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Questo blog sta spudoratamente con Israele e, riprendendo un post di Victor Davi Hanson, gentilmente già tradotto daCamillo non metterà in dubbio le sue idee, ma lo potrebbe fare se:
-
Sharon sospenderà tutte le elezioni e pianificherà un decennio di governo che non potrà essere messo in discussione.
-Sharon sospenderà tutte le inchieste giudiziarie sulle sue attività fiscali e i membri della sua famiglia spenderanno a Parigi i milioni di dollari dati a Israele come aiuti umanitari.
-Tutte le le televisioni e i giornali israeliani saranno censurati dal partito Likud.
-Squadracce di assassini israeliani entreranno in Cisgiordania con la precisa intenzione di far saltare in aria donne e bambini arabi.
-I bambini e adolescenti israeliani saranno addobbati con esplosivi sotto le camicie per andare a uccidere famiglie palestinesi.
-Le folle israeliane si precipiteranno in strada per immergere le mani nel sangue dei loro morti e poi marceranno invocando omicidi di massa di palestinesi.
-I rabbini pronunceranno sermoni pubblici con cui ritraggono i palestinesi come figli delle scimmie e dei maiali.
-I testi scolastici israeliani diranno che gli arabi fanno sacrifici umani e riti omicidi.
-I principali politici israeliani, senza che nessuno li rimproveri, invocheranno la distruzione della Palestina e la fine della società araba in Cisgiordania.
-I membri del partito Likud linceranno e uccideranno, come se fosse normale, e senza processo, i propri oppositori.
-I fondamentalisti ebrei uccideranno le donne colpevoli di adulterio e resteranno impuniti perché sosterranno di aver salvaguardato l'onore della famiglia.
-La televisione israeliana trasmetterà - accompagnati da musica patriottica ­ gli ultimi messaggi registrati di assassini suicidi che hanno massacrato dozzine di arabi.
-I manifestanti ebrei faranno una parata per strada e vestiranno i loro bambini da assassini suicidi.
-I newyorchesi pagheranno 25 mila dollari di taglia per ogni palestinese ucciso da un assassino israeliano.
-I militanti israeliani uccideranno un ebreo per sbaglio e poi si scuseranno dicendo che pensavano fosse un arabo, al fine di tacitare la società israeliana.
-Gli ebrei entreranno nei villaggi arabi di Israele per mitragliare donne e bambini.
-Le figure pubbliche israeliane, come se fosse una cosa normale, minacceranno di colpire gli Stati Uniti con attacchi terroristici.
-Bin Laden sarà un eroe popolare a Tel Aviv.
-Gli assassini ebrei uccideranno diplomatici americani e la società ebraica darà loro ospitalità.
-I cittadini israeliani celebreranno le notizie secondo cui tremila americani sono stati assassinati.
-I cittadini israeliani esprimeranno sostegno per i tentativi dei supporter di Saddam di uccidere gli americani in Iraq.
-Gli israeliani ameranno la morte e gli arabi vorranno bersi in pace un caffé da Starbucks.

Lo statuto di Fatah



"
Israele è una delle rare cause che sostengo. Neri e ebrei sono legati da una storia comune di persecuzioni"
Ray Charles, "The Genius", cantante e pianista.









Carlo Panella
I piccoli martiri assassini di Allah
pp. 224 - Euro 12,90 - Edizione in brossura con sovraccoperta. Indottrinamento scolastico, religioso, mediatico; cortometraggi di propaganda appositamente studiati per annullare la naturale paura della morte; canzoncine e giochi che esaltano il suicidio e il martirio. Sono terribili ed eclatanti i documenti raccolti in questo saggio. Oggi un’intera generazione di ragazzini, vittime dell’indottrinamento e della propaganda crede che la morte per Allah in guerra sia la più elevata impresa conseguibile in vita. Questa educazione è un’onta indelebile, un abuso, un terribile pregiudizio per il futuro della regione e del pianeta.

Carlo Panella
, autorevole osservatore dell’intricato scenario mediorientale, analizza la nuova, terribile arma del terrorismo islamico: il martirio degli shaid–killer, i suicidi-assassini, diventati ormai parte integrante nel progetto di una società islamica fondamentalista. "È questo, per chi ha occhi per vedere, il nuovo volto di un vecchio cancro che l’Europa ha tristemente conosciuto: il totalitarismo".

