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Questo blog sta spudoratamente con Israele e, riprendendo un post di Victor Davi Hanson, gentilmente già tradotto daCamillo non metterà in dubbio le sue idee, ma lo potrebbe fare se:
-
Sharon sospenderà tutte le elezioni e pianificherà un decennio di governo che non potrà essere messo in discussione.
-Sharon sospenderà tutte le inchieste giudiziarie sulle sue attività fiscali e i membri della sua famiglia spenderanno a Parigi i milioni di dollari dati a Israele come aiuti umanitari.
-Tutte le le televisioni e i giornali israeliani saranno censurati dal partito Likud.
-Squadracce di assassini israeliani entreranno in Cisgiordania con la precisa intenzione di far saltare in aria donne e bambini arabi.
-I bambini e adolescenti israeliani saranno addobbati con esplosivi sotto le camicie per andare a uccidere famiglie palestinesi.
-Le folle israeliane si precipiteranno in strada per immergere le mani nel sangue dei loro morti e poi marceranno invocando omicidi di massa di palestinesi.
-I rabbini pronunceranno sermoni pubblici con cui ritraggono i palestinesi come figli delle scimmie e dei maiali.
-I testi scolastici israeliani diranno che gli arabi fanno sacrifici umani e riti omicidi.
-I principali politici israeliani, senza che nessuno li rimproveri, invocheranno la distruzione della Palestina e la fine della società araba in Cisgiordania.
-I membri del partito Likud linceranno e uccideranno, come se fosse normale, e senza processo, i propri oppositori.
-I fondamentalisti ebrei uccideranno le donne colpevoli di adulterio e resteranno impuniti perché sosterranno di aver salvaguardato l'onore della famiglia.
-La televisione israeliana trasmetterà - accompagnati da musica patriottica ­ gli ultimi messaggi registrati di assassini suicidi che hanno massacrato dozzine di arabi.
-I manifestanti ebrei faranno una parata per strada e vestiranno i loro bambini da assassini suicidi.
-I newyorchesi pagheranno 25 mila dollari di taglia per ogni palestinese ucciso da un assassino israeliano.
-I militanti israeliani uccideranno un ebreo per sbaglio e poi si scuseranno dicendo che pensavano fosse un arabo, al fine di tacitare la società israeliana.
-Gli ebrei entreranno nei villaggi arabi di Israele per mitragliare donne e bambini.
-Le figure pubbliche israeliane, come se fosse una cosa normale, minacceranno di colpire gli Stati Uniti con attacchi terroristici.
-Bin Laden sarà un eroe popolare a Tel Aviv.
-Gli assassini ebrei uccideranno diplomatici americani e la società ebraica darà loro ospitalità.
-I cittadini israeliani celebreranno le notizie secondo cui tremila americani sono stati assassinati.
-I cittadini israeliani esprimeranno sostegno per i tentativi dei supporter di Saddam di uccidere gli americani in Iraq.
-Gli israeliani ameranno la morte e gli arabi vorranno bersi in pace un caffé da Starbucks.

Lo statuto di Fatah



"
Israele è una delle rare cause che sostengo. Neri e ebrei sono legati da una storia comune di persecuzioni"
Ray Charles, "The Genius", cantante e pianista.









Carlo Panella
I piccoli martiri assassini di Allah
pp. 224 - Euro 12,90 - Edizione in brossura con sovraccoperta. Indottrinamento scolastico, religioso, mediatico; cortometraggi di propaganda appositamente studiati per annullare la naturale paura della morte; canzoncine e giochi che esaltano il suicidio e il martirio. Sono terribili ed eclatanti i documenti raccolti in questo saggio. Oggi un’intera generazione di ragazzini, vittime dell’indottrinamento e della propaganda crede che la morte per Allah in guerra sia la più elevata impresa conseguibile in vita. Questa educazione è un’onta indelebile, un abuso, un terribile pregiudizio per il futuro della regione e del pianeta.

