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Questo blog sta spudoratamente con Israele e, riprendendo un post di Victor Davi Hanson, gentilmente già tradotto daCamillo non metterà in dubbio le sue idee, ma lo potrebbe fare se:
-
Sharon sospenderà tutte le elezioni e pianificherà un decennio di governo che non potrà essere messo in discussione.
-Sharon sospenderà tutte le inchieste giudiziarie sulle sue attività fiscali e i membri della sua famiglia spenderanno a Parigi i milioni di dollari dati a Israele come aiuti umanitari.
-Tutte le le televisioni e i giornali israeliani saranno censurati dal partito Likud.
-Squadracce di assassini israeliani entreranno in Cisgiordania con la precisa intenzione di far saltare in aria donne e bambini arabi.
-I bambini e adolescenti israeliani saranno addobbati con esplosivi sotto le camicie per andare a uccidere famiglie palestinesi.
-Le folle israeliane si precipiteranno in strada per immergere le mani nel sangue dei loro morti e poi marceranno invocando omicidi di massa di palestinesi.
-I rabbini pronunceranno sermoni pubblici con cui ritraggono i palestinesi come figli delle scimmie e dei maiali.
-I testi scolastici israeliani diranno che gli arabi fanno sacrifici umani e riti omicidi.
-I principali politici israeliani, senza che nessuno li rimproveri, invocheranno la distruzione della Palestina e la fine della società araba in Cisgiordania.
-I membri del partito Likud linceranno e uccideranno, come se fosse normale, e senza processo, i propri oppositori.
-I fondamentalisti ebrei uccideranno le donne colpevoli di adulterio e resteranno impuniti perché sosterranno di aver salvaguardato l'onore della famiglia.
-La televisione israeliana trasmetterà - accompagnati da musica patriottica ­ gli ultimi messaggi registrati di assassini suicidi che hanno massacrato dozzine di arabi.
-I manifestanti ebrei faranno una parata per strada e vestiranno i loro bambini da assassini suicidi.
-I newyorchesi pagheranno 25 mila dollari di taglia per ogni palestinese ucciso da un assassino israeliano.
-I militanti israeliani uccideranno un ebreo per sbaglio e poi si scuseranno dicendo che pensavano fosse un arabo, al fine di tacitare la società israeliana.
-Gli ebrei entreranno nei villaggi arabi di Israele per mitragliare donne e bambini.
-Le figure pubbliche israeliane, come se fosse una cosa normale, minacceranno di colpire gli Stati Uniti con attacchi terroristici.
-Bin Laden sarà un eroe popolare a Tel Aviv.
-Gli assassini ebrei uccideranno diplomatici americani e la società ebraica darà loro ospitalità.
-I cittadini israeliani celebreranno le notizie secondo cui tremila americani sono stati assassinati.
-I cittadini israeliani esprimeranno sostegno per i tentativi dei supporter di Saddam di uccidere gli americani in Iraq.
-Gli israeliani ameranno la morte e gli arabi vorranno bersi in pace un caffé da Starbucks.

Lo statuto di Fatah



"
Israele è una delle rare cause che sostengo. Neri e ebrei sono legati da una storia comune di persecuzioni"
Ray Charles, "The Genius", cantante e pianista.









Carlo Panella
I piccoli martiri assassini di Allah
pp. 224 - Euro 12,90 - Edizione in brossura con sovraccoperta. Indottrinamento scolastico, religioso, mediatico; cortometraggi di propaganda appositamente studiati per annullare la naturale paura della morte; canzoncine e giochi che esaltano il suicidio e il martirio. Sono terribili ed eclatanti i documenti raccolti in questo saggio. Oggi un’intera generazione di ragazzini, vittime dell’indottrinamento e della propaganda crede che la morte per Allah in guerra sia la più elevata impresa conseguibile in vita. Questa educazione è un’onta indelebile, un abuso, un terribile pregiudizio per il futuro della regione e del pianeta.

Carlo Panella
, autorevole osservatore dell’intricato scenario mediorientale, analizza la nuova, terribile arma del terrorismo islamico: il martirio degli shaid–killer, i suicidi-assassini, diventati ormai parte integrante nel progetto di una società islamica fondamentalista. "È questo, per chi ha occhi per vedere, il nuovo volto di un vecchio cancro che l’Europa ha tristemente conosciuto: il totalitarismo".

 



l'educazione impartita ai bambini palestinesi - This is what is taught to palestinian children

"Avremo la pace quando gli arabi ameranno i loro figli quanto odiano noi" - Golda Meir

E
’ ovvio che tutti i morti chiamano compassione, che le vittime non stanno da una parte sola, che in Medio Oriente non è quasi possibile distinguere il sangue dei vinti da quello dei vincitori, perché è in corso una lotta esistenziale la cui conclusione è tutt’altro che certa, e il cui unico sbocco umano possibile è la pace. Ma non è ovvio, anzi è uno scandalo, che il terrorismo sia rubricato sotto la voce “resistenza”, che non si capisca quanto sia di rigore il dovere di amare un paese così, affetto da questa piaga, lacerato e insanguinato nel modo che vedete, e non in metafora, ma alla lettera. E gli scandali devono venire alla luce.Il terrorismo è una paura dell’invisibile, e questa paura forgia le coscienze degli occidentali che cedono terreno alla sua logica nell’invisibilità. (...) - Da «Amiamo la vita più di quanto loro amano la morte» Il Foglio 3/2/2004.

