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Un tentativo per uscire dal ghetto dei pregiudizi
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Questo blog sta spudoratamente con Israele e, riprendendo un post di Victor Davi Hanson, gentilmente già tradotto daCamillo non metterà in dubbio le sue idee, ma lo potrebbe fare se:
-
Sharon sospenderà tutte le elezioni e pianificherà un decennio di governo che non potrà essere messo in discussione.
-Sharon sospenderà tutte le inchieste giudiziarie sulle sue attività fiscali e i membri della sua famiglia spenderanno a Parigi i milioni di dollari dati a Israele come aiuti umanitari.
-Tutte le le televisioni e i giornali israeliani saranno censurati dal partito Likud.
-Squadracce di assassini israeliani entreranno in Cisgiordania con la precisa intenzione di far saltare in aria donne e bambini arabi.
-I bambini e adolescenti israeliani saranno addobbati con esplosivi sotto le camicie per andare a uccidere famiglie palestinesi.
-Le folle israeliane si precipiteranno in strada per immergere le mani nel sangue dei loro morti e poi marceranno invocando omicidi di massa di palestinesi.
-I rabbini pronunceranno sermoni pubblici con cui ritraggono i palestinesi come figli delle scimmie e dei maiali.
-I testi scolastici israeliani diranno che gli arabi fanno sacrifici umani e riti omicidi.
-I principali politici israeliani, senza che nessuno li rimproveri, invocheranno la distruzione della Palestina e la fine della società araba in Cisgiordania.
-I membri del partito Likud linceranno e uccideranno, come se fosse normale, e senza processo, i propri oppositori.
-I fondamentalisti ebrei uccideranno le donne colpevoli di adulterio e resteranno impuniti perché sosterranno di aver salvaguardato l'onore della famiglia.
-La televisione israeliana trasmetterà - accompagnati da musica patriottica ­ gli ultimi messaggi registrati di assassini suicidi che hanno massacrato dozzine di arabi.
-I manifestanti ebrei faranno una parata per strada e vestiranno i loro bambini da assassini suicidi.
-I newyorchesi pagheranno 25 mila dollari di taglia per ogni palestinese ucciso da un assassino israeliano.
-I militanti israeliani uccideranno un ebreo per sbaglio e poi si scuseranno dicendo che pensavano fosse un arabo, al fine di tacitare la società israeliana.
-Gli ebrei entreranno nei villaggi arabi di Israele per mitragliare donne e bambini.
-Le figure pubbliche israeliane, come se fosse una cosa normale, minacceranno di colpire gli Stati Uniti con attacchi terroristici.
-Bin Laden sarà un eroe popolare a Tel Aviv.
-Gli assassini ebrei uccideranno diplomatici americani e la società ebraica darà loro ospitalità.
-I cittadini israeliani celebreranno le notizie secondo cui tremila americani sono stati assassinati.
-I cittadini israeliani esprimeranno sostegno per i tentativi dei supporter di Saddam di uccidere gli americani in Iraq.
-Gli israeliani ameranno la morte e gli arabi vorranno bersi in pace un caffé da Starbucks.

Lo statuto di Fatah



"
Israele è una delle rare cause che sostengo. Neri e ebrei sono legati da una storia comune di persecuzioni"
Ray Charles, "The Genius", cantante e pianista.









Carlo Panella
I piccoli martiri assassini di Allah
pp. 224 - Euro 12,90 - Edizione in brossura con sovraccoperta. Indottrinamento scolastico, religioso, mediatico; cortometraggi di propaganda appositamente studiati per annullare la naturale paura della morte; canzoncine e giochi che esaltano il suicidio e il martirio. Sono terribili ed eclatanti i documenti raccolti in questo saggio. Oggi un’intera generazione di ragazzini, vittime dell’indottrinamento e della propaganda crede che la morte per Allah in guerra sia la più elevata impresa conseguibile in vita. Questa educazione è un’onta indelebile, un abuso, un terribile pregiudizio per il futuro della regione e del pianeta.

Carlo Panella
, autorevole osservatore dell’intricato scenario mediorientale, analizza la nuova, terribile arma del terrorismo islamico: il martirio degli shaid–killer, i suicidi-assassini, diventati ormai parte integrante nel progetto di una società islamica fondamentalista. "È questo, per chi ha occhi per vedere, il nuovo volto di un vecchio cancro che l’Europa ha tristemente conosciuto: il totalitarismo".

 



l'educazione impartita ai bambini palestinesi - This is what is taught to palestinian children

"Avremo la pace quando gli arabi ameranno i loro figli quanto odiano noi" - Golda Meir

E
’ ovvio che tutti i morti chiamano compassione, che le vittime non stanno da una parte sola, che in Medio Oriente non è quasi possibile distinguere il sangue dei vinti da quello dei vincitori, perché è in corso una lotta esistenziale la cui conclusione è tutt’altro che certa, e il cui unico sbocco umano possibile è la pace. Ma non è ovvio, anzi è uno scandalo, che il terrorismo sia rubricato sotto la voce “resistenza”, che non si capisca quanto sia di rigore il dovere di amare un paese così, affetto da questa piaga, lacerato e insanguinato nel modo che vedete, e non in metafora, ma alla lettera. E gli scandali devono venire alla luce.Il terrorismo è una paura dell’invisibile, e questa paura forgia le coscienze degli occidentali che cedono terreno alla sua logica nell’invisibilità. (...) - Da «Amiamo la vita più di quanto loro amano la morte» Il Foglio 3/2/2004.

