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Questo blog sta spudoratamente con Israele e, riprendendo un post di Victor Davi Hanson, gentilmente già tradotto daCamillo non metterà in dubbio le sue idee, ma lo potrebbe fare se:
-
Sharon sospenderà tutte le elezioni e pianificherà un decennio di governo che non potrà essere messo in discussione.
-Sharon sospenderà tutte le inchieste giudiziarie sulle sue attività fiscali e i membri della sua famiglia spenderanno a Parigi i milioni di dollari dati a Israele come aiuti umanitari.
-Tutte le le televisioni e i giornali israeliani saranno censurati dal partito Likud.
-Squadracce di assassini israeliani entreranno in Cisgiordania con la precisa intenzione di far saltare in aria donne e bambini arabi.
-I bambini e adolescenti israeliani saranno addobbati con esplosivi sotto le camicie per andare a uccidere famiglie palestinesi.
-Le folle israeliane si precipiteranno in strada per immergere le mani nel sangue dei loro morti e poi marceranno invocando omicidi di massa di palestinesi.
-I rabbini pronunceranno sermoni pubblici con cui ritraggono i palestinesi come figli delle scimmie e dei maiali.
-I testi scolastici israeliani diranno che gli arabi fanno sacrifici umani e riti omicidi.
-I principali politici israeliani, senza che nessuno li rimproveri, invocheranno la distruzione della Palestina e la fine della società araba in Cisgiordania.
-I membri del partito Likud linceranno e uccideranno, come se fosse normale, e senza processo, i propri oppositori.
-I fondamentalisti ebrei uccideranno le donne colpevoli di adulterio e resteranno impuniti perché sosterranno di aver salvaguardato l'onore della famiglia.
-La televisione israeliana trasmetterà - accompagnati da musica patriottica ­ gli ultimi messaggi registrati di assassini suicidi che hanno massacrato dozzine di arabi.
-I manifestanti ebrei faranno una parata per strada e vestiranno i loro bambini da assassini suicidi.
-I newyorchesi pagheranno 25 mila dollari di taglia per ogni palestinese ucciso da un assassino israeliano.
-I militanti israeliani uccideranno un ebreo per sbaglio e poi si scuseranno dicendo che pensavano fosse un arabo, al fine di tacitare la società israeliana.
-Gli ebrei entreranno nei villaggi arabi di Israele per mitragliare donne e bambini.
-Le figure pubbliche israeliane, come se fosse una cosa normale, minacceranno di colpire gli Stati Uniti con attacchi terroristici.
-Bin Laden sarà un eroe popolare a Tel Aviv.
-Gli assassini ebrei uccideranno diplomatici americani e la società ebraica darà loro ospitalità.
-I cittadini israeliani celebreranno le notizie secondo cui tremila americani sono stati assassinati.
-I cittadini israeliani esprimeranno sostegno per i tentativi dei supporter di Saddam di uccidere gli americani in Iraq.
-Gli israeliani ameranno la morte e gli arabi vorranno bersi in pace un caffé da Starbucks.

Lo statuto di Fatah



"
Israele è una delle rare cause che sostengo. Neri e ebrei sono legati da una storia comune di persecuzioni"
Ray Charles, "The Genius", cantante e pianista.









Carlo Panella
I piccoli martiri assassini di Allah
pp. 224 - Euro 12,90 - Edizione in brossura con sovraccoperta. Indottrinamento scolastico, religioso, mediatico; cortometraggi di propaganda appositamente studiati per annullare la naturale paura della morte; canzoncine e giochi che esaltano il suicidio e il martirio. Sono terribili ed eclatanti i documenti raccolti in questo saggio. Oggi un’intera generazione di ragazzini, vittime dell’indottrinamento e della propaganda crede che la morte per Allah in guerra sia la più elevata impresa conseguibile in vita. Questa educazione è un’onta indelebile, un abuso, un terribile pregiudizio per il futuro della regione e del pianeta.

Carlo Panella
, autorevole osservatore dell’intricato scenario mediorientale, analizza la nuova, terribile arma del terrorismo islamico: il martirio degli shaid–killer, i suicidi-assassini, diventati ormai parte integrante nel progetto di una società islamica fondamentalista. "È questo, per chi ha occhi per vedere, il nuovo volto di un vecchio cancro che l’Europa ha tristemente conosciuto: il totalitarismo".

 



l'educazione impartita ai bambini palestinesi - This is what is taught to palestinian children

"Avremo la pace quando gli arabi ameranno i loro figli quanto odiano noi" - Golda Meir

E
’ ovvio che tutti i morti chiamano compassione, che le vittime non stanno da una parte sola, che in Medio Oriente non è quasi possibile distinguere il sangue dei vinti da quello dei vincitori, perché è in corso una lotta esistenziale la cui conclusione è tutt’altro che certa, e il cui unico sbocco umano possibile è la pace. Ma non è ovvio, anzi è uno scandalo, che il terrorismo sia rubricato sotto la voce “resistenza”, che non si capisca quanto sia di rigore il dovere di amare un paese così, affetto da questa piaga, lacerato e insanguinato nel modo che vedete, e non in metafora, ma alla lettera. E gli scandali devono venire alla luce.Il terrorismo è una paura dell’invisibile, e questa paura forgia le coscienze degli occidentali che cedono terreno alla sua logica nell’invisibilità. (...) - Da «Amiamo la vita più di quanto loro amano la morte» Il Foglio 3/2/2004.

