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Questo blog sta spudoratamente con Israele e, riprendendo un post di Victor Davi Hanson, gentilmente già tradotto daCamillo non metterà in dubbio le sue idee, ma lo potrebbe fare se:
-
Sharon sospenderà tutte le elezioni e pianificherà un decennio di governo che non potrà essere messo in discussione.
-Sharon sospenderà tutte le inchieste giudiziarie sulle sue attività fiscali e i membri della sua famiglia spenderanno a Parigi i milioni di dollari dati a Israele come aiuti umanitari.
-Tutte le le televisioni e i giornali israeliani saranno censurati dal partito Likud.
-Squadracce di assassini israeliani entreranno in Cisgiordania con la precisa intenzione di far saltare in aria donne e bambini arabi.
-I bambini e adolescenti israeliani saranno addobbati con esplosivi sotto le camicie per andare a uccidere famiglie palestinesi.
-Le folle israeliane si precipiteranno in strada per immergere le mani nel sangue dei loro morti e poi marceranno invocando omicidi di massa di palestinesi.
-I rabbini pronunceranno sermoni pubblici con cui ritraggono i palestinesi come figli delle scimmie e dei maiali.
-I testi scolastici israeliani diranno che gli arabi fanno sacrifici umani e riti omicidi.
-I principali politici israeliani, senza che nessuno li rimproveri, invocheranno la distruzione della Palestina e la fine della società araba in Cisgiordania.
-I membri del partito Likud linceranno e uccideranno, come se fosse normale, e senza processo, i propri oppositori.
-I fondamentalisti ebrei uccideranno le donne colpevoli di adulterio e resteranno impuniti perché sosterranno di aver salvaguardato l'onore della famiglia.
-La televisione israeliana trasmetterà - accompagnati da musica patriottica ­ gli ultimi messaggi registrati di assassini suicidi che hanno massacrato dozzine di arabi.
-I manifestanti ebrei faranno una parata per strada e vestiranno i loro bambini da assassini suicidi.
-I newyorchesi pagheranno 25 mila dollari di taglia per ogni palestinese ucciso da un assassino israeliano.
-I militanti israeliani uccideranno un ebreo per sbaglio e poi si scuseranno dicendo che pensavano fosse un arabo, al fine di tacitare la società israeliana.
-Gli ebrei entreranno nei villaggi arabi di Israele per mitragliare donne e bambini.
-Le figure pubbliche israeliane, come se fosse una cosa normale, minacceranno di colpire gli Stati Uniti con attacchi terroristici.
-Bin Laden sarà un eroe popolare a Tel Aviv.
-Gli assassini ebrei uccideranno diplomatici americani e la società ebraica darà loro ospitalità.
-I cittadini israeliani celebreranno le notizie secondo cui tremila americani sono stati assassinati.
-I cittadini israeliani esprimeranno sostegno per i tentativi dei supporter di Saddam di uccidere gli americani in Iraq.
-Gli israeliani ameranno la morte e gli arabi vorranno bersi in pace un caffé da Starbucks.

Lo statuto di Fatah



"
Israele è una delle rare cause che sostengo. Neri e ebrei sono legati da una storia comune di persecuzioni"
Ray Charles, "The Genius", cantante e pianista.









Carlo Panella
I piccoli martiri assassini di Allah
pp. 224 - Euro 12,90 - Edizione in brossura con sovraccoperta. Indottrinamento scolastico, religioso, mediatico; cortometraggi di propaganda appositamente studiati per annullare la naturale paura della morte; canzoncine e giochi che esaltano il suicidio e il martirio. Sono terribili ed eclatanti i documenti raccolti in questo saggio. Oggi un’intera generazione di ragazzini, vittime dell’indottrinamento e della propaganda crede che la morte per Allah in guerra sia la più elevata impresa conseguibile in vita. Questa educazione è un’onta indelebile, un abuso, un terribile pregiudizio per il futuro della regione e del pianeta.

Carlo Panella
, autorevole osservatore dell’intricato scenario mediorientale, analizza la nuova, terribile arma del terrorismo islamico: il martirio degli shaid–killer, i suicidi-assassini, diventati ormai parte integrante nel progetto di una società islamica fondamentalista. "È questo, per chi ha occhi per vedere, il nuovo volto di un vecchio cancro che l’Europa ha tristemente conosciuto: il totalitarismo".

 



l'educazione impartita ai bambini palestinesi - This is what is taught to palestinian children

"Avremo la pace quando gli arabi ameranno i loro figli quanto odiano noi" - Golda Meir

E
’ ovvio che tutti i morti chiamano compassione, che le vittime non stanno da una parte sola, che in Medio Oriente non è quasi possibile distinguere il sangue dei vinti da quello dei vincitori, perché è in corso una lotta esistenziale la cui conclusione è tutt’altro che certa, e il cui unico sbocco umano possibile è la pace. Ma non è ovvio, anzi è uno scandalo, che il terrorismo sia rubricato sotto la voce “resistenza”, che non si capisca quanto sia di rigore il dovere di amare un paese così, affetto da questa piaga, lacerato e insanguinato nel modo che vedete, e non in metafora, ma alla lettera. E gli scandali devono venire alla luce.Il terrorismo è una paura dell’invisibile, e questa paura forgia le coscienze degli occidentali che cedono terreno alla sua logica nell’invisibilità. (...) - Da «Amiamo la vita più di quanto loro amano la morte» Il Foglio 3/2/2004.