 



l'educazione impartita ai bambini palestinesi - This is what is taught to palestinian children

"Avremo la pace quando gli arabi ameranno i loro figli quanto odiano noi" - Golda Meir

E
’ ovvio che tutti i morti chiamano compassione, che le vittime non stanno da una parte sola, che in Medio Oriente non è quasi possibile distinguere il sangue dei vinti da quello dei vincitori, perché è in corso una lotta esistenziale la cui conclusione è tutt’altro che certa, e il cui unico sbocco umano possibile è la pace. Ma non è ovvio, anzi è uno scandalo, che il terrorismo sia rubricato sotto la voce “resistenza”, che non si capisca quanto sia di rigore il dovere di amare un paese così, affetto da questa piaga, lacerato e insanguinato nel modo che vedete, e non in metafora, ma alla lettera. E gli scandali devono venire alla luce.Il terrorismo è una paura dell’invisibile, e questa paura forgia le coscienze degli occidentali che cedono terreno alla sua logica nell’invisibilità. (...) - Da «Amiamo la vita più di quanto loro amano la morte» Il Foglio 3/2/2004.

Israele rappresenta un caso unico: quello di uno Stato al quale si contesta il diritto di esistere. La politica israeliana si può comprendere chiaramente solo alla luce di questa realtà. Tutti i timori, le preoccupazioni, le angosce dei miei amici israeliani, compresi quelli più impegnati per la pace, si riassumono nella paura di vedersi negare il diritto di esistere. Una paura che non cesserà finché questo diritto non sarà garantito. E finché durerà questa paura, l´unica reazione possibile sarà quella di dire: «Mai più ci lasceremo condurre docilmente al massacro come agnellini inermi». (...) Chi non lo comprende, e non tiene presente al tempo stesso il fatto che fin dal primo momento l´esistenza stessa del neonato Stato d´Israele veniva contestata da parte araba, con mezzi militari e sempre nuove minacce, non può comprendere qual è veramente la posta in gioco nel conflitto mediorientale. Se guardiamo alla situazione attuale, non possiamo ignorare le sofferenze dei palestinesi, i morti, le molte vittime innocenti, dall´una e dall´altra parte. Ma questo conflitto potrà arrivare a una soluzione soltanto quando il diritto alla esistenza dello Stato di Israele e dei suoi cittadini sarà garantito al di là di ogni possibile dubbio. (...) Da "Vedere l'Olocausto in atto" di Joschka Fischer su La Repubblica del 3/2/2004.

Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d'Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro
padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso. Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972.

(...) l'11 marzo l'Europa ha pagato caro il suo pacifismo filoislamico: 200 morti innocenti, il più  terribile attentato mai vissuto nel vecchio continente. 
(...) Sarebbe giusto capire finalmente la tragedia che vive Israele da anni e sarebbe giusto pensare che noi abbiamo vissuto 130 volte l'11 marzo in tre anni e mezzo. 130 attentati suicidi in un Paese piccolo come una regione italiana. Dopo ogni attentato sentivamo i commenti più atroci: " lotta di liberazione, non hanno altra possibilita'che il terrorismo, militanti per la libertà, occupazione militare, peggio per loro (cioè noi)". Mai una normale parola di comprensione per i nostri bambini lacerati dai chiodi e dall'esplosivo. Una bambina di sette mesi è la più piccola vittima di Madrid. La sua morte dovrebbe pesare sulla coscienza di chi ha sempre tentato di giustificare il terrorismo islamico.
La sua morte, come quella delle altre vittime, dovrebbe togliere il sonno a chi esaltava Durban, a chi approvava i cortei pacifisti urlanti "Bush e Sharon Boia" e ai capetti europei sempre pronti a calare le braghe davanti alle dittature islamiche. Io li porterei tutti a Madrid e li farei stare sull'attenti davanti ai pezzi dei corpi delle vittime dei fratellini di Bin Laden, Arafat e Saddam Hussein.
Deborah Fait su Informazione corretta 13/03/2004.



Quattro giorni più tardi, 16/10/2000 il quotidiano palestinese di Ramallah "Al Hayat Al Jadida" pubblicava il seguente appello:
Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana. Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato. Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere. Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri. Riccardo Cristiano,Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina
(grazie alla segnalazione di Barbara).

 

Esperimento consiglia:

 

24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi di Ruth Halimi ed Emilie Frèche. Traduzione di Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan. Ed. Belforte

A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)

«L'antisemitismo è qualcosa che minaccia la vita degli ebrei ma devasta, a volte in maniera irrimediabile, le coscienze dei non ebrei. È giunto il momento di raccontare quelle sgradevoli verità che non siamo ancora riusciti né a confessare né a confessarci del tutto.»


   Il sistema costituzionale dello Stato di Israele
dalai lama


*LIST
JEWISH BLOGGERSJOIN*



(Grazie a Dandy che è l'autore del bellissimo manifesto e a Bautzetung promotore della lista il cui motto è "Né di qua né di là!!!")