Israele rappresenta un caso unico: quello di uno Stato al quale si contesta il diritto di esistere. La politica israeliana si può comprendere chiaramente solo alla luce di questa realtà. Tutti i timori, le preoccupazioni, le angosce dei miei amici israeliani, compresi quelli più impegnati per la pace, si riassumono nella paura di vedersi negare il diritto di esistere. Una paura che non cesserà finché questo diritto non sarà garantito. E finché durerà questa paura, l´unica reazione possibile sarà quella di dire: «Mai più ci lasceremo condurre docilmente al massacro come agnellini inermi». (...) Chi non lo comprende, e non tiene presente al tempo stesso il fatto che fin dal primo momento l´esistenza stessa del neonato Stato d´Israele veniva contestata da parte araba, con mezzi militari e sempre nuove minacce, non può comprendere qual è veramente la posta in gioco nel conflitto mediorientale. Se guardiamo alla situazione attuale, non possiamo ignorare le sofferenze dei palestinesi, i morti, le molte vittime innocenti, dall´una e dall´altra parte. Ma questo conflitto potrà arrivare a una soluzione soltanto quando il diritto alla esistenza dello Stato di Israele e dei suoi cittadini sarà garantito al di là di ogni possibile dubbio. (...) Da "Vedere l'Olocausto in atto" di Joschka Fischer su La Repubblica del 3/2/2004.

Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d'Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro
padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso. Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972.

(...) l'11 marzo l'Europa ha pagato caro il suo pacifismo filoislamico: 200 morti innocenti, il più  terribile attentato mai vissuto nel vecchio continente. 
(...) Sarebbe giusto capire finalmente la tragedia che vive Israele da anni e sarebbe giusto pensare che noi abbiamo vissuto 130 volte l'11 marzo in tre anni e mezzo. 130 attentati suicidi in un Paese piccolo come una regione italiana. Dopo ogni attentato sentivamo i commenti più atroci: " lotta di liberazione, non hanno altra possibilita'che il terrorismo, militanti per la libertà, occupazione militare, peggio per loro (cioè noi)". Mai una normale parola di comprensione per i nostri bambini lacerati dai chiodi e dall'esplosivo. Una bambina di sette mesi è la più piccola vittima di Madrid. La sua morte dovrebbe pesare sulla coscienza di chi ha sempre tentato di giustificare il terrorismo islamico.
La sua morte, come quella delle altre vittime, dovrebbe togliere il sonno a chi esaltava Durban, a chi approvava i cortei pacifisti urlanti "Bush e Sharon Boia" e ai capetti europei sempre pronti a calare le braghe davanti alle dittature islamiche. Io li porterei tutti a Madrid e li farei stare sull'attenti davanti ai pezzi dei corpi delle vittime dei fratellini di Bin Laden, Arafat e Saddam Hussein.
Deborah Fait su Informazione corretta 13/03/2004.



Quattro giorni più tardi, 16/10/2000 il quotidiano palestinese di Ramallah "Al Hayat Al Jadida" pubblicava il seguente appello:
Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana. Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato. Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere. Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri. Riccardo Cristiano,Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina
(grazie alla segnalazione di Barbara).

 

Esperimento consiglia:

 

24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi di Ruth Halimi ed Emilie Frèche. Traduzione di Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan. Ed. Belforte

A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)

«L'antisemitismo è qualcosa che minaccia la vita degli ebrei ma devasta, a volte in maniera irrimediabile, le coscienze dei non ebrei. È giunto il momento di raccontare quelle sgradevoli verità che non siamo ancora riusciti né a confessare né a confessarci del tutto.»


   Il sistema costituzionale dello Stato di Israele
dalai lama


*LIST
JEWISH BLOGGERSJOIN*



(Grazie a Dandy che è l'autore del bellissimo manifesto e a Bautzetung promotore della lista il cui motto è "Né di qua né di là!!!")

TOCQUEVILLE,  la città dei liberi.

Premessa. – Introduzione. – I. Profili storici (E. Ottolenghi). – II. Costituzione e Fonti del Diritto (A. Mordechai Rabello). – III. La Forma di Governo (E. Ottolenghi). – IV. I partiti politici (A. Mordechai Rabello e A. Yaakov Lattes). – V. Le libertà fondamentali (S. Navot). – VI. L’ordinamento giudiziario (S. Goldstein e A. Mordechai Rabello). – VII. La giustizia costituzionale (T. Groppi). – Orientamenti bibliografici (a cura di Francesca Rosa).
 