Israele rappresenta un caso unico: quello di uno Stato al quale si contesta il diritto di esistere. La politica israeliana si può comprendere chiaramente solo alla luce di questa realtà. Tutti i timori, le preoccupazioni, le angosce dei miei amici israeliani, compresi quelli più impegnati per la pace, si riassumono nella paura di vedersi negare il diritto di esistere. Una paura che non cesserà finché questo diritto non sarà garantito. E finché durerà questa paura, l´unica reazione possibile sarà quella di dire: «Mai più ci lasceremo condurre docilmente al massacro come agnellini inermi». (...) Chi non lo comprende, e non tiene presente al tempo stesso il fatto che fin dal primo momento l´esistenza stessa del neonato Stato d´Israele veniva contestata da parte araba, con mezzi militari e sempre nuove minacce, non può comprendere qual è veramente la posta in gioco nel conflitto mediorientale. Se guardiamo alla situazione attuale, non possiamo ignorare le sofferenze dei palestinesi, i morti, le molte vittime innocenti, dall´una e dall´altra parte. Ma questo conflitto potrà arrivare a una soluzione soltanto quando il diritto alla esistenza dello Stato di Israele e dei suoi cittadini sarà garantito al di là di ogni possibile dubbio. (...) Da "Vedere l'Olocausto in atto" di Joschka Fischer su La Repubblica del 3/2/2004.

Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d'Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro
padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso. Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972.

(...) l'11 marzo l'Europa ha pagato caro il suo pacifismo filoislamico: 200 morti innocenti, il più  terribile attentato mai vissuto nel vecchio continente. 
(...) Sarebbe giusto capire finalmente la tragedia che vive Israele da anni e sarebbe giusto pensare che noi abbiamo vissuto 130 volte l'11 marzo in tre anni e mezzo. 130 attentati suicidi in un Paese piccolo come una regione italiana. Dopo ogni attentato sentivamo i commenti più atroci: " lotta di liberazione, non hanno altra possibilita'che il terrorismo, militanti per la libertà, occupazione militare, peggio per loro (cioè noi)". Mai una normale parola di comprensione per i nostri bambini lacerati dai chiodi e dall'esplosivo. Una bambina di sette mesi è la più piccola vittima di Madrid. La sua morte dovrebbe pesare sulla coscienza di chi ha sempre tentato di giustificare il terrorismo islamico.
La sua morte, come quella delle altre vittime, dovrebbe togliere il sonno a chi esaltava Durban, a chi approvava i cortei pacifisti urlanti "Bush e Sharon Boia" e ai capetti europei sempre pronti a calare le braghe davanti alle dittature islamiche. Io li porterei tutti a Madrid e li farei stare sull'attenti davanti ai pezzi dei corpi delle vittime dei fratellini di Bin Laden, Arafat e Saddam Hussein.
Deborah Fait su Informazione corretta 13/03/2004.



Quattro giorni più tardi, 16/10/2000 il quotidiano palestinese di Ramallah "Al Hayat Al Jadida" pubblicava il seguente appello:
Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana. Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato. Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere. Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri. Riccardo Cristiano,Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina
(grazie alla segnalazione di Barbara).

 

Esperimento consiglia:

 

24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi di Ruth Halimi ed Emilie Frèche. Traduzione di Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan. Ed. Belforte

A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)

«L'antisemitismo è qualcosa che minaccia la vita degli ebrei ma devasta, a volte in maniera irrimediabile, le coscienze dei non ebrei. È giunto il momento di raccontare quelle sgradevoli verità che non siamo ancora riusciti né a confessare né a confessarci del tutto.»


   Il sistema costituzionale dello Stato di Israele
dalai lama


*LIST
JEWISH BLOGGERSJOIN*



(Grazie a Dandy che è l'autore del bellissimo manifesto e a Bautzetung promotore della lista il cui motto è "Né di qua né di là!!!")

TOCQUEVILLE,  la città dei liberi.

Premessa. – Introduzione. – I. Profili storici (E. Ottolenghi). – II. Costituzione e Fonti del Diritto (A. Mordechai Rabello). – III. La Forma di Governo (E. Ottolenghi). – IV. I partiti politici (A. Mordechai Rabello e A. Yaakov Lattes). – V. Le libertà fondamentali (S. Navot). – VI. L’ordinamento giudiziario (S. Goldstein e A. Mordechai Rabello). – VII. La giustizia costituzionale (T. Groppi). – Orientamenti bibliografici (a cura di Francesca Rosa).
 

 



 



                                         

>
A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)



Grazie a Watergate che ha migliorato notevolmente questa homepage

E voi cosa proponete? Andreacaro è convinto che una risata ci seppellirà.


 

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13 gennaio 2016

Mini-rassegna sui palestinesi che non interessano a nessuno

4 palestinesi vengono condannati a morte da Hamas con l'accusa di collaborare con Israele. La notizia data da Al Arabyia (giornale arabo):

A military court in the Hamas-run Gaza Strip on Wednesday sentenced four Palestinians to death on charges of spying for Israel, a statement and court sources said.

The court said in a brief statement that a 23-year-old man from the Zeitoun area south of Gaza City had been sentenced to death on espionage charges. It did not provide his name.

Three other men who “fled from justice” were also found guilty in absentia, it said.

A court source told AFP the four were convicted on “charges of spying for the occupation”, including “surveillance” and providing information about cars and homes to help Israel plan alleged assassinations.

Before these sentences, 167 people had been sentenced to death by courts in Gaza and the occupied West Bank, according to the Palestinian Centre for Human Rights.

Hamas took over the Gaza Strip in 2007 after a battle with Fatah, which runs the Palestinian Authority. Eighty of the death sentences have been given in Gaza since that date.

Islamists Hamas have previously carried out executions against those accused of dealing with Israelis, with the killings sometimes taking place in public squares.

Under Palestinian law, collaborators, murderers and drug traffickers can face the death penalty.