Carlo Panella
, autorevole osservatore dell’intricato scenario mediorientale, analizza la nuova, terribile arma del terrorismo islamico: il martirio degli shaid–killer, i suicidi-assassini, diventati ormai parte integrante nel progetto di una società islamica fondamentalista. "È questo, per chi ha occhi per vedere, il nuovo volto di un vecchio cancro che l’Europa ha tristemente conosciuto: il totalitarismo".

 



l'educazione impartita ai bambini palestinesi - This is what is taught to palestinian children

"Avremo la pace quando gli arabi ameranno i loro figli quanto odiano noi" - Golda Meir

E
’ ovvio che tutti i morti chiamano compassione, che le vittime non stanno da una parte sola, che in Medio Oriente non è quasi possibile distinguere il sangue dei vinti da quello dei vincitori, perché è in corso una lotta esistenziale la cui conclusione è tutt’altro che certa, e il cui unico sbocco umano possibile è la pace. Ma non è ovvio, anzi è uno scandalo, che il terrorismo sia rubricato sotto la voce “resistenza”, che non si capisca quanto sia di rigore il dovere di amare un paese così, affetto da questa piaga, lacerato e insanguinato nel modo che vedete, e non in metafora, ma alla lettera. E gli scandali devono venire alla luce.Il terrorismo è una paura dell’invisibile, e questa paura forgia le coscienze degli occidentali che cedono terreno alla sua logica nell’invisibilità. (...) - Da «Amiamo la vita più di quanto loro amano la morte» Il Foglio 3/2/2004.

Israele rappresenta un caso unico: quello di uno Stato al quale si contesta il diritto di esistere. La politica israeliana si può comprendere chiaramente solo alla luce di questa realtà. Tutti i timori, le preoccupazioni, le angosce dei miei amici israeliani, compresi quelli più impegnati per la pace, si riassumono nella paura di vedersi negare il diritto di esistere. Una paura che non cesserà finché questo diritto non sarà garantito. E finché durerà questa paura, l´unica reazione possibile sarà quella di dire: «Mai più ci lasceremo condurre docilmente al massacro come agnellini inermi». (...) Chi non lo comprende, e non tiene presente al tempo stesso il fatto che fin dal primo momento l´esistenza stessa del neonato Stato d´Israele veniva contestata da parte araba, con mezzi militari e sempre nuove minacce, non può comprendere qual è veramente la posta in gioco nel conflitto mediorientale. Se guardiamo alla situazione attuale, non possiamo ignorare le sofferenze dei palestinesi, i morti, le molte vittime innocenti, dall´una e dall´altra parte. Ma questo conflitto potrà arrivare a una soluzione soltanto quando il diritto alla esistenza dello Stato di Israele e dei suoi cittadini sarà garantito al di là di ogni possibile dubbio. (...) Da "Vedere l'Olocausto in atto" di Joschka Fischer su La Repubblica del 3/2/2004.

Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d'Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro
padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso. Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972.

(...) l'11 marzo l'Europa ha pagato caro il suo pacifismo filoislamico: 200 morti innocenti, il più  terribile attentato mai vissuto nel vecchio continente. 
(...) Sarebbe giusto capire finalmente la tragedia che vive Israele da anni e sarebbe giusto pensare che noi abbiamo vissuto 130 volte l'11 marzo in tre anni e mezzo. 130 attentati suicidi in un Paese piccolo come una regione italiana. Dopo ogni attentato sentivamo i commenti più atroci: " lotta di liberazione, non hanno altra possibilita'che il terrorismo, militanti per la libertà, occupazione militare, peggio per loro (cioè noi)". Mai una normale parola di comprensione per i nostri bambini lacerati dai chiodi e dall'esplosivo. Una bambina di sette mesi è la più piccola vittima di Madrid. La sua morte dovrebbe pesare sulla coscienza di chi ha sempre tentato di giustificare il terrorismo islamico.
La sua morte, come quella delle altre vittime, dovrebbe togliere il sonno a chi esaltava Durban, a chi approvava i cortei pacifisti urlanti "Bush e Sharon Boia" e ai capetti europei sempre pronti a calare le braghe davanti alle dittature islamiche. Io li porterei tutti a Madrid e li farei stare sull'attenti davanti ai pezzi dei corpi delle vittime dei fratellini di Bin Laden, Arafat e Saddam Hussein.
Deborah Fait su Informazione corretta 13/03/2004.