Israele rappresenta un caso unico: quello di uno Stato al quale si contesta il diritto di esistere. La politica israeliana si può comprendere chiaramente solo alla luce di questa realtà. Tutti i timori, le preoccupazioni, le angosce dei miei amici israeliani, compresi quelli più impegnati per la pace, si riassumono nella paura di vedersi negare il diritto di esistere. Una paura che non cesserà finché questo diritto non sarà garantito. E finché durerà questa paura, l´unica reazione possibile sarà quella di dire: «Mai più ci lasceremo condurre docilmente al massacro come agnellini inermi». (...) Chi non lo comprende, e non tiene presente al tempo stesso il fatto che fin dal primo momento l´esistenza stessa del neonato Stato d´Israele veniva contestata da parte araba, con mezzi militari e sempre nuove minacce, non può comprendere qual è veramente la posta in gioco nel conflitto mediorientale. Se guardiamo alla situazione attuale, non possiamo ignorare le sofferenze dei palestinesi, i morti, le molte vittime innocenti, dall´una e dall´altra parte. Ma questo conflitto potrà arrivare a una soluzione soltanto quando il diritto alla esistenza dello Stato di Israele e dei suoi cittadini sarà garantito al di là di ogni possibile dubbio. (...) Da "Vedere l'Olocausto in atto" di Joschka Fischer su La Repubblica del 3/2/2004.

Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d'Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro
padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso. Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972.

(...) l'11 marzo l'Europa ha pagato caro il suo pacifismo filoislamico: 200 morti innocenti, il più  terribile attentato mai vissuto nel vecchio continente. 
(...) Sarebbe giusto capire finalmente la tragedia che vive Israele da anni e sarebbe giusto pensare che noi abbiamo vissuto 130 volte l'11 marzo in tre anni e mezzo. 130 attentati suicidi in un Paese piccolo come una regione italiana. Dopo ogni attentato sentivamo i commenti più atroci: " lotta di liberazione, non hanno altra possibilita'che il terrorismo, militanti per la libertà, occupazione militare, peggio per loro (cioè noi)". Mai una normale parola di comprensione per i nostri bambini lacerati dai chiodi e dall'esplosivo. Una bambina di sette mesi è la più piccola vittima di Madrid. La sua morte dovrebbe pesare sulla coscienza di chi ha sempre tentato di giustificare il terrorismo islamico.
La sua morte, come quella delle altre vittime, dovrebbe togliere il sonno a chi esaltava Durban, a chi approvava i cortei pacifisti urlanti "Bush e Sharon Boia" e ai capetti europei sempre pronti a calare le braghe davanti alle dittature islamiche. Io li porterei tutti a Madrid e li farei stare sull'attenti davanti ai pezzi dei corpi delle vittime dei fratellini di Bin Laden, Arafat e Saddam Hussein.
Deborah Fait su Informazione corretta 13/03/2004.



Quattro giorni più tardi, 16/10/2000 il quotidiano palestinese di Ramallah "Al Hayat Al Jadida" pubblicava il seguente appello:
Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana. Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato. Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere. Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri. Riccardo Cristiano,Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina
(grazie alla segnalazione di Barbara).

 

Esperimento consiglia:

 

24 giorni La verità sulla morte di Ilan Halimi di Ruth Halimi ed Emilie Frèche. Traduzione di Barbara Mella, Elena Lattes, Marcello Hassan. Ed. Belforte

A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)

«L'antisemitismo è qualcosa che minaccia la vita degli ebrei ma devasta, a volte in maniera irrimediabile, le coscienze dei non ebrei. È giunto il momento di raccontare quelle sgradevoli verità che non siamo ancora riusciti né a confessare né a confessarci del tutto.»


   Il sistema costituzionale dello Stato di Israele
dalai lama


*LIST
JEWISH BLOGGERSJOIN*



(Grazie a Dandy che è l'autore del bellissimo manifesto e a Bautzetung promotore della lista il cui motto è "Né di qua né di là!!!")

TOCQUEVILLE,  la città dei liberi.

Premessa. – Introduzione. – I. Profili storici (E. Ottolenghi). – II. Costituzione e Fonti del Diritto (A. Mordechai Rabello). – III. La Forma di Governo (E. Ottolenghi). – IV. I partiti politici (A. Mordechai Rabello e A. Yaakov Lattes). – V. Le libertà fondamentali (S. Navot). – VI. L’ordinamento giudiziario (S. Goldstein e A. Mordechai Rabello). – VII. La giustizia costituzionale (T. Groppi). – Orientamenti bibliografici (a cura di Francesca Rosa).
 

