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Questo blog sta spudoratamente con Israele e, riprendendo un post di Victor Davi Hanson, gentilmente già tradotto daCamillo non metterà in dubbio le sue idee, ma lo potrebbe fare se:
-
Sharon sospenderà tutte le elezioni e pianificherà un decennio di governo che non potrà essere messo in discussione.
-Sharon sospenderà tutte le inchieste giudiziarie sulle sue attività fiscali e i membri della sua famiglia spenderanno a Parigi i milioni di dollari dati a Israele come aiuti umanitari.
-Tutte le le televisioni e i giornali israeliani saranno censurati dal partito Likud.
-Squadracce di assassini israeliani entreranno in Cisgiordania con la precisa intenzione di far saltare in aria donne e bambini arabi.
-I bambini e adolescenti israeliani saranno addobbati con esplosivi sotto le camicie per andare a uccidere famiglie palestinesi.
-Le folle israeliane si precipiteranno in strada per immergere le mani nel sangue dei loro morti e poi marceranno invocando omicidi di massa di palestinesi.
-I rabbini pronunceranno sermoni pubblici con cui ritraggono i palestinesi come figli delle scimmie e dei maiali.
-I testi scolastici israeliani diranno che gli arabi fanno sacrifici umani e riti omicidi.
-I principali politici israeliani, senza che nessuno li rimproveri, invocheranno la distruzione della Palestina e la fine della società araba in Cisgiordania.
-I membri del partito Likud linceranno e uccideranno, come se fosse normale, e senza processo, i propri oppositori.
-I fondamentalisti ebrei uccideranno le donne colpevoli di adulterio e resteranno impuniti perché sosterranno di aver salvaguardato l'onore della famiglia.
-La televisione israeliana trasmetterà - accompagnati da musica patriottica ­ gli ultimi messaggi registrati di assassini suicidi che hanno massacrato dozzine di arabi.
-I manifestanti ebrei faranno una parata per strada e vestiranno i loro bambini da assassini suicidi.
-I newyorchesi pagheranno 25 mila dollari di taglia per ogni palestinese ucciso da un assassino israeliano.
-I militanti israeliani uccideranno un ebreo per sbaglio e poi si scuseranno dicendo che pensavano fosse un arabo, al fine di tacitare la società israeliana.
-Gli ebrei entreranno nei villaggi arabi di Israele per mitragliare donne e bambini.
-Le figure pubbliche israeliane, come se fosse una cosa normale, minacceranno di colpire gli Stati Uniti con attacchi terroristici.
-Bin Laden sarà un eroe popolare a Tel Aviv.
-Gli assassini ebrei uccideranno diplomatici americani e la società ebraica darà loro ospitalità.
-I cittadini israeliani celebreranno le notizie secondo cui tremila americani sono stati assassinati.
-I cittadini israeliani esprimeranno sostegno per i tentativi dei supporter di Saddam di uccidere gli americani in Iraq.
-Gli israeliani ameranno la morte e gli arabi vorranno bersi in pace un caffé da Starbucks.

Lo statuto di Fatah



"
Israele è una delle rare cause che sostengo. Neri e ebrei sono legati da una storia comune di persecuzioni"
Ray Charles, "The Genius", cantante e pianista.









Carlo Panella
I piccoli martiri assassini di Allah
pp. 224 - Euro 12,90 - Edizione in brossura con sovraccoperta. Indottrinamento scolastico, religioso, mediatico; cortometraggi di propaganda appositamente studiati per annullare la naturale paura della morte; canzoncine e giochi che esaltano il suicidio e il martirio. Sono terribili ed eclatanti i documenti raccolti in questo saggio. Oggi un’intera generazione di ragazzini, vittime dell’indottrinamento e della propaganda crede che la morte per Allah in guerra sia la più elevata impresa conseguibile in vita. Questa educazione è un’onta indelebile, un abuso, un terribile pregiudizio per il futuro della regione e del pianeta.

Carlo Panella
, autorevole osservatore dell’intricato scenario mediorientale, analizza la nuova, terribile arma del terrorismo islamico: il martirio degli shaid–killer, i suicidi-assassini, diventati ormai parte integrante nel progetto di una società islamica fondamentalista. "È questo, per chi ha occhi per vedere, il nuovo volto di un vecchio cancro che l’Europa ha tristemente conosciuto: il totalitarismo".

