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Questo blog sta spudoratamente con Israele e, riprendendo un post di Victor Davi Hanson, gentilmente già tradotto daCamillo non metterà in dubbio le sue idee, ma lo potrebbe fare se:
-
Sharon sospenderà tutte le elezioni e pianificherà un decennio di governo che non potrà essere messo in discussione.
-Sharon sospenderà tutte le inchieste giudiziarie sulle sue attività fiscali e i membri della sua famiglia spenderanno a Parigi i milioni di dollari dati a Israele come aiuti umanitari.
-Tutte le le televisioni e i giornali israeliani saranno censurati dal partito Likud.
-Squadracce di assassini israeliani entreranno in Cisgiordania con la precisa intenzione di far saltare in aria donne e bambini arabi.
-I bambini e adolescenti israeliani saranno addobbati con esplosivi sotto le camicie per andare a uccidere famiglie palestinesi.
-Le folle israeliane si precipiteranno in strada per immergere le mani nel sangue dei loro morti e poi marceranno invocando omicidi di massa di palestinesi.
-I rabbini pronunceranno sermoni pubblici con cui ritraggono i palestinesi come figli delle scimmie e dei maiali.
-I testi scolastici israeliani diranno che gli arabi fanno sacrifici umani e riti omicidi.
-I principali politici israeliani, senza che nessuno li rimproveri, invocheranno la distruzione della Palestina e la fine della società araba in Cisgiordania.
-I membri del partito Likud linceranno e uccideranno, come se fosse normale, e senza processo, i propri oppositori.
-I fondamentalisti ebrei uccideranno le donne colpevoli di adulterio e resteranno impuniti perché sosterranno di aver salvaguardato l'onore della famiglia.
-La televisione israeliana trasmetterà - accompagnati da musica patriottica ­ gli ultimi messaggi registrati di assassini suicidi che hanno massacrato dozzine di arabi.
-I manifestanti ebrei faranno una parata per strada e vestiranno i loro bambini da assassini suicidi.
-I newyorchesi pagheranno 25 mila dollari di taglia per ogni palestinese ucciso da un assassino israeliano.
-I militanti israeliani uccideranno un ebreo per sbaglio e poi si scuseranno dicendo che pensavano fosse un arabo, al fine di tacitare la società israeliana.
-Gli ebrei entreranno nei villaggi arabi di Israele per mitragliare donne e bambini.
-Le figure pubbliche israeliane, come se fosse una cosa normale, minacceranno di colpire gli Stati Uniti con attacchi terroristici.
-Bin Laden sarà un eroe popolare a Tel Aviv.
-Gli assassini ebrei uccideranno diplomatici americani e la società ebraica darà loro ospitalità.
-I cittadini israeliani celebreranno le notizie secondo cui tremila americani sono stati assassinati.
-I cittadini israeliani esprimeranno sostegno per i tentativi dei supporter di Saddam di uccidere gli americani in Iraq.
-Gli israeliani ameranno la morte e gli arabi vorranno bersi in pace un caffé da Starbucks.

Lo statuto di Fatah



"
Israele è una delle rare cause che sostengo. Neri e ebrei sono legati da una storia comune di persecuzioni"
Ray Charles, "The Genius", cantante e pianista.









Carlo Panella
I piccoli martiri assassini di Allah
pp. 224 - Euro 12,90 - Edizione in brossura con sovraccoperta. Indottrinamento scolastico, religioso, mediatico; cortometraggi di propaganda appositamente studiati per annullare la naturale paura della morte; canzoncine e giochi che esaltano il suicidio e il martirio. Sono terribili ed eclatanti i documenti raccolti in questo saggio. Oggi un’intera generazione di ragazzini, vittime dell’indottrinamento e della propaganda crede che la morte per Allah in guerra sia la più elevata impresa conseguibile in vita. Questa educazione è un’onta indelebile, un abuso, un terribile pregiudizio per il futuro della regione e del pianeta.

Carlo Panella
, autorevole osservatore dell’intricato scenario mediorientale, analizza la nuova, terribile arma del terrorismo islamico: il martirio degli shaid–killer, i suicidi-assassini, diventati ormai parte integrante nel progetto di una società islamica fondamentalista. "È questo, per chi ha occhi per vedere, il nuovo volto di un vecchio cancro che l’Europa ha tristemente conosciuto: il totalitarismo".

