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Questo blog sta spudoratamente con Israele e, riprendendo un post di Victor Davi Hanson, gentilmente già tradotto daCamillo non metterà in dubbio le sue idee, ma lo potrebbe fare se:
-
Sharon sospenderà tutte le elezioni e pianificherà un decennio di governo che non potrà essere messo in discussione.
-Sharon sospenderà tutte le inchieste giudiziarie sulle sue attività fiscali e i membri della sua famiglia spenderanno a Parigi i milioni di dollari dati a Israele come aiuti umanitari.
-Tutte le le televisioni e i giornali israeliani saranno censurati dal partito Likud.
-Squadracce di assassini israeliani entreranno in Cisgiordania con la precisa intenzione di far saltare in aria donne e bambini arabi.
-I bambini e adolescenti israeliani saranno addobbati con esplosivi sotto le camicie per andare a uccidere famiglie palestinesi.
-Le folle israeliane si precipiteranno in strada per immergere le mani nel sangue dei loro morti e poi marceranno invocando omicidi di massa di palestinesi.
-I rabbini pronunceranno sermoni pubblici con cui ritraggono i palestinesi come figli delle scimmie e dei maiali.
-I testi scolastici israeliani diranno che gli arabi fanno sacrifici umani e riti omicidi.
-I principali politici israeliani, senza che nessuno li rimproveri, invocheranno la distruzione della Palestina e la fine della società araba in Cisgiordania.
-I membri del partito Likud linceranno e uccideranno, come se fosse normale, e senza processo, i propri oppositori.
-I fondamentalisti ebrei uccideranno le donne colpevoli di adulterio e resteranno impuniti perché sosterranno di aver salvaguardato l'onore della famiglia.
-La televisione israeliana trasmetterà - accompagnati da musica patriottica ­ gli ultimi messaggi registrati di assassini suicidi che hanno massacrato dozzine di arabi.
-I manifestanti ebrei faranno una parata per strada e vestiranno i loro bambini da assassini suicidi.
-I newyorchesi pagheranno 25 mila dollari di taglia per ogni palestinese ucciso da un assassino israeliano.
-I militanti israeliani uccideranno un ebreo per sbaglio e poi si scuseranno dicendo che pensavano fosse un arabo, al fine di tacitare la società israeliana.
-Gli ebrei entreranno nei villaggi arabi di Israele per mitragliare donne e bambini.
-Le figure pubbliche israeliane, come se fosse una cosa normale, minacceranno di colpire gli Stati Uniti con attacchi terroristici.
-Bin Laden sarà un eroe popolare a Tel Aviv.
-Gli assassini ebrei uccideranno diplomatici americani e la società ebraica darà loro ospitalità.
-I cittadini israeliani celebreranno le notizie secondo cui tremila americani sono stati assassinati.
-I cittadini israeliani esprimeranno sostegno per i tentativi dei supporter di Saddam di uccidere gli americani in Iraq.
-Gli israeliani ameranno la morte e gli arabi vorranno bersi in pace un caffé da Starbucks.

Lo statuto di Fatah



"
Israele è una delle rare cause che sostengo. Neri e ebrei sono legati da una storia comune di persecuzioni"
Ray Charles, "The Genius", cantante e pianista.









Carlo Panella
I piccoli martiri assassini di Allah
pp. 224 - Euro 12,90 - Edizione in brossura con sovraccoperta. Indottrinamento scolastico, religioso, mediatico; cortometraggi di propaganda appositamente studiati per annullare la naturale paura della morte; canzoncine e giochi che esaltano il suicidio e il martirio. Sono terribili ed eclatanti i documenti raccolti in questo saggio. Oggi un’intera generazione di ragazzini, vittime dell’indottrinamento e della propaganda crede che la morte per Allah in guerra sia la più elevata impresa conseguibile in vita. Questa educazione è un’onta indelebile, un abuso, un terribile pregiudizio per il futuro della regione e del pianeta.

Carlo Panella
, autorevole osservatore dell’intricato scenario mediorientale, analizza la nuova, terribile arma del terrorismo islamico: il martirio degli shaid–killer, i suicidi-assassini, diventati ormai parte integrante nel progetto di una società islamica fondamentalista. "È questo, per chi ha occhi per vedere, il nuovo volto di un vecchio cancro che l’Europa ha tristemente conosciuto: il totalitarismo".

