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Questo blog sta spudoratamente con Israele e, riprendendo un post di Victor Davi Hanson, gentilmente già tradotto daCamillo non metterà in dubbio le sue idee, ma lo potrebbe fare se:
-
Sharon sospenderà tutte le elezioni e pianificherà un decennio di governo che non potrà essere messo in discussione.
-Sharon sospenderà tutte le inchieste giudiziarie sulle sue attività fiscali e i membri della sua famiglia spenderanno a Parigi i milioni di dollari dati a Israele come aiuti umanitari.
-Tutte le le televisioni e i giornali israeliani saranno censurati dal partito Likud.
-Squadracce di assassini israeliani entreranno in Cisgiordania con la precisa intenzione di far saltare in aria donne e bambini arabi.
-I bambini e adolescenti israeliani saranno addobbati con esplosivi sotto le camicie per andare a uccidere famiglie palestinesi.
-Le folle israeliane si precipiteranno in strada per immergere le mani nel sangue dei loro morti e poi marceranno invocando omicidi di massa di palestinesi.
-I rabbini pronunceranno sermoni pubblici con cui ritraggono i palestinesi come figli delle scimmie e dei maiali.
-I testi scolastici israeliani diranno che gli arabi fanno sacrifici umani e riti omicidi.
-I principali politici israeliani, senza che nessuno li rimproveri, invocheranno la distruzione della Palestina e la fine della società araba in Cisgiordania.
-I membri del partito Likud linceranno e uccideranno, come se fosse normale, e senza processo, i propri oppositori.
-I fondamentalisti ebrei uccideranno le donne colpevoli di adulterio e resteranno impuniti perché sosterranno di aver salvaguardato l'onore della famiglia.
-La televisione israeliana trasmetterà - accompagnati da musica patriottica ­ gli ultimi messaggi registrati di assassini suicidi che hanno massacrato dozzine di arabi.
-I manifestanti ebrei faranno una parata per strada e vestiranno i loro bambini da assassini suicidi.
-I newyorchesi pagheranno 25 mila dollari di taglia per ogni palestinese ucciso da un assassino israeliano.
-I militanti israeliani uccideranno un ebreo per sbaglio e poi si scuseranno dicendo che pensavano fosse un arabo, al fine di tacitare la società israeliana.
-Gli ebrei entreranno nei villaggi arabi di Israele per mitragliare donne e bambini.
-Le figure pubbliche israeliane, come se fosse una cosa normale, minacceranno di colpire gli Stati Uniti con attacchi terroristici.
-Bin Laden sarà un eroe popolare a Tel Aviv.
-Gli assassini ebrei uccideranno diplomatici americani e la società ebraica darà loro ospitalità.
-I cittadini israeliani celebreranno le notizie secondo cui tremila americani sono stati assassinati.
-I cittadini israeliani esprimeranno sostegno per i tentativi dei supporter di Saddam di uccidere gli americani in Iraq.
-Gli israeliani ameranno la morte e gli arabi vorranno bersi in pace un caffé da Starbucks.

Lo statuto di Fatah



"
Israele è una delle rare cause che sostengo. Neri e ebrei sono legati da una storia comune di persecuzioni"
Ray Charles, "The Genius", cantante e pianista.









Carlo Panella
I piccoli martiri assassini di Allah
pp. 224 - Euro 12,90 - Edizione in brossura con sovraccoperta. Indottrinamento scolastico, religioso, mediatico; cortometraggi di propaganda appositamente studiati per annullare la naturale paura della morte; canzoncine e giochi che esaltano il suicidio e il martirio. Sono terribili ed eclatanti i documenti raccolti in questo saggio. Oggi un’intera generazione di ragazzini, vittime dell’indottrinamento e della propaganda crede che la morte per Allah in guerra sia la più elevata impresa conseguibile in vita. Questa educazione è un’onta indelebile, un abuso, un terribile pregiudizio per il futuro della regione e del pianeta.

Carlo Panella
, autorevole osservatore dell’intricato scenario mediorientale, analizza la nuova, terribile arma del terrorismo islamico: il martirio degli shaid–killer, i suicidi-assassini, diventati ormai parte integrante nel progetto di una società islamica fondamentalista. "È questo, per chi ha occhi per vedere, il nuovo volto di un vecchio cancro che l’Europa ha tristemente conosciuto: il totalitarismo".

 



l'educazione impartita ai bambini palestinesi - This is what is taught to palestinian children

"Avremo la pace quando gli arabi ameranno i loro figli quanto odiano noi" - Golda Meir

E
’ ovvio che tutti i morti chiamano compassione, che le vittime non stanno da una parte sola, che in Medio Oriente non è quasi possibile distinguere il sangue dei vinti da quello dei vincitori, perché è in corso una lotta esistenziale la cui conclusione è tutt’altro che certa, e il cui unico sbocco umano possibile è la pace. Ma non è ovvio, anzi è uno scandalo, che il terrorismo sia rubricato sotto la voce “resistenza”, che non si capisca quanto sia di rigore il dovere di amare un paese così, affetto da questa piaga, lacerato e insanguinato nel modo che vedete, e non in metafora, ma alla lettera. E gli scandali devono venire alla luce.Il terrorismo è una paura dell’invisibile, e questa paura forgia le coscienze degli occidentali che cedono terreno alla sua logica nell’invisibilità. (...) - Da «Amiamo la vita più di quanto loro amano la morte» Il Foglio 3/2/2004.