 



l'educazione impartita ai bambini palestinesi - This is what is taught to palestinian children

"Avremo la pace quando gli arabi ameranno i loro figli quanto odiano noi" - Golda Meir

E
’ ovvio che tutti i morti chiamano compassione, che le vittime non stanno da una parte sola, che in Medio Oriente non è quasi possibile distinguere il sangue dei vinti da quello dei vincitori, perché è in corso una lotta esistenziale la cui conclusione è tutt’altro che certa, e il cui unico sbocco umano possibile è la pace. Ma non è ovvio, anzi è uno scandalo, che il terrorismo sia rubricato sotto la voce “resistenza”, che non si capisca quanto sia di rigore il dovere di amare un paese così, affetto da questa piaga, lacerato e insanguinato nel modo che vedete, e non in metafora, ma alla lettera. E gli scandali devono venire alla luce.Il terrorismo è una paura dell’invisibile, e questa paura forgia le coscienze degli occidentali che cedono terreno alla sua logica nell’invisibilità. (...) - Da «Amiamo la vita più di quanto loro amano la morte» Il Foglio 3/2/2004.

Israele rappresenta un caso unico: quello di uno Stato al quale si contesta il diritto di esistere. La politica israeliana si può comprendere chiaramente solo alla luce di questa realtà. Tutti i timori, le preoccupazioni, le angosce dei miei amici israeliani, compresi quelli più impegnati per la pace, si riassumono nella paura di vedersi negare il diritto di esistere. Una paura che non cesserà finché questo diritto non sarà garantito. E finché durerà questa paura, l´unica reazione possibile sarà quella di dire: «Mai più ci lasceremo condurre docilmente al massacro come agnellini inermi». (...) Chi non lo comprende, e non tiene presente al tempo stesso il fatto che fin dal primo momento l´esistenza stessa del neonato Stato d´Israele veniva contestata da parte araba, con mezzi militari e sempre nuove minacce, non può comprendere qual è veramente la posta in gioco nel conflitto mediorientale. Se guardiamo alla situazione attuale, non possiamo ignorare le sofferenze dei palestinesi, i morti, le molte vittime innocenti, dall´una e dall´altra parte. Ma questo conflitto potrà arrivare a una soluzione soltanto quando il diritto alla esistenza dello Stato di Israele e dei suoi cittadini sarà garantito al di là di ogni possibile dubbio. (...) Da "Vedere l'Olocausto in atto" di Joschka Fischer su La Repubblica del 3/2/2004.

Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d'Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro
padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso. Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972.

(...) l'11 marzo l'Europa ha pagato caro il suo pacifismo filoislamico: 200 morti innocenti, il più  terribile attentato mai vissuto nel vecchio continente. 
(...) Sarebbe giusto capire finalmente la tragedia che vive Israele da anni e sarebbe giusto pensare che noi abbiamo vissuto 130 volte l'11 marzo in tre anni e mezzo. 130 attentati suicidi in un Paese piccolo come una regione italiana. Dopo ogni attentato sentivamo i commenti più atroci: " lotta di liberazione, non hanno altra possibilita'che il terrorismo, militanti per la libertà, occupazione militare, peggio per loro (cioè noi)". Mai una normale parola di comprensione per i nostri bambini lacerati dai chiodi e dall'esplosivo. Una bambina di sette mesi è la più piccola vittima di Madrid. La sua morte dovrebbe pesare sulla coscienza di chi ha sempre tentato di giustificare il terrorismo islamico.
La sua morte, come quella delle altre vittime, dovrebbe togliere il sonno a chi esaltava Durban, a chi approvava i cortei pacifisti urlanti "Bush e Sharon Boia" e ai capetti europei sempre pronti a calare le braghe davanti alle dittature islamiche. Io li porterei tutti a Madrid e li farei stare sull'attenti davanti ai pezzi dei corpi delle vittime dei fratellini di Bin Laden, Arafat e Saddam Hussein.
Deborah Fait su Informazione corretta 13/03/2004.



Quattro giorni più tardi, 16/10/2000 il quotidiano palestinese di Ramallah "Al Hayat Al Jadida" pubblicava il seguente appello:
Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana. Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato. Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere. Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri. Riccardo Cristiano,Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina
(grazie alla segnalazione di Barbara).

