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BENVENUTI!

Se volete aderire a questo appello scrivete a linceo@email.it


Questo blog sta spudoratamente con Israele e, riprendendo un post di Victor Davi Hanson, gentilmente già tradotto daCamillo non metterà in dubbio le sue idee, ma lo potrebbe fare se:
- Sharon sospenderà tutte le elezioni e pianificherà un decennio di governo che non potrà essere messo in discussione.
-Sharon sospenderà tutte le inchieste giudiziarie sulle sue attività fiscali e i membri della sua famiglia spenderanno a Parigi i milioni di dollari dati a Israele come aiuti umanitari.
-Tutte le le televisioni e i giornali israeliani saranno censurati dal partito Likud.
-Squadracce di assassini israeliani entreranno in Cisgiordania con la precisa intenzione di far saltare in aria donne e bambini arabi.
-I bambini e adolescenti israeliani saranno addobbati con esplosivi sotto le camicie per andare a uccidere famiglie palestinesi.
-Le folle israeliane si precipiteranno in strada per immergere le mani nel sangue dei loro morti e poi marceranno invocando omicidi di massa di palestinesi.
-I rabbini pronunceranno sermoni pubblici con cui ritraggono i palestinesi come figli delle scimmie e dei maiali.
-I testi scolastici israeliani diranno che gli arabi fanno sacrifici umani e riti omicidi.
-I principali politici israeliani, senza che nessuno li rimproveri, invocheranno la distruzione della Palestina e la fine della società araba in Cisgiordania.
-I membri del partito Likud linceranno e uccideranno, come se fosse normale, e senza processo, i propri oppositori.
-I fondamentalisti ebrei uccideranno le donne colpevoli di adulterio e resteranno impuniti perché sosterranno di aver salvaguardato l'onore della famiglia.
-La televisione israeliana trasmetterà - accompagnati da musica patriottica gli ultimi messaggi registrati di assassini suicidi che hanno massacrato dozzine di arabi.
-I manifestanti ebrei faranno una parata per strada e vestiranno i loro bambini da assassini suicidi.
-I newyorchesi pagheranno 25 mila dollari di taglia per ogni palestinese ucciso da un assassino israeliano.
-I militanti israeliani uccideranno un ebreo per sbaglio e poi si scuseranno dicendo che pensavano fosse un arabo, al fine di tacitare la società israeliana.
-Gli ebrei entreranno nei villaggi arabi di Israele per mitragliare donne e bambini.
-Le figure pubbliche israeliane, come se fosse una cosa normale, minacceranno di colpire gli Stati Uniti con attacchi terroristici.
-Bin Laden sarà un eroe popolare a Tel Aviv.
-Gli assassini ebrei uccideranno diplomatici americani e la società ebraica darà loro ospitalità.
-I cittadini israeliani celebreranno le notizie secondo cui tremila americani sono stati assassinati.
-I cittadini israeliani esprimeranno sostegno per i tentativi dei supporter di Saddam di uccidere gli americani in Iraq.
-Gli israeliani ameranno la morte e gli arabi vorranno bersi in pace un caffé da Starbucks.
Lo statuto di Fatah

"Israele è una delle rare cause che sostengo. Neri e ebrei sono legati da una storia comune di persecuzioni"
Ray Charles, "The Genius", cantante e pianista.




Carlo PanellaI piccoli martiri assassini di Allah
pp. 224 - Euro 12,90 - Edizione in brossura con sovraccoperta. Indottrinamento scolastico, religioso, mediatico; cortometraggi di propaganda appositamente studiati per annullare la naturale paura della morte; canzoncine e giochi che esaltano il suicidio e il martirio. Sono terribili ed eclatanti i documenti raccolti in questo saggio. Oggi un’intera generazione di ragazzini, vittime dell’indottrinamento e della propaganda crede che la morte per Allah in guerra sia la più elevata impresa conseguibile in vita. Questa educazione è un’onta indelebile, un abuso, un terribile pregiudizio per il futuro della regione e del pianeta.