 



l'educazione impartita ai bambini palestinesi - This is what is taught to palestinian children

"Avremo la pace quando gli arabi ameranno i loro figli quanto odiano noi" - Golda Meir

E
’ ovvio che tutti i morti chiamano compassione, che le vittime non stanno da una parte sola, che in Medio Oriente non è quasi possibile distinguere il sangue dei vinti da quello dei vincitori, perché è in corso una lotta esistenziale la cui conclusione è tutt’altro che certa, e il cui unico sbocco umano possibile è la pace. Ma non è ovvio, anzi è uno scandalo, che il terrorismo sia rubricato sotto la voce “resistenza”, che non si capisca quanto sia di rigore il dovere di amare un paese così, affetto da questa piaga, lacerato e insanguinato nel modo che vedete, e non in metafora, ma alla lettera. E gli scandali devono venire alla luce.Il terrorismo è una paura dell’invisibile, e questa paura forgia le coscienze degli occidentali che cedono terreno alla sua logica nell’invisibilità. (...) - Da «Amiamo la vita più di quanto loro amano la morte» Il Foglio 3/2/2004.

Israele rappresenta un caso unico: quello di uno Stato al quale si contesta il diritto di esistere. La politica israeliana si può comprendere chiaramente solo alla luce di questa realtà. Tutti i timori, le preoccupazioni, le angosce dei miei amici israeliani, compresi quelli più impegnati per la pace, si riassumono nella paura di vedersi negare il diritto di esistere. Una paura che non cesserà finché questo diritto non sarà garantito. E finché durerà questa paura, l´unica reazione possibile sarà quella di dire: «Mai più ci lasceremo condurre docilmente al massacro come agnellini inermi». (...) Chi non lo comprende, e non tiene presente al tempo stesso il fatto che fin dal primo momento l´esistenza stessa del neonato Stato d´Israele veniva contestata da parte araba, con mezzi militari e sempre nuove minacce, non può comprendere qual è veramente la posta in gioco nel conflitto mediorientale. Se guardiamo alla situazione attuale, non possiamo ignorare le sofferenze dei palestinesi, i morti, le molte vittime innocenti, dall´una e dall´altra parte. Ma questo conflitto potrà arrivare a una soluzione soltanto quando il diritto alla esistenza dello Stato di Israele e dei suoi cittadini sarà garantito al di là di ogni possibile dubbio. (...) Da "Vedere l'Olocausto in atto" di Joschka Fischer su La Repubblica del 3/2/2004.

Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d'Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro
padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso. Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972.

(...) l'11 marzo l'Europa ha pagato caro il suo pacifismo filoislamico: 200 morti innocenti, il più  terribile attentato mai vissuto nel vecchio continente. 
(...) Sarebbe giusto capire finalmente la tragedia che vive Israele da anni e sarebbe giusto pensare che noi abbiamo vissuto 130 volte l'11 marzo in tre anni e mezzo. 130 attentati suicidi in un Paese piccolo come una regione italiana. Dopo ogni attentato sentivamo i commenti più atroci: " lotta di liberazione, non hanno altra possibilita'che il terrorismo, militanti per la libertà, occupazione militare, peggio per loro (cioè noi)". Mai una normale parola di comprensione per i nostri bambini lacerati dai chiodi e dall'esplosivo. Una bambina di sette mesi è la più piccola vittima di Madrid. La sua morte dovrebbe pesare sulla coscienza di chi ha sempre tentato di giustificare il terrorismo islamico.
La sua morte, come quella delle altre vittime, dovrebbe togliere il sonno a chi esaltava Durban, a chi approvava i cortei pacifisti urlanti "Bush e Sharon Boia" e ai capetti europei sempre pronti a calare le braghe davanti alle dittature islamiche. Io li porterei tutti a Madrid e li farei stare sull'attenti davanti ai pezzi dei corpi delle vittime dei fratellini di Bin Laden, Arafat e Saddam Hussein.
Deborah Fait su Informazione corretta 13/03/2004.