 

Esperimento consiglia:

 

24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi di Ruth Halimi ed Emilie Frèche. Traduzione di Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan. Ed. Belforte

A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)

«L'antisemitismo è qualcosa che minaccia la vita degli ebrei ma devasta, a volte in maniera irrimediabile, le coscienze dei non ebrei. È giunto il momento di raccontare quelle sgradevoli verità che non siamo ancora riusciti né a confessare né a confessarci del tutto.»


   Il sistema costituzionale dello Stato di Israele
dalai lama


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JEWISH BLOGGERSJOIN*



(Grazie a Dandy che è l'autore del bellissimo manifesto e a Bautzetung promotore della lista il cui motto è "Né di qua né di là!!!")

TOCQUEVILLE,  la città dei liberi.

Premessa. – Introduzione. – I. Profili storici (E. Ottolenghi). – II. Costituzione e Fonti del Diritto (A. Mordechai Rabello). – III. La Forma di Governo (E. Ottolenghi). – IV. I partiti politici (A. Mordechai Rabello e A. Yaakov Lattes). – V. Le libertà fondamentali (S. Navot). – VI. L’ordinamento giudiziario (S. Goldstein e A. Mordechai Rabello). – VII. La giustizia costituzionale (T. Groppi). – Orientamenti bibliografici (a cura di Francesca Rosa).
 

 



 



                                         

>
A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)



Grazie a Watergate che ha migliorato notevolmente questa homepage

E voi cosa proponete? Andreacaro è convinto che una risata ci seppellirà.


 

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7 gennaio 2015

Attenzione, post politicamente e religiosamente scorretto

I vignettisti francesi non risparmiavano proprio nessuno, come si può vedere da questo piccola raccolta di copertine. Eppure c'è una sola religione o "cultura" che uccide per "vendicare" le vignette. Indovinate quale...

Tengo a precisare che non ce l'ho con i musulmani o, peggio, con gli immigrati. Per me non è una guerra di religione, non mi piacciono le generalizzazioni e sono convinta che su un miliardo e mezzo di persone ci sarà almeno un miliardo che vorrebbe farsi gli affari propri senza andare a dar fastidio agli altri. Però sono furiosa con i qualunquisti laicisti che mettono tutto sempre nello stesso calderone per confondere le acque ed evitare di affrontare il vero problema, perché l'Islam, più del Cristianesimo, dell'Ebraismo, dell'Induismo, del Buddismo, dello Scintoismo, del Laicismo (sì anche questa a volte diventa una sorta di religione!) e di tutte le altre, ha un problema grosso che non viene affrontato in maniera adeguata e soprattutto efficace da nessuno.

31 luglio 2012

Le prime vittime della Sharia nel Mali

 Orrore nel Mali. «Ai primi lanci di pietre la donna è svenuta, mentre il suo compagno ha lanciato un grido e poi ha smesso di parlare» per sempre.

È il tragico racconto di due testimoni alla prima lapidazione di una coppia non sposata avvenuta ad Aguelhok nel nord del Paese per mano degli integralisti.

Dopo la distruzione dei mausolei e dei luoghi sacri, le frustate ai fumatori e ai bevitori di alcol, i jihadisti proseguono nella loro stretta applicazione della Sharia (legge islamica), mettendo a morte una coppia illegittima.

Il tragico fatto di sangue è avvenuto nello stesso giorno in cui al sud del Paese, nella capitale Bamako, il presidente ad interim Dioncounda Traorè ha ripreso in mano la situazione e ha ridotto, di fatto, il potere del suo primo ministro.

«Mi trovavo ad Aguelhok – ha raccontato un testimone secondo quanto scrive il quotidiano francese 'Le Monde’ nella sua versione online -. Gli integralisti hanno trascinato la coppia non sposata nel centro del villaggio», dove l'uomo e la donna sono stati infilati in altrettante buche e sepolti fino alla testa, quindi «bersagliati di pietre fino a quando non è sopraggiunta la morte».

Un altro testimone ha affermato che l'esecuzione si è svolta davanti a circa duecento persone.

La coppia non sposata viveva fuori dal villaggio e aveva due bambini, il più piccolo dei quali di soli sei mesi.

La zona di Aguelhok è nelle mani del gruppo integralista armato Ansar Dine, alleato di al Qaida per il Maghreb Islamico (Aqmi), come lo è quasi tutto il nord del Mali, di cui Bamako ha perso il controllo.