Israele rappresenta un caso unico: quello di uno Stato al quale si contesta il diritto di esistere. La politica israeliana si può comprendere chiaramente solo alla luce di questa realtà. Tutti i timori, le preoccupazioni, le angosce dei miei amici israeliani, compresi quelli più impegnati per la pace, si riassumono nella paura di vedersi negare il diritto di esistere. Una paura che non cesserà finché questo diritto non sarà garantito. E finché durerà questa paura, l´unica reazione possibile sarà quella di dire: «Mai più ci lasceremo condurre docilmente al massacro come agnellini inermi». (...) Chi non lo comprende, e non tiene presente al tempo stesso il fatto che fin dal primo momento l´esistenza stessa del neonato Stato d´Israele veniva contestata da parte araba, con mezzi militari e sempre nuove minacce, non può comprendere qual è veramente la posta in gioco nel conflitto mediorientale. Se guardiamo alla situazione attuale, non possiamo ignorare le sofferenze dei palestinesi, i morti, le molte vittime innocenti, dall´una e dall´altra parte. Ma questo conflitto potrà arrivare a una soluzione soltanto quando il diritto alla esistenza dello Stato di Israele e dei suoi cittadini sarà garantito al di là di ogni possibile dubbio. (...) Da "Vedere l'Olocausto in atto" di Joschka Fischer su La Repubblica del 3/2/2004.

Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d'Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro
padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso. Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972.

(...) l'11 marzo l'Europa ha pagato caro il suo pacifismo filoislamico: 200 morti innocenti, il più  terribile attentato mai vissuto nel vecchio continente. 
(...) Sarebbe giusto capire finalmente la tragedia che vive Israele da anni e sarebbe giusto pensare che noi abbiamo vissuto 130 volte l'11 marzo in tre anni e mezzo. 130 attentati suicidi in un Paese piccolo come una regione italiana. Dopo ogni attentato sentivamo i commenti più atroci: " lotta di liberazione, non hanno altra possibilita'che il terrorismo, militanti per la libertà, occupazione militare, peggio per loro (cioè noi)". Mai una normale parola di comprensione per i nostri bambini lacerati dai chiodi e dall'esplosivo. Una bambina di sette mesi è la più piccola vittima di Madrid. La sua morte dovrebbe pesare sulla coscienza di chi ha sempre tentato di giustificare il terrorismo islamico.
La sua morte, come quella delle altre vittime, dovrebbe togliere il sonno a chi esaltava Durban, a chi approvava i cortei pacifisti urlanti "Bush e Sharon Boia" e ai capetti europei sempre pronti a calare le braghe davanti alle dittature islamiche. Io li porterei tutti a Madrid e li farei stare sull'attenti davanti ai pezzi dei corpi delle vittime dei fratellini di Bin Laden, Arafat e Saddam Hussein.
Deborah Fait su Informazione corretta 13/03/2004.



Quattro giorni più tardi, 16/10/2000 il quotidiano palestinese di Ramallah "Al Hayat Al Jadida" pubblicava il seguente appello:
Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana. Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato. Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere. Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri. Riccardo Cristiano,Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina
(grazie alla segnalazione di Barbara).

 

Esperimento consiglia:

 

24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi di Ruth Halimi ed Emilie Frèche. Traduzione di Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan. Ed. Belforte

A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)

«L'antisemitismo è qualcosa che minaccia la vita degli ebrei ma devasta, a volte in maniera irrimediabile, le coscienze dei non ebrei. È giunto il momento di raccontare quelle sgradevoli verità che non siamo ancora riusciti né a confessare né a confessarci del tutto.»


   Il sistema costituzionale dello Stato di Israele
dalai lama


*LIST
JEWISH BLOGGERSJOIN*



(Grazie a Dandy che è l'autore del bellissimo manifesto e a Bautzetung promotore della lista il cui motto è "Né di qua né di là!!!")

TOCQUEVILLE,  la città dei liberi.

Premessa. – Introduzione. – I. Profili storici (E. Ottolenghi). – II. Costituzione e Fonti del Diritto (A. Mordechai Rabello). – III. La Forma di Governo (E. Ottolenghi). – IV. I partiti politici (A. Mordechai Rabello e A. Yaakov Lattes). – V. Le libertà fondamentali (S. Navot). – VI. L’ordinamento giudiziario (S. Goldstein e A. Mordechai Rabello). – VII. La giustizia costituzionale (T. Groppi). – Orientamenti bibliografici (a cura di Francesca Rosa).
 

 



 



                                         

>
A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)



Grazie a Watergate che ha migliorato notevolmente questa homepage

E voi cosa proponete? Andreacaro è convinto che una risata ci seppellirà.


 

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20 gennaio 2011

Fratelli musulmani in Siria

 Il gruppo dei Fratelli Musulmani siriano (che due anni fa ha sospeso la sua attività) non ha escluso di tornare alla vita politica attiva con un ruolo di opposizione, se il regime continuerà ad ignorare le sue istanze. Lo ha dichiarato Mohammed Asshaqfa, nuovo capo del gruppo, citato dal quotidiano Al Quds Al Arabi. I Fratelli musulmani siriani avevano deciso di sospendere le loro attività come un segno apprezzamento per il ruolo avuto dal governo di Damasco durante l'offensiva israeliana a Gaza. Non abbiamo minacciato di riprendere l'attività di opposizione, ma, commenta Asshaqfa, dobbiamo rivedere sempre le nostre posizione ed assicurarci che vadano in sintonia con i cambiamenti e la realtà del Paese. Dopo due anni di sospensione, il regime, sottolinea Asshaqfa, continua la sua oppressione nei confronti dei nostri sostenitori, osteggiando ogni aspetto religioso nella società siriana.

