha messo una breve accompagnata da un video e visto che i soliti sciacalli antiisraeliani (diciamo pure, senza ipocrisia e falsi tabù, antisemiti) taceranno perché non va a favore delle loro teorie a dir poco bislacche, credo che sia importante riportare la seguente notizia.

A group of Israelis rescued several drowning Syrian and Iraqi refugees near the Greek shore on Sunday morning. Upon spotting the refugees, the Israelis stopped their yacht and fished out 11 refugees, including four children, and, tragically, a deceased infant.

 

 

After providing first aid to the refugees, the Israelis notified Greek authorities.

 

 

Syrian refugee on yacht holding her dead baby (Photo: Gal Baruch)
Syrian refugee on yacht holding her dead baby (Photo: Gal Baruch)

 

The incident occurred across the Turkish town of Kas, next to the Greek island of Kastellorizo. Shlomo Asban, the yacht captain, recounted the rescue: "I've been sailing for 40 years and this is the first time something like this has happened to me. We heard cries for help from the water, stopped the boat and found a teenage refugee with a life vest. We pulled him out of the water and he told us that his brother was missing and apparently dead.”

 

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Pulling refugees out of the water

 

 

At that stage the Israelis believed that the boy was the sole survivor, but a few minutes later they spotted other refugees in the water alongside a rubber boat that had sunk. "We retrieved a total of 12 people, including a dead six-month-old baby who was in his mother's arms, said Asban."

 

Esban also recounted that "the mother held the baby in her arms all night long. We found out they were Syrians and Iraqis, gave them water and cell phones to talk with their families. After we told them that we Jews from Israel, they kissed us and thanked us.”

 

Syrian and Iraqi refugees on Israeli yacht (Photo: Gal Baruch)
Syrian and Iraqi refugees on Israeli yacht (Photo: Gal Baruch)

 

Gal Baruch, a resident of Rinatya who was also on board said: "The first boy we identified spoke Arabic and said he was from Syria. We asked if there were other people, but he started to cry and pointed out in all sorts of directions. We combed the area with binoculars and then we found a large group of people. In the group there was also a person who suffered a heart attack and diabetic shock. We gave him sweets to eat and we saved his life.”

 

Baruch added that "it was hard on us. It’s not easy to see such a sight. We are a team that is at sea a lot and we have never encountered difficult scenes like these. The team behaved properly and acted according to maritime law, which says you have to save people regardless of where they come from. After an hour of sailing, we removed the refugees safely and they were transferred to the Greek authorities.”


21 agosto 2015

Guardate e sentite cosa vogliono boicottare

Peccato per gli antisemiti e antiisraeliani, non sanno cosa si perdono





"La mia musica parla da sola e io non inserisco la politica nella mia musica"

7 gennaio 2015

Attenzione, post politicamente e religiosamente scorretto

I vignettisti francesi non risparmiavano proprio nessuno, come si può vedere da questo piccola raccolta di copertine. Eppure c'è una sola religione o "cultura" che uccide per "vendicare" le vignette. Indovinate quale...

Tengo a precisare che non ce l'ho con i musulmani o, peggio, con gli immigrati. Per me non è una guerra di religione, non mi piacciono le generalizzazioni e sono convinta che su un miliardo e mezzo di persone ci sarà almeno un miliardo che vorrebbe farsi gli affari propri senza andare a dar fastidio agli altri. Però sono furiosa con i qualunquisti laicisti che mettono tutto sempre nello stesso calderone per confondere le acque ed evitare di affrontare il vero problema, perché l'Islam, più del Cristianesimo, dell'Ebraismo, dell'Induismo, del Buddismo, dello Scintoismo, del Laicismo (sì anche questa a volte diventa una sorta di religione!) e di tutte le altre, ha un problema grosso che non viene affrontato in maniera adeguata e soprattutto efficace da nessuno.

13 novembre 2014

Hamas è la seconda organizzazione terroristica più ricca del mondo

Supera Hezbollah, Al Qaeda e i Talebani! Ed è seconda solo all'Isis


Hamas is one of the two richest terrorist organizations in the world, second only to the Islamic State group, according to Forbes Israel.

To finance their operations, terrorist groups sometime use methods similar to those used by criminal organizations, such as drug trafficking, robberies and extortion, but also raise money through charities, donations and, in some cases, government agencies, according to the report. A terrorist organization, like any other large organization, has a business model to finance its activities: from maintenance, salaries and trainings, to acquiring of weapons and vehicles.