Da Articolo Tre

27 settembre 2011

Massacri in Siria

 All'indomani dell'uccisione di almeno sei civili in Siria da parte delle forze lealiste, otto persone sono state vittime del fuoco dei militari e delle milizie governative in due diverse località del Paese. Lo riferisce l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), precisando che quattro membri di una stessa famiglia sono stati uccisi a Halfaya, nella regione centrale di Hama, due a Qseir, cittadina nei pressi di Homs, teatro da sabato di massicce operazioni di rastrellamenti, e altre due nei sobborghi di Damasco.

Gli attivisti: massacro in un villaggio vicino Homs. Sono di un numero imprecisato di persone i resti dei corpi custoditi nell'ospedale militare di una località della regione di Homs, dove nelle ultime ore sono stati rinvenuti brandelli umani sulle rive del fiume Oronte. Lo riferiscono attivisti dei Comitati di coordinamento locale di Qseir, cittadina a sud-ovest di Homs e al confine col Libano. Parlando con l'Ansa via Skype, Marwan, pseudonimo del portavoce del Comitato locale, ha affermato che dalla notte di sabato scorso le forze fedeli al presidente Bashar al Assad hanno assaltato il centro abitato e le campagne circostanti dove si erano rifugiati numerosi abitanti. «Abbiamo contato 136 mezzi militari, di cui 30 carri armati e 33 mezzi blindati, muoversi nei campi di Gharbi, sulle rive del fiume Oronte (al-Aassi) - ha detto l'attivista - Finora abbiamo dato un nome a undici martiri, ma all'appello ne mancano altri quindici». Marwan parla di «massacro» e conferma le notizie riportate dall'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), secondo cui sulle rive dell'Oronte sono state rinvenute ieri numerosi brandelli di corpi umani e tracce di sangue. «Sappiamo che all'ospedale militare di Qseir ci sono i resti di corpi fatti a pezzi».

Un migliaio di profughi siriani nel nord della Giordania. Un migliaio di civili siriani si sono rifugiati nel nord della Giordania in fuga dalla repressione in corso nel loro Paese da quasi sette mesi, che ha investito la regione meridionale di Daraa, confinante col regno hascemita. Lo riferiscono fonti dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), precisando che i profughi ricevono assistenza nelle due cittadine frontaliere di Ramtha e Mafraq. «Circa mille siriani sono arrivati sia attraverso i valichi di confine di Ramtha e Mafraq, sia attraverso passaggi illegali» ha detto Arafat Jamal, vice rappresentante dell'Unhcr ad Amman. La Giordania e la Siria sono divise da 375 km di porosa frontiera desertica. «Ci sono molti siriani non registrati, che ricevono sostegno dai locali e che sono alloggiati in abitazioni private o moschee» ha precisato Jamal. Alcuni attivisti giordani che risiedono a Ramtha hanno confermato che centinaia di siriani sono ospitati in città sin dall'inizio della repressione, nel marzo scorso: «Abbiamo aperto loro le case, le moschee e le scuole - ha detto Muhammad Zubi - Molti siriani preferiscono le abitazioni, perché hanno paura di rappresaglie da parte delle loro autorità». Il governo di Amman ha concesso ai giovani profughi siriani di poter frequentare le scuole private del regno, e ha consentito a un centinaio di bambini di iscriversi alle scuole pubbliche di Ramtha e Mafraq.

Da Il Messaggero


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permalink | inviato da esperimento il 27/9/2011 alle 11:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

16 settembre 2010

Ecco chi usa il fosforo? Qualcuno degli sbandieratori delle "armi illegali e proibite" protesterà??

 Due dei 9 proiettili di mortaio sparati oggi da Gaza contro il sud di Israele erano bombe al fosforo. Lo ha confermato l'esercito israeliano, precisando che non e' la prima volta che accade una cosa simile. Haim Yalin, il capo del Consiglio regionale di Eshkol, la zona in cui sono caduti i proiettili, ha manifestato alla stampa l'intenzione di denunciare l'accaduto alle Nazioni Unite, visto che l'uso di queste armi e' proibito dalla convenzione di Ginevra.

Da Repubblica


Gli impiegati dell'ambasciata Usa a Tel Aviv sono stati messi in quarentena dopo che, in una busta ricevuta dalla sede diplomatica e' stata ritrovata una polvere bianca sospetta. Lo scrive il sito del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, aggiungendo che, secondo l'impiegato che ha aperto la busta, la polvere era accompagnata da una lettera che conteneva minacce contro Israele. Secondo la polizia, buste simili sono state inviate anche alle ambasciate di Svezia e Spagna.