Quattro giorni più tardi, 16/10/2000 il quotidiano palestinese di Ramallah "Al Hayat Al Jadida" pubblicava il seguente appello:
Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana. Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato. Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere. Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri. Riccardo Cristiano,Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina
(grazie alla segnalazione di Barbara).

 

Esperimento consiglia:

 

24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi di Ruth Halimi ed Emilie Frèche. Traduzione di Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan. Ed. Belforte

A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)

«L'antisemitismo è qualcosa che minaccia la vita degli ebrei ma devasta, a volte in maniera irrimediabile, le coscienze dei non ebrei. È giunto il momento di raccontare quelle sgradevoli verità che non siamo ancora riusciti né a confessare né a confessarci del tutto.»


   Il sistema costituzionale dello Stato di Israele
dalai lama


*LIST
JEWISH BLOGGERSJOIN*



(Grazie a Dandy che è l'autore del bellissimo manifesto e a Bautzetung promotore della lista il cui motto è "Né di qua né di là!!!")

TOCQUEVILLE,  la città dei liberi.

Premessa. – Introduzione. – I. Profili storici (E. Ottolenghi). – II. Costituzione e Fonti del Diritto (A. Mordechai Rabello). – III. La Forma di Governo (E. Ottolenghi). – IV. I partiti politici (A. Mordechai Rabello e A. Yaakov Lattes). – V. Le libertà fondamentali (S. Navot). – VI. L’ordinamento giudiziario (S. Goldstein e A. Mordechai Rabello). – VII. La giustizia costituzionale (T. Groppi). – Orientamenti bibliografici (a cura di Francesca Rosa).
 

 



 



                                         

>
A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)



Grazie a Watergate che ha migliorato notevolmente questa homepage

E voi cosa proponete? Andreacaro è convinto che una risata ci seppellirà.


 

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23 settembre 2017

Auguri a tutti

Don't make war, grow pomegranate


26 luglio 2010

Perché le operazioni contro la Corea vanno bene, mentre nessuno muove un dito contro l'Iran?

 Alle 7 locali, (mezzanotte in Italia) la portaerei a propulsione nucleare USS George Washington ha lasciato il porto di Busan, nel sudest della Corea del Sud, seguita da una flottiglia di cacciatorpedinieri. La manovra nel mar del Giappone «Invincible spirit» è cominciata. Stati Uniti e Corea del Sud metteranno in campo, fino a mercoledì 28 luglio, 8.000 militari americani e sudcoreani, una ventina di navi e sommergibili, fra cui la portaerei George Washington, e circa 200 aerei, fra cui il caccia F-22 Raptor. L'obiettivo è lanciare «un messaggio chiaro» alla Corea del Nord, che ha minacciato di ricorrere «ad una potente dissuasione nucleare» in risposta all'imponente esercitazione, che peraltro è la prima di una serie di sei manovre. «Il comportamento aggressivo della Corea del Nord deve cessare», hanno dichiarato questa settimana in un comunicato congiunto il segretario americano alla Difesa Robert Gates e il suo omologo sud coreano Kim Tae-Young.

PORTAEREI - L'iniziativa di Washington e Seul, cui si aggiungerà per la prima volta il Giappone con il ruolo di osservatore, è stata decisa come reazione all'affondamento della corvetta sudcoreana Cheonan il 26 marzo (costato la vita a 46 marinai), la cui responsabilità è stata attribuita a Pyongyang, che da parte sua ha smentito ogni coinvolgimento. «Un messaggio per colpire la condotta aggressiva contro il Sud» ha detto il segretario di Stato Usa Hillary Clinton. La George Washington La nave, dal raggio operativo di 1.000 km, può trasportare 6.250 uomini d'equipaggio e circa 80 aerei, inclusi FA-18 fighter ed E-2C Hawkeye.