Da Lunico

14 ottobre 2010

Solidarietà a Saviano attaccato da mafiosi e antisemiti

Che poi non sono così diversi...

Venerdì scorso durante il concerto romano degli U2, il cantante del gruppo Bono ha chiamato Roberto Saviano “beautiful spirit” ed ha elogiato il suo coraggio di fronte agli oltre settantamila fans. Infatti l’impegno civile dello scrittore e giornalista campano è ormai noto in gran parte del mondo. Gomorra, libro che gli è valso la condanna a morte da parte della criminalità organizzata, è stato il successo editoriale degli ultimi anni in Italia ed è tradotto in una cinquantina di lingue.

In poco tempo Saviano è diventato uno dei nuovi eroi della sinistra più  legalitaria, accanto a Travaglio e Di Pietro. C’è voluto poco per trasformarlo in alfiere anti berlusconiano dopo la pubblicazione su “Repubblica” della sua lettera aperta al Presidente del Consiglio dove chiedeva il ritiro della “norma del privilegio”, ovvero la legge sul processo breve. Le sue apparizioni televisive in compagnia di Fabio Fazio, animatore del salotto di sinistra più visitato dagli spettatori, avevano ancora aumentato il suo carisma. Non per nulla, qualcuno lo vorrebbe governatore della Campania o addirittura prossimo leader del Partito Democratico, il “papa straniero” che potrebbe dare forma al caos in area progressista.

Molti entusiasmi erano però cessati o si erano affievoliti nel dicembre del 2009 con l’apparizione su “Panorama” dell’intervista rilasciata a Pietrangelo Buttafuoco (testata ed intervistatore poco rassicuranti per un elettore medio di sinistra). In quel dialogo Saviano non solo dichiarava il suo debito culturale con scrittori e pensatori di destra come Jünger, Pound, Cèline ed Evola, ma riconosceva l’ottimo lavoro intrapreso dal Ministro degli Interni Maroni nel combattere i clan camorristici e mafiosi.

Un’altra doccia fredda era arrivata con la primavera scorsa dalle pagine del pamphlet di Alessandro Dal Lago, Eroi di carta. Il collaboratore de “il manifesto” aveva ammonito comunisti e postcomunisti: Saviano è l’altra faccia del berlusconismo, un fenomeno mediatico, con una forma mentis di destra poiché trasforma una questione sociale, l’illegalità meridionale, in questione morale. 
Il peggio, agli occhi di qualcuno, doveva ancora arrivare.

Ed è arrivato, giovedì 7, in occasione della giornata celebrata a Roma “Per la verità, per Israele”. Come Pacifici, Aznar, Chicchitto, Veltroni, Bocchino, Caldarola, Della Vedova, Fassino, Ferrara, Pezzana, Battista, Sgarbi, Rosa Matteucci e molti altri, Saviano ha aderito all’iniziativa organizzata da Fiamma Nirenstein.  Male hanno reagito alcuni (ex) estimatori, malissimo gli antisemiti travestiti da filopalestinesi che pubblicano i loro deliri in rete.

Ancora all’acqua di rose il trattamento riservato dal Forum Palestina: Saviano, ormai stato cooptato dalla “lobby sionista”, va a braccetto con la “colona” Nirenstein. Ben di peggio troviamo su You tube, scorrendo i commenti al video caricato da Radio Radicale, intitolato “Le mie origini ebraiche”: Saviano è smascherato come “criminale camorrista al soldo di Israele”; la mafia, infatti, (almeno secondo il parere di un certo Marcello Gentile) è una “creazione sionista” ed ovviamente quella israeliana “controlla mezzo mondo”. Qualcun altro ci informa che il “sionismo è padre del nazismo”, che l’iniziativa romana ha radunato “il Mossad in pieno”. Segue invito: “schiacciamoli ‘sti piattoloni, con le idee … se necessario con altro”.

Viene meno anche la solidarietà per le minacce di morte ricevute: “Io caro Saviano, ti toglierei la scorta”; oppure si salta a conclusioni complottistiche (“ecco perché non è ancora morto”). C’è invece chi la butta sul commerciale: “ha capito che appoggiando il terrorismo israeliano si vende di più”, “basta guardare per chi pubblica” (Mondadori, ovvero Berlusconi), “è un  mostro mediatico creato dai potenti politici dittatori sionisti” che ha “preso per il culo” i lettori di sinistra.  

Un altro video gira su You Tube, messo non dai radicali ma da “antimafiamilitante”: il titolo è un programma: “Roberto Saviano sostiene il criminale stato d’Israele”. Anche su Facebook non mancano critiche né deliri. Esisteva già un gruppo chiamato “Roberto Saviano chieda scusa alla Palestina e ai palestinesi”, fondato dopo il viaggio in Israele dello scrittore nel febbraio 2009. Amministratore ne è Omar Suleiman, 350 sono gli iscritti; dopo l’ultima sortita del “sionista da strapazzo” gli si augura il Nobel per la pace con la motivazione che fu dato anche al degno “compare” Kissinger.