Israele rappresenta un caso unico: quello di uno Stato al quale si contesta il diritto di esistere. La politica israeliana si può comprendere chiaramente solo alla luce di questa realtà. Tutti i timori, le preoccupazioni, le angosce dei miei amici israeliani, compresi quelli più impegnati per la pace, si riassumono nella paura di vedersi negare il diritto di esistere. Una paura che non cesserà finché questo diritto non sarà garantito. E finché durerà questa paura, l´unica reazione possibile sarà quella di dire: «Mai più ci lasceremo condurre docilmente al massacro come agnellini inermi». (...) Chi non lo comprende, e non tiene presente al tempo stesso il fatto che fin dal primo momento l´esistenza stessa del neonato Stato d´Israele veniva contestata da parte araba, con mezzi militari e sempre nuove minacce, non può comprendere qual è veramente la posta in gioco nel conflitto mediorientale. Se guardiamo alla situazione attuale, non possiamo ignorare le sofferenze dei palestinesi, i morti, le molte vittime innocenti, dall´una e dall´altra parte. Ma questo conflitto potrà arrivare a una soluzione soltanto quando il diritto alla esistenza dello Stato di Israele e dei suoi cittadini sarà garantito al di là di ogni possibile dubbio. (...) Da "Vedere l'Olocausto in atto" di Joschka Fischer su La Repubblica del 3/2/2004.

Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d'Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro
padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso. Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972.

(...) l'11 marzo l'Europa ha pagato caro il suo pacifismo filoislamico: 200 morti innocenti, il più  terribile attentato mai vissuto nel vecchio continente. 
(...) Sarebbe giusto capire finalmente la tragedia che vive Israele da anni e sarebbe giusto pensare che noi abbiamo vissuto 130 volte l'11 marzo in tre anni e mezzo. 130 attentati suicidi in un Paese piccolo come una regione italiana. Dopo ogni attentato sentivamo i commenti più atroci: " lotta di liberazione, non hanno altra possibilita'che il terrorismo, militanti per la libertà, occupazione militare, peggio per loro (cioè noi)". Mai una normale parola di comprensione per i nostri bambini lacerati dai chiodi e dall'esplosivo. Una bambina di sette mesi è la più piccola vittima di Madrid. La sua morte dovrebbe pesare sulla coscienza di chi ha sempre tentato di giustificare il terrorismo islamico.
La sua morte, come quella delle altre vittime, dovrebbe togliere il sonno a chi esaltava Durban, a chi approvava i cortei pacifisti urlanti "Bush e Sharon Boia" e ai capetti europei sempre pronti a calare le braghe davanti alle dittature islamiche. Io li porterei tutti a Madrid e li farei stare sull'attenti davanti ai pezzi dei corpi delle vittime dei fratellini di Bin Laden, Arafat e Saddam Hussein.
Deborah Fait su Informazione corretta 13/03/2004.



Quattro giorni più tardi, 16/10/2000 il quotidiano palestinese di Ramallah "Al Hayat Al Jadida" pubblicava il seguente appello:
Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana. Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato. Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere. Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri. Riccardo Cristiano,Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina
(grazie alla segnalazione di Barbara).

 

Esperimento consiglia:

 

24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi di Ruth Halimi ed Emilie Frèche. Traduzione di Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan. Ed. Belforte

A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)

«L'antisemitismo è qualcosa che minaccia la vita degli ebrei ma devasta, a volte in maniera irrimediabile, le coscienze dei non ebrei. È giunto il momento di raccontare quelle sgradevoli verità che non siamo ancora riusciti né a confessare né a confessarci del tutto.»


   Il sistema costituzionale dello Stato di Israele
dalai lama


*LIST
JEWISH BLOGGERSJOIN*



(Grazie a Dandy che è l'autore del bellissimo manifesto e a Bautzetung promotore della lista il cui motto è "Né di qua né di là!!!")

TOCQUEVILLE,  la città dei liberi.

Premessa. – Introduzione. – I. Profili storici (E. Ottolenghi). – II. Costituzione e Fonti del Diritto (A. Mordechai Rabello). – III. La Forma di Governo (E. Ottolenghi). – IV. I partiti politici (A. Mordechai Rabello e A. Yaakov Lattes). – V. Le libertà fondamentali (S. Navot). – VI. L’ordinamento giudiziario (S. Goldstein e A. Mordechai Rabello). – VII. La giustizia costituzionale (T. Groppi). – Orientamenti bibliografici (a cura di Francesca Rosa).
 

 



 



                                         

>
A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)



Grazie a Watergate che ha migliorato notevolmente questa homepage

E voi cosa proponete? Andreacaro è convinto che una risata ci seppellirà.


 

Diario | Dai mass media italiani | Dall'estero | Satira, musica, balli | Interventi, riflessioni, commenti |
 
Diario
1visite.

3 gennaio 2017

Trova le differenze - Find the difference






16 novembre 2015

La complicità europea nel terrorismo fondamentalista

17 febbraio 2015

Terroristi islamici al sud di Roma?

L'Isis ha dichiarato di essere a sud di Roma. Ma... dove?