The richest terrorist organization today – and in history – is the Islamic State. According to Forbes, the Islamist group, also known by the acronyms ISIS or ISIL, has an annual turnover of $2 billion. Hamas comes in second, with a yearly revenue of $1 billion.

As for the rest of the list: Colombia's FARC is ranked third with $600 million; Hezbollah is fourth with $500 million; fifth is the Taliban with $400 million; Al-Qaida and its affiliates with $150 million; Pakistani-based Lashkar e-Taiba with $100 million; Somalia's Al-Shabaab with $100 million; Real IRA with $50 million; and, closing the top-ten list is Boko Haram, with $25 million annual revenue.

The U.S. Treasury estimates that ISIS earns $1 million a day from the sale of crude oil from fields it captured in Syria and Iraq. According to Forbes Israel, however, the figure is closer to $3 million a day. The money flow enables ISIS to expand its operations in the Middle East, recruit foreign fighters and train them, among other things.

The report describes Hamas' takeover of Gaza in 2007 as the point from which it entered "the big league." Today, Hamas is now no longer only dependent on donations, but is able to collect taxes from both civilians and businesses. But that's not all. The report says Hamas also takes a cut out of all international aid donated to Gaza by Arab and other foreign countries.


Da Haaretz

27 gennaio 2014

Giorno della Memoria

“Those who often begin by hating the Jews… history shows us end up hating anyone who is not them."


"Coloro che cominciano dall'odio per gli ebrei... come ci ha dimostrato la storia, finiscono per odiare chiunque altro".


Stephen Harper Primo Ministro Canadese, al discorso alla Kneset 20/1/14

17 dicembre 2013

Neve in Medio Oriente

Non avete mai visto le piramidi imbiancate, vero? Infatti l'ultima volta che è successo è stato 160 anni, quando la fotografia ancora non esisteva:



Qui invece siamo nei territori amministrati dall'Autorità Palestinese
, due soldati israeliani stanno aiutando un'ambulanza palestinese ad uscire dal pantano:



Qui, a Gerusalemme
, nell'area più sacra al mondo per gli ebrei, non può mancare un pupazzo con la kippà (indossata dagli uomini per ricordarsi della propria limitatezza di fronte alla Divinità) :)


5 agosto 2013

Qualche bella immagine delle Maccabiadi 2013
























21 maggio 2013

Ancora palestinesi torturati (nel silenzio mondiale)

Mohamed Abdel Karim Dar, residente a Hebron, ha perso la capacità di parlare dopo aver subito innumerevoli torture. La denuncia proviene dall'Independent Commission for Human Rights, che in un rapporto dettagliato, denuncia ben 28 casi di torture nelle carceri palestinesi soltanto nell'ultimo mese.
Secondo la ricostruzione del JPost, Dar è stato detenuto da agenti appartenenti al "Servizio sicurezza preventiva" dell'autorità palestinese. Ignoti sono i motivi del suo arresto e della detenzione. Sappiamo però che ha perso la facoltà di parlare in seguito alle numerose testate che è stato costretto ad imprimere sui muri della cella, in cui era confinato in solitudine. La vittima di queste torture giace ora in un letto di ospedale, dove è stato visitato dallo staff dell'ICHR, che ha subito emesso un reclamo nei confronti di Ramallah.
Nel West Bank giornalisti e blogger continuano ad essere intidimidati, interrogati, arrestati e non di rado reclusi. Non risultano in corso scioperi della fame, sommosse popolari, proteste davanti alle ambasciate, inchieste scandalizzate dei media internazionali, interrogazioni parlamentari ne' flottiglie della libertà inviate a sostegno delle condizioni di questi detenuti di serie B: tali in quanto non sufficientemente fortunati da aver subito un processo e una condanna da parte di tribunale israeliano.

Da Il Borghesino

6 marzo 2013

Effetti della propaganda d'odio a tutti i costi

Una compagnia israeliana di trasporti pubblici ha deciso di migliorare il servizio a favore della popolazione palestinese che abita nei territori di Giudea e Samaria (contesi, amministrati, "occupati" - dall'Autorità Palestinese? - ecc.) e che lavora nelle città israeliane.

In una situazione normale i beneficiati ed eventualmente i loro sostenitori, i mass media, ecc. apprezzerebbero il gesto. Visto, però, che Israele è considerato il Paese degli ebrei, perfino il potenziamento di un servizio è visto come un gesto negativo da condannare. Forse le persone di cui sopra preferirebbero continuare a perdere diverse ore in più tutti i giorni?