La notizia data da Rai News 24:

Una corte marziale di Hamas ha condannato a morte per impiccagione 4 palestinesi di Gaza per "collaborazionismo" con Israele. Lo ha reso noto il ministero dell'Interno, secondo cui tre di essi non sono però attualmente nella Striscia. Le identità dei condannati non sono state divulgate né è stata anticipata la data dell'esecuzione del quarto condannato.

Così si mette a tacere chi osa sollevare qualche rimostranza:

AP - Palestinian journalist Ayman al-Aloul frequently writes about the hardships of life in the Gaza Strip, and is one of the few voices willing to publicly criticize the rule of the Islamic Hamas movement.

But after nine days in jail, al-Aloul says he won't be writing about politics anymore. He said a painful experience that included beatings and being forced to sit uncomfortably in a tiny chair has made him a "new man" and that he will now focus on less controversial topics like sports, food, literature and fashion.

"I've decided not to talk about the general situation anymore," al-Aloul said in an interview at his home Tuesday, a day after he was released. "The experience I went through was very difficult."
Al-Aloul's experience is part of a crackdown by Hamas at a time when the continuing miseries of life in Gaza appear to be driving its population toward more open dissent. Critics have grown bolder on social media sites, and attempts by Hamas to impose new taxes have triggered rare public protests.

Al-Aloul said his new reticence would not affect his work as a reporter for an Iraqi TV station, which he described as straight news reporting and not "opinion-making."

It was his personal social media activity that drew attention. In recent months, he wrote under a popular hashtag urging Hamas to withdraw from the Rafah crossing point between Gaza and Egypt. Like many Palestinians, he believes that Egypt has shuttered Rafah because it doesn't want to deal with Hamas, and proposes letting the Western-backed Palestinian Authority manage the crossing.

He also published pictures of people looking for leftover food in garbage containers, quoted business owners angry over increased taxes and blamed Gaza authorities for prolonged power blackouts.

On January 3, Hamas forces arrested him and another outspoken critic, Ramzi Herzallah, in their homes in Gaza City. During his detention, al-Aloul said he was repeatedly slapped on the face by his interrogators and twice sent to a room known euphemistically as "the bus." He described it as a room equipped with children's chairs, where detainees are blindfolded and forced to sit for an entire day.

"They think that my posts on Facebook harm the Gaza government," he said. "They considered criticizing the government to be criticism of 'the resistance' and they accused me of harming the revolutionary unity," al-Aloul said.

Herzallah, also released Monday, said he too experienced "the bus," but declined to comment further. Hamas' Interior Ministry declined comment.

Hamas, an Islamist movement pledged to Israel's destruction, seized Gaza from the Palestinian Authority in 2007. Despite being branded a terrorist group by Israel and the West, and enduring three wars with Israel and an Israeli-Egyptian blockade, it has clung to power.

The 2014 war, precipitated by a string of events that included heavy rocket fire into Israel, was especially devastating. More than 2,100 Gazans, including hundreds of civilians, were killed, and some 100,000 homes were damaged or destroyed. Seventy-two people, including six civilians, were killed on the Israeli side.

Only a tiny fraction of affected homes have been rebuilt. Electricity is available for as little as three hours a day, and gas for heating and cooking is rationed. The power shortage stems from infighting between Hamas and the Palestinian Authority, which coordinates fuel purchases from Israel.

The World Bank estimates Gaza's unemployment at 43 percent. Gaza's 1.8 million people have few options at home or abroad since few people can leave. Egypt opened the Rafah crossing, the main exit point for Gazans traveling abroad, for just 21 days in 2015.

Egypt's relationship with Hamas has worsened since the 2013 overthrow of then-Egyptian President Mohammed Morsi of the Muslim Brotherhood, Hamas' ideological counterpart. Israel allows humanitarian cases to cross through its border, but this is a small fraction of the people waiting to leave.

While Hamas seems still firmly in power, it has raised taxes recently to shore up shaky finances that have left it unable to pay its 40,000 employees. This has pushed up the price of cigarettes by about 10 percent, and brought a $1,000 annual licensing fee upon cafes, restaurants and hotels.

The taxes have triggered unusual public anger.

Last month, fruit and vegetable importers briefly suspended deliveries. Last week, dozens of residents of the Jabalya refugee camp took to the streets to protest a lengthy power cut. And on Tuesday, dozens of merchants closed their shops and held a rare public demonstration in the Nuseirat refugee camp to protest a new 16 percent sales tax.

"We tell the government and decision makers ... Feel the people who hardly live," said clothing store owner Mohammed Jahjouh, who predicts the protests will grow.

A poll published last month found that 41 percent of Gazans want to emigrate, compared to 24 percent of Palestinians in the West Bank. The survey, conducted by the Palestinian Center for Policy and Survey Research, questioned 1,270 people and had a margin of error of 3 percentage points.

Hamas officials brush off the criticism and accuse Israel, Egypt and the Palestinian Authority of conspiring to punish it.

Ziad al-Zaza, a senior Hamas leader, said the turmoil shaking the Middle East will help his movement in the long run.

"We are able to ... clear the way through our piercing vision and reading of the incidents," he said in a recent interview.

Human rights groups have accused Hamas of intimidating or torturing critics and opponents in the past, a charge it denies. Akram Sourani, a local satirist, said the latest arrests might succeed in dampening the criticism.

"Unfortunately, this right has become an issue of debate among the writers. 'Shall I write or not? Shall I express or not?'" said Sourani, who was himself summoned in December by Hamas police. "I think we must continue to speak out."