Dopo il primo tentativo (ovviamente fallito) di risalire la penisola usando la Salerno - Reggio Calabria provano ad arrivare a Napoli attraverso un'altra strada, ma:


[Dovuto al loro profondo odio per la pizza (piatto simbolo della globalizzazione alimentare), due luogotenenti di Osama Bin Laden optarono per la nostra bella e cara Napoli! E, più precisamente, decisero di colpire le due torri dell'Enel del centro direzionale!!
Così incaricarono i loro due migliori Kamikaze!

Secondo le informazioni contenute in documenti del SISDE, i due terroristi provenienti da un Paese del Medio Oriente non ben specificato, arrivarono a Napoli con la ferma determinazione di eseguire "il castigo di Allah per gli infedeli italiani". Fortunosamente, l'azione terrorista non fu portata a termine.

Ecco la storia e l'itinerario dei due terroristi una volta giunti nel nostro Paese:]

Domenica ore 23:47
Arrivano all'aeroporto internazionale di Capodichino, via aerea dalla Turchia; escono dall'aeroporto dopo otto ore dovuto al fatto che gli avevano perso le valigie!
La Gesac non si fa responsabile della perdita e così diconoloro  di provare a ripassare il giorno dopo: chissà, magari con un po' di fortuna...!
Prendono un taxi.
Il taxista (abusivo!) li guarda dallo specchietto retrovisore; al vedergli la faccia da stranieri, li passeggia per tutta la città durante una ora e mezza. Dal momento che non proferiscono lamentela, neanche dopo che il tassametro raggiunge le 374.000 lire, decide di fare il colpo gobbo: arrivato alla rotonda di Villaricca, si ferma e fa salire un complice.
Dopo averli derubati dei soldi e dopo averli sfrantummati di mazzate, li abbandonano esanimi nel Rione 167.

Lunedi' ore 04:30
Al risveglio, dopo la mazziata, ambedue i terroristi riescono a raggiungere un albergo sito in zona piazza BORSA.
Decidono quindi di affittare un auto presso la Hertz di piazza Municipio.
Quindi si avviano con direzione aeroporto, ma giusto prima di arrivare a piazza Mazzini, rimangono bloccati da una manifestazione di studenti, uniti alle tute bianche anti-global ed ai disoccupati napoletani, che non li fanno passare.

Lunedi' ore 12:30
Arrivano a piazza Garibaldi (finalmente!).
Decidono di cambiare dei soldi per muoversi più liberamente; i dollari che hanno, vengono cambiati... con biglietti da 100.000 falsi!!!

Lunedi' ore15:45
Arrivano all'aeroporto di Capodichino con la ferma intenzione di dirottare un aereo per farlo cadere sulle torri dell'Enel del centro direzionale.
I piloti ALITALIA sono in sciopero perché chiedono la quadruplicazione del salario e vogliono lavorare meno ore.
Stessa cosa per i controllori di volo, che pretendono anche la pinza obliteratrice per tutti (altrimenti "che controllori saremmo", hanno dichiarato!).
L'unico aereo disponibile che c'è in pista è uno della AZZURRA AIR con destinazione Sassari ed ha 18 ore di ritardo...gli impiegati ed i passeggeri sono accampati nelle sale d'attesa... intonano canti popolari... gridano slogan contro il governo ed i piloti!
Arrivano i celerini... cominciano a dare manganellate a destra e a manca, contro tutti...si accaniscono in particolar modo sui due derelitti.
E' IL CAOS TOTALE!!!...

Lunedi' 19:05
Finalmente si calmano un poco gli animi.
I due figli di Allah, scommati di sangue, si avvicinano al banco della AZZURRA AIR per acquistare i biglietti per l'aereo con destino Sassari, dirottarlo e farlo schiantare contro le torri Enel.
Ma il responsabile AZZURRA AIR che vende dei biglietti per il volo, nasconde loro che detto volo è stato cancellato!!!!!

Lunedi 22:07
A questo punto, i terroristi discutono se farlo oppure no... non sanno più se, distruggere Napoli, in fin dei conti è un atto terroristico o un'opera di carità!!!

Lunedi' 23:30
Morti di fame, decidono di mangiare qualcosa al ristorante dell'aereoporto... ordinano panino con la frittata ed impepata di cozze...

Mercoledi' 04:35
Si recuperano da una salmonellosi di proporzioni equine dovuta alla frittata, nell'ospedale San Gennaro, dopo aver aspettato tutta la notte che si prendessero cura di loro.
La cosa non sarebbe durata piu' di un paio di giorni, se non fosse subentrato il colera dovuto alle cozze!!!

Domenica 17:20
Dopo dodici giorni escono dall'ospedale e si trovano nelle vicinanze dello stadio San Paolo.
Il Napoli ha perso in casa con il neopromosso dalla c1 Palermo, per 9-0.
Una banda di ultrà della "MASSERIA CARDONE", vedendoli scuri di carnagione, li scambiano per tifosi del Palermo in incognito e gli rifilano un'altra paliata da guinnes dei primati.
Capo degli ultrà è un tale Pepp'o Ricchion, che abusa sessualmente di loro.

Domenica 19:45
Finalmente, gli ultrà se ne vanno.
Decidono quindi di andare ad ubriacarsi (una volta nella vita, anche se è peccato!).
Gli danno vino adulterato con metanolo e rientrano, quindi, al San Gennaro con una intossicazione da infarto.
Gli viene anche riscontrata la sifilide (Peppe non perdona!)!!!