 



 



                                         

>
A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)



Grazie a Watergate che ha migliorato notevolmente questa homepage

E voi cosa proponete? Andreacaro è convinto che una risata ci seppellirà.


 

Diario | Dai mass media italiani | Dall'estero | Satira, musica, balli | Interventi, riflessioni, commenti |
 
Diario
2215638visite.

24 giugno 2015

Paradossi

I boicottatori anti-israeliani (ma ancora più anti-palestinesi) sono talmente incoerenti che non solo sono i primi acquirenti dei prodotti contro cui lanciano violente campagne (antisemite, si può dire?), ma ottengono anche gli effetti contrari.



(Presa da qui)

1 giugno 2015

Alla scoperta dell'altro volto di Israele

Scoprendo Israele” è l’evento con cui Cuveglio si avvicina al suo stato gemello nell’ambito del progetto 141Expo.

Promosso dal Comune e dal sindaco Giorgio Piccolo, l’evento è in programma per domenica 7 giugno, a partire dalle ore 18.00, nella Sala polivalente del Comune, in piazza Marconi, 1. Sarà possibile visitare una mostra fotografica e assistere alla proiezione del video “Israele Oggi” di Maurizio Raffaele Turchet, curatore del progetto europeo omonimo che si sviluppa nell’ambito delle iniziative dell’Associazione Amici d’Israele in collaborazione con le istituzioni.

Il progetto venne presentato nel 2008 al Museo Diocesano della Basilica di San Marco a Milano, in occasione del 60º anniversario dell’Indipendenza dello Stato d’Israele. Da allora sono seguiti altri viaggi di ricerca che hanno prodotto mostre, eventi e convegni volti a creare un ponte con questo paese, così vicino ma conosciuto per lo più attraverso stereotipi, rappresentato soprattutto nello scenario delle tensioni che scuotono il Medioriente e dalla sua immagine idealizzata di Terra Santa.

Invece, esiste un “altro” Israele, quello multietnico, multiculturale e multireligioso impegnato nella continua invenzione di relazioni e di coesistenza di stili di vita diversi e ricco di creatività che si manifesta in ogni settore culturale, medico, tecnologico e artistico. È il paese dalla duplice identità di Nazione giovane e antica Terra, testimone di una tradizione millenaria che si esprime in forme innovative nelle arti visive, nell’architettura e negli stili di vita.

All’iniziativa saranno presenti il Presidente dell’Associazione Amici d’Israele Eyal Mizrahi, l’Assessore della Cultura della Comunità Ebraica di Milano Davide Romano, la scrittrice Ariel Shimona Edith Besozzi, lo storico Demetrio Serraglia, l’Assessore alla Cultura di Cuveglio Marco Luca Bonvicini e il Consigliere Comunale Valentina Pizzo.

Sito ufficiale progetto Israele Oggi


Da Varese Oggi

E a proposito di Expo e Israele, un'altra innovazione in mostra a Milano è la coltura del mais in verticale

13 maggio 2015

Lea, italiana premiata in Israele



C’è un’italiana di 21 anni fra i soldati israeliani che vengono premiati oggi dal presidente Reuven Rivlin in una delle cerimonie più popolari dell’anniversario dell’Indipendenza.  

 

Arrivato a 67 anni dalla nascita, lo Stato ebraico si riconosce nei «militari eccellenti» scelti personalmente dal Capo dello Stato perché capaci di rappresentare «la voce di Israele» e Lea Calderoni ha saputo di essere stata prescelta solo pochi giorni fa. «Non me lo aspettavo e sono molto felice» ammette, raccontando la sua storia: nata a Roma, padre italiano e madre belga, studi al liceo scientifico e al termine una vacanza in Israele con il gruppo di volontari «Taglit». «Sono bastate poche settimane per innamorarmi di questo Paese, al termine della vacanza ho scelto di rimanere e fare l’aliya» ovvero diventare un’immigrata.  

 

Era il 2013 e «da nuova israeliana, come avviene per tutti, è arrivato quasi subito il momento di arruolarmi». I primi sei mesi di addestramento «sono stati difficili e al tempo stesso divertenti perché ero con ragazze tutte non israeliane e nessuno capiva bene i comandi degli ufficiali in ebraico».  

 

Integrazione  

Ma poi l’integrazione nei ranghi ha funzionato e «mi hanno designato "madricha” della Sar’el» ovvero istruttore della particolare unità dell’esercito che raccoglie i volontari giunti da ogni Paese del mondo. «Vengono per poche settimane o alcuni mesi, vogliono aiutare l’esercito e sono impiegati in mansioni logistiche o amministrative» spiega Lea, facendo come esempi «mettere in ordine i depositi o catalogare le scorte». «È un aiuto importante per Tzahal - aggiunge, parlando delle forze armate - perché consente di richiamare meno riservisti, facendoli rimanere nella vita civile, in famiglia e al lavoro».  

