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Questo blog sta spudoratamente con Israele e, riprendendo un post di Victor Davi Hanson, gentilmente già tradotto daCamillo non metterà in dubbio le sue idee, ma lo potrebbe fare se:
-
Sharon sospenderà tutte le elezioni e pianificherà un decennio di governo che non potrà essere messo in discussione.
-Sharon sospenderà tutte le inchieste giudiziarie sulle sue attività fiscali e i membri della sua famiglia spenderanno a Parigi i milioni di dollari dati a Israele come aiuti umanitari.
-Tutte le le televisioni e i giornali israeliani saranno censurati dal partito Likud.
-Squadracce di assassini israeliani entreranno in Cisgiordania con la precisa intenzione di far saltare in aria donne e bambini arabi.
-I bambini e adolescenti israeliani saranno addobbati con esplosivi sotto le camicie per andare a uccidere famiglie palestinesi.
-Le folle israeliane si precipiteranno in strada per immergere le mani nel sangue dei loro morti e poi marceranno invocando omicidi di massa di palestinesi.
-I rabbini pronunceranno sermoni pubblici con cui ritraggono i palestinesi come figli delle scimmie e dei maiali.
-I testi scolastici israeliani diranno che gli arabi fanno sacrifici umani e riti omicidi.
-I principali politici israeliani, senza che nessuno li rimproveri, invocheranno la distruzione della Palestina e la fine della società araba in Cisgiordania.
-I membri del partito Likud linceranno e uccideranno, come se fosse normale, e senza processo, i propri oppositori.
-I fondamentalisti ebrei uccideranno le donne colpevoli di adulterio e resteranno impuniti perché sosterranno di aver salvaguardato l'onore della famiglia.
-La televisione israeliana trasmetterà - accompagnati da musica patriottica ­ gli ultimi messaggi registrati di assassini suicidi che hanno massacrato dozzine di arabi.
-I manifestanti ebrei faranno una parata per strada e vestiranno i loro bambini da assassini suicidi.
-I newyorchesi pagheranno 25 mila dollari di taglia per ogni palestinese ucciso da un assassino israeliano.
-I militanti israeliani uccideranno un ebreo per sbaglio e poi si scuseranno dicendo che pensavano fosse un arabo, al fine di tacitare la società israeliana.
-Gli ebrei entreranno nei villaggi arabi di Israele per mitragliare donne e bambini.
-Le figure pubbliche israeliane, come se fosse una cosa normale, minacceranno di colpire gli Stati Uniti con attacchi terroristici.
-Bin Laden sarà un eroe popolare a Tel Aviv.
-Gli assassini ebrei uccideranno diplomatici americani e la società ebraica darà loro ospitalità.
-I cittadini israeliani celebreranno le notizie secondo cui tremila americani sono stati assassinati.
-I cittadini israeliani esprimeranno sostegno per i tentativi dei supporter di Saddam di uccidere gli americani in Iraq.
-Gli israeliani ameranno la morte e gli arabi vorranno bersi in pace un caffé da Starbucks.

Lo statuto di Fatah



"
Israele è una delle rare cause che sostengo. Neri e ebrei sono legati da una storia comune di persecuzioni"
Ray Charles, "The Genius", cantante e pianista.









Carlo Panella
I piccoli martiri assassini di Allah
pp. 224 - Euro 12,90 - Edizione in brossura con sovraccoperta. Indottrinamento scolastico, religioso, mediatico; cortometraggi di propaganda appositamente studiati per annullare la naturale paura della morte; canzoncine e giochi che esaltano il suicidio e il martirio. Sono terribili ed eclatanti i documenti raccolti in questo saggio. Oggi un’intera generazione di ragazzini, vittime dell’indottrinamento e della propaganda crede che la morte per Allah in guerra sia la più elevata impresa conseguibile in vita. Questa educazione è un’onta indelebile, un abuso, un terribile pregiudizio per il futuro della regione e del pianeta.

Carlo Panella
, autorevole osservatore dell’intricato scenario mediorientale, analizza la nuova, terribile arma del terrorismo islamico: il martirio degli shaid–killer, i suicidi-assassini, diventati ormai parte integrante nel progetto di una società islamica fondamentalista. "È questo, per chi ha occhi per vedere, il nuovo volto di un vecchio cancro che l’Europa ha tristemente conosciuto: il totalitarismo".