TOCQUEVILLE,  la città dei liberi.

Premessa. – Introduzione. – I. Profili storici (E. Ottolenghi). – II. Costituzione e Fonti del Diritto (A. Mordechai Rabello). – III. La Forma di Governo (E. Ottolenghi). – IV. I partiti politici (A. Mordechai Rabello e A. Yaakov Lattes). – V. Le libertà fondamentali (S. Navot). – VI. L’ordinamento giudiziario (S. Goldstein e A. Mordechai Rabello). – VII. La giustizia costituzionale (T. Groppi). – Orientamenti bibliografici (a cura di Francesca Rosa).
 

 



 



                                         

>
A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)



Grazie a Watergate che ha migliorato notevolmente questa homepage

E voi cosa proponete? Andreacaro è convinto che una risata ci seppellirà.


 

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Diario
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16 novembre 2015

La complicità europea nel terrorismo fondamentalista

23 settembre 2013

Israele (e il mondo) sotto attacco islamista

Due ragazzi uccisi  (di cui uno precedentemente rapito, approfittando della sua fiducia giovanile) in due giorni, la strage in Kenya (oltre alle varie guerre interne fratricide: dalla Libia alla Siria, passando per Egitto, Libano, ecc. ecc.), le minacce di Hamas e quelle iraniane. Un cocktail esplosivo in cui non manca proprio nulla:

Il movimento islamico palestinese di Hamas ha annunciato di essere sull'orlo di una nuova Intifada contro Israele, la terza. In un messaggio postato di Facebook, intatti, il numero due dell'ufficio politico di Hamas Moussa Abu Marzouk ha scritto che ''siamo di fronte al fallimento politico delll'Autorita' (nazionale, ndr) Palestinese (l'Anp, ndr) e all'inizio di una nuova Intifada popolare contro Israele''. In merito al piano di pace tra israeliani e palestinesi ripreso ad agosto dopo tre anni di stallo e con la mediazione degli Stati Uniti, il funzionario di Hamas afferma: ''il piano economico da 4 milioni di dollari di John Kerry non ci togliera' dai guai''.
Marzouk ha quindi fatto riferimento alle recenti operazioni nei campi profughi di Qalandiya e Jenin costati la vita a cittadini palestinesi, alle manifestazioni contro le forze di sicurezza palestinesi e alla ripresa dei colloqui di pace con Israele.Vari gruppi palestinesi hanno inoltre convocato per venerdì una ''giornata della rabbia'' in occasione del 13esimo anniversario dell'Intifada di Al-Aqsa.


Da AdnKronos


L'Iran ha presentato 30 missili balistici di tipo Sejil e Ghadr con una gittata di 2.000
chilometri durante una parata militare annuale. Già in passato era stato segnalato che esperti occidentali ritengono che l'Iran disponesse di almeno diverse decine di missili balistici a medio raggio (1.000-3.000 chilometri) Shahab 3 et Sejil 2 capaci di colpire Israele od obiettivi americani in Medio Oriente. Intanto il presidente Hassan Rohani si rivolge a Stati Uniti ed Europa. 

"L'Occidente - ha detto il presidente iraniano Hassan Rohani - deve riconoscere tutti i diritti della nazione iraniana, inclusi quelli al nucleare e all'arricchimento dell'uranio sul suo territorio nel quadro delle regole internazionali".

 
Da Repubblica

E mentre succede tutto questo, tutti gli altri Stati, USA compresi, restano a guardare. Impotenti, quando non indifferenti o addirittura compiacenti.
L'unica consolazione è che gli israeliani sanno difendersi da soli (più o meno) e che sanno fin troppo bene che sul resto del mondo, ahinoi, non ci si può affatto contare...

1 settembre 2010

Uno della Mavi Marmara non era solo un terrorista, ma anche un pregiudicato

Un avanzo di galera turca:

 Lo ha scoperto la stampa turca perché tanto quella europea se la dorme della grossa: uno dei “pacifinti” della Mavi Marmara (la nave che faceva parte della cosiddetta “Freedom Flotilla” per Gaza, poi assaltata dai commandos israeliani) era già stato condannato a nove anni di carcere per un atto di terrorismo commesso nel 1996 in Russia. Il dirottamento del traghetto Avrasya per ottenere la liberazione di 250 terroristi ceceni. Poi il blitz delle teste di cuoio mise fine al tutto. Secondo il giornale, un gruppo di nove uomini armati guidati da Mohammed Tokcan aveva dirottato il traghetto dopo che era salpato dal porto turco di Trabzon per il porto russo di Sochi. Presero 177 passeggeri e 55 membri dell'equipaggio in ostaggio, la maggior parte russa, e alcuni turchi, e dissero che avrebbero accordato il loro rilascio in cambio di 250 detenuti ceceni in Russia. Dopo intense trattative, in cui i servizi segreti turchi “Mit” avevano partecipato, furono convinti a dirigere il traghetto al porto di Istanbul. Era il 19 gennaio del 1996. Secondo l'articolo, uno dei dirottatori era Erdinç Tekir, che era pure stato ferito durante l'operazione. Condotto di fronte a un tribunale speciale turco venne condannato a una pena di nove anni di carcere. Ne ha scontati solo 3 e mezzo per altri reati comuni mentre la pena per terrorismo gli venne condonata per buona condotta. In una conversazione telefonica con un corrispondente di Hürriyet, Tekir ha detto che, dopo essere stato imprigionato per 3 anni e mezzo, si è offerto volontario per Ihh e poi ha partecipato alla flottiglia per Gaza imbarcandosi sulla Mavi Marmara. In risposta alla richiesta del corrispondente Hürriyet per un colloquio faccia a faccia, ha detto che, in considerazione della fatica per il Ramadan, ha rimandato il tutto a dopo le vacanze. Tutto ciò era stato raccontato dal popolare quotidiano turco Hürriyet lo scorso 20 agosto. Intervistato da un sito web islamico, Erdinç Tekir ha ammesso di aver partecipato all'attacco terroristico con lo scopo di ottenere il rilascio dei prigionieri ceceni, come parte della sua attività per promuovere la causa della Cecenia. E' questa, quindi, la prima prova della presenza di un turco con un passato terrorista tra gli operativi Ihh che combatterono contro la marina israeliana a bordo della Mavi Marmara. La maggior parte dei nove “pacifinti” uccisi e dei 53 feriti appartenevano a Ihh o a reti dell’integralismo islamico turco ad essa collegate. D'altra parte, nessun attivista dei diritti umani dell’Europa o del mondo arabo-musulmano è stato trovato tra i morti e i feriti (con l'eccezione di una donna dall'Indonesia). Tra i feriti c’erano invece delinquenti, alcuni dei quali esperti di arti marziali e con esperienza di buttafuori o di body guard. Non ci sono per ora informazioni che indichino che l’Ihh sia stato coinvolto nel sequestro della Avrasya. Tuttavia, il gruppo armato che ha preso il controllo del traghetto ha avuto il supporto di elementi islamici in Turchia. Inoltre lo stesso Erdinç Tekir ha ammesso in un sito web islamico vicino all’Ihh di essere stato, a suo tempo, “attivo per la causa abkhazo-cecena”. Informazioni attendibili raccolte dai servizi israeliani indicano anche che l’Ihh, in passato, avesse avuto rapporti con reti globali della Jihad e del terrorismo islamico in Medio Oriente, nonché con i radicali islamici separatisti della Cecenia. Tali relazioni con l’Ihh includevano il supporto logistico per la Jihad con cellule terroristiche in Bosnia, Siria, Iraq, Afghanistan e Cecenia, in particolare per la fornitura di armi e finanziamenti. Un istituto di ricerca danese che esponeva le connessioni passate dell’Ihh avute con Al Qaeda e dei contatti con le reti globali della Jihad ha scritto che le autorità turche avevano sequestrato documenti, da cui risultava che alcuni membri dell’Ihh, attualmente detenuti, erano stati mandati a combattere in passato in Afghanistan, Bosnia e Cecenia.

Da L'Opinione di ieri

Mavi Marmara Freedom Flotilla

30 luglio 2010

Si può fare tutto il bene di questo mondo, ma i terroristi (nel 99,99%) restano tali...

 (20.7.10 I servizi di sicurezza israeliani hanno individuato e arrestato la cellula terroristica di Hamas responsabile dell’attentato con armi automatiche costato la vita dell’agente di polizia Shuki Sofer, nel giugno scorso, a sud del Monte Hebron. Altre due persone erano rimaste ferite nell’aggressione a sangue freddo perpetrata vicino a Beit Hagai (Cisgiordania). Secondo la polizia israeliana, la cellula di Hamas aveva anche progettato di effettuare sequestri di persona nella zona di Hebron camuffandosi da ebrei osservanti.)