 



l'educazione impartita ai bambini palestinesi - This is what is taught to palestinian children

"Avremo la pace quando gli arabi ameranno i loro figli quanto odiano noi" - Golda Meir

E
’ ovvio che tutti i morti chiamano compassione, che le vittime non stanno da una parte sola, che in Medio Oriente non è quasi possibile distinguere il sangue dei vinti da quello dei vincitori, perché è in corso una lotta esistenziale la cui conclusione è tutt’altro che certa, e il cui unico sbocco umano possibile è la pace. Ma non è ovvio, anzi è uno scandalo, che il terrorismo sia rubricato sotto la voce “resistenza”, che non si capisca quanto sia di rigore il dovere di amare un paese così, affetto da questa piaga, lacerato e insanguinato nel modo che vedete, e non in metafora, ma alla lettera. E gli scandali devono venire alla luce.Il terrorismo è una paura dell’invisibile, e questa paura forgia le coscienze degli occidentali che cedono terreno alla sua logica nell’invisibilità. (...) - Da «Amiamo la vita più di quanto loro amano la morte» Il Foglio 3/2/2004.

Israele rappresenta un caso unico: quello di uno Stato al quale si contesta il diritto di esistere. La politica israeliana si può comprendere chiaramente solo alla luce di questa realtà. Tutti i timori, le preoccupazioni, le angosce dei miei amici israeliani, compresi quelli più impegnati per la pace, si riassumono nella paura di vedersi negare il diritto di esistere. Una paura che non cesserà finché questo diritto non sarà garantito. E finché durerà questa paura, l´unica reazione possibile sarà quella di dire: «Mai più ci lasceremo condurre docilmente al massacro come agnellini inermi». (...) Chi non lo comprende, e non tiene presente al tempo stesso il fatto che fin dal primo momento l´esistenza stessa del neonato Stato d´Israele veniva contestata da parte araba, con mezzi militari e sempre nuove minacce, non può comprendere qual è veramente la posta in gioco nel conflitto mediorientale. Se guardiamo alla situazione attuale, non possiamo ignorare le sofferenze dei palestinesi, i morti, le molte vittime innocenti, dall´una e dall´altra parte. Ma questo conflitto potrà arrivare a una soluzione soltanto quando il diritto alla esistenza dello Stato di Israele e dei suoi cittadini sarà garantito al di là di ogni possibile dubbio. (...) Da "Vedere l'Olocausto in atto" di Joschka Fischer su La Repubblica del 3/2/2004.

Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d'Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro
padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso. Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972.

(...) l'11 marzo l'Europa ha pagato caro il suo pacifismo filoislamico: 200 morti innocenti, il più  terribile attentato mai vissuto nel vecchio continente. 
(...) Sarebbe giusto capire finalmente la tragedia che vive Israele da anni e sarebbe giusto pensare che noi abbiamo vissuto 130 volte l'11 marzo in tre anni e mezzo. 130 attentati suicidi in un Paese piccolo come una regione italiana. Dopo ogni attentato sentivamo i commenti più atroci: " lotta di liberazione, non hanno altra possibilita'che il terrorismo, militanti per la libertà, occupazione militare, peggio per loro (cioè noi)". Mai una normale parola di comprensione per i nostri bambini lacerati dai chiodi e dall'esplosivo. Una bambina di sette mesi è la più piccola vittima di Madrid. La sua morte dovrebbe pesare sulla coscienza di chi ha sempre tentato di giustificare il terrorismo islamico.
La sua morte, come quella delle altre vittime, dovrebbe togliere il sonno a chi esaltava Durban, a chi approvava i cortei pacifisti urlanti "Bush e Sharon Boia" e ai capetti europei sempre pronti a calare le braghe davanti alle dittature islamiche. Io li porterei tutti a Madrid e li farei stare sull'attenti davanti ai pezzi dei corpi delle vittime dei fratellini di Bin Laden, Arafat e Saddam Hussein.
Deborah Fait su Informazione corretta 13/03/2004.



Quattro giorni più tardi, 16/10/2000 il quotidiano palestinese di Ramallah "Al Hayat Al Jadida" pubblicava il seguente appello:
Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana. Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato. Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere. Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri. Riccardo Cristiano,Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina
(grazie alla segnalazione di Barbara).

 

Esperimento consiglia:

 

24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi di Ruth Halimi ed Emilie Frèche. Traduzione di Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan. Ed. Belforte

A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)

«L'antisemitismo è qualcosa che minaccia la vita degli ebrei ma devasta, a volte in maniera irrimediabile, le coscienze dei non ebrei. È giunto il momento di raccontare quelle sgradevoli verità che non siamo ancora riusciti né a confessare né a confessarci del tutto.»