21 agosto 2013

Hamas a Gaza: fra apartheid e condanne a morte

Gaza – Al-ManarNon possono più crescere insieme. Da oggi nemmeno studiare insieme. Separati per decreto. Un decreto firmato Hamas. Il Ministero dell’Educazione di Hamas separa gli studenti gazawi. Nei giorni scorsi è stata pubblicata una nuova legge che vieta a insegnanti maschi di lavorare in scuole femminili e che introduce classi separate per genere a partire dall’età di nove anni.

 La nuova normativa entrerà in vigore all’inizio del prossimo anno scolastico e sarà applicata a tutti gli istituti scolastici della Striscia di Gaza, comprese le scuole gestite dalle Nazioni Unite, gli istituti cattolici e quelli privati dove le classi sono miste fino alle superiori. L’articolo 46 della nuova legge “proibisce” la mescolanza degli studenti dei due sessi dall’età di nove anni, e opera per “femminilizzare” le scuole per ragazze.

La nuova legge sull’istruzione proibisce anche “di ricevere regali o aiuti volti alla normalizzazione delle relazioni con l’occupazione sionista”.

L’esperto legale del Ministero, Waleed Mezher in un’intervista dichiara di “Non voler convertire nessuno all’Islam, e di stare solo preservando il proprio popolo e la sua cultura”. Da tempo Hamas è impegnata nella trasformazione della società gazawi: dal 2007, quando il movimento islamista è salito al potere nell’enclave, separandola di fatto dalla Cisgiordania, sono state prese misure e approvate leggi volte ad applicare la legge religiosa nella gestione della vita sociale ed economica di Gaza.

La questione che terrorizza – come dichiara Zeinab al-Ghoneimi, attivista per i diritti delle donne nella Striscia- è che dire che la precedente legge sulla scuola non rispettava la tradizione della comunità sia un insulto”. “Non stiamo combattendo l’occupazione israeliana per veder nascere il regime della “sharia””, (la legge islamica, ndr), ritiene studentessa di Gaza City. Una denuncia condivisa da tante altre ragazze e ragazzi di Gaza, quelli che, sfidando la polizia di Hamas, avevano manifestato, agli albori della Primavera araba, a sostegno dei “fratelli e sorelle di Tunisi e del Cairo”. “Sono fondamentalisti che credono che l’Islam dica che le donne dovrebbero stare a casa e non uscire senza l’hijab”, rilancia Hala Qishawi, direttore del Centro per gli affari delle donne a Gaza .

Quello che preoccupa è che l’applicazione di queste restrizioni islamiche sulle donne sembra essere diventata una priorità”.  A pochi kilometri di distanza dalla nostra realtà, ha luogo una deriva integralista che rende ancora più opprimente la vita in quella prigione a cielo aperto chiamata Gaza. Bisognerebbe sensibilizzare tutte le istituzioni internazionali e locali e cercare di impedire un regresso dannoso e pericoloso per le donne e per le nuove generazioni di Gaza, quindi per la popolazione nel suo insieme.

Da LadyO




Da diversi giorni ormai i tribunali penali di Hamas hanno emesso oltre quaranta condanne a morte in occasione della fine del mese sacro islamico. In maggioranza si tratta di palestinesi accusati di collaborazionismo con Israele, negli altri casi dovrebbero essere autori di reati comuni.

Il governo di Gaza ha dichiarato che le condanne costituiscono un monito per i futuri criminali che infrangeranno la legge di Hamas. Per questo le esecuzioni dovrebbero avvenire in pubbliche piazze ma ragioni di opportunità mediatica, specialmente per i riflessi negativi all’estero (anche se media e pacifisti occidentali sono interessati solo se ci sono di mezzo gli israeliani) consiglierebbero di evitare che i condannati vengano giustiziati in pubblico.

Solitamente molte confessioni di collaborazionismo con il nemico avvengono sotto tortura e senza l’assistenza di un avvocato difensore che ha modo di conoscere il suo assistito solo in occasione della lettura del verdetto finale. Secondo Amnesty International la tortura e la falsificazione delle prove costituiscono la base del sistema penale giudiziario palestinese, sia a Gaza sia in Cisgiordania.


Da Giustizia Giusta

20 giugno 2013

E come ogni anno a Gaza ricominciano gli ameni campi estivi per bambini

Migliaia di palestinesi tra 6 e 15 anni
parteciperanno ad attività di stampo militare. Il premier Haniyeh:
«Così insegniamo i valori del jihad»
francesca paci
inviata al confine di gaza

A Kerem Shalom, l’unico varco per le merci in entrata e in uscita da Gaza, c’e’ il solito andirivieni di tir provenienti da Israele, Cisgiordania e dai paesi donatori (compresi gli aiuti delle organizzazioni internazionali): al mattino presto arrivano soprattutto frutta e riso, nel primo pomeriggio i camion scaricano mobili, utensili per la casa, anche vasche da bagno jacuzzi. Si stima che nel 2012 il traffico di merci tra Gaza, Cisgiordania e Israele abbia raggiunto 4,5 miliardi di dollari (la maggior parte è import ma c’è anche un po’ di export come per esempio le fragole).  

«Da un paio di settimane non arrivano più le bottiglie di aranciata e coca cola perché Hamas ha avviato una fabbrica dentro Gaza e privilegia il mercato interno, per il resto siamo alla solita media di circa 400 carichi al giorno, business as usual» spiega agli ospiti dell’Europe Israel Press Association il responsabile della struttura dove lavorano 120 impiegati di cui 53 palestinesi. Sembra impossibile che solo sette mesi fa da queste parti infuriasse la battaglia, ma l’operazione “Pillar of Defence” lanciata dal premier Netanyahu a ridosso delle elezioni pare aver restituito la routine alla popolazione israeliana della zona. Secondo il sindaco di Sderot David Buskilla «anche le persone che non volevano il cessate il fuoco e che premevano perché l’esercito la facesse finita una volta per tutte con il terrorismo si stanno rendendo conto che questa operazione è stata forse ancora più efficace di quella del 2009».  