 



 



                                         

>
A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)



Grazie a Watergate che ha migliorato notevolmente questa homepage

E voi cosa proponete? Andreacaro è convinto che una risata ci seppellirà.


 

Diario | Dai mass media italiani | Dall'estero | Satira, musica, balli | Interventi, riflessioni, commenti |
 
Diario
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30 aprile 2013

Terrorismo anche in Italia?

I carabinieri stanno eseguendo sei arresti, in Italia e all'estero, nell'ambito di un'indagine su una presunta cellula di matrice islamista con base in Puglia. E' quanto si legge in una nota.

"Al centro delle indagini del Ros una cellula di matrice islamista, con base logistica in Puglia, in stretto contatto con personaggi di spicco del terrorismo internazionale e caratterizzata da un acceso antisemitismo e da un'aspra avversione verso gli stati 'infedeli', quali gli Stati Uniti e la stessa Italia".

La cellula svolgeva attività di proselitismo e indottrinamento dei nuovi affiliati, "anche con documenti audio-video incitanti alla jihad e ad azioni suicide in Occidente e nelle 'zone di guerra'", prosegue la nota relativa all'operazione "Masrah".

Le sei persone per cui la procura di Bari ha emesso le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono accusate di terrorismo internazionale e istigazione all'odio razziale.


Da Reuters

26 aprile 2013

In Arabia Saudita è vietato perfino essere belli

Ecco l’uomo cacciato dall’Arabia Saudita perché «troppo bello» La vicenda aveva fatto il giro del mondo: a inizio mese tre uomini degli Emirati Arabi Uniti, che partecipavano a un festival culturale a Riyad, erano stati allontanati con la forza dalla polizia religiosa ed espulsi dall'Arabia Saudita perché considerati «troppo belli». Non c’erano foto che provassero la fondatezza delle accuse. Finché i tabloid si sono messi alla ricerca dei protagonisti.

L'uomo cacciato dall'Arabia perché troppo bello L'uomo cacciato dall'Arabia perché troppo bello    L'uomo cacciato dall'Arabia perché troppo bello    L'uomo cacciato dall'Arabia perché troppo bello    L'uomo cacciato dall'Arabia perché troppo bello    L'uomo cacciato dall'Arabia perché troppo bello

ATTORE E POETA - Si chiama Omar Borkan Al Gala. Sarebbe lui uno dei tre uomini «irresistibili» sui quali la famigerata «commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio» dell’Arabia aveva messo gli occhi qualche settimana fa, cacciandolo da un festival nella capitale saudita. «Gli uomini dagli Emirati hanno distratto e fatto innamorare troppe donne», era stata la motivazione fornita dalle autorità religiose. E, come provano le prime foto che sono emerse ora sul web: è effettivamente un ragazzo di bell’aspetto. Come si evince dal suo profilo su Facebook, è di Dubai, fotografo di moda, attore e poeta. Ovvio che la sua pagina sul social network è stata subita presa d'assalto e invasa con messaggi provenienti da una parte all'altra del globo: proposte galanti, di matrimonio, ma anche frasi poco felici di uomini invidiosi. Il padiglione alla manifestazione culturale che i tre uomini stavano allestendo, era stato preso d'assalto dai funzionari della polizia religiosa, che li aveva infine costretti a fare ritorno negli Emirati Arabi Uniti.

8 aprile 2013

Se non porti i capelli corti a Gaza ti arrestano

A Gaza è diventato pericoloso per gli uomini girare con i capelli lunghi o magari pettinati alla moda punk. Il Centro palestinese per i Diritti Umani (Pchr) ha infatti denunciato che, nella città governata da Hamas, la polizia ha preso il vizio di arrestare, picchiare e rasare a zero quelli che sembrano avere una chioma “indecente”. Ai  malcapitati, poi, viene fatta firmare una dichiarazione in cui si impegnano a non farsi più crescere i capelli e a non indossare mai più pantaloni a vita bassa.

Da quando hanno preso il potere nel 2007 i militanti di Hamas hanno imposto lentamente la loro versione fondamentalista dell’Islam. Così le donne devono girare obbligatoriamente con il velo e indossare abiti lunghi. Ora è la volta dei maschi ribelli, almeno nell’acconciatura. Negli ultimi giorni ne sarebbero stati arrestati decine, anche se la polizia nega che ci sia una campagna contro i capelli lunghi ma che semplicemente alcuni detenuti sono stati mandati dal barbiere. Le testimonianze però dicono il contrario. 

“Il 4 aprile – ha raccontato al Pchr uno degli arrestati – avevo finito di lavorare e stavo aspettando un taxi per andare a casa quando un poliziotto mi ha chiamato e mi ha ordinato di salire sulla jeep. Dentro c’erano altri 12 uomn. Ci hanno portato alla stazione di polizia di al-Shuja’iya. Lì ci hanno preso in giro per l’acconciatura e insultato. Poi hanno cominciato a tagliarci i capelli quando un detenuto ha protestato l’hanno picchiato.  Quando è stato il mio turno mi hanno fatto firmare una dichiarazione che non avrei mai più portato i capelli lunghi o pettinati in modo strano né indossato pantaloni a vita bassa. A quel punto mi hanno lasciato andare”.