 



l'educazione impartita ai bambini palestinesi - This is what is taught to palestinian children

"Avremo la pace quando gli arabi ameranno i loro figli quanto odiano noi" - Golda Meir

E
’ ovvio che tutti i morti chiamano compassione, che le vittime non stanno da una parte sola, che in Medio Oriente non è quasi possibile distinguere il sangue dei vinti da quello dei vincitori, perché è in corso una lotta esistenziale la cui conclusione è tutt’altro che certa, e il cui unico sbocco umano possibile è la pace. Ma non è ovvio, anzi è uno scandalo, che il terrorismo sia rubricato sotto la voce “resistenza”, che non si capisca quanto sia di rigore il dovere di amare un paese così, affetto da questa piaga, lacerato e insanguinato nel modo che vedete, e non in metafora, ma alla lettera. E gli scandali devono venire alla luce.Il terrorismo è una paura dell’invisibile, e questa paura forgia le coscienze degli occidentali che cedono terreno alla sua logica nell’invisibilità. (...) - Da «Amiamo la vita più di quanto loro amano la morte» Il Foglio 3/2/2004.

Israele rappresenta un caso unico: quello di uno Stato al quale si contesta il diritto di esistere. La politica israeliana si può comprendere chiaramente solo alla luce di questa realtà. Tutti i timori, le preoccupazioni, le angosce dei miei amici israeliani, compresi quelli più impegnati per la pace, si riassumono nella paura di vedersi negare il diritto di esistere. Una paura che non cesserà finché questo diritto non sarà garantito. E finché durerà questa paura, l´unica reazione possibile sarà quella di dire: «Mai più ci lasceremo condurre docilmente al massacro come agnellini inermi». (...) Chi non lo comprende, e non tiene presente al tempo stesso il fatto che fin dal primo momento l´esistenza stessa del neonato Stato d´Israele veniva contestata da parte araba, con mezzi militari e sempre nuove minacce, non può comprendere qual è veramente la posta in gioco nel conflitto mediorientale. Se guardiamo alla situazione attuale, non possiamo ignorare le sofferenze dei palestinesi, i morti, le molte vittime innocenti, dall´una e dall´altra parte. Ma questo conflitto potrà arrivare a una soluzione soltanto quando il diritto alla esistenza dello Stato di Israele e dei suoi cittadini sarà garantito al di là di ogni possibile dubbio. (...) Da "Vedere l'Olocausto in atto" di Joschka Fischer su La Repubblica del 3/2/2004.

Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d'Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro
padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso. Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972.

(...) l'11 marzo l'Europa ha pagato caro il suo pacifismo filoislamico: 200 morti innocenti, il più  terribile attentato mai vissuto nel vecchio continente. 
(...) Sarebbe giusto capire finalmente la tragedia che vive Israele da anni e sarebbe giusto pensare che noi abbiamo vissuto 130 volte l'11 marzo in tre anni e mezzo. 130 attentati suicidi in un Paese piccolo come una regione italiana. Dopo ogni attentato sentivamo i commenti più atroci: " lotta di liberazione, non hanno altra possibilita'che il terrorismo, militanti per la libertà, occupazione militare, peggio per loro (cioè noi)". Mai una normale parola di comprensione per i nostri bambini lacerati dai chiodi e dall'esplosivo. Una bambina di sette mesi è la più piccola vittima di Madrid. La sua morte dovrebbe pesare sulla coscienza di chi ha sempre tentato di giustificare il terrorismo islamico.
La sua morte, come quella delle altre vittime, dovrebbe togliere il sonno a chi esaltava Durban, a chi approvava i cortei pacifisti urlanti "Bush e Sharon Boia" e ai capetti europei sempre pronti a calare le braghe davanti alle dittature islamiche. Io li porterei tutti a Madrid e li farei stare sull'attenti davanti ai pezzi dei corpi delle vittime dei fratellini di Bin Laden, Arafat e Saddam Hussein.
Deborah Fait su Informazione corretta 13/03/2004.



Quattro giorni più tardi, 16/10/2000 il quotidiano palestinese di Ramallah "Al Hayat Al Jadida" pubblicava il seguente appello:
Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana. Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato. Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere. Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri. Riccardo Cristiano,Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina
(grazie alla segnalazione di Barbara).

 

Esperimento consiglia:

 

24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi di Ruth Halimi ed Emilie Frèche. Traduzione di Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan. Ed. Belforte

A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)

«L'antisemitismo è qualcosa che minaccia la vita degli ebrei ma devasta, a volte in maniera irrimediabile, le coscienze dei non ebrei. È giunto il momento di raccontare quelle sgradevoli verità che non siamo ancora riusciti né a confessare né a confessarci del tutto.»