Quattro giorni più tardi, 16/10/2000 il quotidiano palestinese di Ramallah "Al Hayat Al Jadida" pubblicava il seguente appello:
Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana. Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato. Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere. Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri. Riccardo Cristiano,Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina
(grazie alla segnalazione di Barbara).

 

Esperimento consiglia:

 

24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi di Ruth Halimi ed Emilie Frèche. Traduzione di Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan. Ed. Belforte

A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)

«L'antisemitismo è qualcosa che minaccia la vita degli ebrei ma devasta, a volte in maniera irrimediabile, le coscienze dei non ebrei. È giunto il momento di raccontare quelle sgradevoli verità che non siamo ancora riusciti né a confessare né a confessarci del tutto.»


   Il sistema costituzionale dello Stato di Israele
dalai lama


*LIST
JEWISH BLOGGERSJOIN*



(Grazie a Dandy che è l'autore del bellissimo manifesto e a Bautzetung promotore della lista il cui motto è "Né di qua né di là!!!")

TOCQUEVILLE,  la città dei liberi.

Premessa. – Introduzione. – I. Profili storici (E. Ottolenghi). – II. Costituzione e Fonti del Diritto (A. Mordechai Rabello). – III. La Forma di Governo (E. Ottolenghi). – IV. I partiti politici (A. Mordechai Rabello e A. Yaakov Lattes). – V. Le libertà fondamentali (S. Navot). – VI. L’ordinamento giudiziario (S. Goldstein e A. Mordechai Rabello). – VII. La giustizia costituzionale (T. Groppi). – Orientamenti bibliografici (a cura di Francesca Rosa).
 

 



 



                                         

>
A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)



Grazie a Watergate che ha migliorato notevolmente questa homepage

E voi cosa proponete? Andreacaro è convinto che una risata ci seppellirà.


 

Diario | Dai mass media italiani | Dall'estero | Satira, musica, balli | Interventi, riflessioni, commenti |
 
Diario
1visite.

23 settembre 2017

Auguri a tutti

Don't make war, grow pomegranate


30 settembre 2013

Auguri per i primi 10 anni

Il 30 settembre del 2003 nasceva Esperimento.


 Il giorno successivo, il 1/10 il primo post

   

Sebbene non sia più molto attivo come una volta, sebbene il blog, come strumento di comunicazione, sia diventato obsoleto, sorpassato in velocità e praticità dai vari social network, e nonostante tutte le difficoltà di vario genere, Esperimento sopravvivacchia. E 10 anni di blog, credo, sono comunque un bel traguardo da festeggiare.





Quindi non resta che augurare altri 10 anni di "resistenza"







29 marzo 2013

Auguriii!!

Ai persiani, anche se con un po' di ritardo, auguri per il Nowruz, per altri non rientranti in queste categorie, auguroni di buon inizio primavera e/o per le loro festività, anniversari, ricorrenze e/o per tutto quello che più desiderano:


6 aprile 2012

Auguri!!!

Chag Pesach kasher ve sameach agli amici ebrei

Buona Pasqua agli amici cristiani

Buona primavera a tutti :)

Happy Passover and happy Easter

 


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25 dicembre 2011

Auguri, Wishes


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28 settembre 2011

Auguri per un felice 5772

24 aprile 2011

Buona Pasqua

Auguri a tutti. Anche se oggi è, come spesso accade, un giorno molto triste per qualcuno...