L’Ong ha chiesto al procuratore generale di aprire un’inchiesta sulla vicenda ricordando che “la Costituzione garantisce le libertà individuali e che la polizia non dovrebbe arrestare le persone basandosi sulla valutazione personale del loro aspetto fisico”. “Il governo di Gaza  - ha aggiunto l’organizzazione in un comunicato – è tenuto a rispettare le libertà dei cittadini. Nessuno dovrebbe essere arrestato senza un ordine di custodia cautelare. Il pestaggio di detenuti, poi,  è considerato tortura per la legge“.

Dal Corriere della Sera

Intanto continuano a sparare missili sui civili israeliani...

4 marzo 2013

Dall'Afghanistan negli USA in fuga dai talebani

Era diventata celebre per una terribile mutilazione che le era valsa la copertina di Time asimboleggiare la violenza sulle donne afghane da parte dei talebani. Ora, a distanza di tre anni, Aesha Mohammadzai ha una nuova vita e un nuovo viso.

A sfigurarla era stato suo marito, che le avava tagliato il naso e le orecchie, perché aveva osato fuggire di casa, da un uomo violento che era stata costretta a sposare. "Sono stata violentata ogni giorno, sia moralmente che fisicamente, da mio marito e dalla sua famiglia - aveva raccontato Aesha -. Le giornate erano diventate insopportabili e sono fuggita. Ma mi hanno trovata e mia hanno segregata per cinque mesi. "

Mohammadzai 2

 

La notte stessa in cui è stata ritrovata dal marito è stata portata in montagna. "Non sapevo cosa stava succedendo. C'erano anche altre persone lì: i talebani. Mi hanno legato le mani e piedi e hanno detto che stavano per punirmi con il taglio del naso e delle orecchie. E lo hanno fatto", aveva detto ancora.

Poi per fortuna Aesha è stata trovata e salvata da un parente, che l'ha portata in un ospedale dell'esercito americano in Afghanistan. Quindi il viaggio negli Stati Uniti, dove ha scelto di vivere nel Maryland, in una famiglia afghana.

"Quello che è successo è parte di me, è sempre nella mia mente. Ma devo vivere ", spiega ora che, suo malgrado, è diventata il simbolo del prezzo che le donne afghane devono pagare all'ideologia repressiva dei talebani.

In America, però, Aesha ha ritrovato un po' di felicità e un nuovo viso. Deve ancora sottoporsi a tre o quattro interventi chirurgici, ma entro giugno o luglio avrà un bel naso. Poi si dovrà aspettare circa sette mesi per ricostruire anche le orecchie. Per dargli un naso, i medici hanno rimosso pezzi di costole  e dell' avambraccio sinistro. E' stata anche utilizzata dalla pelle creata artificialmente sulla fronte.


Da Affari Italiani

26 dicembre 2012

Hamas si espande anche in "Cisgiordania"

Khaled Mashal, capo del politburo di Hamas, ha dato ordine alle cellule dell'organizzazione stanziate sulla sponda occidentale del Giordano di prepararsi alla lotta armata per il potere nei territori palestinesi. Da quanto comunicato dal Sunday Times, si parla di preparazione alla presa di potere secondo uno scenario simile a quello svoltosi a Gaza nel 2007.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ricevuto dai servizi segreti e dai servizi di sicurezza diversi avvertimenti nell'ultimo periodo. Secondo queste indiscrezioni Hamas starebbe acquistando forza nei territori autonomi. Durante le ultime settimane i tentativi di attacchi terroristici sulla sponda occidentale sono sensibilmente aumentati. Si registra un notevole incremento nell'attività dei gruppi islamici.

Da La voce della Russia


Intanto i cristiani a Betlemme continuano a diminuire. Per forza! Se Hezbollah e Hamas sparano perfino su Babbo Natale!...

27 marzo 2012

La Chiesa cattolica complice del terrorismo islamico

In una speciale intervista rilasciata a "Die Tagespost" la settimana scorsa, il Patriarca Latino di Gerusalemme Fouad Twal, nominato da Papa Benedetto rappresentante del Vaticano nello Stato Ebraico, ha dichiarato che “ l’esistenza di Israele in quanto tale non ha nulla a che fare con la Bibbia”. Poi ha paragonato la condizione dei Cristiani nella Gerusalemme di oggi alla passione di Gesù.  “ Noi Cristiani mai dimentichiamo che anche nostro Signore ha sofferto  ed è stato deriso a Gerusalemme”.

La posizione di Twal su Israele e la Bibbia è stata accettata dalle massime cariche della Chiesa Cattolica. Il Sinodo del Vaticano nel 2010 aveva dichiarato che Israele non può usare il concetto biblico di una terra promessa o di un popolo eletto. “ Noi Cristiani non possiamo parlare della terra promessa per il popolo ebraico”, dice il documento del Sinodo. “Non c’è più un popolo eletto. Il concetto di terra promessa non può essere utilizzato come base per giustificare il ritorno degli Ebrei in Israele, da cui la diaspora palestinese ”.