   Il sistema costituzionale dello Stato di Israele
dalai lama


*LIST
JEWISH BLOGGERSJOIN*



(Grazie a Dandy che è l'autore del bellissimo manifesto e a Bautzetung promotore della lista il cui motto è "Né di qua né di là!!!")

TOCQUEVILLE,  la città dei liberi.

Premessa. – Introduzione. – I. Profili storici (E. Ottolenghi). – II. Costituzione e Fonti del Diritto (A. Mordechai Rabello). – III. La Forma di Governo (E. Ottolenghi). – IV. I partiti politici (A. Mordechai Rabello e A. Yaakov Lattes). – V. Le libertà fondamentali (S. Navot). – VI. L’ordinamento giudiziario (S. Goldstein e A. Mordechai Rabello). – VII. La giustizia costituzionale (T. Groppi). – Orientamenti bibliografici (a cura di Francesca Rosa).
 

 



 



                                         

>
A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)



Grazie a Watergate che ha migliorato notevolmente questa homepage

E voi cosa proponete? Andreacaro è convinto che una risata ci seppellirà.


 

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Diario
1visite.

22 dicembre 2009

Risposte ad alcune domande molto comuni

(...) Dott. Kedar, in base alla sua esperienza, l'esperienza di una persona che conosce così bene la mentalità, la cultura e il modus vivendi arabo le chiedo; si riuscirà mai a trovare una formula di compromesso che possa permettere di riportare la pace nella regione senza mettere in pericolo l'indipendenza sia di Israele che delle altre nazioni?
" Rispondo a questa domanda raccontando un piccolo aneddoto. Un importante diplomatico egiziano è un mio amico con il quale mi incontro saltuariamente. Ci scambiammo le nostre opinioni e spessissimo lui riporta sui giornali in lingua araba ampi stralci delle nostre discussioni. A questo mio amico ho chiesto come mai nonostante i trattati di pace di Camp David, le intese bilaterali fra Egitto ed Israele nei più svariati campi: commerciale, culturale, scientifico e tecnologico, sono rimasti lettera morta e perché, nonostante siano passati tanti anni, non c'è stata una vera normalizzazione. Ci ha pensato un po' e poi mi ha detto:
voi israeliani non potete pretendere da noi più di quello che esiste fra una nazione araba e l'altra. Questo perché neanche fra le nazioni arabe esiste un normalizzazione dei rapporti così come la intendiamo noi."
Ad esempio? 
" Crede che fra Arabia Saudita e Siria ci siano buoni rapporti? Libano e Siria? O fra Egitto e Sudan o Egitto e Libia ci siano buoni rapporti? Le assicuro di no. Esiste anche fra le nazioni arabe una sorta di competizione, invidie e odio che covano sotto la cenere di rapporti che sono buoni solo di facciata. In Medioriente la pace non è la stessa che si intende in Europa. Non possiamo pretendere una pace ed una normalizzazione tipo quella europea dove oggi nazioni che si sono combattute per centinaia d'anni convivono a frontiere aperte e collaborano in maniera totale. Questo, in Medioriente, non accadrà mai. La pace, così come viene intesa nel mondo arabo, è un grosso cessate il fuoco che tiene fino alla prossima guerra. La pace definitiva così come viene intesa in Occidente da queste parti è meno reale di un miraggio. Bisogna capire che questa condizione è legata ad una mentalità radicata da centinaia di anni, è un modo di modo di intendere le cose che è impossibile, almeno allo stato attuale, modificare. Questo è un particolare importantissimo che in Occidente viene quasi sempre dimenticato. Quando si parla con il mondo arabo bisogna sempre tenere presente che le parole il più delle volte hanno dei significati diversi, e quando si pensa di aver raggiunto un obiettivo o un accordo secondo i canoni occidentali, spesso, dal punto di vista della controparte araba, si è ancora nel bel mezzo della trattativa. Come due giocatori che, davanti ad una scacchiera giocano uno a dama e l’altro a scacchi, alla fine non ci si intende, non ci sarà un vincitore alla fine del gioco e, inevitabilmente, si finirà per litigare. E le liti, da queste parti, non sono caratterizzate da insulti e male parole, qui quando si litiga lo si fa con le armi in mano. "
 Si parla spesso di un trattato di pace che preveda una divisione di Gerusalemme, la città divisa e capitale di due Stati; crede che una cosa del genere possa davvero accadere? 