Carlo Panella, autorevole osservatore dell’intricato scenario mediorientale, analizza la nuova, terribile arma del terrorismo islamico: il martirio degli shaid–killer, i suicidi-assassini, diventati ormai parte integrante nel progetto di una società islamica fondamentalista. "È questo, per chi ha occhi per vedere, il nuovo volto di un vecchio cancro che l’Europa ha tristemente conosciuto: il totalitarismo".


E’ ovvio che tutti i morti chiamano compassione, che le vittime non stanno da una parte sola, che in Medio Oriente non è quasi possibile distinguere il sangue dei vinti da quello dei vincitori, perché è in corso una lotta esistenziale la cui conclusione è tutt’altro che certa, e il cui unico sbocco umano possibile è la pace. Ma non è ovvio, anzi è uno scandalo, che il terrorismo sia rubricato sotto la voce “resistenza”, che non si capisca quanto sia di rigore il dovere di amare un paese così, affetto da questa piaga, lacerato e insanguinato nel modo che vedete, e non in metafora, ma alla lettera. E gli scandali devono venire alla luce.Il terrorismo è una paura dell’invisibile, e questa paura forgia le coscienze degli occidentali che cedono terreno alla sua logica nell’invisibilità. (...) - Da «Amiamo la vita più di quanto loro amano la morte» Il Foglio 3/2/2004.
Israele rappresenta un caso unico: quello di uno Stato al quale si contesta il diritto di esistere. La politica israeliana si può comprendere chiaramente solo alla luce di questa realtà. Tutti i timori, le preoccupazioni, le angosce dei miei amici israeliani, compresi quelli più impegnati per la pace, si riassumono nella paura di vedersi negare il diritto di esistere. Una paura che non cesserà finché questo diritto non sarà garantito. E finché durerà questa paura, l´unica reazione possibile sarà quella di dire: «Mai più ci lasceremo condurre docilmente al massacro come agnellini inermi». (...) Chi non lo comprende, e non tiene presente al tempo stesso il fatto che fin dal primo momento l´esistenza stessa del neonato Stato d´Israele veniva contestata da parte araba, con mezzi militari e sempre nuove minacce, non può comprendere qual è veramente la posta in gioco nel conflitto mediorientale. Se guardiamo alla situazione attuale, non possiamo ignorare le sofferenze dei palestinesi, i morti, le molte vittime innocenti, dall´una e dall´altra parte. Ma questo conflitto potrà arrivare a una soluzione soltanto quando il diritto alla esistenza dello Stato di Israele e dei suoi cittadini sarà garantito al di là di ogni possibile dubbio. (...) Da "Vedere l'Olocausto in atto" di Joschka Fischer su La Repubblica del 3/2/2004.
Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c'è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d'Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro
padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l'odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell'altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso. Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972.
(...) l'11 marzo l'Europa ha pagato caro il suo pacifismo filoislamico: 200 morti innocenti, il più terribile attentato mai vissuto nel vecchio continente.
(...) Sarebbe giusto capire finalmente la tragedia che vive Israele da anni e sarebbe giusto pensare che noi abbiamo vissuto 130 volte l'11 marzo in tre anni e mezzo. 130 attentati suicidi in un Paese piccolo come una regione italiana. Dopo ogni attentato sentivamo i commenti più atroci: " lotta di liberazione, non hanno altra possibilita'che il terrorismo, militanti per la libertà, occupazione militare, peggio per loro (cioè noi)". Mai una normale parola di comprensione per i nostri bambini lacerati dai chiodi e dall'esplosivo. Una bambina di sette mesi è la più piccola vittima di Madrid. La sua morte dovrebbe pesare sulla coscienza di chi ha sempre tentato di giustificare il terrorismo islamico.
La sua morte, come quella delle altre vittime, dovrebbe togliere il sonno a chi esaltava Durban, a chi approvava i cortei pacifisti urlanti "Bush e Sharon Boia" e ai capetti europei sempre pronti a calare le braghe davanti alle dittature islamiche. Io li porterei tutti a Madrid e li farei stare sull'attenti davanti ai pezzi dei corpi delle vittime dei fratellini di Bin Laden, Arafat e Saddam Hussein. Deborah Fait su Informazione corretta 13/03/2004.