Corea, grandi manovre in mare Corea, grandi manovre in mare    Corea, grandi manovre in mare    Corea, grandi manovre in mare    Corea, grandi manovre in mare    Corea, grandi manovre in mare    Corea, grandi manovre in mare    Corea, grandi manovre in mare

LA MISSIONE - «Alcune navi della Settima Flotta americana, tra cui un sottomarino a propulsione nucleare, sono destinate a raggiungere la Washington nel mar del Giappone», hanno riferito i vertici militari. La superportaerei da 97 mila tonnellate della classe Nimitz, nave ammiraglia della Settima Flotta, sarà il centro delle operazioni cui parteciperà una flotta di 20 navi e oltre 200 aerei, tra cui gli F-22 Raptors, i potentissimi caccia della US Air Force, che volerannno in missione di addestramento per la prima volta nello spazio aereo coreano. Le esercitazioni andranno avanti fino a mercoledì, prime di una serie messa a punto da Washington e Corea del Sud in funzione di deterrenza contro Pyongyang.

LA RISPOSTA DI PYONGYANG - La Corea del Nord ha minacciato il ricorso a una «potente dissuasione nucleare» di fronte alle manovre militari congiunte previste da Stati Uniti e Corea del Sud cominciate oggi nel Mar del Giappone. L'agenzia di stampa ufficiale Kcna ha parlato di «guerra sacra di rappresaglia», citando La Commissione della difesa nazionale di Pyongyang. «Tutte questa manovre di guerra non sono altro che pure provocazioni mirate a zittire la Repubblica popolare democratica della Corea con la forza delle armi - ha aggiunto l'agenzia -. L'esercito e il popolo si opporranno in maniera legittima con la loro potente dissuasione nucleare».

SANZIONI - Già venerdì la Corea del Nord aveva minacciato una «risposta fisica» alle rappresaglie annunciate dagli Stati Uniti, che mercoledì hanno annunciato nuove sanzioni che il governo considera una violazione della dichiarazione del 9 luglio delle Nazioni Unite. In quella occasione, il Consiglio di sicurezza aveva condannato l'attacco, pur evitando di accusare direttamente Pyongyang, e aveva chiesto l'adozione di «misure idonee e pacifiche contro le persone responsabili dell’incidente», raccomandando di «evitare qualsiasi nuovo attacco o atto ostile contro la Repubblica di Corea (Corea del Sud, ndr) o nella regione». Nel mirino delle nuove sanzioni, secondo le prime indiscrezioni, sarebbe finito un centinaio di conti bancari esteri, sospettati di essere al servizio di operazioni illecite di Pyongyang sulla proliferazione e compravendita di armi.

INCONTRI - Sul fronte delle trattative diplomatiche si terrà giovedì 29 luglio una terza riunione («provvisoriamente concordata») tra il comando Onu a guida Usa di stanza a Seul e la delegazione di militari della Corea del Nord, nell'ambito del confronto avviato la scorsa settimana sull'affondamento della Cheonan. Il secondo confronto, tenuto sempre «a livello di colonnelli», era durato 100 minuti. L'iniziativa ha lo scopo di arrivare a una riunione «a livello di generali» per verificare, attraverso un «gruppo congiunto di valutazione», se la tragedia della Cheonan sia o meno violazione dell'armistizio del 1953 che chiuse la guerra di Corea. La nota del comando menziona la dichiarazione presidenziale del Consiglio di Sicurezza dell'Onu del 9 luglio che ha chiesto «piena adesione all'armistizio e incoraggiato la risoluzione delle questioni in sospeso con mezzi pacifici». Le parti, in vista del prossimo incontro, hanno «accettano di sviluppare proposte concrete sulla base delle procedure dell'armistizio».

ISRAELE - Sale la tensione anche con Israele, che ha accusato davanti all'Onu la Corea del Nord di fornire missili balistici a Paesi del Medio Oriente, sottolineando che queste armi «mettono in pericolo la stabilità» della regione. «Israele è preoccupata di tali forniture poiché i missili mettono in pericolo la stabilità del Medio Oriente» ha affermato la delegazione israeliana all'Onu in una lettera indirizzata al Consiglio di sicurezza. A maggio il ministro israeliano degli Esteri Avigdor Lieberman aveva accusato la Corea del Nord di fornire armi e razzi ai palestinesi di Hamas e ai libanesi di Hezbollah, dando aiuto ai programmi di sviluppo missilistico della Siria e dell'Iran.