   Il sistema costituzionale dello Stato di Israele
dalai lama


*LIST
JEWISH BLOGGERSJOIN*



(Grazie a Dandy che è l'autore del bellissimo manifesto e a Bautzetung promotore della lista il cui motto è "Né di qua né di là!!!")

TOCQUEVILLE,  la città dei liberi.

Premessa. – Introduzione. – I. Profili storici (E. Ottolenghi). – II. Costituzione e Fonti del Diritto (A. Mordechai Rabello). – III. La Forma di Governo (E. Ottolenghi). – IV. I partiti politici (A. Mordechai Rabello e A. Yaakov Lattes). – V. Le libertà fondamentali (S. Navot). – VI. L’ordinamento giudiziario (S. Goldstein e A. Mordechai Rabello). – VII. La giustizia costituzionale (T. Groppi). – Orientamenti bibliografici (a cura di Francesca Rosa).
 

 



 



                                         

>
A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)



Grazie a Watergate che ha migliorato notevolmente questa homepage

E voi cosa proponete? Andreacaro è convinto che una risata ci seppellirà.


 

Diario | Dai mass media italiani | Dall'estero | Satira, musica, balli | Interventi, riflessioni, commenti |
 
Diario
1visite.

16 novembre 2015

La complicità europea nel terrorismo fondamentalista

17 gennaio 2012

Libano, paradiso per i mercanti d'armi

 Una tragedia per chi ci lascia la pelle. Un affare per chi vende armi o combatte al soldo del regime. Sono i due volti della guerra civile siriana, i due filoni su cui s'intrecciano gli affari dei trafficanti d'armi libanesi e quelli delle Shabiha, le gang assoldata dal regime per intimidire ed uccidere gli oppositori. La piazza più sicura e più redditizia per questi affari maledetti è il Libano. Lì dal 1975 in poi si sono consumate un'interminabile guerra civile e lo scontro tra Hezbollah e Israele. Lì proliferano i trafficanti d'armi. Lì enormi depositi d'armi attendono il miglior offerente. Il Libano, la città sunnita di Tripoli e ampi settori della frontiera settentrionale con la Siria sono anche la grande retrovia della rivolta contro il regime di Assad. Da lì partono le rotte clandestine che garantiscono i rifornimenti ai militanti asserragliati nel cuore di Homs, città simbolo della rivolta contro Bashar Assad. Là opera quella borsa clandestina della guerra che registra un inarrestabile boom nelle vendite di pistole, kalashnikov, mitragliatrici e lanciagranate anticarro.
I listini di questi traffici sono un indicatore delle tendenze del conflitto. E non inducono certo all'ottimismo. Le pistole Glock - richiestissime per l'ingombro limitato, la precisione e i caricatori capaci di contenere fino a più di 30 colpi - registrano rincari del 30 per cento passando dai 1500 agli oltre 2000 euro. Bazzecole rispetto al kalashnikov, l'arma individuale di cui nessuno può fare a meno. In poco più di sette mesi il prezzo di un Ak 47 in buone condizioni è passato da 850 euro ad oltre 1500 euro. Ma chi vuole sfoggiare la versione a canna corta, tanto amata da Bin Laden, deve rassegnarsi a sborsarne almeno 4500 contro i poco più 2000 di qualche mese fa. Anche la vecchia dashaka, la ponderosa mitragliatrice DShK calibro 12,7 dell'era sovietica famosa per incepparsi una volta sì e una no continua ad esser assai richiesta. Per caricarsi sulla schiena quei 34 chili di ferraglia non bastano meno di 4000 mila euro contro i 2500 dello scorso marzo. L'arma in testa ai grandi rialzi di guerra è l'Rpg B7, il lanciarazzi anticarro che i sovietici copiarono dal Panzerfaust della Wehrmacht tedesca. Un anno fa quel tubone di ferro e il suo primitivo sistema di puntamento non valeva più di 700 euro. Oggi per portarselo a casa ce ne vogliono 1500. I suoi razzi a carica cava capaci di sventrare un blindato o un carrarmato di vecchia concezione sono merce ancor più prelibata. Le loro quotazioni sono quintuplicate passando dai 400 agli oltre 2000 euro per colpo.
La grande richiesta di quest'arma fa capire come i ribelli stiano ormai affrontando in campo aperto i blindati usati per sedare le proteste nelle città. «Quei prezzi sono pazzeschi, ma è tutta roba che va in Siria… lì Rpg, kalashnikov e dashaka sono la mercanzia più richiesta», conferma Abu Rida, un mercante d'armi libanese intervistato dal Times. Quei traffici d'armi e i bilanci di un conflitto già costato quattromila vite fanno anche la fortuna dei fedelissimi del regime. Preoccupato dalla scarsa fedeltà di un esercito formato in maggioranza da sunniti Assad ricorre sempre più a milizie «mercenarie». Le più temute sono le Shabiha. Il loro nome significa «come fantasmi» e molti degli avanzi di galera che le compongono vengono reclutati tra la minoranza alawita a cui appartiene la famiglia Assad. Ma anche il costo delle Shabiha è in continuo aumento. Fino a qualche mese per mandarli a uccidere e morire bastavano 30 euro al giorno. Oggi ce ne vogliono molti di più. È il business della guerra. E chi non paga muore.