Che combinazione! Uno dei terroristi che circa un mese fa assassinarono l’agente di polizia israeliano Shuki Sofer è lo stesso che giusto un paio di mesi fa era stato designato come “caso umanitario”.
Ecco come è andata la vicenda. La figlia di sei anni del terrorista aveva bisogno di essere sottoposta a un intervento chirurgico per rimuovere un tumore ad un occhio, e venne ricoverata nell’ospedale Hadassah Ein Kerem di Gerusalemme grazie ai fondi di una organizzazione non-profit israeliana. Interrogato dai servizi do sicurezza, il terrorista aveva garantito che stava accanto al letto d’ospedale della piccola.
Ora, si immagini se le autorità di sicurezza israeliane si fossero rifiutate di concedere alla bambina un permesso di entrata a Gerusalemme. Misericordiose organizzazioni per i diritti umani e di medici senza frontiere avrebbero immediatamente gettato in pasto ai mass-media l’ennesima storia di cinismo e indifferenza da parte dalla potenza occupante: la storia di una bambina palestinese gravemente malata, dei suoi angosciati genitori palestinesi e di un disumano posto di blocco militare. Secondo la retorica corrente anche in Israele, in questo genere di casi, qualcuno non avrebbe mancato di sottolineare che, poi, non ci dobbiamo lamentare se i palestinesi ci odiano tanto.
Ebbene, le autorità di “occupazione” hanno invece fatto mostra di comprensione verso la famiglia in questione: senza bisogno di alcun intervento da parte dell’Alta Corte di Giustizia né di gruppi per i diritti umani come B’Tselem, la bambina è stata ricoverata e curata nell’ospedale di Gerusalemme.
Eppure, nonostante questo, il padre della piccola non è riuscito a disfarsi del suo odio viscerale. Stando alla cronologia dei fatti ricostruita dall’inchiesta, egli ha continuato imperterrito a pianificare il suo attentato omicida, che ha successivamente e puntualmente realizzato, mentre sua figlia era ricoverata nell’ospedale israeliano. In effetti, era questo ciò che occupava la mente e le energie del terrorista, mentre una équipe di medici israeliani curava sua figlia come fosse stata figlia loro.
Poi i palestinesi, e i filo-palestinesi, si domandano come mai noi israeliani abbiamo dei posti di blocco.

Da Israele.net

15 giugno 2010

Una bella lettera e soprattutto un bel paragone

Dal cap. VIII dei "Promessi Sposi":

"In mezzo a questo serra serra, non possiam lasciar di fermarci un momento a fare una riflessione: Renzo, che strepitava di notte in casa altrui, che vi s'era introdotto di soppiatto, e teneva il padrone stesso assediato in una stanza, ha tutta l'apparenza di un oppressore; eppure alla fin de' fatti, era l'oppresso. Don Abbondio, sorpreso, spaventato, mentre attendeva tranquillamente a' fatti suoi, parrebbe la vittima; eppure, in realta', era lui che faceva un sopruso. Cosi' va spesso il mondo...voglio dire, cosi' andava nel secolo decimo settimo...' 

E cosi' continua ad andare anche ai nostri giorni... Renzo= il commando della marina israeliana. La stanza= la nave turca. Don Abbondio: gli attivisti filopalestinesi e anti-israeliani. 

Ma una riflessione attuale e' che l'esistenza dello Stato d'Israele, la realizzazione politica ebraica del ritorno a Gerusalemme, e' vissuta come un impedimento (per usare un termine di Don Abbondio) per le mire espansionistiche dell'islam fondamentalista (Israele e' un cancro che va estirpato...Hamas, Nasrallah, Ahmadinajad), per le teorie aberranti degli epigoni di Hitler (gli ebrei sono come i pidocchi...vanno eliminati, Goebbels), per le ideologie antimperialiste dei dittatori terzomondisti (Israele e' uno stato nazista maledetto che non ha piu' il diritto di esistere...Chavez), per vaste frange della Chiesa (il popolo deicida occupa ingiustamente le terre che hanno visto la Passione di Nostro Signore...questa l'ho letta ultimamente su un blog cattolico), per alcuni ebrei della diaspora, che temendo rappresaglie antisemite e volendo compiacere i detrattori di Israele, "si dissociano fermamente dalla politica iniqua del governo israeliano' (Moni Ovadia).

Va tuttavia detto che non dobbiamo cadere nel vittimismo; io vivo in Israele da 40 anni e so che non siamo esenti da colpe e da errori. Ma una cosa e' criticare e combattere democraticamente all'interno del Paese e un'altra e' delegittimare, demonizzare, criminalizzare e augurarsi la morte di Israele.

Grazie per l'ospitalita'. Davide Levi.  