Quattro giorni più tardi, 16/10/2000 il quotidiano palestinese di Ramallah "Al Hayat Al Jadida" pubblicava il seguente appello:
Chiarimenti speciali dal rappresentante italiano della rete televisiva ufficiale italiana. Miei cari amici di Palestina, ci congratuliamo con voi e crediamo che sia nostro compito mettervi al corrente degli eventi che hanno avuto luogo a Ramallah il 12 ottobre. Una delle reti private italiane, nostra concorrente, e non la rete televisiva ufficiale italiana RAI, ha ripreso gli eventi; quella rete ha filmato gli eventi. In seguito la televisione israeliana ha mandato in onda le immagini così come erano state riprese dalla rete italiana e in questo modo l’impressione del pubblico è stata che noi, cioè la RAI, avessimo filmato quelle immagini. Desideriamo sottolineare che le cose non sono andate in questo modo perché noi rispettiamo sempre e continueremo a rispettare le procedure giornalistiche dell’Autorità Palestinese per il lavoro giornalistico in Palestina e siamo attendibili per il nostro lavoro accurato. Vi ringraziamo per la vostra fiducia e potete stare certi che questo non è il nostro modo d’agire (ossia nel senso che non lavoriamo come le altre reti televisive). Non facciamo e non faremo cose del genere. Vi preghiamo di accettare i nostri migliori auguri. Riccardo Cristiano,Rappresentante della rete ufficiale italiana in Palestina (grazie alla segnalazione di Barbara).
Esperimento consiglia:



Il sistema costituzionale dello Stato di Israele

*LISTJEWISH BLOGGERSJOIN*

(Grazie a Dandy che è l'autore del bellissimo manifesto e a Bautzetung promotore della lista il cui motto è "Né di qua né di là!!!")

Premessa. – Introduzione. – I. Profili storici (E. Ottolenghi). – II. Costituzione e Fonti del Diritto (A. Mordechai Rabello). – III. La Forma di Governo (E. Ottolenghi). – IV. I partiti politici (A. Mordechai Rabello e A. Yaakov Lattes). – V. Le libertà fondamentali (S. Navot). – VI. L’ordinamento giudiziario (S. Goldstein e A. Mordechai Rabello). – VII. La giustizia costituzionale (T. Groppi). – Orientamenti bibliografici (a cura di Francesca Rosa).

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A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on. Winston Churchill (grazie ad Old Toni)
Grazie a Watergate che ha migliorato notevolmente questa homepage
E voi cosa proponete? Andreacaro è convinto che una risata ci seppellirà.
Questo blog è schedato:
Nombre del blog: Esperimento
URL: http://esperimento.ilcannocchiale.it
IBSN: 0-000-0002-00

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2 settembre 2010
Su Israele, invece, Fatah e Hamas vanno d'accordissimo
La TV di Mahmoud Abbas insegna ai bambini che le città israeliane sono Palestina occupata
Conduttrice alla ragazza: "Vivete a Gerusalemme. Visitate le città occupate nel 1948 (città israeliane)?"
Ragazza (Lujayn): " Sono stata a Hebron."
Conduttrice: "No, Hebron è una città [nell'Autorità Palestinese] in cui tutti possiamo entrare. Le città occupate - come Lod, Ramle, Haifa, Giaffa, Acro (tutte città israeliane) - le avete visitate?"
Ragazza: "Sono stata a Haifa e a Giaffa."
Conduttrice: "Diteci, sono belle?"
Ragazza: "Sì…"
Conduttrice: "Speriamo che tutti i bambini della Palestina possano andare nei territori occupati che noi non conosciamo e non abbiamo mai potuto vedere. Personalmente, non ci sono mai stata.