" Per parlare di questo bisogna innanzitutto capire qual è il punto di scontro relativo a Gerusalemme. Lo scontro non è territoriale, ma teologico. Gerusalemme è considerata sacra dall'Islam, ma questa sacralità non ha fondamento teologico, si tratta di un sacralità di tipo politico. La storia, e ci sono i documenti che confermano quello che sto per dire, ci racconta che nel 682 D.C., 50 anni dopo la morte di Maometto, ci fu una sollevazione alla Mecca da parte di persone che arrivavano da Damasco. Una volta sedata la rivolta fu vietato l'ingresso ai luoghi sacri a tutti coloro che arrivavano da questa regione. Trovandosi in questa situazione a Damasco si pensò di reinventare un nuovo luogo sacro e la scelta, visto che si trattava di un luogo religiosamente importante sia per gli ebrei che per i cristiani cadde proprio su Gerusalemme. Questo, dal punto di vista islamico, ha un senso compiuto anche considerando il fatto che l'Islam, la più giovane delle religioni monoteistiche ha, come ragione d'essere, la cancellazione e la sostituzione dell’ebraismo e del cristianesimo e non la convivenza con esse. Inutile girarci intorno, l’Islam vede se stesso come la vera religione, mentre l'ebraismo ed il cristianesimo, sempre secondo il punto di vista islamico, sono delle religioni passate cioè da integrare all'interno dell'unica fede islamica e questo, badi bene, non è una cosa del passato, non è scritta sui libri di storia, questo è un dettato coranico valido ancora oggi. La divisione di Gerusalemme, ammesso che questo avverrà mai, non è la fine di una querelle, ma il nuovo punto di inizio fino alla riconquista totale della città. Questo, Israele non lo permetterà mai. L’occidente, tra l’altro, non ha ancora capito, o fa finta di non capire, che questo è il motivo per cui le uniche popolazioni che non si integrano nel modello di vita occidentale sono proprio quelle arabe. Non sono le popolazioni algerine che si trasferiscono in Francia, ma l’Algeria, come non sono le popolazioni libiche o tunisine che arrivano in Italia, ma la Tunisia e la Libia. Si vuole il cambio del modo di vita occidentale, non l’integrazione all’occidente. L’abolizione dei simboli cristiani, in Italia il crocefisso dalle scuole o dai luoghi pubblici, è solo uno dei primi passi, poi le richieste di islamizzazione saranno sempre più penetranti nel tessuto sociale europeo, come ad esempio quello che sta succedendo in Inghilterra dove si vorrebbe adottare la Sharia in zone ad alta densità islamica. Questo, se fosse concesso, porterebbe alla perdita di sovranità su ampie parti di territorio e considerando che le nascite nel mondo islamico sono più del doppio di quelle che ci sono nelle popolazioni occidentali, gli equilibri demografici porteranno, e neanche tanto lentamente, ad una islamizzazione dell’occidente ed ad una conseguente integrazione al contrario. Saranno gli europei a dover cambiare il loro modo di vita e lo dovranno fare in casa loro."
Quello che lei dice è estremamente inquietante, pensa che tutto il mondo arabo, senza eccezioni, abbia questo obbiettivo finale?
" Questo che ho descritto è il dettame coranico e sono in molti, la maggioranza, quelli che lo seguono. Dall'altro canto io vedo, all'interno del mondo islamico, enormi tensioni; faccio un esempio: c'è chi mette in dubbio la legittimità del fatto che siano i sauditi i custodi della Mecca. Non sono pochi quelli che si chiedono perché mai proprio e sauditi, che sono beduini, debbano avere potere sui luoghi più sacri della religione islamica. Oppure non possiamo non dimenticare le enormi tensioni che esistono sciiti e sunniti, o le guerre intestine come, ad esempio, quella portata avanti dalla Turchia nei confronti dei curdi, i massacri perpetrati nel Darfur, o i continui bombardamenti dell'aviazione saudita fa all'interno dei territori Yemeniti. Queste divisioni interne hanno fino ad ora rallentato l’islamizzazione dell’occidente in tutte le sue forme.".

Da Liberal

13 febbraio 2009

La hudna significa solo impedimento a Israele di reagire agli attacchi missilistici

Nonostante la clamorosa disponibilità manifestata da Hamas ad accettare entro breve tempo nella Striscia di Gaza un cessate-il-fuoco di diciotto mesi con Israele, nella mattina di venerdì almeno tre nuovi razzi sono stati lanciati dall'enclave palestinese contro la parte meridionale del territorio dello Stato ebraico, dove si sono abbattuti al suolo alle porte della cittadina di Sderot: non vi sono comunque stati feriti nè danni materiali degni di nota. Lo ha reso noto un portavoce militare israeliano, secondo cui l'attacco non risulta essere stato rivendicato; a parte Hamas, non tutte le fazioni estremistiche palestinesi hanno aderito alla tregua unilaterale attualmente in vigore.