Martedi' 23:42
I due terroristi fuggono dall'Italia in una zattera con direzione Libia, cagando fuoco per tutto il cammino e con un post-sbronza spaventoso.
Sono stati visti alla ricerca dei due luogotenenti e di Osama Bin Laden, provvisti di due nodosi randelli!!
Giurano per Allah che non tenteranno mai più nulla contro il nostro amato Paese. 
Che gli attentati preferiscono farli negli Stati Uniti... almeno lì, soffrono meno!!!


Scoraggiati, riprovano con Roma, ma:



L’annuncio c’è. «Conquisteremo Roma», ha dichiarato il portavoce dell’Isis Abu Muhammed Al Adnani. Così, in una non lontana giornata di dicembre, abbiamo immaginato l’assalto alla Capitale. E tutti i vari tentativi per cui i terroristi potrebbero non farcela.

PRIMO TENTATIVO: TANGENZIALE- «I miliziani dell’Isis non avranno vita facile» il messaggio congiunto è arrivato in una nota di Aci, Anas, Aiscat, Autostrade per l’Italia e la partecipazione speciale dell’Eni. Nel comunicato si legge «Traffico rallentato sulla Tangenziale Est, a causa delle solite code, tra viale Castrense e Largo Passamonti in direzione San Giovanni. Mosso il mar Tirreno».
Una notizia che non ha mancato di destare scalpore tra gli invasori «Passeremo di notte!» ha suggerito qualcuno «Niente da fare, la notte è chiusa…», ha obiettato tristemente un altro.
Al-Zarqawi avrebbe poi ricordato ai suoi della recente costruzione di una galleria che permetterebbe comunque il transito notturno «Abbiamo usato i tunnel a Gaza, possiamo farlo anche qui!».
Ma dopo aver telefonato allo 06.06.06 è arrivata la conferma della chiusura al traffico dalle 23.00 alle 6.00. «Allora che lo hanno costruito a fare?» si sono chiesti i guerriglieri, che ancora non hanno trovato risposta.

SECONDO TENTATIVO: METRO B - Si opta per la seconda soluzione: la metro. La scelta cade sulla linea B: partenza Rebibbia direzione finale Termini. A Pietralata, mentre il gruppo ISIS sta a bordo stretto tra una comitiva di tedeschi, un pensionato e un gruppo di quindicenni che “fa sega” a scuola, Mohamed ha un mancamento. Dentro il vagone, tra sudore e cappa, non si respira più. Fuori, anche se è Dicembre, ci stanno 40 gradi. Mentre i compagni schiaffeggiano Mohamed nella speranza che si riprenda il vagone si ferma. Dopo aver aspettato 10 minuti bloccati tra Monti Tiburtini e Quintiliani i militanti Isis vengono fatti scendere. «Gnente corsa zio, gnente», spiega il conduttore al gruppo che trascina Mohamed mezzo sofferente. «Fa ripija tu fratello perché ve la dovete fa a piedi capito?». Corse bloccate su tutta la linea. «Se so rubati il rame, mortacci loro». Poi si rivolge a Mohamed, che prende pian piano i sensi: «Zio pijate un caffè. Oggi va così. A piedi. Stacce».

TERZO TENTATIVO: LE DONNE – Al Adnani l’aveva promesso: prenderemo le vostre donne. Così il gruppo tra traffico, mezzi ko e gente che continua ad intimare caffè, va alla conquista della fauna femminile. Sempre a piedi, sulla Tiburtina purtroppo, i militanti decidono di avvicinarsi ad una mora top fucsia e jeans attillatissimi. La prima frase non è certo da corteggiamento ideale. Abdul, a suo dire uno dei più intraprendenti, si avvicina alla ragazza. «Donna» «infedele» e altre parole gli sfuggono nella prima frase. «Ma che me sta a dì questo?», chiede Moira all’amica a fianco. «Non so, te dice infedele». «Infedele a me? Ma che vor dì?», aggiunge Moira fissando Abdul. Moira non è affatto convinta. Un tizio, a piedi, sulla Tiburtina, le chiede di venire con lei. Non ha un auto, non ha delle Hogan ai piedi, non ha manco le sopracciglia depilate.
«A sfigato guarda che a me così, nun me convinci». Abdul rimane gelato e continua a ripetere a random i concetti della prima frase. Ripete l’esperimento a tutte le donne fino al parcheggio bus del Verano. Invano.

QUARTO TENTATIVO: IL COMIZIO – Il gruppo Isis comincia a vivere già i suoi primi attimi di scazzo. Abdul, già nervoso di suo per il rifiuto di Moira, comincia a sgridare Mohamed per ogni cosa che fa. A ora di pranzo qualcuno si palesa davanti ai militanti (ancora appiedati). «Siamo bombardati da un miliardo di informazioni su un miliardo di tematiche diverse. Ci confondono. Un cittadino informato è un cittadino sovrano». È il deputato 5 stelle Alessandro Di Battista, vuole parlare con loro. Mentre mezzo mondo cerca di capire dove si trovino in questo momento i pericolosi militanti Isis lui li ha trovati.

E prova a farli ragionare.