Da Palestinian Media Watch, agosto 2010 - trad. www.ilvangelo-israele.it
Se qualcuno non si ricorda cosa Hamas insegna ai bambini può guardare qui
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2 settembre 2010
La guerra tra Hamas e Fatah
Una sorda guerra di potere, maturata per mesi, sta divampando in Cisgiordania fra l'Anp e i suoi rivali ideologici di Hamas. L'area di maggiore frizione viene identificata dalle forze di sicurezza nelle moschee, che l'Autorita' guidata da Abu Mazen teme siano usate da predicatori simpatizzanti del movimento integralista palestinese per fomentare dissenso.Venerdi' agenti dell'Anp hanno impedito con la forza a un esponente politico di Hamas di tenere sermoni in 2 moschee di Hebron.
Dall'ANSA del 29 agosto 2010
Hamas: "Abu Mazen e al-Fatah non rappresentano la Palestina, ne' Gerusalemme, ne' i profughi ne' la moschea di al-Aqsa". Il premier israeliano Benyamin Netanyahu: "Se la leadership palestinese affrontera' le trattive con la medesima serieta' che abbiamo noi e' possibile raggiungere un accordo duraturo che garantisca pace e sicurezza a entrambi i popoli".
GAZA CITY, 29-08-2010 - Le teste dei dirigenti dell'Anp "saranno schiacciate" dai miliziani di Hamas se alle prossime trattative di pace con Israele gli uomini di Abu Mazen faranno compromessi "sul diritto del ritorno dei profughi, su Gerusalemme e sulla Palestina". L'esplicita minaccia e' stata espressa ieri da Halil al-Haya, dirigente politico di Hamas, gruppo fondamentalista islamico che governa Gaza, inserito tra i movimenti terroristi anche dall'Unione Europea. Le parole arrivano mentre le relazioni fra l'Anp e Hamas sono di nuovo molto tese in seguito a misure limitative imposte di recente dai servizi di sicurezza di Abu Mazen in alcune moschee della Cisgiordania. Secondo al-Haya l'obiettivo delle trattative che saranno avviate il 2 settembre a Washington e' di "cancellare la presenza palestinese, consentire la ebraicizzazione di Gerusalemme e l'espansione degli insediamenti, e negare il diritto del ritorno". In questo stato di cose Hamas, secondo al-Haya, si attende dai palestinesi della Cisgiordania che "si sollevino" contro le trattative. "Abu Mazen e al-Fatah - ha insistito - non rappresentano la Palestina, ne' Gerusalemme, ne' i profughi ne' la moschea di al-Aqsa". In ogni caso Hamas non riconoscera' alcun accordo "col nemico sionista", ha avvertito al-Haya. Qesto intervento e' giunto poche ore dopo che i servizi di sicurezza dell'Anp avevano impedito l'ingresso in una moschea nella zona di Hebron ad un noto predicatore, figura di spicco di Hamas. Secondo alcuni mezzi stampa, l'Anp teme che Hamas possa mobilitare le moschee della Cisgiordania per organizzare proteste contro il presidente Abu Mazen.
Da RaiNews24 del 29 agosto 2010
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1 settembre 2010
Uno della Mavi Marmara non era solo un terrorista, ma anche un pregiudicato
Un avanzo di galera turca:
Lo ha scoperto la stampa turca perché tanto quella europea se la dorme della grossa: uno dei “pacifinti” della Mavi Marmara (la nave che faceva parte della cosiddetta “Freedom Flotilla” per Gaza, poi assaltata dai commandos israeliani) era già stato condannato a nove anni di carcere per un atto di terrorismo commesso nel 1996 in Russia. Il dirottamento del traghetto Avrasya per ottenere la liberazione di 250 terroristi ceceni. Poi il blitz delle teste di cuoio mise fine al tutto. Secondo il giornale, un gruppo di nove uomini armati guidati da Mohammed Tokcan aveva dirottato il traghetto dopo che era salpato dal porto turco di Trabzon per il porto russo di Sochi. Presero 177 passeggeri e 55 membri dell'equipaggio in ostaggio, la maggior parte russa, e alcuni turchi, e dissero che avrebbero accordato il loro rilascio in cambio di 250 detenuti ceceni in Russia. Dopo intense trattative, in cui i servizi segreti turchi “Mit” avevano partecipato, furono