Le site d’opinion Rue 89 a publié dimanche 3 mars un article intitulé "Des bus « Only Arabes » dès lundi en Israël".

Il s’agit en fait d’un mini-article rédigé en simple dépêche avec un lien vers un article d’Haaretz.

On peut y lire : "A partir de lundi, plusieurs lignes de bus reliant la Cisjordanie et la bande de Gaza au centre d’Israël sépareront leurs passagers juifs et arabes. Concrètement, la compagnie Afikim interdira aux Arabes de monter dans certains bus réservés aux Juifs. Haaretz relève que les autorités publiques ne parlent pas « officiellement » de ségrégation.

En novembre dernier, le quotidien rapportait déjà que le ministre des Transports étudiait un projet similaire, sous la pression de représentants de colonies qui se plaignaient que les Palestiniens empruntant leurs bus représentaient un danger." (Rue 89)

Cette dépêche est un exemple parfait du type de désinformation qu’on peut lire chaque jour dans la presse francophone, reprenant et vulgarisant des informations qui viennent d’Israël sans avoir une connaissance précise du sujet.

C’est aussi un exemple de déformation de l’information et une marque de la volonté du magazine en ligne d’accabler une fois de plus Israël en confortant ses lecteurs les plus fidèles sans doute persuadés qu’Israël est un vilain Etat fasciste et ségrégationniste, un Etat raciste qui insulte chaque jour l’ensemble des pays de peuplement arabe par son comportement et porte atteinte par sa simple présence, illégitime en "terre" baptisée "arabe", à la frustration incontestable et honorable de la grande nation arabe.

Il convient toutefois de relever un certain nombre d’erreurs et d’imprécisions, contenues dans la dépêche de Rue 89 mais aussi dans l’article d’origine d’Haaretz.

Il faut noter premièrement qu’il ne s’agit pas de bus "reliant la Cisjordanie et la bande de Gaza au centre d’Israël" mais reliant des villes de Judée ou de Samarie, qu’on appelle aussi Cisjordanie, au centre d’Israël.

Le fait d’avoir écrit "bande de Gaza" peut laisser perplexe puisque le même magazine et ses compagnons idéologiques dénoncent à longueur de journée un "blocus de Gaza" par Israël.

Or, premièrement il s’agit concrètement d’une frontière, et deuxièmement aucun juif n’habite plus la bande de Gaza depuis 2005, donc on ne voit pas quel bus pourrait être séparé.

En outre, il n’y a plus à notre connaissance, sauf exception, de travailleurs arabes provenant de la Bande de Gaza.

Israël laisse passer des marchandises vers Gaza et dans l’autre sens, principalement des personnes malades qui sont sauvées dans les hôpitaux israéliens.

Ce qui constitue une faveur d’Israël envers un territoire autonome qui lui fait la guerre, qu’il continue à assister alors même que les Gazaouis pourraient déclarer leur indépendance et en jouir.

L’article d’Haaretz ne mentionne pas la bande de Gaza car elle n’est pas en question. Il ne parle que de localités de Judée-Samarie. Pourquoi Rue 89 a-t-il ajouté la bande de Gaza ? Propagande ou simple ignorance géographique de l’auteur ?

Deuxièmement il faut également souligner qu’il ne s’agit pas de bus transportant des voyageurs qui viennent se balader dans le centre d’Israël, il s’agit de travailleurs arabes, qui n’ont pas la nationalité israélienne, mais qu’Israël autorise à venir travailler au-delà de ce qu’on nomme la ligne verte.

La vidéo mise en ligne par Haaretz est en outre réalisée par Kav laoved, le service de défense des travailleurs étrangers en Israël, qui procure à des personnes non citoyennes, un service auquel des citoyens n’ont souvent pas accès ou pas connaissance.

Un service très orienté idéologiquement.

Par ailleurs, il faut bien comprendre qu’en cas de création d’un Etat arabe en Judée-Samarie, le nouvel Etat sera doté de frontières que les résidents devront franchir avec une autorisation, comme un visa. Israël peut tout à fait les refuser, de la même façon qu’un Israélien doit avoir un visa pour se rendre aux Etats-Unis.

On ne peut pas à la fois réclamer un Etat et, dans le même temps, se plaindre du mur ou des check-points. Au contraire, ce sont des pré-frontières qu’Israël a lui-même mis en place.