Da IC grazie alla segnalazione di Pitti

20 aprile 2010

Al Qaeda, Hamas e Fatah, sono rivali, ma praticamente la stessa cosa

Nella Striscia di Gaza al Qaida 'puo' contare su 11 mila sostenitori': lo sostiene un portavoce del movimento salafita locale, Abu al-Hareth. Le sue parole sono state accolte con scetticismo a Gaza dove ancora si stima che la forza numerica delle formazioni assommi ad alcune centinaia di miliziani. Al-Hareth spiega che i gruppi armati di Gaza che si rifanno a bin Laden non hanno legami diretti con al Qaida, ma sono influenzati dalle sue parole. Tesi i rapporti con Hamas.

Dall'Ansa


I due partiti palestinesi rivali Hamas e Fatah hanno celebrato insieme oggi nella Striscia di Gaza la Giornata dei prigionieri palestinesi, chiedendo la liberazione degli oltre 7.000 detenuti nelle carceri israeliane. Il ministro della Giustizia e dei prigionieri del governo di Hamas, Faraj al Ghul, intervenendo all'evento, ha sottolineato la necessità di "unire la forza dei movimenti palestinesi e del popolo per sostenere la causa dei prigionieri". Il rappresentante di Fatah, Raafat Hamdouna, ha affermato, da parte sua, che questa giornata "deve consentire di porre fine alle divisioni. E' necessario mettere da parte tutto ciò che può nuocere alla nostra unità". In un comunicato, il presidente palestinese, Abu Mazen, ha sottolineato che "non può esservi pace senza una soluzione definitiva della questione dei detenuti e senza la liberazione di tutti i prigionieri dalle carceri israeliane". "Il presidente Abu Mazen promette a tutti i detenuti delle carceri israeliane e al popolo palestinese che la questione dei prigionieri resterà la nostra priorità", ha dichiarato Abu Mazen. "Il nostro obiettivo è di farli liberare e ritornare a casa", ha insistito. Davanti ai locali della Croce rossa a Gaza, alcune famiglie di detenuti e di militanti osservavano uno sciopero della fame di 24 ore per questa giornata che è stata celebrata insieme da Hamas e Fatah per la prima volta dalla presa di controllo di Gaza da parte del movimento islamico palestinese nel 2007.

Da Afp


Un altro incidente sul lavoro, ma questa volta non si tratta di missili, bensì di ordigni che dovevano essere piazzati oltre il confine:

 Due palestinesi di circa 20 anni sono stati uccisi dall'esplosione accidentale di un ordigno che stavano tentando di piazzare vicino al confine con Israele. Lo riferisce il capo dei servizi medici di emergenza di Gaza, Muawiya Hassanein che ha individuato i due in Ayman Abu Khawsa e Naji al-Nabahin. La deflagrazione e' avvenuta nel campo profughi di Bureij.

Da Agi

Interessante notare come anche le "fonti palestinesi" vengono messe in dubbio usando improbabili condizionali quando si tratta di raccontare fatti che potrebbero mettere in cattiva luce i terroristi e diventa perfino anonima l'organizzazione che li ha "affiliati" (e non certo "arruolati", "assoldati", ecc.)