Intanto giovedì sera si è svolto l'atteso vertice tra il numero due dell'ufficio politico del movimento integralista, Mussa Abu Marzuk e il mediatore egiziano Omar Suleiman, capo dei servizi segreti. Il risultato è che l'Egitto annuncerà entro 48 ore un accordo per una tregua di 18 mesi fra Hamas e Israele nella Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato Mussa Abu Marzuk: "Abbiamo dato il nostro accordo per una tregua con la parte israeliana della durata di un anno e mezzo".

Il piano prevede "l'apertura di sei punti di passaggio fra Gaza e Israele e la sospensione di qualsiasi attività militare e di aggressione", ha precisato il numero due di Hamas, che risiede a Damasco e guida la delegazione al Cairo che ha valutato la proposta egiziana di cessate il fuoco che il 18 gennaio ha posto termine al conflitto. Prima dell'annuncio ufficiale ci saranno contatti con le altre fazioni palestinesi e la parte israeliana. Marzuk ha aggiunto che la questione della liberazione del soldato franco-israeliano Gilad Shalit, catturato a Gaza il 25 giugno 2006, non rientra nell'accordo. (...)

Da Affari italiani


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permalink | inviato da esperimento il 13/2/2009 alle 9:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

21 gennaio 2009

Il ricatto di Hamas

 Può sembrare comico ma l’impressione che se ne ricava è quella del bulletto che attende che il suo contendente giri l’angolo per gridare sottovoce: “se non te ne vai, ti meno”. Anche se ha molto poco di allegro la faccenda a cui la si collega.
E’ così che nella Striscia di Gaza la tregua unilaterale proclamata da Israele viene fatta passare per il ritiro delle truppe della Stella di Davide e per la vittoria di Hamas. Ismail Haniyeh, leader di Hamas a Gaza in un discorso televisivo ai palestinesi di Gaza rivendica la vittoria del suo movimento: «Dio ci ha dato una grande vittoria, non solo per una fazione, o un partito o un movimento ma per il nostro intero popolo. Abbiamo fermato l'aggressione e il nemico non è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi». I miliziani palestinesi ci provano anche a dettare le loro condizioni, dando sette giorni di tempo alle truppe israeliane per ritirarsi completamente dai territori di Gaza. E’ sempre lo spirito del “se non te ne vai ti meno!”, ma solo dopo che il contendente, meno gradasso, valutando per raggiunti gli obiettivi politici e militari, fa invertire  la marcia dei suoi blindati!
E’ bene ricordare che l’azione armata di Tel Aviv nella Striscia è nata per la rottura unilaterale della già instabile tregua da parte di Hamas e per lo stillicidio continuo dei lanci dei razzi Qassam diretti contro le città confinanti le popolazioni civili nei territori del sud dello Stato ebraico. L’intervento militare aveva due fini  dichiarati: quello della distruzione dei varchi, a Sud della Striscia di Gaza, da cui passavano, nonostante la tregua negoziata dall’Egitto con Hamas nel giugno del 2008, le armi ed i razzi usati dai guerriglieri, e quello di impedire il loro lancio verso il territorio israeliano.
Un altro obiettivo, non dichiarato, ma implicito, era quello di indebolire in quei territori il potere di Hamas.
Alla situazione attuale non è dato sapere se gli obiettivi di Israele siano stati tutti completamente centrati. Sembra di no! Almeno non quello di impedire del tutto il lancio degli ordigni verso Israele, che è un risultato difficile da raggiungere appieno: i razzi, infatti, partono dal mezzo degli insediamenti urbani, tra la popolazione civile, tra le donne ed i bambini di cui i guerriglieri si fanno scudo. E’certa, però, ed è triste, quella cruda realtà delle molte vittime innocenti e si può pensare  che l’obiettivo di Hamas, di impietosire il mondo con il sangue di donne e bambini, sia stato, invece, sufficientemente raggiunto.
Sui risultati politici è invece difficile far previsioni. Se la guerra, infatti, rafforza l’odio verso il nemico, nel nostro caso dei palestinesi verso Israele, è anche vero che la popolazione attribuisce ad Hamas la responsabilità delle molte vittime civili e che, ai sentimenti di vendetta, sa alternare anche la voglia di moderazione e di pace.
La gente del mondo ha, però, il dovere di sapere, malgrado i Santoro e l’indecenza dei pseudo-pacifisti, sedicenti schierati dalla parte dei deboli per nascondere le turbe di un’ideologia anti-occidentale, che in questa contesa i bulletti di Hamas, per mal compreso eroismo, più che la loro vita hanno messo a rischio quella di migliaia di civili, dietro i quali si sono vilmente nascosti.
Nessuno, con onestà, può non vedere chi voglia davvero la pace e chi invece soffia