convinti a dirigere il traghetto al porto di Istanbul. Era il 19 gennaio del 1996. Secondo l'articolo, uno dei dirottatori era Erdinç Tekir, che era pure stato ferito durante l'operazione. Condotto di fronte a un tribunale speciale turco venne condannato a una pena di nove anni di carcere. Ne ha scontati solo 3 e mezzo per altri reati comuni mentre la pena per terrorismo gli venne condonata per buona condotta. In una conversazione telefonica con un corrispondente di Hürriyet, Tekir ha detto che, dopo essere stato imprigionato per 3 anni e mezzo, si è offerto volontario per Ihh e poi ha partecipato alla flottiglia per Gaza imbarcandosi sulla Mavi Marmara. In risposta alla richiesta del corrispondente Hürriyet per un colloquio faccia a faccia, ha detto che, in considerazione della fatica per il Ramadan, ha rimandato il tutto a dopo le vacanze. Tutto ciò era stato raccontato dal popolare quotidiano turco Hürriyet lo scorso 20 agosto. Intervistato da un sito web islamico, Erdinç Tekir ha ammesso di aver partecipato all'attacco terroristico con lo scopo di ottenere il rilascio dei prigionieri ceceni, come parte della sua attività per promuovere la causa della Cecenia. E' questa, quindi, la prima prova della presenza di un turco con un passato terrorista tra gli operativi Ihh che combatterono contro la marina israeliana a bordo della Mavi Marmara. La maggior parte dei nove “pacifinti” uccisi e dei 53 feriti appartenevano a Ihh o a reti dell’integralismo islamico turco ad essa collegate. D'altra parte, nessun attivista dei diritti umani dell’Europa o del mondo arabo-musulmano è stato trovato tra i morti e i feriti (con l'eccezione di una donna dall'Indonesia). Tra i feriti c’erano invece delinquenti, alcuni dei quali esperti di arti marziali e con esperienza di buttafuori o di body guard. Non ci sono per ora informazioni che indichino che l’Ihh sia stato coinvolto nel sequestro della Avrasya. Tuttavia, il gruppo armato che ha preso il controllo del traghetto ha avuto il supporto di elementi islamici in Turchia. Inoltre lo stesso Erdinç Tekir ha ammesso in un sito web islamico vicino all’Ihh di essere stato, a suo tempo, “attivo per la causa abkhazo-cecena”. Informazioni attendibili raccolte dai servizi israeliani indicano anche che l’Ihh, in passato, avesse avuto rapporti con reti globali della Jihad e del terrorismo islamico in Medio Oriente, nonché con i radicali islamici separatisti della Cecenia. Tali relazioni con l’Ihh includevano il supporto logistico per la Jihad con cellule terroristiche in Bosnia, Siria, Iraq, Afghanistan e Cecenia, in particolare per la fornitura di armi e finanziamenti. Un istituto di ricerca danese che esponeva le connessioni passate dell’Ihh avute con Al Qaeda e dei contatti con le reti globali della Jihad ha scritto che le autorità turche avevano sequestrato documenti, da cui risultava che alcuni membri dell’Ihh, attualmente detenuti, erano stati mandati a combattere in passato in Afghanistan, Bosnia e Cecenia.
Da L'Opinione di ieri

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1 settembre 2010
Qualcuno mi saprebbe spiegare come mai...
... ogni volta che si avvicina la data di qualche colloquio israelo-palestinese, c'è un attentato terroristico di Fatah o Hamas o Hezbollah? Non sarà mica sempre solo una coincidenza??
Due delle 4 vittime lasciano sei ragazzini orfani...
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31 agosto 2010
Nuova lista iraniana per boicottare Israele. Dovremmo prenderla in considerazione per i nostri acquisti
La Repubblica Islamica rilancia la sua sfida a Israele, annunciando a breve una lista di societa' legate allo Stato ebraico che verranno poste sotto embargo dagli ayatollah. La mossa, come ha spiegato il vice presidente per gli Affari Parlamentari di Teheran, Mohammad Reza Mir-Tajeddini, e' una reazione alle sanzioni contro l'Iran approvate a giugno dal Consiglio di Sicurezza Onu.