Dal Corriere della Sera


(Perché il mondo arabo non fa niente per impedire il nucleare iraniano)

Intanto si preparano altre navi per attaccare Israele

26 gennaio 2010

La Svizzera e altri Paesi, come con i nazisti, ospita i conti correnti dei peggiori terroristi

 La specialità di Ibrahim Dashti è il trasferimento di armi da una parte all’altra del mondo. Dunque non è strano che il nome del cittadino iraniano sia emerso dalle indagini su un traffico di materiale bellico scoperto in Thailandia. L’11 dicembre 2009 un gigantesco Ilyushin 76 è stato bloccato, durante uno scalo tecnico, dalle autorità thailandesi. Nella pancia del jet sono state scoperte 35 tonnellate di armi. Prodotte nella Corea del Nord e dirette in Iran, per essere poi distribuite ad Hamas ed Hezbollah.

La mente della spedizione — secondo una fonte che conosce bene gli ambienti dell’aviazione civile— era appunto Dashti. Una vecchia conoscenza. L’intermediario, attraverso la Top Energy e la Saha Airlines, è stato al centro di numerosi accordi che hanno portato all’invio di materiale nordcoreano verso l’Iran. Insieme a Dashti hanno agito due ufficiali dei pasdaran, membri dell’apparato clandestino «Al Qods». Il primo è Mohsen Jafri Pulbazar, grande esperto di questioni libanesi. Il secondo Amir Roshanbar, specialista dell’Iraq. La vicenda dell’Ilyushin, che ha permesso di far emergere parte del network, ha avuto contraccolpi a Teheran. Il vertice dei pasdaran ha, infatti, sospeso, con effetto immediato, i due ufficiali. E ambienti dell’opposizione sostengono che anche Dashti sarebbe finito nei guai: la sicurezza avrebbe aperto un’inchiesta sul suo conto. I tre sono accusati di non essere riusciti a proteggere un canale di rifornimento così importante.

La via coreana — come ci ha confermato la fonte incontrata a Fort Lauderdale — è fondamentale per i piani degli ayatollah. Perché permette di acquisire «merce» non riconducibile direttamente all’Iran e trasferibile agli alleati sui diversi scacchieri. Dashti, per mimetizzare l’operazione, si è appoggiato ad un reticolo di società vere e false, con indirizzi che portano da Barcellona alla Nuova Zelanda. Molte erano scatole vuote: ossia compagnie solo di nome, con recapiti d’appoggio — spesso solo una targa su un portone— in luoghi insospettabili.

Con il progredire dell’inchiesta — vi partecipano anche gli americani —, i pasdaran hanno chiesto alla Corea del Nord di sospendere nuove forniture. Le 35 tonnellate sequestrate – conferma la nostra fonte— erano solo «un acconto». Per la precisione ve ne sono altre 55 in attesa di essere consegnate.

Francesco Battistini: " Iran, i miliardi segreti della nomenklatura "

GERUSALEMME — «Allah stramaledica gl'inglesi!». E le loro banche. Quando (era giugno) il secondo figliolo della Guida Suprema Ali Khamenei si scagliò contro gli gnomi di Londra e «la loro grande voglia d'impicciarsi negli affari interni dell' Iran e di boicottare la nostra economia», le piazze fedelissime di Teheran alzarono il pugno e gridarono a comando: giusto, che fossero stramaledetti, quelli della City. Giustissimo. Sacrosanto. Anche perché Mojtaba Khamenei, che a quarant'anni dicono comandi a bacchetta il papà ayatollah e sia dotato d'un certo geniaccio per le finanziarie, d'infuriarsi aveva qualche motivo in più delle folle aizzate: il governo di Gordon Brown, secondo le sanzioni imposte da Onu e Unione europea, aveva appena congelato un miliardo di sterline depositato nelle banche del Regno. Mica pound della Repubblica islamica. Soldi suoi. D'uno che è tanto adorato dai Fondatori della Rivoluzione quanto dalle fondazioni bancarie.