Appena nata è invece la pagina, che forse si vorrebbe satirica, chiamata  “Roberto Israeliano”. Per ora conta solo 48 iscritti, ma colleziona già qualche perla: Berardo Marco Caprini scrive: “non c’è da stupirsi … suo padre è ebreo”, Antonio Dangelo (un tizio che si presenta con un disegno raffigurante Lenin) augura a Saviano una “doccia quotidiana con saponette al fosforo”. Esiste anche un gruppo “Io odio Roberto Saviano”; al momento in cui scriviamo i membri sono solamente 4 (2 si dichiarano orgogliosamente comunisti, uno simpatizza per Forza Nuova,) ma può darsi che cresca nelle prossime ore.

Certo non solo la presenza dell’autore di Gomorra ha deluso molti o confermato le idiozie nella testa di qualcun altro. Il movimento antagonista napoletano è sconvolto anche dalla medesima scelta di Raiz, ex voce degli Almamegretta, gruppo di culto in quell’area. Nessuna sorpresa è invece arrivata per Fassino: c’è chi dice che è sempre stato intrallazzato con gli ebrei torinesi (“lo hanno fatto studiare”). Per rimanere sulla teoria del complotto cara a tanti antisemiti, non manca chi afferma che i radicali sono “controllati” dai massoni “rosacroce”: basta guardare il loro simbolo.

Non è il caso di allarmarsi, però. Gli sfoghi permessi dall’estrema democraticità della rete devono preoccupare meno del piombo promesso dalla camorra. Ma è bene non dimenticare che anche Hitler cominciò la sua carriera con un libro.

Da L'Occidentale


Doveva essere l'occasione per riflettere. Si è trasformata in un j'accuse la maratona oratoria «Per la verità, per Israele» che si è tenuta a Roma lo scorso 6 ottobre in Piazza di Pietra fra gli interventi di politici e intellettuali di ogni estrazione e credo. A farne le spese però è stato Roberto Saviano che aveva dato la sua adesione ricordando anche le proprie origini ebraiche. Apriti cielo: lo scrittore "paladino di molte battaglie di sinistra al fianco di una delle prese di posizioni che sovente sono state appannaggio del centrodestra". Non sia mai! Su internet e non solo è infuriata la polemica.

Al centro del contendere il messaggio di Roberto Saviano: «Cerco di sperare che in Italia a destra, sinistra, centro, comunque la si pensi, si possa parlare con maggiore cognizione, profondità. La mia verità su Israele si nutre di questo: si nutre del ragionamento contro la delegittimazione di una cultura e di un popolo».

E giù un profluvio di messaggi. «La memoria di Peppino Impastato contro Roberto Saviano» scrive Palestinelivre in un post al video dell'intervento dello scrittore che RadioRadicale ha messo su You Tube .

«Saviano ha espresso dei motivi per stare dalla parte di Israele profondamente di sinistra e questa per i fasciocomunisti è insopportabile» risponde Messerfrankfurter .

«E dopo questo vuoto e inutile pistolotto di Saviano i palestinesi ringraziano per i cento anni di feroci massacri e provvedimenti razzisti fatti da israeliani su donne, uomini e bambini che hanno avuto (e hanno) l'unico torto di vivere sulla loro terra» attacca Altyair.

«Saviano uguale al nano che schifo!!!!!!!» aggiunge il laconico Slealayfi.

A nulla vale che l'iniziativa bipartisan
di solidarietà allo Stato ebraico sia stata promossa da un gruppo trasversale di parlamentari (tra cui Fabrizio Cicchitto, Piero Fassino, Giovanna Melandri, Mara Carfagna, Benedetto Della Vedova, Luca Barbareschi, Francesco Rutelli, il sindaco Alemanno), artisti e intellettuali, (Lucio Dalla, Giorgio Albertazzi, Cristina Comencini, Rita Levi Montalcini e Umberto Veronesi) su iniziativa di Fiamma Nirenstein, per «porre fine alla valanga di bugie che ogni giorno si rovescia su Israele».

Scrive il Giornale:

in maniera provocatoria che «Roberto Saviano piace alla sinistra estrema a patto che non difenda Israele. Se lo fa, beh allora si può linciarlo o almeno lasciarlo fare ai camorristi. E "disgrazia sua", ha parlato delle sue origini ebraiche e ha indicato come via di soluzione per la crisi arabo-israeliana la formula "due popoli, due democrazie".

Il quotidiano di via Negri riporta, definendoli "feroci e quasi tutti anonimi" alcuni messaggi postati quali «Io caro Saviano ti toglierei la scorta!! ci costi troppo e non ne vale la pena»; «Grazie Saviano perché finalmente abbiamo capito di che pasta sei fatto... E i crimini contro l'umanità commessi da Israele non li denunci. Vergognati. Non ti credo più»

Su tutti spicca il messaggio di Giulia: «Che tu lo voglia o no rigurda anche te. Apri il tuo spirito e vomita tutto l'odio inutile che hai dentro e inchinati davanti a uomini come Saviano che rischiano la vita e pagano il coraggio in prima persona, non nascosti dietro feticci di odio. Grande Saviano uomo libero». Oltre gli inutili steccati ... c'è Giulia.