Da Il Legno Storto

19 dicembre 2008

Le minacce di fondamentalisti e terroristi sono sempre da prendere sul serio

Striscia di Gaza: stop alla tregua
 La tregua di sei mesi promossa dall'Egitto fra Israele e le fazioni palestinesi, guidate dai militanti islamici di Hamas, nella Striscia di Gaza si è conclusa oggi, con la prospettiva di nuove violenza al confine.

"Annunciamo che la tregua fra noi e il nemico sionista si è completamente conclusa e non sarà rinnovata a causa dello spregio degli occupanti per le sue condizioni e obblighi fondamentali", ha dichiarato l'ala armata di Hamas, Izz el-Deen al-Qassam, in un comunicato diffuso alle 5 ora italiana, che secondo Hamas era l'ora esatta in cui scadeva la tregua.

Hamas e altri gruppi militanti nella Striscia di Gaza hanno detto che sono preparati a qualunque escalation militare con le forze israeliane e a possibili raid israeliani all'interno della Striscia. I gruppi hanno detto che i loro militanti armati si sono addestrati durante questi sei mesi di tregua.

Da Reuters

... e, pochi istanti dopo lo spirare del termine, almeno due razzi sono subito piombati sulla parte meridionale del territorio israeliano.

(da tutte le agenzie di stampa, tranne la Reuters)

tanto che i funzionari americani gireranno solo con mezzi blindati. Ma la gente comune?

17 dicembre 2008

Il trucco della tregua senza tregua

 Sarà per Hamas una semi-tregua non dichiarata e non ammessa, sotto la quale seguiterà a scorrere una determinazione indomabile e anche l’aspettativa segreta che presto una nuova occasione darà fuoco alle polveri. Venerdì è il giorno della scadenza del cessate il fuoco in atto con Israele dal 19 giugno. Tale tregua ha diminuito per sei mesi il carico di missili sulla città di Sderot (da dieci a tre di media) e frenato l’esercito nelle sue incursioni.
Ha, però, anche permesso che Hamas si armasse di missili molto più potenti capaci di arrivare a Ashkelon e a Ashdod, ben oltre Sderot, sempre arrostita a fuoco lento, e se le cose si scaldassero ne vedremmo una grande salva, fino alla perdita di pazienza di Israele, che è pronta a entrare, ma non riesce a decidersi a causa del soldato rapito Gilad Shalit nella mani di Hamas e della pressione internazionale. Cosa deciderà Hamas, dato che comunque Israele non mette in discussione la tregua e Amos Gilad, responsabile per il governo di ritorno dal Cairo, dice che non era prevista una data di scadenza?
Hamas in queste ore alza il prezzo: più apertura di passaggi, di merci, di vantaggi vari, ma Israele è adamantina: si resta come siamo, Shalit non è con noi, sparate su Sderot, siete amici di Iran, Hezbollah, Siria. Se ci sparerete, risponderemo. Ma Hamas gioca razionale: la sua scelta, tregua senza tregua, è parte della natura irriducibile che ha abbracciato e della sua strategia.
Ma deve sistemarsi nel suo nuovo ruolo di leva della jihad mondiale: per esempio, è ancora nella fase della sostituzione del partner egiziano con quello iraniano. Ha snobbato gli inviti di Mubarak di riunirsi con Fatah e di trattare su Shalit, ha rifiutato l’incontro di novembre con Abu Mazen al Cairo. Vede Mubarak come vede Abu Mazen: traditori filoisraeliani, ma deve attrezzarsi per sostenere il punto mentre ama mostrarsi come vittima di fronte al mondo. All’Iran che gli fornisce armi e training tramite il Libano e anche a Al Qaida con cui ha rapporti regolari, risponde con una politica generale di riscaldamento dell’area che, però, non vuole diventare subito scontro aperto.
Hamas vuole apparire un giocatore irriducibile, ma non è ancora pronto. Abu Mazen sembra determinato a dichiarare il prossimo 10 di gennaio che resterà presidente dell’Autorità palestinese oltre la scadenza del mandato e sembra preparato a resistere allo scontro con Hamas che lo vuole a casa. Ultimamente le sue operazioni di polizia nelle città del West Bank contro Hamas e la restituzione di 220 prigionieri da parte di Israele, gli hanno costruito spalle più larghe. Hamas non è pronto alla guerra su due fronti, e la lotta interna la può giocare tutta sull’estremismo, pane quotidiano nell’Ap.
Anche Abu Mazen, ricevuti i suoi prigionieri alla Mukata di Ramallah, ha subito alzato la posta e ha ripetuto che le offerte di Olmert ad Annapolis (da oggi centro di una risoluzione dell’Onu) non sono accettabili. Insomma, cerca la concorrenza a Hamas. Ma è dura competere: neppure Caligola ai suoi tempi, forse, avrebbe mostrato al pubblico sghignazzante la caricatura della sofferenza di Shalit, il ragazzo di leva di cui da 900 giorni si sa solo che è nelle mani di Hamas, come ha fatto domenica Ismail Haniyeh - capo di Hamas a Gaza - di fronte alla sua folla. L’orgia guerresca offriva un falso Shalit al pubblico trionfante, un attore che mostrava quanto è fifone un soldato israeliano prigioniero che chiama il babbo e la mamma. La folla sghignazzava. Haniyeh ha messo in scena l’irriducibilità di Hamas, e ora può fare la sua tregua senza tregua.