Ricchi d'Iran. Ricchi di fede e di qualcosa di più terreno. Sulla stampa kuwaitiana, attraverso i canali dell'opposizione all'estero, arriva un elenco di sessantasei Paperoni di Teheran. Il clan di Khamenei e del presidente, Mahmoud Ahmadinejad. Tutta gente con incarichi pesanti e pesantissime fortune. E' probabile che la lista dei 66 contenga più di un'esagerazione. Ma è una mezza conferma di voci che in Iran circolano da tempo: criptato in conti intestati a società di comodo, ballerebbe un tesoro da 16 miliardi di dollari. Proventi di mediazioni del grezzo, spesso bloccati dalle sanzioni internazionali. Fonti israeliane sostengono che quei soldi risultano di società statali, legate in realtà a favoriti del regime. La mappa kuwaitiana è dettagliata. Il chiacchierato figlio di Khamenei, genero dello speaker del Parlamento Haddad-Adel, oltre al miliardo di sterline inglesi potrebbe disporre di 2 miliardi 200mila euro in Germania, di 766 milioni di dollari in Qatar e d'una somma sconosciuta in Svizzera. Anche una sua parente, Nazia Khamenei, in questi anni avrebbe messo via parecchio denaro: 7 milioni d'euro in Turchia, 65 in Germania, 122 in Gran Bretagna. Non se la passerebbe male nemmeno Ghulam Hussein Elham, secondo la stampa emiratina: ex portavoce del governo, gran negazionista della Shoah e marito di un'influente giornalista di regime, già ministro della Giustizia e persecutore di Shirin Ebadi, il premio Nobel, il nostro Elham avrebbe accantonato 25 milioni di dollari a Dubai, 13 milioni in Turchia, 17 in Svizzera e 700mila dollari a Beirut. Come lui, il generalissimo Hassan Firuzabadi che comanda le truppe rivoluzionarie: 320 milioni di dollari in Malaysia, 65 negli Emirati, 103 in Kuwait, 17 in Turchia, più spiccioli non conteggiati in Svizzera. Il dossier non risparmia neppure Mahdi Ahmadinejad, il primogenito: 18 milioni d'euro in Belgio, 45 nelle casse elvetiche, 44 nelle banche del Golfo.
Sono i conti della casta o è solo una resa dei conti? «Spazzatura», è l'unica parola che una fonte iraniana riserva alle rivelazioni: «C'è in corso una battaglia per delegittimare Ahmadinejad — dice Ruhollah Hosseinian, deputato conservatore— e vi partecipano anche fedelissimi del presidente». «Vere o no che siano le cifre — spiega una voce dell'opposizione —, se escono significa che qualcosa c'è. E qualcuno vuole farlo sapere».



Da Il Corriere della Sera

21 agosto 2009

Gli esperimenti della Corea del nord non ricordano quelli nazisti?

A riferirlo un ex comandante dell'esercito nord-coreano, fuggito in Corea del Sud - Bambini disabili utilizzati come cavie per testare armi chimiche e biologiche: questo il segreto che dopo anni di silenzio, ha rivelato Im Chun-yong, ex capitano dell'esercito nord-coreano. E' il 1999 quando Im Chun-yong, fino ad allora membro dell'elitè militare nord coreana, fugge insieme a un manipolo di uomini: attraversando a nuoto le acque del fiume Tumen, dopo aver ingaggiato uno scontro a fuoco con decine di soldati, riesce ad arrivare in Cina, per poi passare in Corea del Sud, dove tutt'oggi vive. Dopo anni di silenzio, le ultime notizie sulla salute di Kim Jong-Il e i possibili conflitti in seno al regime per il passaggio di potere, lo hanno convinto a parlare, di questo segreto "troppo terribile da raccontare"."Se alla nascita il neonato mostra handicap fisici o mentali - racconta l'ex ufficiale - il governo pensa che il miglior contributo che possa dare alla società... è quello di fare da cavia per le armi chimiche o biologiche". Sarebbe stato, secondo quanto riferito da Im Chun-yong alla tv Al Jazeera, proprio uno dei suoi uomini ad assistere in prima persona agli esperimenti sugli esseri umani, in un complesso militare sulla costa occidentale nord-coreana. Qui decine di persone sarebbero state spinte a forza in una camera di vetro. "La stanza veniva riempita con gas velenoso - continua l'ex ufficiale nord-coreano - mentre alcuni dottori osservavano e calcolavano il tempo che occorreva perché le persone morissero". In prima persona l'ex capitano avrebbe invece visto, siamo agli inizi degli anni '90, un suo superiore lottare con altri gerarchi dell'esercito, che volevano portargli via la figlia dodicenne disabile mentale. Inizialmente l'ufficiale avrebbe resistito, per poi cedere alle pressioni. "Ho visto quella bambina che veniva portata via - racconta Im Chun-yong - Non l'ho più rivista". Già in passato alcuni disertori del regime avevano denunciato esperimenti su detenuti politici: i prigionieri sarebbero stati prelevati dal carcere e condotti in "fabbriche", che in realtà sarebbero siti per sperimentare le armi chimiche e batteriologiche. Inoltre per Im Chun-yong, mentre la comunità internazionale è focalizzata sul programma nucleare intrapreso dalla Corea del Nord, il pericolo più imminente verrebbe da armi chimiche e battereologiche: l'ex ufficiale ha raccontato infatti di aver ricevuto un addestramento specifico per l'utilizzo di armi chimiche contro il "nemico" e più di 5mila tonnellate di armi biochimiche, tra cui gas nervino, iprite, antrace e colera rappresenterebbero il bottino che il regime di Pyongyang è riuscito a cumulare nel tempo.