Da Il Sole 24 Ore

26 luglio 2010

L'Iran attacca e minaccia chiunque

L’Iran risponderà «immediatamente» nei confronti di qualsiasi Paese che sottoponesse ad ispezioni le sue navi, ciò che una risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu il 9 giugno scorso consente di fare. Lo ha detto oggi il presidente Mahmud Ahmadinejad.

«Chiunque ispezioni le nostre navi riceverà la reazione immediata della nazione iraniana, e l’esperienza insegna che questa reazione porta sempre al pentimento» ha affermato Ahmadinejad. Rivolgendosi a quelle che ha definito «le potenze», il presidente iraniano ha aggiunto: «Ne abbiamo sepolti a centinaia come voi, e di loro non è rimasto nulla».

Anche il Parlamento nei giorni scorsi ha approvato una legge in cui chiede al governo di reagire ad eventuali ispezioni delle navi iraniane, anche se non ha precisato come. Tra le misure previste dalla risoluzione dell’Onu, la 1929, vi sono il congelamento delle transazioni all’estero di 40 società iraniane e il divieto di vendita all’Iran di sistemi d’armamento avanzati.

Da Shipping online

E poi i mullah se la prendono anche con il polpo-divo, tanto che chi può scappa...

30 giugno 2010

E questo è un Paese che dovrebbe essere in pace

 Le autorità egiziane hanno vietato agli aerei della compagnia israeliana El Al di atterrare nell'aeroporto di Taba, meta turistica frequentata dai cittadini dello stato ebraico. Lo riporta il giornale egiziano "Ruz al-Yusuf".

Le autorità dello scalo portuale di Taba hanno informato quelle del vicino aeroporto di Eilat, in territorio israeliano, che non sarebbe stato più consentito ad alcun aereo della El Al di atterrare nel proprio scalo. Oltre al divieto di atterraggio presso l'aeroporto del Sinai, l'Egitto ha anche vietato agli aerei israeliani di usare il proprio spazio aereo in quella zona.

Di solito l'aviazione israeliana usava lo scalo di Taba per far atterrare i propri aerei solo in casi d'emergenza, in particolare quando le condizioni meteorologiche erano proibitive per gli aerei diretti al sud del Israele.

Le autorità egiziane avrebbero preso questa decisione dopo che di recente il pilota di un velivolo israeliano si è rifiutato di eseguire l'ordine di decollo della torre di controllo, dopo il miglioramento delle condizioni meteo a Eilat, rimanendo fermo in pista.

È la prima volta che le autorità egiziane prendono una decisione di questo genere da quando i due paesi hanno sottoscritto gli accordi di pace del 1979.

Da Ticinoonline

Forse questa chiusura è dovuta alle minacce subite?

La polizia egiziana ha rafforzato la sicurezza nella penisola del Sinai lungo un gasdotto che trasporta gas naturale verso Israele, dopo che alcuni beduini ricercati dalle autorità hanno minacciato di sabotarlo. Lo hanno indicato responsabili dei servizi di sicurezza.

Da febbraio scontri contrappongono un gruppo di beduini, costituito da almeno una decina di fuggitivi armati, alla polizia. In quel periodo il loro capo, Salim Lafi, era fuggito da un furgone della polizia durante un'imboscata che aveva provocato un morto fra gli agenti.

I responsabili dei servizi di sicurezza hanno affermato che la polizia ha ricevuto minacce dal gruppo su possibili attacchi al gasdotto, che fornisce ogni anno (dal 2008) 1,7 miliardi di metri cubici a Israele.

La polizia egiziana effettua spesso incursioni nel Sinai per porre fine a traffici di qualunque tipo verso la striscia di Gaza. I responsabili dei servizi di sicurezza hanno aggiunto che la polizia ha inoltre intensificato la sua presenza intorno all'aeroporto di El Arish oltre che al valico di Al Ouja, alla frontiera con Israele.

Da ApCom


8 aprile 2010

Ma come si fa a dialogare o ritenere affidabile un pazzo simile?

 «Mr Obama, sei solo un bullo senza esperienza ma le tue atomiche non ci fanno paura»: il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, reagisce alla pubblicazione del nuovo testo di strategia nucleare della Casa Bianca con un discorso disseminato di attacchi personali contro Barack Obama, sommando ironia personale, espressioni beffarde e aggressività politica.

Ad avere irritato Teheran è il «Nuclear Posture Review» con cui l’Amministrazione Usa si è riservata il diritto di usare l’atomica contro «i Paesi che violano il Trattato contro la proliferazione» a cominciare da Iran e Corea del Nord, come Obama stesso ha spiegato in un’intervista al «New York Times» due giorni fa. Ahmadinejad interpreta il documento dell’Amministrazione e le parole di Obama come una sfida diretta e risponde in prima persona, cogliendo l’occasione di un discorso in programma nel Nord-ovest del Paese, trasmesso dalla tv Khabar. «Obama è un politico americano materialista come tanti altri e appena viene sconfitto sul piano della logica ricorre subito alle armi, proprio come fanno i cowboy» esordisce Ahmadinejad, descrivendo il presidente americano a colpi di beffe e ironie: «Mr Obama, sei niente altro che una matricola della politica, devi aspettare che il tuo sudore si asciughi un po’ e farti un po’ di esperienza». Come dire: è la troppa foga, dovuta all’inesperienza, che ti spinge a minacciare di usare le atomiche contro di noi.