La lista, ha affermato Mir-Tajeddini citato dal sito web dell'emittente 'Press Tv', "sara' comunicata ai media iraniani la prossima settimana" e comprendera' anche i nomi di alcune "multinazionali" che hanno a che fare con Israele.
I nomi delle societa', i cui prodotti saranno banditi in Iran come forma di boicottaggio verso Israele, sono stati valutati da una commissione ad hoc, formata a giugno su proposta di alcuni deputati ultraconservatori che hanno chiesto al governo di inasprire l'embargo alle merci dello Stato ebraico.
Da AdnKronos
(...) per quanto implacabili siano le dittature, e per quanto prive di scrupoli, anima e virtù siano i loro governanti, esse non sono mai sorde al punto da ignorare i segnali che provengono dal mondo delle democrazie, pur nel braccio di ferro perennemente ingaggiato con loro, diventato ormai un modo di essere e quasi una seconda natura. Che un paese come la Francia abbia preso posizione con tanta risolutezza, al punto da dichiarare attraverso la bocca del suo presidente che la giovane donna minacciata di lapidazione è «sotto la sua responsabilità», che ne abbia fatto una questione di principio, d'onore e addirittura di interesse nazionale — di questo il regime di Teheran non può non tener conto, in un modo o nell'altro. Alla Règle du Jeu, grazie alla rete dei blogger e dei siti iraniani a noi collegata, abbiamo ricevuto notizia di un crescente movimento di opinione, all'interno degli ingranaggi giudiziari e politici iraniani, il quale stima che il prezzo da pagare per la condanna a morte, in piena agorà del villaggio planetario, di una donna il cui unico crimine è stato quello, forse, di essersi innamorata, risulterebbe per il regime troppo esorbitante e rischioso. (...)
Da Corriere della Sera di ieri
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31 agosto 2010
La Siria si prepara, con gli Hezbollah, ad attaccare Israele
Le milizie sciite libanesi di Hezbollah e l'esercito siriano avrebbero dato vita ad una cooperazione militare in vista di un possibile conflitto armato con Israele: è quanto riporta la stampa kuwaitiana.
Secondo quanto riferisce il quotidiano israeliano Ha'aretz Hezbollah e Damasco avrebbero creato un quartier generale unificato, oltre a scambiarsi informazioni sui possibili bersagli strategici israeliani.
Le due forze armate inoltre si dividerebbero i fronti in caso di attacco israeliano, oltre ad aver lavorato a dei piani su una possibile offensiva di artiglieria contro le forze dello Stato ebraico.
Da ApCom
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30 agosto 2010
E poi ci vengono a raccontare che Eurabia è un'invenzione degli islamofobi...
Gheddafi: Europa, convertiti all'Islam Oggi sarà la giornata della celebrazione ufficiale dell’amicizia fra Libia e Italia, la giornata dell’incontro ufficiale con Silvio Berlusconi, del convegno sui rapporti fra i due paesi. Un incontro in vista del quale la sezione italiana di Amnesty International ha scritto una lettera al presidente del Consiglio: l’organizzazione ricorda le «gravi violazioni» dei diritti umani in Libia e chiede che l’Italia inserisca il tema dei diritti umani dell’agenda dei colloqui con il leader libico Muammar Gheddafi.
Gheddafi non ha ancora dato ordine di montare la sua inseparabile tenda beduina all’interno della residenza dell’ambasciatore libico, dove alloggia durante la sua permanenza a Roma. Lo riferiscono fonti interne all’Accademia libica in Italia. La tenda potrebbe essere montata nella giornata di oggi, nel corso della quale il leader libico avrà i suoi appuntamenti ufficiali previsti in agenda: nel pomeriggio vedrà infatti il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ad un convegno che si terrà nella sede dell’Accademia, e in serata prenderà parte alle celebrazioni del secondo anniversario del Trattato italo-libico alla Caserma Salvo d’Aquisto.
Ieri per Gheddafi, giunto a Roma verso le 13.30, è stata la giornata delle hostess, le 500 ragazze raccolte tramite un’agenzia e condotte nella villa dell’ambasciatore libico per una sorta di seminario sull’Islam. «Convertitevi e seguite l’ultimo dei Profeti, Maometto» ha perorato Gheddafi.