Da AdnKronos

2 gennaio 2009

Il meno peggio non è che poi sia così meglio

Leggo sui giornali che Israele pare abbia escluso un attacco di terra a Gaza. E tiro un bel respiro di sollievo. Qualcuno dirà che lassù le preghiere sono state ascoltate. Io confido nell'IDF. Intanto, sempre sui giornali, leggo di meschine diatribe italiote. Da una parte Frattini, dall'altra D'Alema: non danno un bello spettacolo.

 
Frattini: «Il punto debole, però, sono le vittime civili, ma loro (gli Israeliani)  rispondono che la colpa è di Hamas che utilizza le abitazioni come rampe di lancio per i Qassam.»
 
Sicché secondo lui il fatto non è acclarato, sono solo gli Israeliani a dire che Hamas utilizza le abitazioni come rampe di lancio. E lui, a quanto pare, non è che ci creda più di tanto, tant'è vero che sembra voglia prenderne le distanze con quel «ma loro rispondono», che ha il sapore un tantino schifoso del pilatismo.
 
Anche un bambino è in grado di trovare prove a quanto sostiene Israele. Ecco uno dei tanti siti ufficiali con tre link di filmati, in uno dei quali si vede che Hamas usa addirittura una scuola come rampa di lancio:
 
 
«Ho espresso la piena solidarietà a un Paese costantemente a rischio ma ho chiesto di fare tutto quanto in suo potere per evitare ulteriori tragiche perdite di vite umane tra la popolazione civile innocente.»
 
Ci risiamo: c'è proprio bisogno che glielo dica lui? Altrimenti che succede, gli Israeliani si sbizzarriscono?
Evidentemente il nostro ministro degli esteri in cuor suo ancora non sa se deve credere o meno all'antica favoletta antisemita che vuole gli ebrei sempre assetati di sangue.
 
«Siamo preoccupati per le condizioni di vita a Gaza e così ho attivato il nostro consolato per predisporre immediati aiuti umanitari per la popolazione civile palestinese.»
 
Israele è sotto i kassam quotidianamente da 8 anni, ma la sua preoccupazione è sempre la stessa. Secondo lui, da chi dipendono le condizioni di vita a Gaza?
 
«Hamas è irresponsabile. Si potrà sedere a un tavolo di pace solo quando cancellerà dal suo statuto la volontà di distruggere Israele. Altrimenti resta un'organizzazione terroristica».
 
Hamas è irresponsabile?? Comincio a credere che qui gli irresponsabili siamo noi ad aver mandato al governo del nostro paese gente come Frattini.
Hamas è pienamente responsabile dei crimini che compie.
Inoltre, pensare che un giorno questa si possa "redimere" è come credere che qui da noi un giorno Cosa Nostra o la Camorra possano fare altrettanto e che noi siamo disposti ad accoglierli a braccia aperte.
 
Frattini farebbe bene a cambiare mestiere.
 
(le parole di Frattini sono tratte dall'intervista di Maurizio Piccirilli)
 
 

 
Ma Frattini in confronto a D'Alema sembra essere il male minore.
 
«Nessuna iniziativa si potrà attuare senza il negoziato con Hamas nel quale l'Egitto è impegnato con la simpatia di tutti, ma non lo possiamo dire. Una curiosa ambiguità», tuona il baffuto esponente del PD.

Il punto centrale in discussione «non è il diritto di Israele di difendersi», ma piuttosto la «sproporzione tra la portata delle offese e la vastità delle reazioni.»
 
Ci risiamo. Ancora non si è capita quale sarebbe secondo lui la risposta proporzionata a anni e anni di attacchi quotidiani, di missili, di colpi di mortaio, di  guerre, e di azioni terroristiche e suicide.
 
 Secondo D'Alema, manca la chiarezza del ''senso politico'' dell'iniziativa israeliana, mentre assolutamente chiaro è che questa «non risolverà il problema dell'estremismo palestinese, ma anzi lo sta già accentuando.»
 
Non è giusto difendersi da un nemico che vuole il tuo annientamento, perché la tua reazione -nel D'Alema pensiero- farebbe inasprire la sua rabbia. La vera soluzione è un bel «dialogo sincero», perché «solo un'iniziativa coraggiosa» può portare alla sconfitta Hamas.
 