21 aprile 2010

Gli auguri di Franceschini per il compleanno di Israele

 Auguri di buon compleanno a Israele, che ieri ha celebrato il suo 62esimo anno di esistenza. Auguri fatti col cuore: ho vissuto e lavorato quasi sei anni nello Stato ebraico, amando la sua gente, la sua terra, la sua cultura, i suoi scrittori, il suo spirito, la sua libera e magnifica stampa, la sua democrazia,  un bene più difficile da mantenere quando si è in stato di guerra e sotto minaccia, come Israele è in pratica costantemente, eppure mantenuto e difeso con un puntiglio da fare invidia a paesi che sono in pace. Ragioni per celebrare l’anniversario ce ne sono: la vita media degli israeliani è salita a 80 anni, una delle più alte del mondo, al livello della Norvegia, il numero di omicidi per capita è più basso che in Svizzera, il pil per abitante sfiora i 30 mila dollari annui, vicino a quello della Germania, e la popolazione ha superato i 7 milioni e mezzo di abitanti, nove volte di più del 1948, l’anno di fondazione, crescendo dell’1,8 per cento l’anno, il tasso più alto di ogni paese sviluppato. Eppure, leggo sull’Herald Tribune, edizione internazionale del New York Times, gli israeliani hanno celebrato il loro Giorno dell’Indipendenza con un senso di disagio, incertezza e grave preoccupazione. Li preoccupa il programma nucleare iraniano. Li preoccupa la tensione con l’amministrazione americana di Barack Obama. Li preoccupa lo stallo nei negoziati con i palestinesi. Li preoccupa il fatto, scrive il corrispondente da Gerusalemme Ethan Bronner, che un nuovo sondaggio della Bbc condotto nel mondo mette Israele trai paesi visti meno favorevolmente, in compagnia di Iran, Corea del Nord e Pakistan. Si sentono isolati dall’esterno e internamente divisi. Scrive Ari Shavit, un rispettato intellettuale di centro, su Haaretz, il bel quotidiano della sinistra israeliana: “Il primo ministro Netanyahu ha di fronte a sè una scelta di carattere esistenziale  che non può evitare. La visione che il mondo ha di Israele non è più determinata dall’Olocausto. Quello che influenza la percezione mondiale di Israele oggi non sono più i crematori, bensì sono i checkpoints , i posti di blocco dell’esercito israeliano nei Territori Palestinesi. Non sono più i treni per Auschwitz, sono gli insediamenti ebraici nei Territori Palestinesi. Israele deve tornare a essere una parte inalienabile dell’Occidente, ma l’Occidente non è disposto ad accettare Israele come uno stato che occupa un territorio altrui”. Ancora sull’Herald Tribune, c’è un lungo editoriale di Martin Indyk, due volte ambasciatore americano in Israele, uno dei negoziatori nei (falliti) negoziati di pace di Camp David nel 2000, oggi direttore della rivista Foreign Policy del Brookings Institute. S’intitola: “Quando il tuo migliore amico si arrabbia”. Il “migliore amico”, di Israele s’intende, sono gli Stati Uniti. L’arrabbiatura è conseguenza di un radicale cambiamento del modo in cui gli Usa vedono Israele, scrive Indyk, giudicando l’occupazione dei Territori Palestinesi come una minaccia agli “interessi strategici” dell’America, una posizione, afferma l’ex-ambasciatore, espressa per la prima volta già tre anni fa dall’allora segretario di Stato di Bush, Condoleeza Rice, e riaffermata recentemente dal presidente Obama quando ha detto che risolvere il conflitto israeliano-palestinese  è “un vitale interesse della sicurezza nazionale Usa”. Indyk cita il caso di vari premier israeliani che hanno fatto passi storici per risolvere questo conflitto: Begin con l’Egitto, Rabin aprendo il negoziato di pace con palestinesi, Giordania e Siria (”nella convizione che per difendere Israele dalla minaccia dell’Iran nel cerchio esterno occorreva fare pace con gli arabi nel cerchio interno”), Sharon con il ritiro da Gaza. “Oggi niente potrebbe aiutare Obama ad isolare l’Iran meglio di un’offerta di Netanyahu di ritirarsi dalle alture del Golan e restituirle alla Siria, come altri quattro premier israeliani hanno offerto prima di lui”, afferma Indyk. E conclude così: “Il mutamento negli interessi americani in Medio Oriente significa che Netanyahu deve fare una scelta: sfidare il presidente degli Stati Uniti o sfidare la destra israeliana. Se egli continua a mostrare deferenza ai ministri del suo governo che si oppongono alla pace, le conseguenze per le relazioni Usa-Israele potrebbero essere serie”.