Ahmadinejad torna a più riprese sul paragone Obama-cowboy, calcando toni e aggettivi: «Neanche George W. Bush parlava come te, ti atteggi a uno di quegli eroi dei film Western che al primo problema tirano fuori la pistola dalla fondina, hai una faccia nuova ma hai le stesse intenzioni dei tuoi predecessori, vuoi solo ingannare il mondo». Subito dopo arriva l’affondo, nel quale descrive il capo della Casa Bianca come un burattino in mani altrui: «Fai attenzione a non limitarti a leggere ogni pezzo di carta che ti mettono davanti o a ripetere le dichiarazioni che ti suggeriscono», visto che «sei sotto la pressione dei capitalisti e dei sionisti».

La Repubblica Islamica dell’Iran comunque non teme né la «Nuclear Posture Review» né le atomiche che Washington si riserva il diritto di adoperare: «Leader americani assai più grandi di te, e molto più bulli di te, non hanno potuto fare all’Iran un diavolo di nulla, figurati se adesso noi abbiamo paura di uno come te». E’ la seconda volta in meno di una settimana che Ahmadinejad sceglie di duellare in pubblico con l’inquilino della Casa Bianca, puntando a descriverlo agli iraniani come un leader debole, imbelle e dal quale c’è dunque ben poco da dover temere per una nazione come l’Iran, che si trova sulla soglia di diventare una potenza nucleare.

Al tempo stesso il ministro degli Esteri Manoucherhr Mottaki lavora a una contro-strategia tesa a scongiurare la creazione del consenso nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu a favore di nuove sanzioni contro il suo Paese. Mottaki ha così recapitato all’Agenzia per l’energia atomica delle Nazioni Unite (Aiea), e a Pechino - che dispone del diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza e finora è apparsa indecisa sull’adesione alle sanzioni - il testo di una «proposta di accordo sul nucleare» basato sull’offerta di porre il combustibile nucleare iraniano sotto il controllo dell’Onu sul territorio dell’Iran «fino a quando l’Occidente non ci consegnerà uranio arricchito al 20 per cento per il nostro reattore di ricerca».

Ma Washington, Mosca e le capitali europee hanno evitato commenti a caldo, lasciando intendere di non voler continuare una «trattativa in cui il fine è la trattativa», come osserva il Segretario di Stato statunitense Hillary Clinton. Anche perché siamo alla vigilia del summit sulla Sicurezza Nucleare che Obama presiederà a Washington a partire da lunedì, con l’obiettivo di far firmare ai leader di 47 nazioni un documento contro la proliferazione, che implica proprio la condanna della corsa dell’Iran - e della Corea del Nord - al nucleare. Delle minacce in arrivo da Teheran Obama si appresta a parlare anche oggi a Praga con il collega russo Dmitry Medvedev a margine del summit sulla firma del nuovo Start, il trattato sul taglio delle armi nucleari strategiche tra le due potenze ex nemiche nella guerra fredda.


Da La Stampa

Senza contare dell'ultima "fatwa informatica".

La fatwa emessa dal grande ayatollah iraniano della città santa di Qom, Makarem Shirazi è molto chiara: "Sì all'uso di Internet, ma no al satellite". Secondo l'ayatollah sarebbe nocivo, alla comunità islamica, entrare in contatto con i programmi alterati e anti-religiosi che vengono trasmessi dalle emittenti straniere. Eppure sono centinaia di migliaia le famiglie che hanno installato in casa, in modo clandestino, le parabole satellitari.

L'uso di internet, con le dovute precauzioni, non incontrerebbe vincoli religiosi nella dottrina islamica. Più complicato sarebbe dunque gestire la tv satellitare.

Sia la navigazione in Rete che l'uso dei canali satellitari, negli ultimi anni, è aumentato esponenzialmente tra la popolazione iraniana, in particolar modo tra la nuova generazione.

Emittenti televisive satellitari quali Voa, Bbc Farsi e Parstv svolgono un ruolo importante nella divulgazione delle notizie in Iran e, negli ultimi mesi, sono diventati molto popolari all'interno della società iraniana.

I giovani, invece, accedono sempre di più allo spazio web, leggendo i siti d'informazione e utilizzando social networks quali facebook, yahoo messenger, youtube e twitter.

Di conseguenza, secondo la fatwa, anche il commercio degli strumenti informatici necessari all'uso di Internet è legale, mentre la vendita delle parabole satellitari è vietata

22 settembre 2009

Ahmadinejad ora minaccia anche la Nato

 «Le forze armate iraniane taglieranno le mani a chiunque provi ad attaccarci, prima che riescano a premere il grilletto». Queste le dichiarazioni del presidente Mahmoud Ahmadinejad, intervenuto oggi a Teheran alla parata dell’esercito della Repubblica islamica, trasmessa in diretta dalla tv pubblica ’Irib’. «Nessuna potenza al mondo oserà al punto da sfidare l’Iran», ha affermato Ahmadinejad che ha aggiunto: «Oggi siamo forti come mai lo siamo stati».