Tre di loro l’hanno preso in parola confermando la conversione in una cerimonia informale, con tanto di velo in testa. E ancora, il colonnello avrebbe informato le ragazze che l’Europa dovrebbe diventare tutta musulmana. E scoppia la polemica, tanto più che per oggi si prevede un secondo incontro-seminario. Anche da destra, dove Francesco Storace tuona «Qualcuno ricordi a Gheddafi che l’Europa è cristiana. Gli show sulla fede sono intollerabili». Protesta l’opposizione, per vari motivi: dal PD Livia Turco auspica che si ponga la questione dei migranti, Rosy Bindi commenta «il governo Berlusconi si presta ad offrire un palcoscenico a chi per fare la sua propaganda pretende di circondarsi di belle ragazze».
Maldipancia sottotraccia anche in seno alla maggioranza, mentre Silvio Berlusconi, che stasera offrirà al Colonnello una cena di grandi numeri con altre 800 persone, ieri si è tenuto lontano da Roma: era a vedere il trionfo al debutto del Milan a San Siro, con presentazione ufficiale di Ibrahimovic. Dell’amico Gheddafi avrebbe solo detto «è folklore». Alle ragazze è stato chiesto di dire che andavano gratis, ma 500 fanciulle non si tengono mute; qualcuna non ha gradito l’incontro, altre spiegano di aver avuto 70 euro, altre 100 netti. In serata il leader libico si è concesso una passeggiata nel centro di Roma, dove ha fatto sensazione a Campo dè Fiori poi a piazza Navona in passeggiata e infine al ristorante Passetto dove ha preso un cocktail analcolico lasciando 100 euro.
Alle 17 di oggi si terrà il primo evento ufficiale della visita, il convegno all’Accademia libica su «I rapporti fra Libia e Italia», seguito da una mostra fotografica sulla storia del paese nordafricano, e poi dall’esibizione equestre alla caserma Salvo d’Acquisto di Tor di Quinto: carosello dei carabinieri e show dei magnifici 30 purosangue arabi giunti in aereo appositamente dalla Libia prima del cenone. Mistero per ora sugli appuntamenti precedenti del colonnello che dovrebbero assumere il colore dei soldi e degli affari.
Da La Stampa
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30 agosto 2010
Ricordando Gilad Shalit, prigioniero da oltre 4 anni
... e di cui non si sa più niente da un anno
(...) Da quattro anni Hamas viola e ignora la III Convenzione di Ginevra. Tiene prigioniero Gilad come un ostaggio per ricattare Israele; è una grave violazione del diritto internazionale e un grave crimine di guerra ai sensi dell’articolo 8 dello Statuto di Roma. Chi pretende che siano rispettati i propri diritti, ha il dovere di rispettare i diritti degli altri, e non può continuare a ignorare il diritto internazionale e i diritti umani più basilari.”. Proprio sul tema del rispetto dei diritti, molto duro, è stato il presidente della comunità ebraica di roma riccardo Pacifici: “Dove sono Emergency e Gino Strada? Dove è Amnesty International? Dove sono i pacifisti? O meglio i pacifinti? Che cosa hanno fatto per Shalit? Nulla. Queste organizzazioni non hanno risposto all’appello; sollecitate ad aderire all’evento, hanno deciso di non aderire e li ringrazieremo per questa ‘coerenza’”. ben diversa la scelta – giusta e morale - dell’osservatorio dei diritti umani, Human rights Watch, che ha chiesto ad Hamas di interrompere “il trattamento crudele e inumano riservato a shalit”. sulla vicenda del rapimento di shalit – che è bene ricordare è avvenuto in territorio israeliano – non si possono fare distinzioni o distinguo, non c’è spazio per prese di posizioni equivoche: Hamas è completamente colpevole. (...)
Da Shalom di luglio u.s.