 

Non ebrei  

Ciò che ha subito colpito Lea è che «oltre il 20 per cento dei volontari stranieri non sono ebrei», vengono «da Stati Uniti, Canada, Sudamerica, Europa, India, Singapore» e «si sentono legati ad Israele per le ragioni più diverse, vogliono aiutare». Proprio con i non ebrei Lea ha debuttato come istruttore. «Era un gruppo di finlandesi ed olandesi, tutti cristiani, dai quali ho imparato molto in altruismo». Poi sono arrivati gli americani: «Un veterano dell’Afghanistan, 35 anni e senza gambe, che raccontava con il sorriso il trauma subito in guerra dando coraggio ai soldati nei momenti più delicati» e «un 70enne guru con il quale facevo yoga la mattina mentre mi spiegava le regole della vita».  

 

Le motivazioni  

La capacità di entrare in sintonia con tali e tante identità diverse dall’ebraismo laico romano da cui proviene hanno valso a Lea i gradi di caporale con tanto di lodi da parte degli ufficiali che, risalendo la catena di comando di Tzahal fino ai gradi più alti, sono arrivate sul tavolo di Rivlin per la designazione finale. Fra le qualità che più gli vengono riconosciute c’è «la capacità di sorridere e interagire con tutti» anche nelle situazioni più difficili, impreviste. Quasi un riconoscimento alle origini italiane. Non a caso nel giorno della premiazione tiene a dire, con una punta di orgoglio, «sono israeliana e mi sento al tempo stesso italiana per l’educazione che ho ricevuto, per ciò che ho potuto apprendere, per ciò che sono».


Da La Stampa

 

8 maggio 2015

Beitar a Shangai nel 1944

Una piccola "chicca", qui
Eccone un'anteprima:


17 marzo 2015

Elezioni in Israele

Oggi Israele, che è una democrazia parlamentare, va alle urne. Le elezioni qui sono roba seria. L'economia cresce ma aumenta il divario tra ricchi e poveri, il costo della vita è impazzito, il confronto tra laici e religiosi è durissimo e ovviamente c'è da gestire la sicurezza di un paese che è sempre di più una villa in mezzo ad una giungla di tagliatori di teste. Non c'è silenzio pre-elettorale e quindi i telefoni squillano mandando in onda spot registrati a tutte le ore. Non posso navigare su Youtube senza che mi appaia uno spot aggressivo di Meretz, il ghigno dentato di Bennet o Nethanyahu in versione Bibi-Sitter.

Sono 120 i posti disponibili alla Knesset (il parlamento) con uno sbarramento che questa volta è stato portato ad oltre il 3% e lascerà fuori dai giochi molti dei partiti - ora erano 11 - che si presentano a questa corsa elettorale. Il futuro Primo Ministro sarà uno dei leader di questi partiti, insomma. Ma visto che in Israele non succede mai che un partito ottenga una schiacciante maggioranza per governare, sono le coalizioni a tenere banco nelle chiacchiere dei cittadini: per qualcuno è un rischio che una forza di centrosinistra si possa alleare con i partiti arabi, per altri è inammissibile che il centrodestra possa andare a braccetto con i partiti conservatori religiosi. Tutti poi sono convinti che "gli altri" costituiranno la rovina del paese e lo trascineranno verso la distruzione, raccontandolo con passione e vividi esempi. Tutti gli amici ti danno indicazioni di voto - forse pensando che in quanto immigrato sei più influenzabile.

Quello che personalmente trovo straordinario è come Israele si prepari al voto, un rito che la dice di gran lunga di più del risultato che uscirà dalle urne. E' bene parlarne perché si tratta di aspetti che come al solito la stampa internazionale mancherà di rilevare. Oggi è festa nazionale, le scuole ed uffici sono chiusi, per permettere a tutti di votare. Il presidente Rivlin si presta ad uno spot divertente sull'importanza del voto, per le strade i giovani cantano e ballano dai banchetti tentando di appiccicare adesivi con i simboli del partito ai passanti, in tv candidati di destra vengono intervistati da drag queen, e le persone si recano presto ai seggi prima di dedicarsi all'unica pratica che accomuna destra e sinistra: il barbecue all'aperto.

Da non dimenticare il miracolo più grande di tutti: in questo piccolo grande paese voteranno uomini, donne, immigrati e cittadini di qualsiasi religione - arabi compresi - senza discriminazione alcuna. In Israele la cosa è tanto ovvia come è perfettamente ovvio il contrario per i nostri vicini. Mi sorprende sempre come chi parli di "semi di pace" in Medio-oriente, non si concentri mai su l'aspetto che per nessun ebreo sia possibile candidarsi in alcun paese arabo o a maggioranza islamica in una tornata elettorale. Sempreché le elezioni si facciano e che sia possibile viverci, per un ebreo in quel paese.

Ora tocca a me: mi recherò alla scuola Gretz, quella della mia circoscrizione, raccoglierò dal casellario uno dei foglietti con le lettere del partito, lo infilerò all'interno della busta blu, e infilerò tutto nell'urna. Non so chi sarà il partito più votato, oggi. Ma una prima vittoria già possiamo annunciarla: quella della democrazia.