«La nostra nazione è per la pace e per l’amicizia, ma non permetteremo alcuna violazione del nostro territorio e dei nostri diritti», ha continuato il presidente iraniano, che ha poi tuonato contro le truppe straniere di stanza nella regione, sostenendo che «la popolazione non tollererà ancora per altro tempo la loro presenza: come avete visto in Iraq e Afghanistan, la gente è ostile ai soldati stranieri».

In Iran oggi si apre "la settimana della difesa sacra", durante la quale si ricorda la guerra con l’Iraq combattuta dal 1980 al 1988. Secondo quello che riferisce ’Irib’, migliaia di soldati hanno sfilato davanti al palco delle autorità, seguiti dall’arsenale missilistico iraniano, tra i quali i famigerati missili a lunga gittata Shahab-3. I giornalisti tv che hanno commentato la parata hanno spiegato che gli Shahab-3, interamente prodotti nella Repubblica islamica, possono colpire un obietttivo a duemila chilometri di distanza, come ad esempio Israele.

Da La Stampa

26 giugno 2009

Hamas continua a minacciare (e a dimostrare di essere la stessa cosa di Hezbollah, Ayatollah iraniani, ecc. ecc.)

 Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha "una sola opzione" per ottenere il rilascio del caporale Gilad Shalit, preso in ostaggio nella Striscia di Gaza nel 2006, e cioe' "consentire uno scambio serio di prigionieri". Lo ha dichiarato il capo dell'ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal, in un discorso pronunciato a Damasco, dove vive in esilio, e trasmesso in diretta dalla tv satellitare 'al-Jazeera'.

Se questa condizione non sara' soddisfatta, Shalit "avra' lo stesso destino dei suoi predecessori", ha precisato Meshaal, riferendosi probabilmente ad altri militari israeliani scomparsi, tra cui Ron Arad, di cui non si hanno notizie da quando il suo aereo precipito' in Libano nel 1986 e fu preso in ostaggio da militanti sciiti. Le parole di Meshaal giungono nel terzo anniversario del sequestro del soldato israeliano.

(AdnKronos)

E intanto nel sud del Libano sono stati trovati 20 lancia missili

E poi ci sono episodi come questi, dove un diplomatico, non uno qualunque, non un povero ignorante, ma uno che dovrebbe rappresentare il proprio popolo, commette un atto simile. Come ci si potrebbe fidare?

29 gennaio 2009

Hamas continua a censurare, a minacciare e a rendere Gaza peggio dell'Iraq di Saddam Hussein

 Le immagini erano forti. Il 28 dicembre, all’inizio dei bombardamenti israeliani su Gaza, vengono colpite ripetutamente le palazzine di Saraia, la prigione più importante. Accorre una troupe di giornalisti locali impiegati dalla tv araba del Qatar, Al Jazeera. E filmano in diretta: le fiamme, i danni, i morti e i feriti. Improvvisamente dalle macerie fumanti cominciano ad emergere decine di militanti di Fatah, che da mesi erano tenuti segretamente nelle celle. «Hamas criminali, assassini, venduti. Volevano farci morire sotto le bombe sioniste», gridano furiosi. Molti sono feriti, shoccati. I giornalisti mandano in onda. Ma poco dopo arrivano negli studi di Al Jazeera i militanti di Hamas e chiedono che le trasmissioni vengano interrotte. «Non si possono mostrare le divisioni interne», dichiarano. Lo stesso avviene per Al Arabia, l’emittente del Dubai. Qui però riescono a trasmetterlo onda più volte. «Non sono filo-Hamas come Al Jazeera», dicono polemici i reporter pro-Fatah.

CENSURA - Censure simili si ripetono quando i giornalisti della Striscia intervistano civili che inveiscono contro Hamas con l’accusa di essere stati usati come «scudi umani». Oppure quando si cercano verifiche indipendenti del numero delle vittime. O, ancora peggio, quando incontrano persone che criticano apertamente «questa guerra suicida». Il loro numero è palesemente in aumento. C’è stato a Gaza subito dopo il cessate il fuoco un momento di confusione che ricorda ciò che avvenne in Iraq nel periodo seguente la fine dell’attacco americano. L’autorità centrale era caduta e la popolazione si sentiva più libera di parlare. Ma è un momento che qui sembra stare già tramontando. E a farne le spese resta in prima linea la libertà di stampa. Attenzione: non è molto diverso per i giornalisti di Hamas sotto l’autorità di Abu Mazen in Cisgiordania e non lo era per loro neppure a Gaza sino alle elezioni del gennaio 2006, quando Fatah era il padrone. Pure a Gaza sotto i riflettori oggi il peso della censura è particolarmente oppressivo.

MINACCE - I 29 reporter di Wafa, la vecchia agenzia stampa dell’Olp, ricevono il salario da Ramallah, ma non possono lavorare. Il loro posto è stato preso dalla nuova agenzia di Hamas, Al Bajan. Lo stesso vale per la ventina che lavorano nelle due radio pro-Fatah, Al Hurra e Shabiba. Salim Nafar, poeta noto per i suoi legami con la sinistra laica, è stato minacciato di morte. Saed Swerki, l’autore oggi quarantenne di una controversa opera teatrale, Watan, che nel 2007 non esitava a condannare le follie della guerra civile interpalestinese, è stato censurato. Prima che scoppiasse il conflitto, il parlamento di Gaza stava per approvare la «legge della punizione» mirata a colpire chi offende «gli interessi dello Stato». Commenta Saek Abu Suliman, noto docente di letteratura araba alla locale università Al Azar: «Siamo sempre più sotto un regime totalitario che cerca di imporre la sharia, la legge islamica. Trionfa il regno del silenzio». Così diventa difficile investigare il vero numero dei morti tra i guerriglieri della «muhamawa», la resistenza.