«Il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni, ma elevandolo ad interlocutore». Ed inizia. «È tutta una questione di privilegi e i privilegi dei politici sono come la droga. Si chiama cambiamento, fa paura, me ne rendo conto, ma è la linfa vitale dell’essere umano. #oltre». Di Battista continua a parlare per almeno mezz’ora. «Il gioco è chiaro ma non ci fanno paura, abbiamo una fame di vittoria che questi questi squallidi illusionisti non sanno neppure cosa sia». Mohamed ha il secondo mancamento della giornata e sviene. I militanti, spaventati, mollano Dibba in mezzo ad una strada. Di Battista, a sua insaputa, diventa un eroe nazionale.

QUINTO TENTATIVO: AUDITORIUM - Dopo innumerevoli peripezie, code incessanti e un caldo a cui nemmeno loro sono abituati (“perché è l’umidità che ti frega”) i disobbedienti di Al Qaida provano ad avvicinarsi alle porte Vaticane.
Non riuscendo a trovare alcuna indicazione utile, si convincono a chiedere la strada alla signorina dell’ufficio informazioni; avendo ormai abbandonato qualsiasi velleità di rapimento della donna italica.
«Ehm… mi scusi» chiede un miliziano spostando il cappuccio dalla bocca per farsi sentire meglio. «Attenda un attimo…» risponde l’impiegata finendo di limarsi le unghie finte. Dopo circa 45 minuti di attesa, la donna abbassa la tendina e va in pausa pranzo, lasciando nel dubbio gli impavidi invasori. I più arguti suggeriscono di seguire la segnaletica stradale, ma di San Pietro nessuna traccia. A campeggiare nei posti più impensati invece, quel cartello bianco con freccia e scritta nera che salva la vita a qualsiasi abitante di Roma nord: «Auditorium».

Auditorium ovunque, da Capannelle a Balduina, da Giustiniana a San Giovanni, solo indicazioni per il complesso di Renzo Piano, ma per il resto… nulla di nulla.

Stanchi e rassegnati, i miliziani dell’Isis rinunciano al Vaticano e provano a farsi esplodere al Parco della Musica. Neanche il tempo di arrivare che vengono assaliti da una folla di cacciatori di autografi in attesa del Fiction Fest. Lusingati finiscono a scattare foto con i passanti.

FINE (in caciara)


Fin qui è solo uno scherzo, ma parlando seriamente, sarebbe opportuno ricordare che i napoletani furono i primi e forse gli unici in Italia a scacciare i nazisti dalla loro città. Lo fecero da soli in quattro giorni. Si spera vivamente che le generazioni di adesso saranno all'altezza dei loro genitori, nonni e bisnonni.



20 settembre 2012

I terroristi turchi dell'IHH in Siria

Si svelano gli altarini. I turchi hanno spedito dei loro uomini all’interno della Siria. Lo conferma Foreign Policy che racconta la situazione partendo da quella che fu l’emergenza delle flottiglie dirette a Gaza ormai due anni fa.

IL CASO DELLA MAVI MARMARA - La Ihh, in inglese “Humanitarian Relief Foundation” ha sponsorizzato nel 2010 lo sbarco di una serie d’imbarcazioni sulla costa di Gaza, violando l’embargo navale imposto da Israele. All’ingresso delle acque territoriali, la più grande di queste imbarcazioni, la Mavi Marmara, è stata assaltata dalle truppe speciali israeliane con la morte di nove attivisti turchi. Il blitz diede il via ad una crisi diplomatica tra Israele e Turchia, con il paese governato da Erdogan che acquisto un improvviso e positivo merito agli occhi degli alleati arabi, con il suo partito, Giustizia e sviluppo, che ricevette un concreto aiuto finanziario da parte di munifici mecenati.


IL SOCCORSO IN SIRIA - La Ihh oggi è tornata sulla cresta dell’onda in quanto, grazie ai solidi legami con il governo turco, ha intrapreso un percorso di aiuto per gli 80 mila profughi siriani che hanno trovato accoglienza nel Paese oltre ad essere entrati nel territorio governato da Assad. L’Ihh smentisce il rapporto privilegiato con Erdogan ma è indubbio che rappresenti una testa di ponte insostituibile per il governo. Nelle ultime settimane 50 dei suoi uomini sono entrati ad Aleppo, ad Idlib e nella provincia di Hama per portare aiuti umanitari, installando inoltre una “cucina mobile” al varco di confine di Bab Salam.

TOCCATA E FUGA - Così facendo la Ihh cerca di guadagnare terreno a favore del suo Paese nella lotta contro Assad, anche se i vertici smentiscono parlando più di un servizio “toccata e fuga” di consegna aiuti in Siria e rientro a casa. Izzet Sahin, membro dell’Ihh dall’arabo fluente grazie agli studi in Arabia Saudita, ha confermato che l’Ong è formata più che altro da musulmani sunniti ed è il “passaporto” che conferma l’identità islamica della Turchia. Il fatto poi che in Siria la sollevazione sia partita dai sunniti, decisi a rivoltare il dominio alawita, fa capire molto di quelle che sono le reali intenzioni del gruppo.