Da Repubblica

E dopo il Golan verrebbe la richiesta di ritiro da tutta la Galilea. E poi da Tel Aviv. E poi da Beer Sheva e Eilat...


24 marzo 2009

Speriamo solo che la vera festa non la facciano i mullah agli Usa dopo averla fatta ai poveri iraniani

Commentando gli auguri di buon anno rivolti da Obama all’Iran, il ministro degli esteri Mottaki ha detto: “È bello che il Nowruz venga usato come occasione per un messaggio di pace e amicizia, ma per quanto riguarda gli altri aspetti li stiamo valutando”. Si riferiva alle diverse richieste giunte dalla diplomazia americana: bloccare la rincorsa nucleare, smetterla di finanziare Hamas ed Hezbollah, favorire il processo di stabilizzazione dell’Afghanistan.

Il tono delle risposte iraniane alle aperture della Casa Bianca è sempre lo stesso, uno snobbare sarcastico ogni proposta realistica di Washington, con richieste impossibili da soddisfare (tipo che gli Usa dovrebbero rinnegare l’alleanza con Israele oppure confessare che l’11/9 fu la madre di tutte le cospirazioni). Il nuovo giorno, la stagione dei nuovi inizi, gli appelli di Obama sulla responsabilità dell'Iran di fronte alla comunità internazionale, sono pezzi di un armamentario retorico destinati a cadere nel vuoto. Lo sanno gli americani e lo sanno anche gli alleati europei che plaudono alle distensione obamiana. Vedremo cosa diranno gli iraniani se davvero, come sembra, parteciperanno al vertice per la stabilizzazione dell’Afghanistan fissato per il prossimo 31 marzo all’Aia.

L’Iran è un Paese che ha rinnegato ogni valore laico e repubblicano ma Obama si rivolge ai mullah con deferenza chiamandola “Repubblica Islamica”, un riconoscimento che vecchi alleati come il Pakistan possono semplicemente sognarsi. Come ha fatto giustamente notare William Kristol, “libertà” è l’unica parola che non troverete nel discorso di auguri pronunciato da Obama al popolo iraniano. Non c’è neanche traccia di sinonimi come democrazia o diritti umani. Non ci sono espressioni di solidarietà verso la popolazione quanto piuttosto un velato riconoscimento del buon governo di Ahmadinejad.

Quando si parla di “people and leaders of Iran” sembra quasi che gli iraniani vivano in armonia con la dittatura clericale che ha annullato ogni opposizione interna nel Paese. La questione del nucleare iracheno è una toccata e fuga, nonostante il decollo atomico di Teheran stia scatenando una rincorsa nucleare in tutti gli stati limitrofi, spaventati dall’egemonia che l’Iran sciita – un regime eretico e pericoloso, secondo i sunniti – potrebbe acquistare se possedesse armi del genere.

Chiedere lumi sul programma nucleare, d’altra parte, avrebbe significato minacciare gli iraniani e Obama, di questi tempi, non vuole minacciare nessuno, solo trovare interlocutori moderati. Subito dopo il messaggio del presidente, il ministro dell’energia iraniano Fattah è andato in tv per dire che il programma per la costruzione della centrale di Bushehr proseguirà con l’aiuto dei russi e si concluderà entro la fine dell’anno.

Qualche giorno prima degli auguri di Obama siamo stati informati della morte di Omid Mir Sayafi, un giovane iraniano che non è più emerso dalle caverne di Evin. Era stato rinchiuso dentro a vita per aver insultato il leader supremo – l’Ayatollah Ali Khameney – e figuriamoci che fine avrebbero fatto se avesse lanciato una scarpa in testa ad Ahmadinejad. Dalla prigione Sayafi ha scritto a Khamenei: "Potrai amarmi mai quanto hai amato i figli dello sceicco Nasrallah?". Nasrallah è il caporione degli Hezbollah in Libano. 