Certo. Ditegli sempre di sì, altrimenti gli trema il baffo e poi non risponde più delle sue azioni...

Sempre secondo il delirante ex ministro italiano, il risultato dell'azione israeliana è «l'indebolimento delle forze di pace»  (a me pare che hanno ucciso un sacco di "militanti" di Hamas, altro che forze di pace!) come pure l'isolamento e l'indebolimento di Abu Mazen.
 
«E' impossibile che si possa proseguire sulla via della pace senza il coinvolgimento di Hamas, di una forza che rappresenta metà del popolo palestinese, a meno che non la si voglia eliminare militarmente.»
 
D'Alema non sta bene.


(fonte: Asca
)
 

 
Per fortuna poi Frattini ha preso il coraggio a due mani e gli ha risposto:
 
«Hamas è parte del problema, non parte della soluzione», finalmente qualche parola sensata!
 
«Non possiamo mettere sullo stesso piano uno Stato democratico e un'organizzazione estremistica che noi abbiamo ancora nella lista delle organizzazioni terroristiche dell'Ue.» Giusto, giustissimo! Forse gliel'ha ricordato qualcuno dotato di un po' di materia grigia nel suo partito.

Infine, Fassino che sembra il più ragionevole di tutti: «Siamo di fronte a un protagonista, Hamas, con un consenso elettorale, che nega le precondizioni per un processo di pace» e cioè «a Israele il diritto di esistere.»
Ma poi attacca anche lui con lo stesso delirio di Frattini, sostenendo che bisogna «costruire condizioni che portino Hamas a convincersi che non c'è soluzione senza il riconoscimento del diritto di Israele a esistere.»

Momovedim

29 dicembre 2008

I palestinesi sacrificati da Hamas

Le pot de terre contre le pot de fer : 210 morts et 750 blessés à Gaza. Les Palestiniens sont sacrifiés par le Hamas au profit de l’Iran, son principal bailleur de fonds
La cause palestinienne reste très lucrative, mais le sang palestinien est très peu cher

L’heure de vérité semble sonner. Israël a longtemps prévenu le Hamas que sa patience avait des limites et qu’il ne tolèrera pas les provocations quotidiennes. Mais le Hamas semble avoir un autre calcul. Les islamistes sacrifient la population pour exploiter le martyre de Gaza contre les régimes arabes modérés.

C’est en tout cas l’avis de plusieurs commentateurs des médias arabes. La télévision « Al Arabiya » passe en boucle des images insoutenables du « massacre de Gaza », mais précise que les frappes ont visé les permanences du Hamas et des forces de sécurité du ministère de l’Intérieur du gouvernement démis, responsables des tirs de roquettes sur les localités palestiniennes. Une académie de la police a été touchée de plein fouet pendant la cérémonie de promotion de nouveaux policiers, dont une grande partie a été déchiquetée par les raids israéliens. Le ministre de la Défense israélien, Ehud Barak, a précisé aujourd’hui que l’opération n’était qu’à son début, et que le temps d’éradiquer le Hamas était venu.

Les provocations palestiniennes semblent ainsi justifier l’intervention musclée de Tsahal, après plusieurs avertissements israéliens et des appels des pays arabes au Hamas le sommant à la retenue, en vain. L’opération de ce samedi, pourtant « jour de repos sacré dans le judaïsme », comme l’a rappelé la correspondante d’« Al Arabiya » à Gaza, Hanane Al-Misri, prouve que le Hamas n’a pas les moyens de faire face à la puissance militaire israélienne, et que les dirigeants du mouvement islamiste palestiniens ont un autre calcul : ils cherchent à exploiter le « martyre » de Gaza pour embarrasser les régimes arabes modérés, et plus particulièrement l’Egypte.

En effet, une action concertée avec les Frères musulmans (FM) égyptiens n’est pas exclue, d’autant plus que le Guide des FM, Mohammed Mehdi Akef, vient de justifier la politique iranienne dans la région, et de critiquer le régime égyptien. Embarrassé, le Caire vient de rappeler son ambassadeur à Tel-Aviv en guise de protestation contre les raids israéliens. Le ministre égyptien des Affaires étrangères, Ahmed Abou Al-Ghaïth, a dénoncé « le Hamas qui a tiré plus de 60 roquettes sur Israël, la veille de la visite de Tzipi Livni au Caire, pour empêcher la médiation égyptienne d’aboutir à une trêve ».