A.Z.



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permalink | inviato da esperimento il 17/3/2015 alle 20:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

17 febbraio 2015

Terroristi islamici al sud di Roma?

L'Isis ha dichiarato di essere a sud di Roma. Ma... dove?

Dopo il primo tentativo (ovviamente fallito) di risalire la penisola usando la Salerno - Reggio Calabria provano ad arrivare a Napoli attraverso un'altra strada, ma:


[Dovuto al loro profondo odio per la pizza (piatto simbolo della globalizzazione alimentare), due luogotenenti di Osama Bin Laden optarono per la nostra bella e cara Napoli! E, più precisamente, decisero di colpire le due torri dell'Enel del centro direzionale!!
Così incaricarono i loro due migliori Kamikaze!

Secondo le informazioni contenute in documenti del SISDE, i due terroristi provenienti da un Paese del Medio Oriente non ben specificato, arrivarono a Napoli con la ferma determinazione di eseguire "il castigo di Allah per gli infedeli italiani". Fortunosamente, l'azione terrorista non fu portata a termine.

Ecco la storia e l'itinerario dei due terroristi una volta giunti nel nostro Paese:]

Domenica ore 23:47
Arrivano all'aeroporto internazionale di Capodichino, via aerea dalla Turchia; escono dall'aeroporto dopo otto ore dovuto al fatto che gli avevano perso le valigie!
La Gesac non si fa responsabile della perdita e così diconoloro  di provare a ripassare il giorno dopo: chissà, magari con un po' di fortuna...!
Prendono un taxi.
Il taxista (abusivo!) li guarda dallo specchietto retrovisore; al vedergli la faccia da stranieri, li passeggia per tutta la città durante una ora e mezza. Dal momento che non proferiscono lamentela, neanche dopo che il tassametro raggiunge le 374.000 lire, decide di fare il colpo gobbo: arrivato alla rotonda di Villaricca, si ferma e fa salire un complice.
Dopo averli derubati dei soldi e dopo averli sfrantummati di mazzate, li abbandonano esanimi nel Rione 167.

Lunedi' ore 04:30
Al risveglio, dopo la mazziata, ambedue i terroristi riescono a raggiungere un albergo sito in zona piazza BORSA.
Decidono quindi di affittare un auto presso la Hertz di piazza Municipio.
Quindi si avviano con direzione aeroporto, ma giusto prima di arrivare a piazza Mazzini, rimangono bloccati da una manifestazione di studenti, uniti alle tute bianche anti-global ed ai disoccupati napoletani, che non li fanno passare.

Lunedi' ore 12:30
Arrivano a piazza Garibaldi (finalmente!).
Decidono di cambiare dei soldi per muoversi più liberamente; i dollari che hanno, vengono cambiati... con biglietti da 100.000 falsi!!!

Lunedi' ore15:45
Arrivano all'aeroporto di Capodichino con la ferma intenzione di dirottare un aereo per farlo cadere sulle torri dell'Enel del centro direzionale.
I piloti ALITALIA sono in sciopero perché chiedono la quadruplicazione del salario e vogliono lavorare meno ore.
Stessa cosa per i controllori di volo, che pretendono anche la pinza obliteratrice per tutti (altrimenti "che controllori saremmo", hanno dichiarato!).
L'unico aereo disponibile che c'è in pista è uno della AZZURRA AIR con destinazione Sassari ed ha 18 ore di ritardo...gli impiegati ed i passeggeri sono accampati nelle sale d'attesa... intonano canti popolari... gridano slogan contro il governo ed i piloti!
Arrivano i celerini... cominciano a dare manganellate a destra e a manca, contro tutti...si accaniscono in particolar modo sui due derelitti.
E' IL CAOS TOTALE!!!...

Lunedi' 19:05
Finalmente si calmano un poco gli animi.
I due figli di Allah, scommati di sangue, si avvicinano al banco della AZZURRA AIR per acquistare i biglietti per l'aereo con destino Sassari, dirottarlo e farlo schiantare contro le torri Enel.
Ma il responsabile AZZURRA AIR che vende dei biglietti per il volo, nasconde loro che detto volo è stato cancellato!!!!!

Lunedi 22:07
A questo punto, i terroristi discutono se farlo oppure no... non sanno più se, distruggere Napoli, in fin dei conti è un atto terroristico o un'opera di carità!!!

Lunedi' 23:30
Morti di fame, decidono di mangiare qualcosa al ristorante dell'aereoporto... ordinano panino con la frittata ed impepata di cozze...

Mercoledi' 04:35
Si recuperano da una salmonellosi di proporzioni equine dovuta alla frittata, nell'ospedale San Gennaro, dopo aver aspettato tutta la notte che si prendessero cura di loro.
La cosa non sarebbe durata piu' di un paio di giorni, se non fosse subentrato il colera dovuto alle cozze!!!