FRATELLI - Sahin ha chiamato i ribelli “fratelli” non per caso, anche se l’Ihh opera in 126 paesi. Ora gli aiuti vengono consegnati in Siria con camion dotati di targa turca ma Sahin non è preoccupato dalla possibile reazione dell’esercito regolare anche perché, per lui, la gente siriana ha il diritto e la necessità di ricevere degli aiuti, anche perché le Nazioni Unite non sembra siano in grado d’installare alcunché di utile nei confronti della popolazione che soffre ormai da quasi 18 mesi. O più semplicemente, perché non si tratta di un’organizzazione sunnita che spinge i ribelli appartenenti alla loro fede.

Da Giornalettismo   

Per rinfrescare la memoria o per sapere chi sono quelli dell'IHH e quali "aiuti umanitari" portavano a Gaza: 1, 2, 3

20 luglio 2010

Terrorismo islamico internazionale

In Germania è attivo il primo numero «sos-terroristi», una linea telefonica riservata agli integralisti islamici pentiti. I potenziali attentatori, i loro familiari o i loro amici possono trovare aiuto inviando una mail o semplicemente facendo una telefonata. A lanciare il nuovo servizio chiamato «HATIF», il termine in arabo per telefono, è l'agenzia d'intelligence interna tedesca, il Verfassungsschutz.

RECUPERO - «HATIF» è anche l'acronimo tedesco per «Heraus Aus Terrorismus und Islamistischem Fanatismus», ovvero «fuori dal terrorismo e dal fanatismo islamico», uno speciale programma d'aiuto per uscire dalle frange più violente e un'opportunità per reintegrarsi nella società. Come ha spiegato il ministro dell'Interno tedesco della Cdu, Thomas de Maizière, tutte le conversazioni avranno il vincolo di segretezza, saranno insomma assolutamente confidenziali. I pentiti che intendono lasciarsi alle spalle la scena violenta islamica riceveranno assistenza se per esempio devono fare un cambio di domicilio, necessitano di qualifiche professionali o scolastiche o se devono contattatare uffici federali o le autorità.

GERMANIA NEL MIRINO - «L'obiettivo primario è di prevenire la violenza in nome dell'Islam», si legge sulla pagina online dell'Ufficio Federale tedesco per la protezione della Costituzione, il Bundesamt für Verfassungsschutz. Se l'interessato viene per caso messo sotto pressione o minacciato, l'Ufficio di Colonia adotterà «misure adeguate». Anche perchè, ritengono gli esperti, il pentito si mette in una posizione assai pericolosa. I collaboratori dall'altra linea dell'apparecchio offriranno aiuto e assistenza anche in lingua araba e turca. «Non vogliamo affatto dissuadere la gente dalla religione dell'Islam», ha sottolineato l'agenzia. Nel rapporto presentato a giugno de Maizière spiegava che «la Germania continua a rimanere nel mirino degli islamici». A fine del 2009 l'intelligence per l'interno contava infatti ancora 29 organizzazioni islamiche sul territorio tedesco con 36.270 membri attivi; l'anno prima erano 34.720.

Dal Corriere della Sera

A proposito del terrorismo islamico, in Argentina qualcuno, ma pochi, troppo pochi, ricorda la strage di 16 anni fa
A proposito invece di fanatismo antisemita, anche la Grecia pare accodarsi...

28 luglio 2009

Nasrallah ricomincia a minacciare tutta Israele

 Il leader di Hezbollah, sayyed Hasan Nasrallah, ha ribadito la minaccia di colpire Tel Aviv se Israele dovesse bombardare la periferia meridionale di Beirut, roccaforte del movimento sciita libanese.
"L'equazione è ormai Beirut per Tel Aviv e non più la periferia sud per Tel Aviv", ha detto Nasrallah durante un incontro con alcuni rappresentanti della diaspora libanese, secondo quanto riportano stamane alcuni quotidiani libanesi.

Il leader sciita si è così riferito all'equazione da lui stesso formulata durante la guerra dell'estate 2006, quando minacciò di colpire Tel Aviv se gli israeliani avessero sganciato bombe all'interno dei confini amministrativi della capitale libanese. "L'esercito israeliano sarà distrutto in qualsiasi prossima guerra, così come sarà annientata qualunque forza dell'esercito nemico che metterà piede sul suolo libanese", ha aggiunto Nasrallah.