22 maggio 2009

Un altro terrorista a capo di un'organizzazione internazionale dell'Onu

Chi ha dichiarato, nel­l’aprile 2001, che «Israele non ha mai contribuito alla civilizzazione, in nessun’epoca, perché non ha mai fatto altro che appropriarsi del bene altrui»? E chi ha ricominciato, quasi due mesi dopo, asserendo che «la cultura israeliana è una cultura inumana; è una cultura aggressiva, razzista, pretenziosa, che si basa su un principio semplicissimo: rubare quello che non le appartiene per poi pretendere di impadronirsene»?
Chi ha dichiarato, nel 1977, ripetendolo in seguito su tutti i toni, di essere «nemico accanito» di qualsiasi tentativo di normalizzazione dei rapporti del proprio Paese con Israele? O ancora recentemente, nel 2008, chi ha risposto a un deputato del Parlamento egiziano, preoccupato del fatto che potessero essere introdotti libri israeliani nella Biblioteca d’Alessandria: «Bruciamo questi libri; magari li brucerò io stesso davanti a voi»? Chi, nel 2001, sul quotidiano egiziano Ruz-al-Yusuf,
ha detto che Israele era «aiutato», nei suoi oscuri maneggi, dall’«infiltrazione degli ebrei nei mass media internazionali» e dalla loro diabolica abilità a «diffondere menzogne»? A chi dobbiamo queste dichiarazioni insensate, questo florilegio dell’odio, della stupidità, del cospirazionismo più sfrenato? A Farouk Hosny, ministro della Cultura egiziano da più di 15 anni e, di sicuro, prossimo direttore generale dell’Unesco se, entro il 30 maggio, data di chiusura delle candidature, non si farà nulla per fermare la sua marcia apparentemente irresistibile verso una delle cariche di responsabilità culturale più importanti del Pianeta. Peggio ancora: quelle appena citate sono soltanto alcune — e non le più nauseabonde — fra le innumerevoli dichiarazioni dello stesso tenore che costellano la carriera del signor Farouk Hosny da una quindicina d’anni e che, di conseguenza, lo precedono quando aspira, come oggi, a un ruolo culturale federatore.
L’evidenza è dunque questa: il signor Farouk Hosny non è degno di tale ruolo; il signor Farouk Hosny è il contrario di quello che è un uomo di pace, di dialogo e di cultura; il signor Farouk Hosny è un uomo pericoloso, un incendiario dei cuori e degli spiriti; resta solo poco, pochissimo tempo per evitare di commettere il grave errore di elevarlo a uno dei più eminenti incarichi. Invitiamo quindi la comunità internazionale a risparmiarsi la vergogna
che rappresenterebbe la nomina di Farouk Hosny, già data come quasi acquisita dall’interessato, a direttore generale dell’Unesco.
Invitiamo tutti i Paesi che amano la libertà e la cultura a prendere le iniziative che s’impongono per scongiurare tale minaccia ed evitare all’Unesco il naufragio che questa nomina costituirebbe. Invitiamo il presidente egiziano, in omaggio al suo compatriota Naguib Mahfuz, premio Nobel per la letteratura, che in questi giorni si starà rivoltando nella tomba, in omaggio al suo Paese e all’alta civiltà di cui è l’erede, a prendere coscienza della situazione, a sconfessare con la massima urgenza il suo ministro e comunque a ritirarne la candidatura.
Certo, l’Unesco ha commesso altri sbagli in passato, ma questo sarebbe un insulto così enorme, così odioso, così incomprensibile; sarebbe una provocazione così manifestamente contraria ai propri ideali che non riuscirebbe a risollevarsi. Non c’è un minuto da perdere per impedire che l’irreparabile si compia. Bisogna, senza indugio, fare appello alla coscienza di ognuno per evitare che l’Unesco cada nelle mani di un uomo che, quando sente la parola cultura, risponde con l’autodafé.

Dal Corriere della Sera

5 febbraio 2009

Quando è la stessa Onu a denunciare i furti di Hamas (a danno della sua popolazione)

 Hamas police seized thousands of blankets and food parcels meant for the needy in Gaza, the U.N. said Wednesday, a move that could threaten the provision of aid that is essential for more than half of Gaza's impoverished residents.

Hamas policemen broke into an aid warehouse in Gaza City on Tuesday evening and confiscated 3,500 blankets and more than 4,000 food parcels, said Christopher Gunness, a spokesman for the United Nations Relief and Works Agency.

Gunness said the incident was "absolutely unacceptable."

He said police confiscated aid meant for 500 families after U.N. officials refused to voluntarily hand it over to the Hamas-run Ministry of Social Affairs. Similar U.N. aid packages had already been distributed to 70,000 residents over the past two weeks.

Ahmad Kurd, the Hamas Minister of Social Affairs, did not deny the aid had been seized, but countered that the U.N. had been handing out relief to groups tied to Hamas' opponents.

"UNRWA did not do what it said it would do, and began distributing its aid to groups that tie their activities to political activism," Kurd said Wednesday.

Israeli officials have accused the militant group of routinely confiscating aid meant for needy Gazans. Gunness said this was the first time Hamas had seized its goods since it took control of the territory in 2007.

The U.N. agency provides food, education and health care services to more than half of Gaza's 1.4 million residents.

Hamas is under pressure to provide aid to Gazans, who are facing more hardship than ever since Israel's devastating three-week military offensive that ended Jan. 18. The operation, aimed at halting rocket fire from the territory, killed hundreds of civilians and left thousands destitute after their homes were damaged or destroyed.

Tensions between Hamas and the U.N. could make it difficult for the international agency to continue providing desperately needed services.

Some international donors have expressed concern that funds intended to help rebuild Gaza could be misused if they fall into Hamas' hands, and the U.N. had been trying to assuage those concerns.

The United Nations is expected to take a leading role in rebuilding Gaza, because Israel and the international community will not deal with Hamas.

The rival Palestinian administration in the West Bank said it will donate $600 million to help Gaza residents rebuild their homes. In an effort to bypass Hamas, Palestinian Prime Minister Salam Fayyad said the money from Western donors would be channeled through commercial banks directly to recipients.

The moderate government of Fayyad and President Mahmoud Abbas lost control of Gaza to Hamas in 2007 but is eager to regain a role there.