Domenica 17:20
Dopo dodici giorni escono dall'ospedale e si trovano nelle vicinanze dello stadio San Paolo.
Il Napoli ha perso in casa con il neopromosso dalla c1 Palermo, per 9-0.
Una banda di ultrà della "MASSERIA CARDONE", vedendoli scuri di carnagione, li scambiano per tifosi del Palermo in incognito e gli rifilano un'altra paliata da guinnes dei primati.
Capo degli ultrà è un tale Pepp'o Ricchion, che abusa sessualmente di loro.

Domenica 19:45
Finalmente, gli ultrà se ne vanno.
Decidono quindi di andare ad ubriacarsi (una volta nella vita, anche se è peccato!).
Gli danno vino adulterato con metanolo e rientrano, quindi, al San Gennaro con una intossicazione da infarto.
Gli viene anche riscontrata la sifilide (Peppe non perdona!)!!!

Martedi' 23:42
I due terroristi fuggono dall'Italia in una zattera con direzione Libia, cagando fuoco per tutto il cammino e con un post-sbronza spaventoso.
Sono stati visti alla ricerca dei due luogotenenti e di Osama Bin Laden, provvisti di due nodosi randelli!!
Giurano per Allah che non tenteranno mai più nulla contro il nostro amato Paese. 
Che gli attentati preferiscono farli negli Stati Uniti... almeno lì, soffrono meno!!!


Scoraggiati, riprovano con Roma, ma:



L’annuncio c’è. «Conquisteremo Roma», ha dichiarato il portavoce dell’Isis Abu Muhammed Al Adnani. Così, in una non lontana giornata di dicembre, abbiamo immaginato l’assalto alla Capitale. E tutti i vari tentativi per cui i terroristi potrebbero non farcela.

PRIMO TENTATIVO: TANGENZIALE- «I miliziani dell’Isis non avranno vita facile» il messaggio congiunto è arrivato in una nota di Aci, Anas, Aiscat, Autostrade per l’Italia e la partecipazione speciale dell’Eni. Nel comunicato si legge «Traffico rallentato sulla Tangenziale Est, a causa delle solite code, tra viale Castrense e Largo Passamonti in direzione San Giovanni. Mosso il mar Tirreno».
Una notizia che non ha mancato di destare scalpore tra gli invasori «Passeremo di notte!» ha suggerito qualcuno «Niente da fare, la notte è chiusa…», ha obiettato tristemente un altro.
Al-Zarqawi avrebbe poi ricordato ai suoi della recente costruzione di una galleria che permetterebbe comunque il transito notturno «Abbiamo usato i tunnel a Gaza, possiamo farlo anche qui!».
Ma dopo aver telefonato allo 06.06.06 è arrivata la conferma della chiusura al traffico dalle 23.00 alle 6.00. «Allora che lo hanno costruito a fare?» si sono chiesti i guerriglieri, che ancora non hanno trovato risposta.

SECONDO TENTATIVO: METRO B - Si opta per la seconda soluzione: la metro. La scelta cade sulla linea B: partenza Rebibbia direzione finale Termini. A Pietralata, mentre il gruppo ISIS sta a bordo stretto tra una comitiva di tedeschi, un pensionato e un gruppo di quindicenni che “fa sega” a scuola, Mohamed ha un mancamento. Dentro il vagone, tra sudore e cappa, non si respira più. Fuori, anche se è Dicembre, ci stanno 40 gradi. Mentre i compagni schiaffeggiano Mohamed nella speranza che si riprenda il vagone si ferma. Dopo aver aspettato 10 minuti bloccati tra Monti Tiburtini e Quintiliani i militanti Isis vengono fatti scendere. «Gnente corsa zio, gnente», spiega il conduttore al gruppo che trascina Mohamed mezzo sofferente. «Fa ripija tu fratello perché ve la dovete fa a piedi capito?». Corse bloccate su tutta la linea. «Se so rubati il rame, mortacci loro». Poi si rivolge a Mohamed, che prende pian piano i sensi: «Zio pijate un caffè. Oggi va così. A piedi. Stacce».

TERZO TENTATIVO: LE DONNE – Al Adnani l’aveva promesso: prenderemo le vostre donne. Così il gruppo tra traffico, mezzi ko e gente che continua ad intimare caffè, va alla conquista della fauna femminile. Sempre a piedi, sulla Tiburtina purtroppo, i militanti decidono di avvicinarsi ad una mora top fucsia e jeans attillatissimi. La prima frase non è certo da corteggiamento ideale. Abdul, a suo dire uno dei più intraprendenti, si avvicina alla ragazza. «Donna» «infedele» e altre parole gli sfuggono nella prima frase. «Ma che me sta a dì questo?», chiede Moira all’amica a fianco. «Non so, te dice infedele». «Infedele a me? Ma che vor dì?», aggiunge Moira fissando Abdul. Moira non è affatto convinta. Un tizio, a piedi, sulla Tiburtina, le chiede di venire con lei. Non ha un auto, non ha delle Hogan ai piedi, non ha manco le sopracciglia depilate.
«A sfigato guarda che a me così, nun me convinci». Abdul rimane gelato e continua a ripetere a random i concetti della prima frase. Ripete l’esperimento a tutte le donne fino al parcheggio bus del Verano. Invano.