Da Virgilio/peacereporter, grazie alla segnalazione di Barbara

28 maggio 2009

Si vuol fare qualcosa o si continuerà a guardare alla finestra, emettendo solo qualche blanda condanna?


Lo ha reso noto l'agenzia di statale del Paese, senza rilasciare ulteriori dettagli. Testati anche tre missili a corto raggio. Il presidente Usa condanna: "C'è una seria preoccupazione per tutte le nazioni". Dalla Corea del Sud partono le polemiche: ha provocato un sisma artificiale avvertito nellla provincia settentrionale di Hamkyong. Mosca precisa: esplosione tra i 10 e i 20 chilotoni. Frattini: "Ferma condanna". In giornata si riunirà l'Onu.

La Corea del Nord ha effettuato "con successo" un secondo test nucleare, secondo quanto riferito dalla agenzia statale di Pyongyang senza fornire ulteriori dettagli. Inoltre, sono stati provati anche tre missili a corto raggio.

Stando all'agenzia sudcoreana Yonhap che cita il portavoce della presidenza Lee Dong-kwan, un sisma artificiale che indicava l'avvenuto test nucleare e' stato registrato alle 9.54 del mattino, ora locale, nei pressi di Poongkye-ri nella provincia settentrionale di Hamkyong. Sempre stando a indicazioni provenienti da Seul, il test e' stato eseguito a 10-15 chilometri di distanza dal sito del primo test nucleare di Pyoyang nell'ottobre del 2006.

Il presidente americano Barack Obama ha condannato la Corea del Nord che "minaccia la pace e la sicurezza internazionale" con l'annuncio del nuovo test nucleare e del lancio di un missile a corto raggio. In una nota emessa dalla Casa Bianca, Obama afferma che le azioni di Pyongyang rappresentano "una seria preoccupazione per tutte le nazioni" e che "simili provocazioni serviranno solo ad aumentare l'isolamento della Corea del Nord".

"Abbiamo continuato e continueremo a lavorare -conclude- con i nostri alleati e partner del Negoziato dei Sei, come anche con gli altri membri del Consiglio di sicurezza nei prossimi giorni".

Il Giappone ha chiesto una riunione d'urgenza del Consiglio di sicurezza dell'Onu in seguito al secondo test nucleare. "Il Giappone non tollerera' mai test nucleari della Corea del Nord", ha affermato il capo gabinetto Takeo Kawamura in conferenza stampa, aggiungendo che "se il test verra' confermato, e' in palese violazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza e il Giappone prendera' misure decisive".