Da Il Giornale


(Mentre a Gaza si è verificato il solito incidente sul lavoro)

5 agosto 2011

Altre armi dall'Iran alla Siria

 Le autorità turche hanno intercettato una spedizione di armi provenienti dall'Iran e dirette in Siria. Lo rivela il giornale tedesco Suddeutsche Zeitung citando fonti diplomatiche turche secondo cui i destinatari finali sarebbero i membri di Hezbollah. Ankara non ha confermato ufficialmente il sequestro, come riferisce il quotidiano Today's Zaman, ma secondo le fonti citate dalla stampa tedesca il convoglio di camion trasportati armi e munizioni è stato fermato nella provincia di Kilis, nel sud est della Turchia. Al momento non è noto quando il convoglio è stato intercettato. Ad aprile, ricorda la stampa turca, le autorità di Ankara avevano svelato un tentativo di esportazione illegale di armi da parte di Teheran, che tentava così di sviare le sanzioni imposte dalle Nazioni Unite.

Da L'unico

28 febbraio 2011

Missili da Gaza e milioni di dollari a Gaza

Fonti palestinesi hanno comunicato che ieri l'aviazione israeliana ha condotto un raid nella zona di Rafah contro una jeep appena emersa dal deserto del Sinai egiziano, da sempre area in cui si pratica il contrabbando. Il veicolo è stato colpito e le due persone che viaggiavano a bordo, militanti di Hamas, sono rimasti feriti: agenti dell'organizzazione sono accorsi sul posto per recuperare le armi ed i milioni di dollari in contanti che la jeep stava trasportando ma la maggior parte delle banconote era andata in fumo.

I servizi di intelligence israeliani sostengono che il contrabbando delle armi dal Sinai ha subito un aumento esponenziale nelle ultime settimane: di fatto con il crollo del regime di Mubarak si è indebolito anche il controllo sulla zona da parte dell'esercito egiziano che deve dare la precedenza a probelmi come il mantenimento dell'ordine di fronte alla crescente inquietudine di bande di beduini armati.


Da PeaceReporter

(prima, però, del "raid" israeliano, Hamas aveva lanciato un missile):

Un razzo tirato dalla Striscia di Gaza e' caduto questa mattina nel settore di Eshkol, nel sud di Israele, senza causare vittime ne' danni.Lo ha detto un portavoce militare. Ieri l'aviazione israeliana aveva lanciato una serie di raid contro la Striscia di Gaza, con un bilancio di quattro feriti,in risposta a lanci di razzi da Gaza.

In particolare mercoledi' uno dei razzi aveva raggiunto per la prima volta il capoluogo Beer Sheva, provocando danni ma non vittime.