Dal Corriere del Ticino

3 luglio 2009

Un analisi interessante

I paesi arabi non si espongono. Seguono le vicende iraniane con profilo basso. Ma s’interrogano, formulano ipotesi, fabbricano scenari. Perché la “primavera di Teheran” può produrre importanti conseguenze politiche, sia nel contesto regionale, sia nei singoli stati arabi. Insomma, il braccio di ferro tra l’ala dura del regime di Teheran e la fazione pragmatica ha un respiro ampio, che si proietta al di fuori dei confini della stessa repubblica islamica.
Se il regime cede
Gli analisti mettono in luce che l’Egitto, l’Arabia Saudita e le nazioni del Golfo trarrebbero degli indubbi vantaggi dalla sconfitta dell’asse tra il presidente Mahmoud Ahmadinejad e la guida suprema Ali Khamenei. Lo scenario di un Iran più moderato e meno ostile nei confronti dell’Occidente, con Mousavi o magari Rafsanjani sulla plancia di comando, sbloccherebbe infatti il processo di pace tra Israele e Palestina, che Ahmadinejad ostacola con accanimento appoggiando, politicamente e a livello finanziario, Hamas e Hezbollah. In presenza di una simile congiuntura, che vedrebbe la Siria perdere l’importante sponda iraniana, il “partito di dio” libanese indebolirsi e Hamas lasciare a Fatah il pallino del gioco, egiziani e sauditi potrebbero accrescere la propria influenza regionale e limitare quella, concorrenziale, della repubblica islamica e del blocco di paesi e movimenti che le gravitano intorno. In altre parole, la sfida tra i due campi che si contendono il primato regionale, finora assai equilibrata, inforcherebbe una direzione abbastanza precisa.
Lo spettro del contagio
La possibilità di ribaltare l’esito del voto, a Teheran, sembra però difficile. Mousavi, come notano gli esperti, ha esaurito le cartucce. Rafsanjani, invece, pare non volersi tuffare nella mischia. Tuttavia non è da escludere una nuova fiammata di manifestazioni: la forza d’urto dei manifestanti e la capacità di mobilitazione restano sempre in agguato.
È proprio su questo punto che i paesi sunniti incappano in una contraddizione.
Lo spauracchio delle élite politiche locali è che le masse di Teheran ispirino quelle del Cairo, di Riyadh e delle capitali dell’area persica. Una possibilità non infondata. I metodi della protesta andata in scena a Teheran sono d’altronde facilmente replicabili. Tutti, infatti, possono gridare “Allah akbar” e invadere le strade, ha spiegato al Christian Science Monitor lo studioso egiziano Nabil Abdel Fattah, dell’Ahram Center for Political and Strategic Studies.
L’interesse con cui i blogger e gli attivisti della rule of law seguono l’evolversi della situazione iraniana è, specialmente al Cairo, una fonte di ulteriore preoccupazione. I giovani egiziani vedono nei coetanei di Teheran degli idoli, come riporta il Washington Post in un articolo dedicato al mondo degli internauti e al mix di esaltazione e frustrazione che la primavera iraniana ha suscitato in loro.
La fobia del contagio si riflette sul modo in cui la stampa egiziana e saudita, oltre a una parte di quella del Golfo, ha trattato le notizie provenienti da Teheran. I giornali sono stati cauti, hanno cercando di depotenziare i fatti e di mettere la sordina a quelli dotati di maggiore potenziale mobilitante, dato che a prescindere dalle rivalità politiche con il paese sciita, sia l’Egitto che l’Arabia, sia quei sultanati del Golfo più chiusi alle folate di novità, hanno qualcosa da temere dalla “lezione iraniana”. Scrive The New Republic: «Come l’Iran, l’Egitto di Mubarak ha pretese democratiche e tiene elezioni, ma allo stesso tempo cerca di evitare che l’opposizione si avvicini al potere», mentre l’Arabia Saudita, sempre alla stregua dell’Iran, «è retta da un clero che vuole autoconservarsi».
Un’altra faccenda che allarma la casata regnante di Riyadh è inoltre la presenza di una folta minoranza sciita nella porzione orientale della nazione, quella, guarda caso, dove c’è più petrolio.
L’ipotesi è che gli sciiti sauditi, emulando gli iraniani, possano scendere in piazza, contestare le autorità e incidere negativamente sul sistema del petrodollaro.
Una variabile, questa, che induce a moderare i toni e a proseguire l’atteggiamento guardingo e distaccato.
Il metodo di Obama
Ma i paradossi non sono finiti, dato che, a sentire i pundit, c’è chi, nel mondo arabo, vorrebbe che Ahmadinejad si confermasse al potere. Se il presidente facesse piazza pulita e continuasse a usare il pugno di ferro contro l’opposizione – si pensa – l’Iran si ritroverebbe sempre più isolato e potrebbero addirittura scattare sanzioni a livello internazionale.
Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia che va esaminata. C’è infatti chi sostiene che l’avvio del dialogo tra Teheran e Washington a riguardo del programma nucleare degli ayatollah e la possibile apertura di Obama a Ahmadinejad possano squadernare un trade-off insidioso, con l’America pronta a riconoscere all’Iran il rango di potenza regionale in cambio della collaborazione del paese sciita con le Nazioni Unite e la possibilità di consentire agli osservatori dell’Aiea di effettuare sopralluoghi nella centrale di Natanz, dove Teheran starebbe arricchendo l’uranio.
Hezbollah trema
Uno sguardo alle posizioni di chi invece con l’Iran vanta una relazione speciale indica che anche su questo fronte serpeggia una certa preoccupazione. I giornali di Damasco, per esempio, non hanno fatto il minimo accenno alle turbolenze di Teheran, mentre nel sud del Libano Hezbollah, sposando la tesi di Khamenei e del clero conservatore del paese sciita e sostenendo così la presenza d’una congiura anti-iraniana imbastita dalle potenze occidentali, Stati Uniti e Regno Unito su tutti, tradisce nitidamente il timore che la “potenza tutrice” possa abbandonare il movimento. Cosa che farebbe gioco alla fazione filo-occidentale, recente trionfatrice alle elezioni legislative, garantendole la possibilità di dettare agevolmente l’agenda politica. Per Hezbollah sarebbe un durissimo colpo


Da Europaquotidiano

Non sono così ottimista, soprattutto sul presunto beneficio di un Rafsanjani, o di un Mousavi (sempre parte del sistema sono), però mi sembra comnque interessante