Dall'Italia "Il ministro degli Esteri Franco Frattini condanna con fermezza i test nucleare e missilistico condotti dalla Corea del Nord, che rappresentano una violazione della risoluzione 1718 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, una minaccia alla pace regionale ed internazionale e che non giovano ne' alla sicurezza ne' alla immagine internazionale della Corea del Nord stessa". E' quanto si legge in una nota diffusa dalla Farnesina. "L'Italia -prosegue la nota- continuera' a svolgere il proprio ruolo in favore del dialogo intercoreano, dei negoziati a Sei nell'ambito dei "Six Party Talks" e ad offrire il proprio sostegno ad iniziative che aiutino a ristabilire un clima di fiducia nel Nord Est asiatico per la stabilizzazione della regione''.

Anche la Francia esprime preoccupazione e condanna "con la massima fermezza questo test nucleare", come afferma il portavoce del governo Luc Chatel. "Si tratta di una violazione del diritto internazionale e degli impegni assunti dalla Corea del Nord con la comunita' internazionale", ha aggiunto Chatel, auspicando "severe sanzioni" da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Fonti del ministero della difesa a Mosca citate dalle agenzie russe diffondono le prime valutazioni quantitative sull'entita' dell'ordigno nucleare nordcoreano. Si tratterebbe di una esplosione ''compresa fra i dieci e i venti chilotoni'', spiegano. Il primo test nucleare nordcoreano nel 2006 era stato valutato dagli esperti americani in meno di un chilotone (dove un chilotone misura l'energia liberata nell'esplosione di mille chili di tritolo).

L'entita' dell'esplosione viene calcolata in funzione delle scosse rilevate dai sismografi in tutto il mondo. Lo Us Geological Survey ha misurato a una profondita' di dieci chilometri un tremore di intensita' pari a 4,7 gradi alle 2.54 di questa mattina.

Da Adn Kronos


strategic defense : Dry Bones cartoon.Anche per lei, a quanto pare, non resta più tanto tempo per le semplici parole di solidarietà...

6 aprile 2009

E ora?

E ora che la Corea ha dimostrato che si è fatta finora beffa dell'Onu, degli USA, delle sanzioni internazionali, ecc. ecc.? E che l'Onu ha dimostrato per l'ennesima volta la sua totale inutilità?
E che ci fanno i soldi coreani al confine con la Svizzera?

Mistero attorno ad un particolare e insolito sequestro dei militari della Guardia di finanza, che hanno hanno intercettato presso il valico di Tirano. al confine con la Svizzera, un cittadino elvetico che stava importando in Italia circa 100.000 “Won” della Corea del Nord, conosciuta anche come Repubblica popolare democratica di Corea. I Won sono la valuta ufficiale del Paese asiatico che possono circolare liberamente soltanto all’interno di quella nazione, notoriamente sottoposta ad embargo dal Consiglio di sicurezza dell’Onu e dall’Ue a causa dei suoi test missilistici ritenuti collegati alle sue potenzialità nucleari e, pure per questo, colpita da sanzioni finanziarie internazionali riconosciute anche dall’Italia.
«Il ritrovamento del denaro nord-coreano - spiegano i militari - è apparso ancor più singolare poiché la Nord-Corea non consente l’esportazione della propria valuta ed i turisti che visitano il Paese ricevono “certificati” appositamente stampati per gli stranieri, di differente colorazione rispetto a quelle utilizzate da chi risiede nel Paese e valutate con un differente tasso di cambio».

NEL CASO DELLE BANCONOTE scoperte dai Finanzieri si tratta invece di Won normalmente destinati al mercato interno del Paese e comunque non convertibili. Gli approfondimenti eseguiti per mezzo del supporto tecnico della Banca d’Italia, immediatamente attivata, hanno permesso di accertare che la stessa valuta era originale ed avente un valore di alcune decine di migliaia di euro. In collaborazione con i funzionari doganali, parte della valuta è sequestrata per infrazione alla legge valutaria che impone l’obbligo di dichiarare, sia in importazione che in esportazione, tutte le somme aventi valore superiore ai 10.000 euro.
Tutti i soldi, però, erano colpiti anche da provvedimento penale innescato autonomamente dalla Guardia di finanza nell’ambito dei più generali poteri di Polizia economico finanziaria. Il detentore degli Won, infatti, si è rifiutato di fornire indicazioni in ordine all’origine, al possesso ed alla destinazione del denaro in questione.


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