Da L'Occidentale


È stato molto interessante osservare il linguaggio corporeo del presidente Obama mentre mandava il suo messaggio di pace all'Iran e quello di Alì Khamenei mentre gli rispondeva. Il primo fervoroso, intento, con le mani e con gli occhi, a mostrare la maggiore simpatia possibile; il secondo ieratico, alieno dalle forme, occupato solo dal suo scopo divino. E lo ha snocciolato calmo e lento, spiegando in sostanza che gli Usa devono mostrare nei fatti, e non con le parole, rispetto. Ci vuol dire che Obama, per essere amico dell'Iran, deve smettere di ostacolare la costruzione della bomba atomica, ormai allo stadio ultimo dell'arricchimento o al primo di assemblamento, a seconda di fonti americane o israeliane. Comunque ormai basta poco tempo perché tutto il mondo sia sotto la minaccia atomica degli ayatollah. Essere amico dell'Iran, dice inoltre in sostanza Khamenei, significa abbandonare l'insopportabile abitudine di difendere l'esistenza di Israele e lasciare che si compia sul popolo ebraico la soluzione finale più volte annunciata da Ahmadinejad. Vuole anche dire abbandonare, come del resto si legge già nel discorso di Obama, ogni distinzione tra il governo teocratico e autoritario, che impicca gli omosessuali e rinchiude i dissidenti, e il nobile popolo iraniano che ha dato molte volte segno di volersi ribellare. Obama, dunque, ha avuto un sostanziale “no”, ma non lo accetterà come risposta. Per esempio, Hillary Clinton terrà probabilmente duro nel suo invito all'Iran alla conferenza per l'Afghanistan: evidentemente non turba Obama il fatto di scontentare gravemente tutti i Paesi moderati arabi su cui fino ad oggi gli Usa avevano puntato le speranze per un Medio Oriente equilibrato. Infatti, chiamare Ahmadinejad al desco internazionale è azione che dispiace assai agli egiziani, ai sauditi, ai libanesi e ai palestinesi moderati, e tutti quanti hanno invitato più volte Ahmadinejad a starsene fuori dal campo di Gaza, del Libano e perfino dal Bahrein, che l'Iran rivendica come suo. La profferta di pace obamiana, seguita dall'affettato “no” di Khameni, esalta alle stelle l'integralismo islamico militante, anche perché tutti gli amici e i familiari dell'Iran seguitano a ricevere segni di incoraggiamento, mentre le prime pagine dei giornali occidentali applaudono. Nella generale amnistia ideologica in corso, infatti, Assad gioisce perché il processo per l'omicidio del leader libanese Rafik Hariri, di cui erano accusate le massime gerarchie siriane, legate all'Iran da sempre, verrà certo edulcorato contro la falsa promessa di Assad stesso di aprirsi a un processo di pace con Israele. E mentre l'Aiea individua sul terreno siriano i resti di una struttura atomica, e si definisce chiaramente l'assistenza iraniana al progetto, si mandano due inviati americani a Damasco; inoltre, l'Inghilterra ha fatto in questi giorni profferte agli Hezbollah, longa manus iraniana e siriana, mentre Nasrallah di nuovo promette la distruzione di Israele insieme alla sua vittoria nelle prossime elezioni di giugno in Libano; Hamas, legata come è agli iraniani, rifiuta l'accordo con Fatah e chiama Abu Mazen traditore solo che accenni a un accordo con Israele, sicura che tanto l'Iran le darà conforto anche economico. La strategia americana di questo momento, dunque, umilia i moderati perché esalta gli estremisti. E soprattutto mette Israele in una condizione di incertezza vitale così seria da poterlo spingere a un gesto estremo. E una strategia saggia? A noi pare alquanto avventurista, anche perché ogni giorno di salamelecchi occidentali viene usato dagli ayatollah per costruire la bomba e tessere una frenetica tela diplomatica per la vittoria dell'islam. L'apertura americana può creare un'ondata di trionfalismo islamico in tutto il mondo: Obama adesso farebbe bene a trovare il modo di smorzarlo.

Di Edi Yisrael

24 dicembre 2008

Auguriiiiiiii!!

 auguri


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