Dall'Ansa



30 dicembre 2010

Armi e droga: la pista che porta ai mullah iraniani

A Teheran osservano con interesse e preoccupazione quanto sta avvenendo in questi giorni nei Paesi dell’Africa Occidentale. L’interesse è legato alle iniziative lanciate dai mullah nella regione: forniture d’armi a gruppi ribelli, sostegno a fazioni radicali nigeriane (a cominciare dai sanguinari del Boko Haram), campi d’addestramento per militanti. La preoccupazione è invece causata dai guai diplomatici sorti proprio per l’aggressività mostrata dagli ayatollah. Il Gambia e poi il Senegal hanno tagliato i rapporti con l’Iran mentre la Nigeria ha denunciato all’Onu le attività clandestine dei khomeinisti. Una frattura determinata da un doppio «scandalo» . Il primo riguarda la scoperta di un colossale traffico d’armi organizzato dall’Armata Qods, l’apparato clandestino dei pasdaran. Tonnellate di materiale chiuse in 13 container e scoperte nel porto di Lagos. Come abbiamo rivelato alcune settimane fa fucili, esplosivi e munizioni rappresentavano un «regalo» per diverse organizzazioni guerrigliere: dal Mend, che opera nel delta, ai separatisti senegalesi della Casamance, senza dimenticare i «talebani» nigeriani. Una partita consistente doveva finire in Gambia, Paese che negli ultimi anni si è prestato a fare da sponda al «Piano Africa» di Teheran. Tanto è vero che i pasdaran, con complicità di altissimo livello, volevano aprire un centro d’addestramento dove far confluire volontari da impiegare poi in altri scacchieri. Progetto adesso accantonato. Alla storia delle armi — piuttosto imbarazzante — si è aggiunta quella della droga. Sempre l’apparato Qods ha curato l’invio verso Gambia e Nigeria di ingenti quantitativi di eroina afghana e cocaina. Un sistema per far soldi con i quali finanziare le attività degli insorti. Ma quando le autorità hanno intercettato i carichi di stupefacenti, Teheran è stata costretta a fermarsi. Anche perché i due uomini chiave del contrabbando sono stati individuati dalla polizia nigeriana. Akbar Tabatabai — secondo nostre informazioni — dopo essersi rifugiato nell’ambasciata iraniana in Nigeria è potuto tornare in patria. Un «fuga» resa possibile dalla mediazione condotta dal ministro degli Esteri Mottaki: di fatto la sua ultima missione, visto che è stato poi sollevato dall’incarico dal presidente Ahmadinejad. Tabatabai non era una pedina qualsiasi. Per l’intelligence occidentale è il responsabile del settore Africa dell’Armata Qods. Altrettanto rilevante il grado del suo complice, Azim Aghajani, arrestato e tornato libero su cauzione pochi giorni fa. E’ stata questa coppia a mantenere i rapporti con esponenti ribelli, sono stati sempre loro a mettere in piedi la filiera che ha portato armi e droga nella regione. Per Teheran era indispensabile tirarli fuori dalla trappola in cui si sono infilati, ma l’intervento ha inevitabilmente creato frizioni con i governi locali, che pur ben disposti verso i mullah— in particolare il Gambia— non potevano fare a meno di reagire. Tanto più se alcune delle fazioni che hanno ricevuto aiuti dall’Iran si sono macchiate di stragi. Proprio ieri gli estremisti del Boko Haram— sia pure con una nuova denominazione («Popolo devoto agli insegnamenti del Profeta» ) — hanno rivendicato i massacri di Natale. E in Senegal, invece, il comando militare ha rivelato che i ribelli della Casamance hanno impiegato in recenti scontri «nuovi equipaggiamenti» arrivati dall’estero. Un riferimento ai traffici che hanno usato il Gambia come snodo ed hanno visto gli iraniani impegnati in modo diretto. La perdita — forse solo temporanea — degli avamposti ha costretto l’Armata Qods a studiare alternative. I pasdaran devono infatti rimpiazzare i loro agenti di influenza. Molti sono stati scoperti — sembra — grazie alle «confessioni» di Azim Aghajani. Inoltre hanno bisogno di punti di appoggio per far affluire uomini e materiale. Informazioni raccolte in ambienti diplomatici di Washington segnalano che Teheran vuole ampliare il network creato da tempo in Sudan. Fino ad oggi è servito per muovere armi sull’asse Egitto-Sinai-Gaza (in favore di Hamas) ma da domani potrebbe diventare una piattaforma per sostenere l’ambizioso
«Piano Africa».


Dal Corsera di ieri

21 dicembre 2010

Chissà cosa ci faranno gli Hezbollah con questi nuovi esplosivi?

Da indiscrezioni raccolte da STRATFOR in Libano, Hezbollah ha difficoltà a ricevere esplosivi per uso militare, come il C4 e l’RDX. Perciò acquista ad altissimo prezzo il nitrato di ammonio, che è un comunissimo fertilizzante, da cui ricava esplosivi.