Eppure, al di là della barriera che separa Israele da Gaza, oltre questi blocchi di cemento oltre i quali i tir passano sotto uno scanner capace di controllorare 100 tonnellate di merci in 7 minuti, la situazione non è esattamente normale e non solo per la vita misera degli oltre un milione e mezzo di abitanti, la stragrande maggioranza dei quali dipendenti al cento per cento dagli aiuti umanitari. 

Hamas, al potere a Gaza dal 2007, è in difficoltà. I soldi dell’Iran che finora hanno arricchito l’arsenale degli arcinemici di Israele finiscono ormai solo nelle tasche della Jihad islamica, ancora più radicale di Hamas, mentre altri gruppi estremisti salafiti vengono finanziati dal Golfo. L’Egitto di Morsi, sulla carta alleato di Hamas in virtù della comune appartenenza alla Fratellanza Musulmana, si sta rivelando meno solidale di quanto ci si aspettasse anche perché l’esercito egiziano che non ama Morsi lo mette continuamente in difficoltà distruggendo i tunnel del contrabbando sotto Rafah, fonte di grande guadagno per Hamas. I ragazzi di Gaza guardano con invidia i fratelli ribelli in Egitto, Tunisia e Libia e l’antica amicizia tra Hamas e Hezbollah (alleato dell’Iran) sta venendo meno per via della questione siriana (Hamas sostiene i ribelli e Hezbollah sostiene Assad). Hamas infine, potendo contare su meno donatori, tassa tutto quello che può, le sigarette in arrivo dai tunnel (3 shekel a pacchetto) ma anche il cibo che passa da Kerem Shalom, inimicandosi ancor più i consumatori.  

L’unica chance per evitare la rabbia della popolazione è distrarla. Cosi, rivela l’Idf, l’esercito israeliano, anche quest’anno Hamas (in collaborazione con Jihad islamica e Comitati di resistenza popolare) offre campi estivi ai bambini di Gaza. Solo che come attività sociali, migliaia di piccoli palestinesi tra i 6 e i 15 anni non faranno esclusivamente sport ma anche training militare, compreso l’addestramento alle armi e la simulazione di rapimenti di soldati israeliani. Il premier di Hamas Ismail Haniyeh conta di avere almeno 100 mila partecipanti ai campi estivi pensati per insegnare «i valori e la forza morale insiti nello spirito del jihad». Per chi dissente dalla retorica islamista restano i campi estivi dell’agenzia Onu per i rifugiati UNHCR che dovrebbe ospitare 150 mila bambini. 

Non è la prima volta che Hamas si dedica al “tempo libero” dei piu piccoli. Lo scorso anno la France Press raccontò come tra le attività estive venisse privilegiato l’uso dell’AK-47, la fuga attraverso i cavalli di frisia, la dimestichezza con gli esplosivi. 

«Hamas è sempre più impopolare a Gaza anche perché da mesi ha iniziato a islamizzare pesantemente i costumi, l’ultimo episodio è stata la legge che impone scuole separate tra maschi e femmine ai bambini sopra i nove anni» aggiunge il tenente colonnello Oren Hoasz, responsabile della base che coordina il valico di Erez. Che effetto avranno da queste parti le elezioni iraniane, che secondo il quotidiano Haaretz rinviano l’evventuale attacco israeliano al 2014? E la situazione in Siria? L’evoluzione/involuzione della transizione egiziana? Gaza è al centro del terremoto regionale ma sembra sempre più isolata. 

Da La Stampa

17 maggio 2013

A Gaza spopola il pollo fritto americano

Ma... non era: "morte ad Israele e all'America"? O solo quando i due Paesi non fanno comodo?

Gli abitanti di possono ora ordinare il pollo fritto di Kentucky Fried Chicken () grazie a un nuovo servizio di contrabbando via tunnel dall’.gazatunnel

Un fast-food che non è esattamente “fast” – necessita infatti 3-4 ore” – né economico dal momento che Yamama, l’azienda palestinese che si occupa delle consegne, deve coprire i costi del carburante e del trasporto.

Yamama, riporta l’agenzia di stampa palestinese Ma’an, consegna in media trenta ordini a tratta, pasti che vengono acquistati dal punto Kfc della città egiziana di el-Arish, distante da Gaza circa 40 chilometri. Una volta nella Striscia, all’uscita dai tunnel, le consegne vengono effettuate da corrieri in motocicletta.

I residenti di arrivano a pagare fino a 130 shekel (27 euro) per poter mangiare 20 pezzi di pollo fritto, il doppio di quanto costano a el-Arish.

Nella Striscia di Gaza non ci sono catene internazionali di fast-food e Yamama, che si fa pubblicità via radio, sta facendo affari d’oro con le consegne Kfc.