On commence là à percevoir que la situation de conflit dans laquelle se trouve Israël avec les territoires disputés et les résidents arabes et juifs, est un peu plus complexe que celle qu’on connaît en Europe de l’ouest et dans l’espace Schengen ou qu’une simple histoire de méchante ségrégation du vilain Etat hébreu contre les gentils résidents arabes et une Autorité arabo-palestiniste dont on attend toujours qu’elle fasse preuve de démocratie.

Troisièmement, Haaretz et un article du Times of Israel rappellent que cette question a été soulevée car les bus étaient trop encombrés. Or les travailleurs arabes qui vivent en Judée et en Samarie ne vont pas jusqu’au bout de la ligne, par exemple à Ariel dans la vidéo, où ils n’habitent pas et où ils ne seront pas autorisés à entrer sans autorisation pour raisons de sécurité.

Il faut connaître le système infernal des bus en Israël pour comprendre quelle peut être la différence entre un bus qui va joindre Tel Aviv à Ariel directement et un bus qui va s’arrêter à chaque village et dont il faudra vérifier l’identité de chacun.

Le ministère des transports a par ailleurs indiqué dans un communiqué que "les nouvelles lignes d’autobus ont été mises en place en raison de l’augmentation du nombre de permis de travail prévus pour les [travailleurs arabes des territoires], qui sont autorisés à travailler en Israël".

Ces bus ont aussi été mis en place pour tenter de stopper le développement des mini-bus illégaux qui facturaient leurs trajets à des prix trop élevés aux travailleurs arabes des territoires disputés.

"Les deux nouvelles lignes qui seront mises en place dès demain (lundi), cite Haaretz, visent à améliorer les services aux travailleurs qui entrent en Israël via la traversée Eyal" poursuit la déclaration du ministère des transports, ajoutant que les nouvelles lignes remplaceront les lignes "pirates" qui les transportent" à des prix exorbitants et de façon irrégulière."

Ceux dont il est question à la fin de la vidéo.

Quatrièmement, on ne peut traiter la question en faisant comme s’il n’y avait pas déjà eu des problèmes de sécurité entre les passagers à l’intérieur des bus.

Ces problèmes de sécurités sont intervenus en grande partie parce que les passagers qui disposent de la nationalité israélienne devaient attendre des heures la vérification de l’identité des passagers non israéliens aux points de contrôles.

Le bus passant un point de contrôle, un bus dont l’identité est contrôlée à la montée et qui ne contient que des Israéliens, ira plus vite qu’un bus rempli de travailleurs non Israéliens dont il faut vérifier l’identité aux check points.

Il faudrait quand même ne pas perdre le sens de la raison : est-ce de la ségrégation lorsque dans les aéroports, il existe deux files d’attente, l’une pour les personnes ayant un passeport israélien et une autre pour les autres, de la même façon qu’il existe une file d’attente pour les passeports de l’Union européenne et une file pour les autres dans un aéroport situé dans l’Union européenne ?

Ceci nous amène à notre cinquième point, celui de l’abus de langage utilisé à la fois par Rue 89 mais aussi par négligence et manque de scientificité par Haaretz. Rue 89 titre "Des Bus "Only Arabes"", seulement Arabes, mais parlent ensuite de "Palestiniens".

Il ne s’agit pas ici d’une question de racisme ou d’ethnie, mais d’une question de nationalité, qui pose des problèmes de contrôle, d’identification et donc de temps d’attente.

Il est particulièrement intéressant de remarquer sémantiquement parlant, la façon dont les résidents arabes de Judée-Samarie sont appelés "Arabes" quand il le faut, mais deviennent des "Palestiniens" avec un grand "P" quand il le faut.

Ce manque de clarté sémantique ne date toutefois malheureusement pas d’hier. Il faut remonter à la création de l’Etat d’Israël puis à la fin des années 50 pour comprendre le déplacement et l’escroquerie sémantiques construites entre les années 50 et 70 par les groupes terroristes arabes et leurs supports, pour mieux le comprendre.

On ne pourra ici entrer dans les détails (nous recommandons en revanche notre article académique qui fait le point sur ces questions sémantiques, Israël et les intellectuels, 1967-1982).

On voit néanmoins qu’il existe une grande différence entre une ségrégation ethnique qui consisterait à séparer les Israéliens arabes et les Israéliens juifs à l’intérieur du petit Israël, et les questions plus complexes qui se posent dans la situation actuelle, situation complexe d’un statu quo où il existe un processus de paix contestable mais pas de paix.

Misha Uzan - JForum / Correspondant spécial en Israël


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