Pochi giorni fa, il Patriarca Twal ha accolto con entusiasmo l’accordo raggiunto tra Hamas e Fatah. Ha anche denunciato “la giudaizzazione di Gerusalemme” e attaccato Israele per “ cercare di trasformarla in una città solo ebraico-giudaica con l’esclusione di altre fedi”. Altrove, in Iraq, l’arcivescovo Louis Sako, ha chiesto di “distinguere tra Ebraismo e Sionismo”. Infatti, ai livelli più alti e influenti della Cristianità, gli ebrei sono tuttora considerati come un gruppo di apostati che non ha diritto a un suo Stato sovrano.

Sostenuti dal clero cattolico, per la prima volta nella storia, i palestinesi hanno chiesto all’ UNESCO di registrare la Chiesa della Natività di Betlemme sotto il nome di “Palestina”. Secondo Omar Awadallah, capo del Dipartimento delle Nazioni Unite nel Ministero degli Esteri per l’Autorità Palestinese,  “Gesù è il principe palestinese di speranza e di pace, e tutti i Cristiani del mondo vogliono che questa chiesa sia un sito considerato Patrimonio dell’Umanità”.

In un periodo in cui la preoccupazione del Vaticano per il declino catastrofico del cristianesimo arabo dovrebbe essere visibile, la Chiesa cattolica sceglie di demonizzare Israele e di rafforzare la sua collaborazione con l'OLP. La conferma viene dalla frequenza degli incontri delle ultime settimane, tutti di alto profilo, con la partecipazione di vescovi provenienti non solo dai paesi arabi, ma anche dall’ Europa e dagli Stati Uniti.

Sionismo come esclusività razziale

Una delegazione vaticana composta da Ettore Balestrero, Sottosegretario della Santa Sede per le Relazioni con gli Stati, e dall’Arcivescovo Antonio Franco, delegato apostolico in Israele, si è incontrata a Ramallah con Ministri e funzionari palestinesi per un accordo con l'OLP.  Il cardinale Jean Louis Tauran, presidente del Concilio Pontificio per il Dialogo Inter-religioso, in una prima intervista assoluta da parte di un Cardinale a al-Jazeera, ha dichiarato che Israele deve adottare “uno statuto riconosciuto a livello internazionale, per quella parte di Gerusalemme in cui i Luoghi Santi delle tre religioni monoteistiche sono aperte ai credenti”

Nel frattempo, prelati cattolici e dignitari musulmani si sono incontrati a Beit Sahour per una conferenza su “Come vivere insieme in un futuro Stato palestinese”. Il Patriarca Emerito di Gerusalemme, Michel Sabbah, e il Grand Muftì di Gerusalemme, Muhammad Ahmad Hussein, hanno partecipato alla manifestazione organizzata da Al-Liqa, un centro ecumenico vaticano. Sabbah ha firmato un documento in cui si condanna il Sionismo come “esclusività razziale” e “ideologia dell’impero e del colonialismo”.

Nello scorso gennaio, otto vescovi cattolici d’Europa e del Nord America, compreso l’Arcivescovo inglese Patrick Kelly e l’Arcivescovo francese Michel Dubost, hanno visitato Gaza. “Ho chiesto ai prigionieri della più vasta prigione d’Europa, a Evry, di pregare per voi”, ha detto Dubost agli abitanti di Gaza. Il messaggio era chiaro: i palestinesi vivono in una grande prigione, terrorizzati da Israele. Nello stesso periodo, Padre Manuel Musalam, capo dei cattolici di Gaza, ha incontrato il leader di Hamas, Mahmoud al Zahar, e ha dichiarato che “i cristiani non sono minacciati dai musulmani” ma che tutti affrontano lo stesso problema, quello dell’ ”umilazione” di Israele.

Lo scorso novembre, il patriarca maronita Besara Rai, capo della Chiesa Cattolica libanese, ha mandato il suo inviato, Padre Abdo Abou Kassem a una conferenza a Teheran per sostenere un “Medio Oriente libero da sionisti”. Alla conferenza hanno partecipato anche l’ideologo hezbollah Mahammad Raad e il leader di Hamas, Khaled Mashaal.

Se nel periodo di guerra il Vaticano avesse assunto una posizione morale contro il Nazismo, il risultato sarebbe stato diverso per il popolo ebraico.  Ma era il 1943. Nel 2012 la Chiesa dovrebbe sapere cosa fare. Eppure sembra che, come avvenne nella Seconda Guerra Mondiale, il Vaticano stia ancora perseguendo una causa comune con le forze del male per garantirsi la benevolenza del supposto vincitore.