Da Atlas


Gaza I tunnel di contrabbando scavati sotto la linea di demarcazione fra Gaza e il Sinai egiziano, che in passato servivano per sostenere la lotta armata con un traffico di armi, esplosivi e munizioni, vengono adesso utilizzati per introdurre a Gaza uno dei simboli più noti del life style occidentale: cestini pieni di «Kentucky Fried Chicken».
L'idea geniale è venuta all'inizio del mese ad una compagnia di Gaza specializzata nella consegna di pacchi a domicilio, la al-Yamama. Cronometro alla mano, ha stabilito che il trasporto dei preziosi cestini di pollo fritto dalle cucine del più vicino «KFC» - quello di el-Arish, nel Sinai settentrionale - al centro urbano di Gaza necessitava di circa quattro ore. Dopo di che è stata affrontata la questione dei prezzi. Seduti a un tavolo del «KFC» di el-Arish, per una porzione si paga l'equivalente di tre euro. Ma la staffetta nelle piste del deserto, il passaggio nel tunnel (col dovuto pedaggio) e infine la spedizione dentro Gaza moltiplicano per sei il costo del pregiato fast-food. Alla al-Yamama si sono chiesti: «Ci sarà a Gaza una domanda sufficiente?» Un po' il passaparola, un po' le pubblicità televisive hanno avuto l'effetto vincente. Le prenotazioni si sono presto accumulate. A Gaza si spiega che in città «c'è una vera sete di normalità». Per ragioni di sicurezza, nessuna delle grandi reti internazionali (come McDonald's o Pizza Hut) è presente nella Striscia. Allora la possibilità di addentare il celebre KFC a Gaza «proprio come all'estero» ha fatto presa su molte famiglie della Striscia, anche se con lo stesso prezzo potrebbero concedersi un pranzo ben più ricco nei migliori ristoranti della città. Con l'ingresso del pollo fritto americano si apre dunque una piccola breccia nel severo stile di vita imposto da Hamas a Gaza. Finora dai dirigenti politici locali non sono giunti anatemi: qualcuno scommette che anche fra di loro possano esserci appassionati del «KFC».


Da Il Giornale

E un'altra domanda: ma a Gaza non si moriva di fame? Non c'era l'emergenza umanitaria, per cui tutto il mondo è mobilitato, si raccolgono miliardi di Euro, si organizzano centinaia di manifestazioni di solidarietà all'anno, riunioni al Palazzo di vetro, ecc. ecc.?

2 maggio 2013

I kalashnikov di Hamas nelle scuola dell'Unrwa

Nelle scuole di Gaza si insegna a sparare con il kalashnikov
Il programma scolastico di Gaza prevede l'addestramento militare degli studenti di età compresa tra i 15 e i 17 anni, con campi di formazione volontari tenuti durante le vacanze.

Secondo quanto riportato dal britannico Guardian, ogni settimana gli studenti vengono addestrati all'uso dei Kalashnikov e di altre armi, ma anche a prestare i primi soccorsi, a intervenire in caso di incendio e a rispettare i valori di "disciplina e responsabilità". Le lezioni scolastiche sono integrate da campi volontari durante le vacanze, in cui i ragazzi imparano a usare armi ed esplosivi.

Stando a quanto riportato sul sito del ministero dell'Istruzione di Gaza, il corso si avvale della consulenza delle brigate Izz al-Din al-Qassam, braccio armato di Hamas. Sono circa 5.000 i ragazzi che hanno partecipato ai campi dall'avvio del programma, nel settembre 2012.

I corsi settimanali riguardano complessivamente circa 37.000 studenti; i genitori hanno la possibilità di non far partecipare i figli, ma è raro, sottolinea il Guardian. Il ministero ha precisato che durante le lezioni non vengono usate armi vere, ma il video ottenuto dal Guardian dimostra il contrario.

Da Today

Possibile che all'Onu non dicano niente? Perché i nostri soldi devono andare all'educazione di morte e distruzione?


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8 aprile 2013

Se non porti i capelli corti a Gaza ti arrestano

A Gaza è diventato pericoloso per gli uomini girare con i capelli lunghi o magari pettinati alla moda punk. Il Centro palestinese per i Diritti Umani (Pchr) ha infatti denunciato che, nella città governata da Hamas, la polizia ha preso il vizio di arrestare, picchiare e rasare a zero quelli che sembrano avere una chioma “indecente”. Ai  malcapitati, poi, viene fatta firmare una dichiarazione in cui si impegnano a non farsi più crescere i capelli e a non indossare mai più pantaloni a vita bassa.

Da quando hanno preso il potere nel 2007 i militanti di Hamas hanno imposto lentamente la loro versione fondamentalista dell’Islam. Così le donne devono girare obbligatoriamente con il velo e indossare abiti lunghi. Ora è la volta dei maschi ribelli, almeno nell’acconciatura. Negli ultimi giorni ne sarebbero stati arrestati decine, anche se la polizia nega che ci sia una campagna contro i capelli lunghi ma che semplicemente alcuni detenuti sono stati mandati dal barbiere. Le testimonianze però dicono il contrario. 

“Il 4 aprile – ha raccontato al Pchr uno degli arrestati – avevo finito di lavorare e stavo aspettando un taxi per andare a casa quando un poliziotto mi ha chiamato e mi ha ordinato di salire sulla jeep. Dentro c’erano altri 12 uomn. Ci hanno portato alla stazione di polizia di al-Shuja’iya. Lì ci hanno preso in giro per l’acconciatura e insultato. Poi hanno cominciato a tagliarci i capelli quando un detenuto ha protestato l’hanno picchiato.  Quando è stato il mio turno mi hanno fatto firmare una dichiarazione che non avrei mai più portato i capelli lunghi o pettinati in modo strano né indossato pantaloni a vita bassa. A quel punto mi hanno lasciato andare”.

L’Ong ha chiesto al procuratore generale di aprire un’inchiesta sulla vicenda ricordando che “la Costituzione garantisce le libertà individuali e che la polizia non dovrebbe arrestare le persone basandosi sulla valutazione personale del loro aspetto fisico”. “Il governo di Gaza  - ha aggiunto l’organizzazione in un comunicato – è tenuto a rispettare le libertà dei cittadini. Nessuno dovrebbe essere arrestato senza un ordine di custodia cautelare. Il pestaggio di detenuti, poi,  è considerato tortura per la legge“.

Dal Corriere della Sera

Intanto continuano a sparare missili sui civili israeliani...