Dal Giornale


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16 dicembre 2008

Chi è che decide la guerra in Medio Oriente

 Recita un vecchio detto saggio: "fare e disfare è tutto un lavorare" (del resto è evidente non sanno fare altro che distruggere)
Mentre Israele propone la distensione, scarcerando 200 e passa delinquenti

15 dicembre 2008

Hamas non dà tregua a nessuno

Il leader di Hamas in esilio a Damasco, Khaled Meshaal ha detto che è improbabile che la tregua con Israele dentro e attorno la Striscia di Gaza sarà rinnovata quando, la prossima settimana, terminerà. Intanto un portavoce dell'ufficio del premier israeliano ha sottolineato che il suo Paese è pronto a estendere la tregua dentro e attorno la Striscia di Gaza se il movimento islamico che controlla l'enclave rispetterà l'accordo.

Diversi esponenti politici di Hamas e al Fatah vogliono raccogliere almeno 100mila firme per sostenere un documento che chieda ai leader delle due fazioni rivali di promuovere una riconciliazione nazionale. La petizione sarà presentata ufficialmente domani a Nablus, in Cisgiordania.

Il documento invita i leader dei due gruppi palestinesi a riprendere i colloqui per la riconciliazione e a rilasciare i prigionieri politici di entrambe le parti. I promotori di questa iniziativa sperano di raccogliere fino a un milione di firme, che saranno poi presentate al presidente palestinese Abu Mazen e ai leader di Hamas.

I rapporti tra le due fazioni si sono inaspriti dopo che nel giugno 2007 Hamas ha preso con la forza il controllo della Striscia di Gaza, estromettendo le forze di
sicurezza vicine al presidente Abu Mazen.