La criminalizzazione del Sionismo da parte del Vaticano, che le Chiese arabe hanno messo come condizione fondamentale per un avvicinamento tra musulmani e cristiani, garantisce l’eliminazione della priorità dello Stato ebraico per difendere i diritti delle comunità cristiane nei paesi arabi. Dopo che il nazionalismo arabo non è riuscito a eliminare Israele, la cristianità araba e il Vaticano collaborano ora a costruire un’identità palestinese ostile a Israele e agli ebrei.

di Giulio Meotti per Ynet

20 marzo 2012

L'eterno vizio di minimizzare e la solitudine dei bersagli dell'odio

 Non solo in Francia. Anche in Italia hanno ucciso bambini ebrei solo perché erano bambini ebrei. Anche in Italia, su una nave italiana che è territorio italiano, hanno ucciso un vecchio ebreo in carrozzella, solo perché era un ebreo. Non nell'epoca nera dello sterminio. Non nella pagina più vergognosa della storia italiana. Ma negli ultimi trent'anni. Come in Europa, dove la caccia all'ebreo, l'ebreo come bersaglio da annientare, da schiacciare sotto il peso dell'odio, non ha mai conosciuto requie. Fino all'orrenda strage di Tolosa.
Si tende sempre a non crederci, a non prendere atto della realtà. A non evocare l'antisemitismo come veleno permanente, reso ancora più aggressivo quando si traveste da verbo antisionista. Contro l'ebreo si incontrano tutti gli estremisti, tutti i fanatici, tutti quelli che considerano la democrazia un vizio da sradicare. Quando nel 1982 vennero presi di mira in tutta Europa i cimiteri ebraici, le sinagoghe, le scuole israelitiche, i luoghi di culto degli ebrei, gli eredi del nazismo trovarono convergenze e appoggi tra chi, durante la guerra del Libano, predicava insieme la distruzione dello Stato di Israele e degli ebrei, fisicamente. Fu in quei giorni che in Italia, il 9 ottobre del 1984, un piccolo bambino ebreo, Stefano Gay Taché, venne assassinato da un commando di terroristi mediorientali mentre usciva insieme alla sua famiglia dalla sinagoga Maggiore di Roma per celebrare l'ultimo giorno della festa di Sukkot. Assassinato perché era un ebreo: vittima di un odio assoluto e inestinguibile. E altri bambini ebrei feriti, altri adulti ebrei tra la vita e la morte. Una ferita nella coscienza nazionale che non si è ancora rimarginata. Pochi anni dopo, sull' Achille Lauro , nave italiana, un vecchio signore paralitico di nome Leon Klinghoffer venne ucciso da un commando di terroristi palestinesi. Non stava bombardando Gaza, stava in crociera con sua moglie. Ma doveva essere «punito» perché ebreo. Tutta l'«epopea» di Sigonella che ne seguì, quanto tenne in conto che sul territorio italiano alcuni terroristi avevano trucidato un vecchio ebreo, e quanto venne considerato il fatto che lasciar andar via i terroristi significava lasciare impunito il gesto mostruoso di una banda di antisemiti?
E invece si tende sempre a minimizzare. Se non a giustificare, per carità, almeno a ridimensionare la portata simbolica di un delitto contro gli ebrei. Chiunque sia l'assassino: un fanatico nazi o un fanatico islamista che nella sua guerra santa contro «l'entità sionista» prevede anche il massacro degli ebrei, ovunque si trovino. Quando nel 2006 venne rapito a Parigi un giovane ebreo, Ilan Halimi, la polizia francese si affannava a non dare troppo credito alla pista antisemita. Poi si seppe che Ilan, durante i 24 giorni di prigionia, venne torturato, orrendamente seviziato mentre le sue urla, forse, potevano essere captate nella banlieue a maggioranza musulmana dove l'ostaggio era stato rinchiuso, prima di essere arso vivo e gettato come immondizia lungo la ferrovia. Poi, quando vennero scoperti gli aguzzini e gli assassini, si tenne un processo. E durante il processo il capo della banda, dopo aver iniziato il discorso con «Allah Akbar», definì gli ebrei «nemici da combattere per il bene dell'umanità». Perché la polizia francese non imboccò allora la pista giusta da subito, perché aveva tanta paura nel riconoscere che l'antisemitismo aveva assunto un nuovo volto nel cuore di Parigi e che un giovane ebreo poteva essere sottoposto a sevizie per giorni e giorni nel cuore popoloso della città?
Gli ebrei continuano a essere un bersaglio dell'odio razziale, religioso e politico nell'Europa degli ultimi decenni del Novecento e nei primi del Duemila. Quando negli anni Settanta i terroristi dirottarono l'aereo di linea Parigi-Tel Aviv dell'Air France e atterrarono a Entebbe, nell'Uganda del tiranno Idi Amin Dada, divisero gli ostaggi, dopo averne controllato l'identità e i passaporti, in due colonne: quella su cui si poteva trattare e quella da condannare senza indugi. La colonna senza speranza era composta da ebrei, da condannare perché ebrei. C'erano dei terroristi tedeschi, tra i dirottatori, e un vecchio ebreo mostrò a uno dei figli dei «volenterosi carnefici di Hitler» i numeri che gli avevano tatuato sul braccio nel campo di sterminio. Non ebbero pietà nemmeno di lui, e solo il tempismo del blitz israeliano impedì il massacro di ebrei che si stava preparando con scientifica precisione.
La violenza antisemita, punto di incrocio di deliri ideologici di matrice diversa ma di identica capacità di odio, ha conosciuto una recrudescenza significativa negli ultimi decenni. Con un'opinione pubblica impaurita e sgomenta, mai interamente solidale con gli ebrei colpiti dal fanatismo. Un'altra strage. Un altro massacro. Un'altra invocazione di «mai più». Un'altra volta, l'ennesima, disattesa.