Da AP

(Da notare la differenza di numeri con la versione italiana della stessa fonte)

E L'Unrwa ammette a sua volta di aver assunto terroristi di Hamas:

L’Unrwa, cioè l’organismo Onu che da oltre sessanta anni si occupa, quasi ossessivamente, dei profughi palestinesi potrebbe avere assunto in passato anche dei terroristi tra quei 29 mila dipendenti che al 95% sono tutti provenienti dai campi profughi palestinesi di Gaza e del Libano.
E quando lo ha fatto, come precisa James Lindsay, cioè colui che ha dato questa notizia che più che altro è una conferma ai sospetti sia americani sia israeliani, vi è stata costretta da Hamas che opera a Gaza esattamente come la mafia, la ‘ndrangheta e la camorra operano con gli appalti in Sicilia, Calabria e Campania.
Urge ora presentare la figura di Lindsay che è stato un capo dell’Unrwa e che tuttora vi coopera.
Lindsay lo scorso 29 gennaio ha fatto pubblicare uno studio di 84 pagine sull’Unrwa (United nations reliefs and work assistance) che è praticamente un atto di accusa senza precedenti verso un ente non solo assistenzialista e inutile ma anche, a quanto pare, un pochino pericoloso.
Lindsay cita anche l’esempio di accuse, in realtà mai giunte in tribunale, di un guidatore di ambulanze che trasportava esplosivo nel 2002 e di un altro dirigente Unrwa che era anche un esperto di tritolo e affini per la jihad islamica.
Il commento di Lindsay è il seguente:”.. di sicuro l’Unrwa non ha mai fatto abbastanza per prevenire il fenomeno dell’infiltrazione terroristica tra i propri dirigenti o tra i beneficiari dei fondi elargiti e questo include anche l’avere assunto gente di hamas nel proprio staff..”
Sul perché di questa specie di omertà, più che di complicità, Lindsay ha le idee chiare e le esplicita a pagina 32 del proprio rapporto: “alcuni membri dello staff dell’Unrwa supportano la violenza e il terrorismo perché ritengono tale il sentimento della popolazione..” Per di più “..la recente storia palestinese ha dimostrato che esistono gruppi armati che non hanno scrupoli a usare queste armi con chi non si allinea al proprio pensiero”. Dirigenti Onu compresi. Poi viene citato tra le note al testo, precisamente la numero 28, un esempio veramente illuminante, quello di John Ging, attuale direttore del campo profughi di Gaza (lo stesso che ha dovuto ammettere che Israele non aveva bombardato alcuna scuola lo scorso 6 gennaio, ndr) che il 15 giugno 2007 fu attaccato insieme alla propria scorta e al convoglio che stava guidando da armati a colpi di kalashnikov scampando miracolosamente alla morte e restando solo lievemente ferito. Da quel giorno Ging si è distinto molto più che in passato per le dichiarazioni favorevoli non tanto al popolo palestinese quano ai gruppi armati che pretendono di rappresentarlo e che invece lo tengono in ostaggio più o meno come fa l’Eta con le popolazioni basche o le Farc con i cocaleros colombiani di cui poi sfrutta il raccolto tramutandolo in cocaina da vendere in America.
Chissà se leggendo il rapporto Lindsay qualcuno anche qui in Europa la farà finalmente finita di dipingere e idolatrare queste agenzie Onu per i profughi palestinesi come dei totem intoccabili e a prendere un po’ più con le pinze le dichiarazioni catastrofiste e anti israeliane che promanano dai suoi dirigenti.


Da L'Opinione di ieri

12 settembre 2008

Il moderato Egitto discrimina i beduini e spara sui profughi darfuriani

Da un paio di giorni i beduini della penisola del Sinai stanno manifestando contro la politica discriminatoria della polizia nei loro confronti e chiedono al governo il rilascio di 14 loro membri arrestati, a loro dire, senza un apparente motivo.Le manifestazioni si svolgono nel villaggio di Mahdyia nei pressi del confine egiziano di Rafah con Gaza. I baduini hanno intonato slogan in favore dei loro compagni detenuti e bruciato copertoni di auto.La strada di collegamento con Rafah è stata bloccata.

Da Instablog

La notizia è dell'altro ieri, ma non si sa se e come si è evoluta (o involuta) questa vicenda

Si sa per certo comunque (e non è la prima volta) che la polizia egiziana spara sui profughi dal Darfur, ma lascia entrare armi e terroristi a Gaza

25 luglio 2008

Ancora alcune considerazioni sul rilascio dei terroristi

L'ennesima dimostrazione che si considerano una cosa sola
e c'hanno preso gusto

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