10 dicembre 2012

Hamas e Fatah contro la pace e Israele. I politici (italiani, ma non solo) zitti

La Palestina 'si estende dal Mediterraneo al fiume Giordano' e Hamas non concederà nemmeno un centimetro di territorio a Israele, che il movimento integralista si rifiuta di riconoscere, mentre apre all'Olp del 'fratello' Abu Mazen come punto di riferimento comune di tutti i palestinesi.
 
Il leader di Hamas Khaled Meshaal ha dettato la sua agenda politica in uno storico comizio a piazza Katiba - la più grande di Gaza - davanti ad una folla di oltre 200.000 persone secondo gli organizzatori, nel 25/o anniversario della fondazione del movimento islamico al potere nella Striscia dal 2007 e considerato come terroristico da Israele, Usa e molti altri Paesi occidentali.
 
Meshaal, 56 anni, è giunto ieri - accolto dal primo ministro di Hamas Ismail Haniyeh - dal valico di Rafah nella sua prima visita a Gaza, dopo decenni di esilio iniziati nel 1967, quando aveva 11 anni, dopo la Guerra dei Sei Giorni.
'La Palestina è la nostra terra e la nostra nazione, non siamo disposti a cedere nemmeno un centimetro. Noi non possiamo riconoscere la legittimità dell'occupazione della Palestina, nè di Israele', ha detto rivendicando anche il territorio dello Stato ebraico.
 
Nella piazza affollata, piena di bandiere verdi di Hamas e di quelle gialle di Fatah, Meshaal ha parlato da un palco sovrastato dalla sagoma di un missile, l'M75 'made in Gaza' lanciato a novembre contro Gerusalemme, e affiancato da Haniyeh e altri dirigenti. Dietro di lui due grandi fotografie: la prima del fondatore del movimento lo sceicco Ahmed Yassin, ucciso dagli israeliani nel 2004, e la seconda del capo militare di Hamas Ahmed al-Jaabari, ucciso all'avvio dell'offensiva israeliana a Gaza, 'Colonna di Nuvola', il mese scorso. Poi una gigantografia della Spianata delle Moschee a Gerusalemme est.
'La resistenza - ha tuonato - è un mezzo non un fine. Tutte le forme di lotta, politica, diplomatica, giuridica e di mobilitazione sono legittime per recuperare i propri diritti ma nessuna ha senso senza la resistenza'.
 
Meshaal ha poi affrontato i temi dell'unità palestinese definendo un 'piccolo ma importante progresso' l'iniziativa del presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen (Mahmud Abbas) che ha ottenuto il riconoscimento alle Nazioni Unite della Palestina come stato non membro. A dimostrazione del cambiamento di clima, l'agenzia palestinese Maan rileva che al raduno di Hamas ha partecipato per la prima volta dal 2007 anche una piccola delegazione di Fatah.
 
'Noi siamo - ha affermato - una sola Autorità, l'Olp è il nostro riferimento e vogliamo l'unità'. Poi ha lanciato un appello: 'Da Gaza, ai miei fratelli di Fatah in Cisgiordania, al fratello Abu Mazen, diciamo: 'venite alla riconciliazione e all'unità nazionale, a costruire la nostra patria e riconsiderate la resistenza, che è onorabile e una scelta strategica'.
'Abbiamo sperimentato la politica dei negoziati per più di 20 anni', ha aggiunto infine sottolineando la necessità di 'rivedere un approccio politico che Israele e la pusillanimità internazionale hanno fatto fallire'.

Da Formiche.net

19 novembre 2012

Ci risiamo

In tutti questi anni di blog, ho dovuto testimoniare e dimostrare diverse volte, (si direbbe fino alla noia), la falsità dell'informazione "ufficiale". Nessun servizio o scarsissime notizie sui massacri commessi da regimi arabi (e alcuni islamici in Africa o Iran); nessun servizio sui quotidiani attacchi missilistici verso i civili israeliani; falsificazione industriale delle immagini; ribaltamenti causa-effetto, così da trasformare le vittime in aggressori e questi ultimi in poveracci che non hanno nessun'altra scelta che reagire; sovraesposizione del conflitto arabo-israeliano, rispetto a tutte le altre vicende nel mondo; a volte addirittura esagerazione nei numeri dei morti palestinesi, con dettagli di genere (bambini, donne, ecc.) e omissioni di altri (quanti sono invece i terroristi, coinvolti non si sa mai o quasi), a fronte di un generico "israeliani", "coloni", qualche volta un più umano, ma ancor più generico "persone".
Insomma, sempre la stessa identica storia. Anzi, direi anche peggio, visto la crescente diffusione dei social network che, se da una parte favoriscono la conoscenza, dall'altra permettono a tutti di immettere in rete qualunque cosa e farla diventare un dato di fatto anche se è una baggianata o perfino una menzogna. E in più permettono a tutti di attaccare (hackerare?) le pagine di quei rari enti o organi ufficiali che si comportano correttamente.