Pigi Battista sul Corriere della Sera

Un solo appunto: l'attentato alla sinagoga di Roma è del 1982

18 gennaio 2012

In Iran si fa guerra perfino alle bambole

Fatima contro Barbie sui banchi dei bazar iraniani e nell'immaginario delle bambine. E' guerra delle bambole in Iran, con i conservatori sempre in guardia contro l'influenza dei modelli culturali occidentali ed i bambini sempre alla ricerca di giochi, zainetti e articoli di cartoleria con le effigi dei cartoni preferiti, da Garfield a Spiderman, da Cars a Toy Story. Ma e' quella delle bambole la battaglia piu' importante, perche' riguarda il modello femminile che viene offerto alle bambine. E contro la Barbie della statunitense Mattel e' ripresa una guerra, dichiarata dai settori piu' tradizionalisti dell'establishment iraniano gia' nel 1996, e da allora mai conclusa.

Nel frattempo pero' la slanciata e bionda bambolina, che ha da tempo superato indenne la soglia critica dei 50 anni, ha conquistato generazioni di piccole iraniane che, ormai divenute mamme, tuttora la cercano nei bazar del Paese. La ricerca pero' da qualche tempo si e' fatta di nuovo difficile, dal momento che la polizia ne ha vietato la vendita ai commercianti, come conferma il sito conservatore Mashreghnews. Alcuni pero' si sono limitati a toglierla dalle vetrine per nasconderla dietro il bancone, sostituendola con la sua concorrente islamicamente corretta, Fatima. Non una donnina sexy, come la sua navigata concorrente a stelle e striscie, ma una bambina paffutella dai grandi occhi neri, vestita con velo e abiti tradizionali.

 

Lanciata circa un anno fa con l'invito alle famiglie ad incoraggiarne l'uso fra le proprie figlie, la nuova 'creatura' era stata concepita per riuscire nella missione fallita in precedenza da Sara e Dara, i due bambolotti alternativi a Barbie e Ken messi sul mercato nel 2002. Allora il Centro per lo sviluppo intellettuale dei bambini e dei giovani, un ente statale creato prima della Rivoluzione su iniziativa della moglie dello Scia', Farah Diba, aveva lanciato Sara e Dara per promuovere la ''cultura nazionale'' e i ''valori morali'' dei bambini. Dara e' un bimbetto bruno abbigliato in stile 'casual', mentre la ''sorella gemella'' Sara indossa un abito tradizionale, ha in testa un foulard e conserva nel guardaroba anche un ampio chador.

Ma Barbie ha continuato ugualmente ad imporsi non solo nelle famiglie piu' laiche - la societa' iraniana e' spesso caratterizzata da un grande divario tra l'abbigliamento e i comportamenti che si mostrano in pubblico, e quelli del privato - ma anche in quelle piu' religiose, con le piccole tiranne di casa capaci di ottenere gli stessi giochi delle amichette. ''Barbie, amazzone culturale della Nato - si legge sul sito conservatore Jahan - si e' imposta gradualmente nella vita delle piccole iraniane realizzando gli obiettivi del nemico''. Di mezzo poi si e' messa anche la Cina, dato che il 70% dei colorati articoli per la scuola e l'infanzia di gusto occidentale che si vedono nei negozi - ha riferito un commerciante citato dalla Mehr - vengono appunto da quel Paese, mentre il resto entra di contrabbando oppure viene fabbricato in Iran. Insomma, ormai la guerra contro l'influenza culturale dell'Occidente l'Iran la deve combattere su due fronti, compreso quello della grande potenza asiatica, peraltro alleata contro le sanzioni che l'Occidente vuole imporre a Teheran per 'punire' i suoi piani di sviluppo nucleare.