Ainsi, il apparait que le Hamas joue le jeu de l’Iran, comme l’avait fait le Hezbollah en juillet 2006 au Liban, dans l’objectif de détourner l’attention sur Gaza pour occulter d’autres événements qui se préparent. En 2006, la guerre du Liban provoquée par le parti de Dieu, avait permis à l’Iran de gagner plusieurs mois avant que l’Occident ne traite son dossier nucléaire et n’impose des sanctions, et à la Syrie de retarder la mise en place du Tribunal international pour juger les assassins de Rafik Hariri.

Aujourd’hui, le même scénario semble se reproduire, avec, en prime, l’affaiblissement des régimes modérés. Ce qui permettrait à l’Iran de conforter ses positions et de mieux négocier son programme nucléaire et à repousser toute attaque militaire israélienne ou américaine. Rappelons que le 26 décembre, plusieurs missiles avaient été découverts au Sud-Liban, pointés vers l’Etat hébreu. Ils étaient prêts à être tirés. Les factions palestiniennes basées au Liban ont démenti toute implication. De ce fait, il pourrait s’agir d’une action concertée entre le Hezbollah et l’Iran, visant directement les négociations de paix israélo-syriennes. Le président syrien Bachar Al-Assad venait en effet de confirmer les souhaits de son régime de négocier directement avec Israël, sous l’égide du parrain américain. Ce qui menacerait l’Iran et le Hezbollah. D’où la surenchère et l’escalade du Hamas et du Hezbollah visent à empêcher toute progression du processus de paix.

Enfin, le paradoxe est de taille : autant la cause palestinienne est très lucrative pour ceux qui en font un commerce (Iran, Syrie, Hezbollah), autant le sang palestinien est peu cher, y compris pour le Hamas.


Khaled Asmar per Mediarabe


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permalink | inviato da esperimento il 29/12/2008 alle 9:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

19 dicembre 2008

Le minacce di fondamentalisti e terroristi sono sempre da prendere sul serio

Striscia di Gaza: stop alla tregua
 La tregua di sei mesi promossa dall'Egitto fra Israele e le fazioni palestinesi, guidate dai militanti islamici di Hamas, nella Striscia di Gaza si è conclusa oggi, con la prospettiva di nuove violenza al confine.

"Annunciamo che la tregua fra noi e il nemico sionista si è completamente conclusa e non sarà rinnovata a causa dello spregio degli occupanti per le sue condizioni e obblighi fondamentali", ha dichiarato l'ala armata di Hamas, Izz el-Deen al-Qassam, in un comunicato diffuso alle 5 ora italiana, che secondo Hamas era l'ora esatta in cui scadeva la tregua.

Hamas e altri gruppi militanti nella Striscia di Gaza hanno detto che sono preparati a qualunque escalation militare con le forze israeliane e a possibili raid israeliani all'interno della Striscia. I gruppi hanno detto che i loro militanti armati si sono addestrati durante questi sei mesi di tregua.

Da Reuters

... e, pochi istanti dopo lo spirare del termine, almeno due razzi sono subito piombati sulla parte meridionale del territorio israeliano.

(da tutte le agenzie di stampa, tranne la Reuters)

tanto che i funzionari americani gireranno solo con mezzi blindati. Ma la gente comune?

9 dicembre 2008

Parlamentari italiani sotto i missili palestinesi (di Hamas, ma anche di Fatah)