Da Voce D'Italia

Meno male che almeno qualcuno (ma solo qualcuno purtroppo) ci pensa

17 novembre 2008

La strategia di Hamas: perché ha rotto ora la tregua che le faceva così comodo

 Dal 19 giugno scorso l’infernale vita dei cittadini di Sderot, su cui surrealmente giorno dopo giorno dallo sgombero da Gaza nell’agosto 2005 si sono abbattute migliaia di missili kassam, era gradualmente migliorata. La Tadija, una tregua di sei mesi e che quindi avrebbe dovuto concludersi il prossimo 19 gennaio, si era stabilizzata in circa un mese: il tempo per Hamas che governa Gaza di imporre uno stop anche alle altre organizzazioni terroriste nella sua giurisdizione per impedire che uomini dal volto mascherato andassero con i lanciamissili in spalla fino presso il confine a sparare, per poi sgombrare il campo e sfuggire alla risposta israeliana. Adesso, la tregua sembra alla sua conclusione: in pochi giorni Sderot, le cittadine e i kibbutz del sud vicino al confine di nuovo tremano per i bambini, mancano i rifugi, quando suona la sirena nessuno sa dove mettersi al riparo.
Israele tutta si domanda se alla fine sia stata una buona idea consentire che Hamas utilizzasse questi mesi per scavare tunnel dall’Egitto, autentiche autostrade oltre che per generi di consumo di ogni tipo, soprattutto per armi avanzate e abbondanti per milizie sempre meglio addestrate. Il premier Ehud Olmert ha detto ieri che non ci sono equivoci: Hamas è responsabile della rottura della tregua, le azioni di Israele sono solo risposte che diventeranno sempre più serie e puntuali a ogni attacco. Anche Ashkelon venerdì è stato preso di mira da missili Grad, di migliore stabilità e più lunga gittata dei Kassam.
Perché Hamas rischia adesso una tregua che le era assai comoda? Hamas e Fatah nei giorni scorsi sono stati oggetto di un intenso tentativo di mediazione da parte dell’Egitto, ma Mubarak, dopo che Hamas ha fatto mancare la sua presenza a un incontro che avrebbe dovuto risultare decisivo, ha quasi gettato la spugna, e dice di sperare di recuperare la speranza riparlando con Hamas nelle prossime ore. Si sa che Hamas preferirebbe eventualmente il Qatar come mallevadore, e che accusa Mubarak di tenere per Abu Mazen e di favorire la politica di Israele. La verità è che lo scontro fra le due fazioni è in questi giorni particolarmente acuto, perché il 9 dicembre scade il mandato di Abu Mazen come presidente, ma il rais non ha nessuna intenzione di andarsene e indire nuove insidiose elezioni: teme che Hamas, con la sua ideologia jihadista e le sua forza militare, ponga fine al dominio di Fatah anche in Cisgiordania. Abu Mazen non è rimasto con le mani in mano ad aspettare: da una parte ha tentato di fare la pace con i suoi nemici interni, dall’altra di neutralizzarli con retate e un’intensa repressione in Cisgiordania. Hamas ha fatto lo stesso a Gaza: mentre riapriva le ostilità con Fatah ne ha colpito gli uomini, e ha rilanciato l’offensiva dei kassam tesa a garantirle un ampio consenso ideologico, in modo che semmai si accusi Abu Mazen di infedeltà alla causa.
A Gaza l’uso bellicoso dei tunnel e il lancio di Kassam, provoca le reazioni degli israeliani che hanno già fatto svariati morti (i due di sabato però sembrano causati da un «incidente sul lavoro»), e acuisce il problema dei rifornimenti dei combustibili e degli alimentari. Ma Hamas sa che questa situazione, l’assedio di cui parla, in parte tenuto a bada con i beni dai tunnel, crea un’attenzione e un consenso internazionale che mette in difficoltà Israele e anche i suoi nemici interni. Hamas tiene in mano le carte di un grande gioco sorretto dalla Siria che ospita a Damasco il suo capo Khaled Mashaal, e dall’Iran che fornisce armi e fondi. Inoltre, attaccare Israele significa sollevarne lo spirito difensivo e quindi garantire alle elezioni di febbraio l’elezione di Netanyahu: l’avversità internazionale che suscita si trasformerebbe in consenso per i palestinesi. Israele deve comunque affrontare il tema di Gaza, e pondera una grande operazione, sospinta dalla disperazione delle popolazioni colpite dai missili. Sopportarli, per la gente di Sderot e dintorni, è stato difficile; vederli piovere di nuovo dal cielo, ancora di più.


Da Il Giornale

E i missili sono proprio incessanti:

Almeno sei razzi palestinesi hanno colpito questa mattina il sud di Israele. Lo ha confermato il portavoce della polizia israeliana, Micky Rosenfeld, spiegando che i razzi sono esplosi in campo aperto, senza provocare danni o feriti.

L'attacco giunge nelle stesse ore in cui il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, è atteso in visita a Sderot.

L'attacco con razzi di questa mattina è stato rivendicato dal movimento radicale palestinese Jihad islamica.

18 agosto 2008

Incessanti i missili da Gaza, nonostante la tregua

 Alcuni razzi Qassam sono stati sparati dalla Striscia di Gaza in direzione del Neghev, in territorio israeliano, dove sono caduti. I razzi non hanno provocato vittime ne' danni materiali. Lo riferiscono fonti locali secondo cui la zona colpita e' quella di Reim, a sud della citta' israeliana di Sderot. Nella zona di Gaza e' in vigore da settimane una tregua informale fra Israele e Hamas. I lanci odierni non sono ancora stati rivendicati da alcuna formazione palestinese.

Da Ansa
Mo: ancora razzi sul Neghev

12 agosto 2008

Durante la tregua...

Dai bambini di Gaza ai bambini di Sderot (per fortuna non centrati)

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