CADAVERI - Girano con insistenza notizie che ci sarebbero ancora decine, se non centinaia, di cadaveri sepolti nei tunnel bombardati da Israele nella parte settentrionale e orientale della striscia. I giornalisti parlano di «bilanci di sangue imposti dall’alto» e di «cimiteri e fosse comuni segrete», un po’ come avveniva in Libano dopo la guerra con Israele nel 2006. Ancora oggi nessuno sa quale sia il vero numero degli Hezbollah morti. «Siamo come sotto il regime di Saddam Hussein», dicono i reporter più arrabbiati. Nessuno è pronto a dare il suo nome. Hanan Musri, nota corrispondente locale di Al Arabia, è come in attesa di giudizio. Durante la guerra disse in diretta che i missili di Hamas venivano sparati dal loro edificio, dai trenta piani del palazzo Shuruk, nel centro di Gaza city. Ma adesso un altro, grave problema preoccupa le decine di giornalisti che da tempo hanno i loro uffici nello Shuruk. Vi sono tra l’altro le sedi di Abu Dhabi tv, Reuters, Nbc, Sky, diverse emittenti libanesi. Negli ultimi giorni all’ultimo piano si è installata infatti la sede di «Al Aqsa», la televisione di Hamas.

NESSUNA ALTERNATIVA - «Per noi non ci sono alternative. Questo posto non è più sicuro. Israele potrebbe bombardarlo in ogni momento. Dobbiamo andarcene», dicono tra gli altri i colleghi della Reuters. Timori più che comprensibili. «Il quartier generale di Al Aqsa venne colpito da Israele nelle prime ore dei bombardamenti e una delle nostre tre postazioni mobili fu distrutta da un missile pochi giorni dopo nelle vicinanze dello Shifah Hospital», conferma il vicedirettore dell’emittente, il 28enne Mohammad Thuraia. Tra parentesi, alle giornaliste palestinesi che vengono a intervistarlo lui chiede con ferma cortesia che mettano il velo sulla testa, «per difendere la loro moralità». Anche in questo caso l’esperienza libanese docet. Ancora nel 2006 i caccia israeliani si accanirono più volte contro le stazioni di «Al Manar», la televisione di Hezbollah. E i suoi giornalisti si ritengono tutt’ora a rischio. Del resto qui fanno ben poco per nascondere le loro simpatie per la jihad, guerra santa, ad oltranza. Aggiunge Thuraia come se fosse la verità più evidente della terra: «Ogni guerra di liberazione ha un prezzo. Ci saranno ancora tante vittime purtroppo. La guerra è appena iniziata. Dopo ogni tregua ricominceremo il conflitto perché gli ebrei sono in essenza traditori, non sanno mantenere gli impegni, lo dice anche il Corano. Ma non abbiamo paura, Allah ci aiuta e la nostra religione è di conforto. Alla fine gli ebrei se ne andranno dalle nostre terre e, magari non mio figlio Alì di 5 anni, ma i miei nipoti vedranno la libertà».

Dal Corriere

E un altro missile è stato sparato, oltre al raid in territorio israeliano dell'altra notte

26 gennaio 2009

Ma non erano tutti morti di fame?

 Il movimento radicale palestinese Hamas è pronto ad offrire denaro cash, per un ammontare di 52 milioni di dollari, a tutti i cittadini di gaza che hanno perso familiari, casa e lavoro durante l'offensiva militare israeliana nella Striscia.

Da ApCom

Il diktat di Hamas a Fatah Chi vorrà provare a convincere quelli di Hamas ad essere meno violenti?

19 dicembre 2008

Le minacce di fondamentalisti e terroristi sono sempre da prendere sul serio

Striscia di Gaza: stop alla tregua
 La tregua di sei mesi promossa dall'Egitto fra Israele e le fazioni palestinesi, guidate dai militanti islamici di Hamas, nella Striscia di Gaza si è conclusa oggi, con la prospettiva di nuove violenza al confine.

"Annunciamo che la tregua fra noi e il nemico sionista si è completamente conclusa e non sarà rinnovata a causa dello spregio degli occupanti per le sue condizioni e obblighi fondamentali", ha dichiarato l'ala armata di Hamas, Izz el-Deen al-Qassam, in un comunicato diffuso alle 5 ora italiana, che secondo Hamas era l'ora esatta in cui scadeva la tregua.

Hamas e altri gruppi militanti nella Striscia di Gaza hanno detto che sono preparati a qualunque escalation militare con le forze israeliane e a possibili raid israeliani all'interno della Striscia. I gruppi hanno detto che i loro militanti armati si sono addestrati durante questi sei mesi di tregua.

Da Reuters

... e, pochi istanti dopo lo spirare del termine, almeno due razzi sono subito piombati sulla parte meridionale del territorio israeliano.

(da tutte le agenzie di stampa, tranne la Reuters)

tanto che i funzionari americani gireranno solo con mezzi blindati. Ma la gente comune?

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