QUARTO TENTATIVO: IL COMIZIO – Il gruppo Isis comincia a vivere già i suoi primi attimi di scazzo. Abdul, già nervoso di suo per il rifiuto di Moira, comincia a sgridare Mohamed per ogni cosa che fa. A ora di pranzo qualcuno si palesa davanti ai militanti (ancora appiedati). «Siamo bombardati da un miliardo di informazioni su un miliardo di tematiche diverse. Ci confondono. Un cittadino informato è un cittadino sovrano». È il deputato 5 stelle Alessandro Di Battista, vuole parlare con loro. Mentre mezzo mondo cerca di capire dove si trovino in questo momento i pericolosi militanti Isis lui li ha trovati.

E prova a farli ragionare.

«Il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni, ma elevandolo ad interlocutore». Ed inizia. «È tutta una questione di privilegi e i privilegi dei politici sono come la droga. Si chiama cambiamento, fa paura, me ne rendo conto, ma è la linfa vitale dell’essere umano. #oltre». Di Battista continua a parlare per almeno mezz’ora. «Il gioco è chiaro ma non ci fanno paura, abbiamo una fame di vittoria che questi questi squallidi illusionisti non sanno neppure cosa sia». Mohamed ha il secondo mancamento della giornata e sviene. I militanti, spaventati, mollano Dibba in mezzo ad una strada. Di Battista, a sua insaputa, diventa un eroe nazionale.

QUINTO TENTATIVO: AUDITORIUM - Dopo innumerevoli peripezie, code incessanti e un caldo a cui nemmeno loro sono abituati (“perché è l’umidità che ti frega”) i disobbedienti di Al Qaida provano ad avvicinarsi alle porte Vaticane.
Non riuscendo a trovare alcuna indicazione utile, si convincono a chiedere la strada alla signorina dell’ufficio informazioni; avendo ormai abbandonato qualsiasi velleità di rapimento della donna italica.
«Ehm… mi scusi» chiede un miliziano spostando il cappuccio dalla bocca per farsi sentire meglio. «Attenda un attimo…» risponde l’impiegata finendo di limarsi le unghie finte. Dopo circa 45 minuti di attesa, la donna abbassa la tendina e va in pausa pranzo, lasciando nel dubbio gli impavidi invasori. I più arguti suggeriscono di seguire la segnaletica stradale, ma di San Pietro nessuna traccia. A campeggiare nei posti più impensati invece, quel cartello bianco con freccia e scritta nera che salva la vita a qualsiasi abitante di Roma nord: «Auditorium».

Auditorium ovunque, da Capannelle a Balduina, da Giustiniana a San Giovanni, solo indicazioni per il complesso di Renzo Piano, ma per il resto… nulla di nulla.

Stanchi e rassegnati, i miliziani dell’Isis rinunciano al Vaticano e provano a farsi esplodere al Parco della Musica. Neanche il tempo di arrivare che vengono assaliti da una folla di cacciatori di autografi in attesa del Fiction Fest. Lusingati finiscono a scattare foto con i passanti.

FINE (in caciara)


Fin qui è solo uno scherzo, ma parlando seriamente, sarebbe opportuno ricordare che i napoletani furono i primi e forse gli unici in Italia a scacciare i nazisti dalla loro città. Lo fecero da soli in quattro giorni. Si spera vivamente che le generazioni di adesso saranno all'altezza dei loro genitori, nonni e bisnonni.



4 febbraio 2015

Finalmente

Dal pertiniano "Ma insomma: cosa vogliono questi ebrei?" al mattarelliano: "Stefano Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma nell'ottobre del 1982. Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino italiano". Un bel progresso. Anche se ci sono voluti ben 32 anni.

11 gennaio 2015

Alcune riflessioni di questi giorni

Visto che in molti hanno definito gli eventi di questi ultimi giorni e soprattutto quelli di oggi come epocali, lascio qui a mo' di diario i pensieri che mi sono balenati in seguito ai fatti di Parigi.


    - Benvenga la solidarietà, ma è sempre comunque tardiva e parziale. E voglio vedere se ci sarà al prossimo attacco (speriamo che non succeda mai) antisemita dove non sono coinvolti cristiani, atei o musulmani.

    - Stavolta il fornitore del coccodrillo è stato colpito per primo. Ma resta sempre attuale la poesia che quel sacerdote cattolico scrisse durante la guerra: “prima vennero per i comunisti e io tacqui non essendo comunista, ecc.”

    - Sono contenta di non lavorare più nel posto di prima, sono quasi sicura di essermi risparmiata una gran quantità di corbellerie e rodimenti di fegato.

    - Ho rivalutato Libération, approvo il gesto e ammiro il coraggio. Quasi quasi ne comprerò qualche copia ogni tanto.