20 agosto 2008

Se l'Italia è complice, l'Europa (e gran parte del resto del mondo) non ha certo nulla da invidiare

 Le conferme di stampa del fatto che il governo italiano permise a suo tempo a gruppi terroristici palestinesi di muoversi liberamente in Italia in cambio del loro impegno a non colpire bersagli su suolo italiano non stupisce più di tanto gli alti ufficiali dell’intelligence israeliana che hanno combattuto il terrorismo palestinese negli anni ’70 e ’80.
Sebbene non sia ancora chiaro se qualcuno in Israele fosse informato dell’esistenza di un tale accordo, resta il fatto che questo genere di scambi che vedono un governo pagare un prezzo per garantirsi la tranquillità nel breve periodo, vuoi trasferendo denari ai terroristi vuoi garantendo loro immunità operativa, è un modus operandi ben noto, che ha visto protagonisti parecchi paesi.
Ad esempio, nel marzo 1988 la CIA fornì all’intelligence francese foto segnaletiche del capo terrorista Hezbollah Imad Mugniyeh insieme a precise informazioni sui documenti falsi con cui si spostava. Ciò permise alle autorità d’immigrazione francesi di identificarlo a un controllo di frontiera. Tuttavia, temendo che l’arresto di Mugniyeh potesse portare all’assassinio di ostaggi francesi allora nelle mani del suo gruppo in Libano, i francesi fecero marcia indietro, con grande frustrazione dell’amministrazione di George Bush padre. In un altro caso, i francesi pagarono milioni di dollari a Hezbollah affinché il gruppo rilasciasse due ostaggi.
L’anno scorso la Germania ha scarcerato due agenti segreti iraniani che stavano scontando l’ergastolo per aver assassinato quattro membri dell’opposizione iraniana in esilio, nonostante vi fosse l’impegno a utilizzare il rilascio dei due agenti per ottenere informazioni sull’aviatore israeliano Ron Arad, caduto nelle mani di terroristi sciiti libanesi nel 1986. Berlino, a quanto risulta, li ha invece barattati in cambio della liberazione di ostaggi in Iraq.
Un altro esempio è quello della Spagna che ha permesso a terroristi palestinesi di attraversare impunemente il suo territorio nonostante diversi avvertimenti israeliani. Anche la Turchia fu informata in tempo reale che importanti attivisti di Hamas stavano passando sul suo territorio, ma evitò di fermarli nonostante le proteste di Israele.
Intanto la Giordania ha rimesso in libertà il capo della cellula terroristica che fece saltare in aria l’ambasciata israeliana a Buenos Aires nel 1992, per non dire dell’Arabia Saudita che per anni si è comprata un po’ di tranquillità, rispetto alla jihad globale, versando fiumi di denaro ai fondi destinati all’indottrinamento islamista in tutto il mondo.


Da Ha'aretz dell'altro ieri

19 agosto 2008

Accordo tra gli sciiti di Hezbollah e i salafiti di Al Qaeda. Ma è solo parziale

 Uno scambio di accuse durissimo e' in corso oggi fra i salafiti libanesi dopo che una loro fazione ha firmato a sorpresa una intesa con il movimento sciita Hezbollah, considerato un "nemico" dai musulmani sunniti piu' radicali. Lo sceicco Dai al Shahal al Islam, il leader dei movimento salafita libanese, ha denunciato l'accordo definendolo "una mossa mediatica volta a favorire gli interessi degli sciiti e di Hezbollah" e ha "scomunicato" la fazione salafita coinvolta.

L'intesa denunciata dallo sceicco al Shahal al Islam e' volta ad evitare nuovi scontri tra miliziani sunniti e sciiti ed e' stata firmata dal capo dell'ufficio politico di Hezbollah, Ibrahim al-Sayyed, e dallo sceicco salafita Hasan al Shahal. Prevede la fine di qualunque atto ostile da parte di un movimento musulmano nei confronti di un'altro, in nome della lotta contro Stati Uniti e Israele.

Il salafismo, corrente tra le piu' radicali dell'Islam sunnita, alla quale appartiene anche al Qaida, ha la sua roccaforte libanese nella citta' portuale di Tripoli dove alcuni quartieri assomigliano piu' ai centri abitati sauditi che ai paesi del Libano, notoriamente piu' aperto e liberale rispetto ad altri Stati arabi e musulmani. Tripoli, negli ultimi mesi, e' stata teatro di scontri sanguinosi tra alawiti (sciiti) e sunniti e la scorsa settimana ha subito un attentato in cui sono morte una ventina di persone.

I salafiti considerano "apostati" Hezbollah e gli sciiti e hanno incitato i musulmani sunniti alla vendetta dopo i fatti dello scorso maggio a Beirut, quando i miliziani del movimento sciita occuparono la zona islamica della capitale sbaragliando in poche ore gli attivisti del partito Mustaqbal (futuro) che fa capo all'esponente sunnita e leader politico Saad Hariri.

"Questo accordo (con Hezbollah) e' molto dannoso per la comunita' sunnita e con l'aiuto di Dio verra' annullato", ha detto al Shahal al Islam, denunciando con tono perentorio il passo fatto dalla fazione salafita rivale.

Da Apcom

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