Se la maggioranza dei media e dei politici adottassero un atteggiamento più neutrale, più vicino alla pace che dicono di volere (a meno che non intendano quella dei cimiteri per le vittime delle prepotenze), forse non ci si troverebbe più in questa sitauzione di ripetizione coatta.
Perché tutti coloro che potrebbero in qualche modo influenzare la situazione si ostinano ad appoggiare gli aggressori e a condannare o a rimanere indifferenti di fronte alle vititme? Molti dicono di desiderare la pace, ma continuano ad appoggiare la falsità e la malafede, sempre più spudoratamente.
Solo per citare due esempi nostrani tra i più recenti: prima il sindaco di Napoli, con l'appoggio alla "flotilla" Estelle di circa un mese fa; ora, negli ultimi giorni, quello di Palermo, Leoluca Orlando, con la solidarietà a Khan Younis e nessun accenno alla vita impossibile a cui sono costretti gli abitanti di Sderot, Ashkelon, Ashdod, Beer Sheva e ora anche Tel Aviv (e speriamo che non si debba ripetere anche a Gerusalemme peraltro già colpita)
.
Se non si spezza questa rete di malasolidarietà non si arriverà mai alla pace e alla sicurezza.
Invito tutti coloro che sono armati di buona volontà e sincero desiderio di arrivare alla soluzione definitiva (che non sia però la distruzione di Israele e/o delle minoranze non islamiche nei Paesi circostanti), di usare tutti i mezzi a loro disposizione (blog, facebook, twitter, google+, ecc. ecc.) per far sentire la propria voce. Non basta più informarsi o scrivere in un solo sito o in una sola pagina. E' necessario portare avanti un'azione multipla che veda coinvolti contemporaneamente (sì lo so è molto difficile e impegnativo, ma è l'unica speranza di poter arrivare a un qualche risultato) vari mezzi e vari interlocutori.
Per chi vuole avere informazioni, può cercare in questo blog (per le esperienze precedenti), tra i links qui a fianco, o usando motori di ricerca generali quali per es. Google e digitando poi "pallywood", "fauxtography", "hezbollywood" o inviandomi email (yahoo) all'indirizzo riportato in fondo alla lista dei links.



25 ottobre 2012

Milioni di dollari a Gaza (e da Gaza centinaia di missili su Israele)

È abituato a rompere gli schemi l'emiro del Qatar, lo sceicco Hamad ben Khalifa al-Thani, padrone di Al-Jazeera, la tv araba più seguita al mondo, azionista della Porsche di cui è un appassionato collezionista, proprietario del club di football francese Paris Saint Germain e di grandi catene alberghiere, solo per restare davvero nell'essenziale.

Politicamente lo sceicco al-Thani è ancora più audace, paladino della "primavera araba" sostiene finanziariamente la rivolta armata contro Assad in Siria, ha messo 2,6 miliardi dei suoi petrodollari a disposizione del nuovo Egitto guidato dai Fratelli musulmani che è in serie difficoltà economiche. Oggi l'apice della sua sfida al vecchio Medio Oriente è stata la visita nella Striscia di Gaza.

Accolto come il Profeta, lo sceicco al-Thani - primo governante a visitare Gaza da quando Hamas ha preso il potere con un golpe islamico nel 2007 - è arrivato dal valico egiziano di Rafah con un fiume di denaro alle spalle, perché agli annunciati 254 milioni di dollari per finanziare la ricostruzione di Gaza se ne sono aggiunti altri 146, portando il saldo di questo aiuto "fraterno" ai palestinesi di Gaza a oltre 400 milioni di dollari (...) Egli non ha mai nascosto le sue simpatie per Hamas di cui è un importante finanziatore, come lo è però anche dell'Anp.

L'emiro oltre che girare generosi cheques nelle casse vuote dell'Autorità palestinese guidata da Abu Mazen, sta finanziando la costruzione di una città-satellite di Ramallah - si chiamerà Rawabi - che ospiterà 35.000 abitanti, con scuole, un ospedale, una biblioteca, un cinema e teatro; un impegno da 1 miliardo di dollari. (...)

Il presidente palestinese e leader di Fatah, Abu Mazen ha fatto sapere tramite un suo portavoce che l'Anp accoglie con favore gli sforzi del Qatar per aiutare la popolazione di Gaza, ma sottolinea "la necessità di preservare la legittima rappresentanza del popolo palestinese " da parte dell'Anp. Resta il fatto che la Striscia di Gaza man mano si presenta sempre di più come un'entità staccata dal resto del territorio palestinese, Hamas ha governo che amministra Gaza, nei tribunali civili siedono i giudici scelti dal movimento integralista - sulla black list anche dell'Unione europea per la mancata rinuncia al terrorismo e al riconoscimento di Israele - così come nelle università, nelle scuole, negli uffici pubblici. (...)
Hamas esige tasse - anche sulle merci di contrabbando - impone dazi, autorizza o meno la vendita al pubblico di merci. Si comporta come il governo di un mini-Stato islamico che ha non nessuna intenzione di tornare indietro, "riconciliandosi" con il presidente Abu Mazen. Ed è a questa possibilità - quella di riportare Gaza sotto il controllo dell'Anp - che la visita dello sceicco al-Thani oggi ha dato un formidabile colpo, quasi frantumandola.


Da Repubblica



Nel frattempo, in un solo giorno, sono stati sparati da Gaza 80 missili che hanno ferito 5 civili

12 ottobre 2012

Preoccupante aumento delle pene capitali

 Nel 2012, le esecuzioni risultano in aumento in Iraq, nella striscia di Gaza controllata da Hamas e in Arabia Saudita. Quasi un terzo delle persone messe a morte in quest'ultimo paese (65 da gennaio all'inizio di ottobre), tra cui molti cittadini stranieri, era stato condannato per reati di droga. In Iraq, sono state finora eseguite 119 condanne a morte, quasi il doppio del totale del 2011. Lo rileva Amnesty International in occasione della decima Giornata mondiale contro la pena di morte.

Uno sviluppo particolarmente preoccupante e' dato da alcuni paesi che hanno ripreso a eseguire condanne a morte, come Botswana, Gambia e Giappone. In India, il ritorno della pena di morte rischia di essere imminente. In alcuni casi, le esecuzioni sono riprese dopo una lunga interruzione, come nel Gambia, dove la pena di morte non era stata utilizzata per quasi tre decenni.


Da Asca

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