Recentemente ha acquistato quindicimila tonnellate di fertilizzante dall’industria petrolchimica di Homs, in Siria, a prezzi doppi rispetto a quelli di mercato. La Siria ricompra lo stesso fertilizzante sul mercato internazionale a metà prezzo. Questo spiega perché Hezbollah abbia insistito tanto per avere un suo uomo come ministro dell’Agricoltura nell’attuale governo libanese: sarebbe proprio il ministro Hussein Hajj Hassan a comprare il fertilizzante dalla Siria e farlo avere ad Hezbollah.  

Per costruire ordigni esplosivi improvvisati (IED) con i fertilizzanti occorre una certa esperienza: in primis bisogna saper dosare nitrato di ammonio e carburante (ad es. il diesel) per comporre la miscela esplosiva. Per farla detonare occorre poi una piccola quantità di esplosivo tradizionale – ne basta una dose minima per ottenere esplosioni devastanti.

Il Medio Oriente pullula di ex-combattenti capaci di costruire ordigni esplosivi improvvisati (IED) a base di fertilizzanti. Se scoppiasse un conflitto, Hezbollah ha a disposizione anche un ricco arsenale di granate e razzi a corto e a medio raggio.

Da Fondazione Camis de Fonseca

9 novembre 2010

Altre armi iraniane agli Hezbollah

 Le milizie sciite libanesi di Hezbollah hanno ottenuto dall'Iran la fornitura di un cacciabombardiere e diversi apparecchi teleguidati ("droni") di fabbricazione iraniana: è quanto pubblica il quotidiano israeliano Ha'aretz, citando fonti della stampa kuwaitiana.

Secondo le fonti, queste sarebbero le "sorprese" che il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, aveva promesso di utilizzare nel caso di futuri conflitti con Israele. A gestire il trasferimento del materiale sarebbero stati i Guardiani della Rivoluzione (pasdaran) iraniani, e decine di istruttori sarebbero stati inviati in Libano per addestrare le milizie all'utilizzo delle nuove armi.

Da FocuMO

E anche i cristiani "antiHezbollah" se la prendono con gli israeliani...

9 febbraio 2010

Continuano i traffici di droga e di armi per finanziare i terroristi

 Gli Hezbollah libanesi potrebbero finanziare le loro attivita’ terroristiche contro Israele attraverso il traffico di droga in Europa. E’ la tesi delle autorita’ tedesche, riporta oggi il settimanale Der Spiegel, secondo cui il movimento sciita invierebbe cocaina da Beirut attraverso l’aeroporto di Francoforte.
Secondo il settimanale, la polizia avrebbe scoperto questo traffico nel maggio del 2008, quando 8,7 milioni di euro in contanti erano stati trovati nei bagagli di quattro libanesi all’aeroporto di Francoforte. Ulteriori 500mila euro erano stati scoperti nell’appartamento di una delle persone sospette a Speyer (sudovest), in Renania Palatinato.
Lo scorso ottobre le autorita’ tedesche hanno arrestato due uomini libanesi sempre nella cittadina di Speyer.
Membri di una famiglia libanese starebbero trasferendo da tempo a Beirut, attraverso l’aeroporto di Francoforte, fondi generati con il commercio di cocaina in Europa.
In Libano, i soldi verrebbero consegnati a presunti membri di una famiglia che ha contatti con i vertici del comando di Hezbollah, incluso il leader dell’organizzazione, Sayyed Hassan Nasrallah.


Da Mondoraro

Al Qaida vuole assumere il controllo del distretto strategico di Bab al Mandeb, che divide lo Yemen dal Corno d'Africa e consente di controllare l'accesso al Golfo di Aden. Lo ha affermato il numero due dell'organizzazione terroristica, in un messaggio audio diffuso da un sito internet vicino ai fondamentalisti islamici.

Da ApCom


Per fare cosa?:


Al Qaeda torna a invocare una "jihad" contro cristiani ed ebrei in Medio Oriente ed esorta a colpire gli interessi degli Stati Uniti "ovunque". In un messaggio audio diffuso su un sito islamista del numero due di Al Qaeda nella penisola arabica, Said al-Shihri, si afferma che "gli interessi degli americani e dei crociati sono ovunque e i loro agenti si muovono ovunque". "Attaccateli ed eliminate il maggior numero possibile di nemici", ha esortato. Nel messaggio segnalato dal sito di intelligence Site, Shihri, un saudita ex detenuto di Guantanamo, ha chiesto ai musulmani dello Yemen (60 milioni di armi per 20 milioni di persone!) e degli altri Paesi della regione di "essere uniti nella lotta" e di "sostenere i mujaheddin", aderendo alla jihad. Shihri ha anche elogiato il fallito attentato di Natale sul volo Amsterdam-Detroit: "L'America non potra' sognarsi la sicurezza fino a quando non vivremo sicuri in Palestina", ha affermato riecheggiando il messaggio con cui Osama bin Laden aveva esaltato l'attentatore nigeriano. Un altro obiettivo delineato dal leader di Al Qaeda e' il controllo dello stretto di Bab al-Mandeb, nel golfo di Aden, che separa lo Yemen dal Corno d'Africa, e da cui ha affermato che l'America fa arrivare gli aiuti a Israele "attraverso il Mar Rosso". A fine dicembre il governo yemenita ha lanciato un'offensiva contro Al Qaeda con il sostegno dell'intelligence Usa. Il nuovo messaggio arriva all'indomani del monito del segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, che aveva avvertito che Al Qaeda rappresenta una minaccia superiore anche all'Iran perche' sta diventando "piu' creativa, flessibile e agile" e cerca sempre "punti deboli e aperture" per colpire.

Da Agi

Per un controllo totale, dall'Africa, all'Asia

3 febbraio 2010

Armi, armi. Armi da tutte le parti (verso Gaza)

Il comandante di Hamas, Mahmud al Mabhuh, assassinato a Dubai il 20 gennaio scorso, giocava un ruolo di primo piano nel contrabbando di armi provenienti dall'Iran o finanziate dal governo della Repubblica islamica e destinate ai militanti della Striscia di Gaza. È quanto hanno rivelato fonti ufficiali israeliane in condizioni di anonimato. 

Da Virgilio

 Che poi vorrebbe riversare sui cittadini israeliani:


Un lungo tratto di costa in Israele, compreso fra le citta' di Ashqelon e di Ashdod, e' stato chiuso dopo il ritrovamento di due ordigni.A quanto pare le due potenti bombe - identiche fra loro - sono state trasportate in Israele dalle correnti marine. Si presume che siano giunte dalla vicina striscia di Gaza. Artificieri della polizia hanno provveduto a disinnescare i due ordigni, uno ritrovato in prossimita' di Ashqelon e ad Ashdod

Da Ansa

26 gennaio 2010

La Svizzera e altri Paesi, come con i nazisti, ospita i conti correnti dei peggiori terroristi

 La specialità di Ibrahim Dashti è il trasferimento di armi da una parte all’altra del mondo. Dunque non è strano che il nome del cittadino iraniano sia emerso dalle indagini su un traffico di materiale bellico scoperto in Thailandia. L’11 dicembre 2009 un gigantesco Ilyushin 76 è stato bloccato, durante uno scalo tecnico, dalle autorità thailandesi. Nella pancia del jet sono state scoperte 35 tonnellate di armi. Prodotte nella Corea del Nord e dirette in Iran, per essere poi distribuite ad Hamas ed Hezbollah.

La mente della spedizione — secondo una fonte che conosce bene gli ambienti dell’aviazione civile— era appunto Dashti. Una vecchia conoscenza. L’intermediario, attraverso la Top Energy e la Saha Airlines, è stato al centro di numerosi accordi che hanno portato all’invio di materiale nordcoreano verso l’Iran. Insieme a Dashti hanno agito due ufficiali dei pasdaran, membri dell’apparato clandestino «Al Qods». Il primo è Mohsen Jafri Pulbazar, grande esperto di questioni libanesi. Il secondo Amir Roshanbar, specialista dell’Iraq. La vicenda dell’Ilyushin, che ha permesso di far emergere parte del network, ha avuto contraccolpi a Teheran. Il vertice dei pasdaran ha, infatti, sospeso, con effetto immediato, i due ufficiali. E ambienti dell’opposizione sostengono che anche Dashti sarebbe finito nei guai: la sicurezza avrebbe aperto un’inchiesta sul suo conto. I tre sono accusati di non essere riusciti a proteggere un canale di rifornimento così importante.

La via coreana — come ci ha confermato la fonte incontrata a Fort Lauderdale — è fondamentale per i piani degli ayatollah. Perché permette di acquisire «merce» non riconducibile direttamente all’Iran e trasferibile agli alleati sui diversi scacchieri. Dashti, per mimetizzare l’operazione, si è appoggiato ad un reticolo di società vere e false, con indirizzi che portano da Barcellona alla Nuova Zelanda. Molte erano scatole vuote: ossia compagnie solo di nome, con recapiti d’appoggio — spesso solo una targa su un portone— in luoghi insospettabili.