Dall'Ansa

7 ottobre 2011

L'inverno islamista, alla vigilia della guerra dei 30 anni nel mondo arabo-islamico

 “Viviamo il momento più importante per il mondo arabo dal 1952, da quando in Egitto salì al potere Nasser e i nazionalisti”, dice al Foglio l’israeliano Barry Rubin, professore all’Interdisciplinary Center di Herzliya e direttore del Global Research and International Affairs Center. Rubin ha scritto quaranta libri sul medio oriente e ne è una delle massime autorità mondiali. A Roma Rubin ha appena partecipato a un convegno con il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e la parlamentare Fiamma Nirenstein. “La ‘primavera araba’ è una sconfitta dell’Iran, ma perché può essere una vittoria dell’islamismo sunnita. Ci sono tre fattori in gioco oggi: l’ascesa islamista dei Fratelli musulmani, il dominio iraniano e lo scontro sunniti-sciiti. I Fratelli musulmani sono già diventati i padroni dell’islam sunnita e stanno portando via Hamas da Teheran”. Con Rubin cerchiamo di decifrare l’autunno elettorale del medio oriente. “In Tunisia stanno per diventare primo partito i demagoghi islamici di Ennahda, è clamoroso in un paese che fino a ieri si diceva non avere un problema di fondamentalismo.
In Turchia si è imposto un modello neoottomano molto pericoloso. A novembre ci saranno le elezioni in Egitto e i Fratelli musulmani conquisteranno fra il 30 e il 40 per cento dei consensi, il resto sarà diviso fra vecchio regime, sinistra e centristi. Pochi i dubbi che saranno il primo partito. E’ un risultato naturale. Presidente sarà con ogni probabilità Amr Moussa, non è un religioso ma formerà un regime radicale, nazionalista e ostile all’America e a Israele. Questa primavera riporterà l’Egitto ai tempi del primo Sadat. Il pericolo maggiore sarà il rafforzamento di Hamas a Gaza e il rischio di una nuova guerra con Israele. Cosa farà l’Egitto in quel caso? Cosa accadrebbe se migliaia di Fratelli accorressero in aiuto di Hamas? Nel 2009 durante ‘Piombo Fuso’ Hosni Mubarak rimase a guardare. Non credo avverrà lo stesso oggi. Moussa è un politico esperto e furbo, ma è anche un avventuriero. I Fratelli musulmani nel frattempo vorranno islamizzare il paese, credo che avverrà gradualmente, senza fretta, ‘alla turca’.
I primi obiettivi saranno il velo, l’alcol, il turismo straniero”. Secondo Rubin molto dipende da cosa faranno con la nuova Costituzione. “Qui ci sono tre opzioni: dichiarare l’islam ‘una’ fonte legislativa, ‘la’ fonte legislativa oppure ‘la sola’ fonte legislativa. Credo che punteranno alla seconda opzione. Economicamente l’Egitto andrà incontro a una grave crisi economica, dal prezzo del pane ai sussidi. Poi ci sarà lo scontro confessionale. Centomila cristiani sono già scappati”. Veniamo alla Siria, che sembra sull’orlo di una guerra civile. “Nessuno sa quanto Bashar el Assad resterà al potere, ma se il regime cadrà non sarà un male per la regione come Mubarak. Sappiamo che l’opposizione è divisa e che i Fratelli musulmani non hanno gli stessi consensi come al Cairo. Non va però dimenticato che c’è moltissima isteria antioccidentale contro Assad. Vedremo ancora omicidi, stragi, scontri e attacchi religiosi. Assad non è finito e i suoi non si arrenderanno.
Non avranno pietà per nessuno. E c’è il rischio di uno scenario iracheno per i cristiani”. In conclusione, per Rubin più che una primavera può essere l’inizio di un inverno. “Non è l’età della democrazia araba, ma dell’islam rivoluzionario. Non è detto che vincano, ma non facciamoci illusioni: i religiosi vogliono ripetere quello che ha fatto Nasser. Sarà come la guerra dei trent’anni che ha scoinvolto l’Europa”.

Dal Foglio

27 giugno 2011

Minacce turche (e non solo)

            Per la seconda volta questo mese un artista israeliano è stato costretto a rinunciare ad una esibizione in Turchia, in seguito alle minacce giunte da ambienti islamici integralisti locali. Il quotidiano Haaretz precisa che il musicista israeliano Itamar Erez progettava di recarsi giovedì in Turchia col suo 'Ensemble Adamà per partecipare al festival di jazz 'Akbank Sanat'. Ma gli organizzatori gli hanno fatto sapere che era preferibile annullare la visita. Erez ha accolto la notizia con sgomento, scrive il giornale, anche perchè si è già esibito numerose volte in Turchia: in una occasione, anche di fronte al premier Tayyp Recep Erdogan. Due settimane fa anche il cantore israeliano Lior Almaliach era stato costretto, a seguito di minacce, a rinunciare ad un incontro musicale che doveva riunire artisti di tre religioni: islam, cristianesimo ed ebraismo. I rapporti fra Israele e Turchia si sono gravemente incrinati un anno fa quando nove cittadini turchi sono rimasti uccisi nell'assalto sferrato dalla marina militare israeliana ad una Flottiglia di attivisti filo-palestinesi che cercavano di raggiungere la striscia di Gaza.

Da Affari Italiani

A proposito di boicottaggi, è da segnalare questa grandiosa affermazione della comunità sportiva di Gaza:
"Se gli Europei saranno giocati in Israele, ai tifosi di calcio provenienti da tutta Europa sarà data l'impressione che Israele sia un Paese come tutti gli altri,"
Cioè: se non venite a vedere con i vostri occhi, potremo continuare a mentire e voi a credere quello che vi raccontiamo...

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