«Un po’ di preoccupazione, sì, in qualcuno c’è stata. Ma nessuno si è tirato indietro». Enrico Musso, senatore del Pdl, racconta così la vigilia della missione sotto i missili di Hamas. Una delegazione di parlamentari, bicamerale e bipartisan, è da qualche giorno in Israele, per portare la vicinanza dell’Italia al Paese da sempre minacciato e attaccato dal terrorismo islamico. Tra loro anche due «liguri» di elezione: insieme all’ex candidato sindaco di Genova c’è Fiamma Nirenstein, che ha ottenuto i voti per diventare deputata proprio nel collegio ligure. E una tappa fondamentale di questo viaggio, tra l’altro pagato di tasca propria dai politici, era quella di ieri mattina, nella cittadina di Sderot, sul limite della striscia di Gaza, a pochissimi chilometri dal confine. Talmente pochi che i missili palestinesi piovono quotidianamente sulle case e le strade di quella che è ormai abituata a trasformarsi in una città fantasma nel giro di pochi istanti. «Ci hanno spiegato che gli attacchi missilistici sono continui - conferma Enrico Musso - Ne arrivano un minimo di tre al giorno, ma capita che ne cadano anche cinquanta. Morti e feriti sono inevitabili, è una città che vive nel terrore anche se cerca di abituarcisi. Le fermate degli autobus sono rifugi antimissile in cemento armato, ogni casa ha il suo riparo sotterraneo, i secondi e i terzi piani sono di fatto disabitati».
L’allarme arriva all’improvviso e paralizza la vita. «In quindici secondi occorre trovare rifugio - continua Musso - Solitamente questi allarmi arrivano di mattina, quando i bambini vanno a scuola, o anche prima, quando ancora la gente dorme. Abbiamo incontrato il sindaco della città, per rinnovare tutta la nostra vicinanza. Poi abbiamo fatto visita alla famiglia di quel capitano dell’esercito israeliano rapito da tre anni di cui non si hanno più notizie». Una visita meno informale rispetto a quella resa il giorno prima al presidente israeliano Shimon Peres e al parlamento. Una «missione» che comunque ha lasciato un segno importante nei parlamentari italiani. Come conferma l’altra «ligure», Fiamma Nirenstein. «È stata un’esperienza bella e profonda - sottolinea l’editorialista del Giornale - Ho notato che il clima nella politica italiana sta cambiando in positivo nei confronti di Israele, sia tra i rappresentanti della coalizione di governo, sia in quelli dell’opposizione, della sinistra. Certo è dovuto anche a una presenza di una sinistra diversa in parlamento. Ma è molto importante anche per Israele sentire il nostro appoggio». Al rientro in Italia i parlamentari consegneranno alla Croce Rossa una lettera per chiedere un maggiore sforzo verso la liberazione dell’ufficiale israeliano rapito.

Da Il Giornale

Ma anche quelli di Fatah sparano missili sui civili:

Medio Oriente
Un lancio di razzi dalla Striscia di Gaza su Israele è stato rivendicato da un gruppo armato palestinese legato ad al Fatah. L’azione è in risposta ai gravi scontri avvenuti nei giorni scorsi a Hebron, in Cisgiordania, dove si è scatenata la violenza dei coloni ultraortodossi.

23 settembre 2008

Modi per attaccare

 Una donna butta dell'acido in faccia ad un ragazzo e questi perde un occhio.

Un gerosolomitano, un arabo con documenti (e tutti i diritti degli) israeliani prende la sua BMW (mica un motorino, una cinquecento o una panda. No, una BMW) e investe 17 persone.

Un iraqeno che ha visitato israele, dopo essersi visto ammazzare i suoi due figli, ora rischia lui stesso la pelle

24 luglio 2008

La drammaticità dei nuovi attentati

WASHINGTON – Due attacchi terroristici in un mese usando una scavatrice come arma. Se non è una tendenza è comunque un segnale di come gli estremisti – singoli individui o membri di un gruppo – siano capaci di adattare le loro tattiche.

TERRORE PRIVATO - Dopo l’episodio del 2 luglio – costato la vita a tre persone sempre a Gerusalemme – il più famoso giornalista israeliano, Nahum Barnea, ha coniato una efficace definizione per questi atti: “terrorismo privato”. Il potenziale attentatore non ha una pistola, non possiede esplosivo, non nasconde neppure un coltello. E allora usa come un ariete il suo mezzo: una vettura, un camion, un bulldozer. Tattica peraltro già usata nel passato in Israele. In un’occasione, durante la seconda intifada, un autista di un bus travolse deliberatamente un gruppo di soldatesse. Un pericolo recepito dalle autorità che hanno provveduto a proteggere molte fermate – specie nei territori occupati – con pesanti blocchi in cemento.

PREVENZIONE - Questo tipo di attacchi rende difficile la prevenzione. Per le seguenti ragioni. 1) Può essere un atto “spontaneo” oppure solo istigato. Dunque chiunque può decidere di passare all’azione in qualsiasi momento e senza aver ricevuto un ordine. 2) Non serve alcuna preparazione, né supporto logistico. 3) L’intelligence in questi casi è inutile: non può certo segnalare qualsiasi autista di mezzo pesante quale sospetto o mettere sotto controllo ogni cantiere.  (...)

Dal Corriere della Sera

E c'è anche chi ha usato un semplice martello

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