Con il progredire dell’inchiesta — vi partecipano anche gli americani —, i pasdaran hanno chiesto alla Corea del Nord di sospendere nuove forniture. Le 35 tonnellate sequestrate – conferma la nostra fonte— erano solo «un acconto». Per la precisione ve ne sono altre 55 in attesa di essere consegnate.

Francesco Battistini: " Iran, i miliardi segreti della nomenklatura "

GERUSALEMME — «Allah stramaledica gl'inglesi!». E le loro banche. Quando (era giugno) il secondo figliolo della Guida Suprema Ali Khamenei si scagliò contro gli gnomi di Londra e «la loro grande voglia d'impicciarsi negli affari interni dell' Iran e di boicottare la nostra economia», le piazze fedelissime di Teheran alzarono il pugno e gridarono a comando: giusto, che fossero stramaledetti, quelli della City. Giustissimo. Sacrosanto. Anche perché Mojtaba Khamenei, che a quarant'anni dicono comandi a bacchetta il papà ayatollah e sia dotato d'un certo geniaccio per le finanziarie, d'infuriarsi aveva qualche motivo in più delle folle aizzate: il governo di Gordon Brown, secondo le sanzioni imposte da Onu e Unione europea, aveva appena congelato un miliardo di sterline depositato nelle banche del Regno. Mica pound della Repubblica islamica. Soldi suoi. D'uno che è tanto adorato dai Fondatori della Rivoluzione quanto dalle fondazioni bancarie.

Ricchi d'Iran. Ricchi di fede e di qualcosa di più terreno. Sulla stampa kuwaitiana, attraverso i canali dell'opposizione all'estero, arriva un elenco di sessantasei Paperoni di Teheran. Il clan di Khamenei e del presidente, Mahmoud Ahmadinejad. Tutta gente con incarichi pesanti e pesantissime fortune. E' probabile che la lista dei 66 contenga più di un'esagerazione. Ma è una mezza conferma di voci che in Iran circolano da tempo: criptato in conti intestati a società di comodo, ballerebbe un tesoro da 16 miliardi di dollari. Proventi di mediazioni del grezzo, spesso bloccati dalle sanzioni internazionali. Fonti israeliane sostengono che quei soldi risultano di società statali, legate in realtà a favoriti del regime. La mappa kuwaitiana è dettagliata. Il chiacchierato figlio di Khamenei, genero dello speaker del Parlamento Haddad-Adel, oltre al miliardo di sterline inglesi potrebbe disporre di 2 miliardi 200mila euro in Germania, di 766 milioni di dollari in Qatar e d'una somma sconosciuta in Svizzera. Anche una sua parente, Nazia Khamenei, in questi anni avrebbe messo via parecchio denaro: 7 milioni d'euro in Turchia, 65 in Germania, 122 in Gran Bretagna. Non se la passerebbe male nemmeno Ghulam Hussein Elham, secondo la stampa emiratina: ex portavoce del governo, gran negazionista della Shoah e marito di un'influente giornalista di regime, già ministro della Giustizia e persecutore di Shirin Ebadi, il premio Nobel, il nostro Elham avrebbe accantonato 25 milioni di dollari a Dubai, 13 milioni in Turchia, 17 in Svizzera e 700mila dollari a Beirut. Come lui, il generalissimo Hassan Firuzabadi che comanda le truppe rivoluzionarie: 320 milioni di dollari in Malaysia, 65 negli Emirati, 103 in Kuwait, 17 in Turchia, più spiccioli non conteggiati in Svizzera. Il dossier non risparmia neppure Mahdi Ahmadinejad, il primogenito: 18 milioni d'euro in Belgio, 45 nelle casse elvetiche, 44 nelle banche del Golfo.
Sono i conti della casta o è solo una resa dei conti? «Spazzatura», è l'unica parola che una fonte iraniana riserva alle rivelazioni: «C'è in corso una battaglia per delegittimare Ahmadinejad — dice Ruhollah Hosseinian, deputato conservatore— e vi partecipano anche fedelissimi del presidente». «Vere o no che siano le cifre — spiega una voce dell'opposizione —, se escono significa che qualcosa c'è. E qualcuno vuole farlo sapere».



Da Il Corriere della Sera

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