    - Chiedo scusa a tutti, ma stavolta non metto le candele per le vittime nel mio profilo. Sto

    diventando estremamente cinica, lo so, ma sono stanca di avere perennemente una bacheca-necrologio.

    - Ho sempre meno fiducia nell'hasbarà e nella solidarietà: a questo punto servono solo azioni concrete da parte dei politicanti vari. Tutto il resto è tempo perso.

    - Una delle azioni concrete potrebbe essere quella di denunciare, arrestare, espellere, condannare i lavori forzati tutti quelli che inneggiano, festeggiano o anche solo approvano o giustificano l'assassinio di civili innocenti.

    - Quando ho sentito l'offerta di Netanyahu, mi è tornata in mente quell'immagine che gira ogni tanto in rete: “Don't worry Israel is behind you”

    - Sono stufa anche del qualunquismo degli estremisti laicisti: non sono le religioni e tutte le

    religioni il motore della violenza e la laicità non è la cura a tutti i mali. Anche la laicità è stata

    terreno fertile per (e veicolo de) il razzismo e l'antisemitismo. Gli elementi che bisogna

    condannare sono a) la violenza; b) il proselitismo che è la più semplice e diretta conseguenza della presunzione di avere la Verità in tasca, tanto cara anche ai politici e ai laicisti di cui sopra.

    - Il mio fegato è notevolmente invecchiato: non regge più certi stress.

    - Per me non c'è bisogno che i musulmani e gli arabi si dissocino dal terrorismo, non c'è bisogno che scendano in piazza (solo, però, quando le vittime sono irriverenti laici vignettisti francesi) con cartelli con su scritto “Not in my name”. Mi basterebbe che scrivessero “Je suis Mohammed Zohabi” e chi lo perseguita, o semplicemente lo isola, smettesse di farlo.

    - Oggi è stata la passerella per forse il migliore degli esempi di taqyia e “volemose bene”. Da

    domani si ricomincerà come prima.

    - Sempre di più viene confermato che i valori universali non sono affatto universali.

7 gennaio 2015

Attenzione, post politicamente e religiosamente scorretto

I vignettisti francesi non risparmiavano proprio nessuno, come si può vedere da questo piccola raccolta di copertine. Eppure c'è una sola religione o "cultura" che uccide per "vendicare" le vignette. Indovinate quale...

Tengo a precisare che non ce l'ho con i musulmani o, peggio, con gli immigrati. Per me non è una guerra di religione, non mi piacciono le generalizzazioni e sono convinta che su un miliardo e mezzo di persone ci sarà almeno un miliardo che vorrebbe farsi gli affari propri senza andare a dar fastidio agli altri. Però sono furiosa con i qualunquisti laicisti che mettono tutto sempre nello stesso calderone per confondere le acque ed evitare di affrontare il vero problema, perché l'Islam, più del Cristianesimo, dell'Ebraismo, dell'Induismo, del Buddismo, dello Scintoismo, del Laicismo (sì anche questa a volte diventa una sorta di religione!) e di tutte le altre, ha un problema grosso che non viene affrontato in maniera adeguata e soprattutto efficace da nessuno.

13 novembre 2014

Hamas è la seconda organizzazione terroristica più ricca del mondo

Supera Hezbollah, Al Qaeda e i Talebani! Ed è seconda solo all'Isis


Hamas is one of the two richest terrorist organizations in the world, second only to the Islamic State group, according to Forbes Israel.

To finance their operations, terrorist groups sometime use methods similar to those used by criminal organizations, such as drug trafficking, robberies and extortion, but also raise money through charities, donations and, in some cases, government agencies, according to the report. A terrorist organization, like any other large organization, has a business model to finance its activities: from maintenance, salaries and trainings, to acquiring of weapons and vehicles.

The richest terrorist organization today – and in history – is the Islamic State. According to Forbes, the Islamist group, also known by the acronyms ISIS or ISIL, has an annual turnover of $2 billion. Hamas comes in second, with a yearly revenue of $1 billion.

As for the rest of the list: Colombia's FARC is ranked third with $600 million; Hezbollah is fourth with $500 million; fifth is the Taliban with $400 million; Al-Qaida and its affiliates with $150 million; Pakistani-based Lashkar e-Taiba with $100 million; Somalia's Al-Shabaab with $100 million; Real IRA with $50 million; and, closing the top-ten list is Boko Haram, with $25 million annual revenue.

The U.S. Treasury estimates that ISIS earns $1 million a day from the sale of crude oil from fields it captured in Syria and Iraq. According to Forbes Israel, however, the figure is closer to $3 million a day. The money flow enables ISIS to expand its operations in the Middle East, recruit foreign fighters and train them, among other things.

The report describes Hamas' takeover of Gaza in 2007 as the point from which it entered "the big league." Today, Hamas is now no longer only dependent on donations, but is able to collect taxes from both civilians and businesses. But that's not all. The report says Hamas also takes a cut out of all international aid donated to Gaza by Arab and other foreign countries.


Da Haaretz

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