Andate a leggere questo e ditemi come si fa a tenere in condizioni disumane un ragazzo così buono e pacifico
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27 agosto 2010
In Iran niente calcio e niente bici per le donne
La libertà finisce anche quando non puoi più colpire un pallone di testa. Le giocatrici di calcio dell’Iran non lo faranno più. Per paura di qualcuno, non di qualcosa. Non è il pallone che fa male, è il terrore che succeda quello che è successo qualche giorno fa: la palla che fa scivolare il copricapo con cui sono costrette a giocare, un pezzettino di capelli si vede. La normalità per chiunque altro al mondo è un problema per chi sa che quella ciocca innocente possa valere un rimprovero, o forse di più una punizione. Le foto raccontano molto di più di quello che fanno vedere. Dicono che spesso ci dimentichiamo delle donne che vivono nello spavento continuo, si muovono sperando che non ci sia vento, che nulla alzi i loro veli. Uno, due, tre: la sequenza contiene il fatto, ma soprattutto la reazione. Perché ormai non ci colpisce neanche più che delle atlete debbano giocare a calcio tutte coperte: nessuno s’indigna, nessuno protesta, nessuno vieta. La Fifa una volta voleva addirittura che le donne giocassero con le gonne per attirare più pubblico e adesso tace di fronte alle divise da sciatrici che alcuni paesi impongono alle loro sportive. Ecco, ammesso che si possa accettare una cosa così, come fai ad accettare quello che queste foto mostrano così chiaramente? La ragazza iraniana che colpisce di testa facendo cadere inavvertitamente il copricapo si gira di spalle alla telecamera per non farsi vedere, poi soprattutto, viene soccorsa immediatamente dalle compagne che cercano di coprirla. È l’istinto di protezione, una solidarietà sincera, immediata, non richiesta eppure così angosciante. Mostra l’ansia, il tormento, l’incubo delle donne che non sono libere di essere normali. Il mondo vuole trattare con l’Iran, vuole parlare con Teheran, pensa di convincere il governo di Ahmadinejad a smetterla di essere una minaccia per l’Occidente però sta zitto di fronte a una cosa del genere. Il silenzio è l’imbarazzo collettivo e contemporaneamente il lasciapassare dell’oppressione. È la complicità. È assenso implicito ai soprusi e al clima di paura che Teheran fa vivere ai suoi cittadini. Ecco perché è terrorizzata l’espressione del volto della giocatrice che aiuta la compagna a coprirsi prima che sia troppo tardi. Sa che se qualcuno davanti alla tv vede quelle immagini è finita: la compagna sarà giudicata immorale e quindi da punire il fatto di aver perso il copricapo in un’azione da gioco. Il disonore della normalità. Quell’espressione preoccupata è l’aiuto che queste ragazze chiedono senza la possibilità di chiederlo usando la voce. Ecco, la risposta è il silenzio. Non c’è censura globale, non c’è neanche il rimbalzo su internet di immagini così agghiaccianti. Solo il sito di Repubblica ha il merito di metterle in rete. Poi il vuoto. Poi niente. È già un miracolo che qualcuno non abbia invocato le legittime tradizioni culturali e religiose dell’Iran. Come per Alì Karimi, anche lui calciatore iraniano, anzi il più forte calciatore iraniano contemporaneo: licenziato dalla sua squadra, lo Steel Azin di Teheran perché ha bevuto un bicchiere d’acqua durante il Ramadan e riabilitato solo dopo che i compagni l’hanno difeso in blocco: «Abbiamo mangiato e bevuto tutti». Prima della retromarcia Karimi ha dovuto vedere anche la tv pubblica che mostrava a tutto il paese il peggio della sua carriera: gol sbagliati, falli, errori. Come a dire: ecco chi è questo giocatore che non rispetta le regole e non si comporta come dovrebbe. Karimi e la sua collega donna dovrebbero essere i simboli della libertà che non c’è. La rivoluzione verde, ha vinto il silenziatore imposto, ha stravinto la repressione. La prova è questa sequenza che fa paura per la paura che le si legge oltre la superficie. Non c’è nulla di naturale, nulla di accettabile, nulla di nulla. C’è solo la dimostrazione che vivere in Iran significa avere paura di colpire una palla di testa anche se giochi a pallone, o di bere un bicchiere d’acqua d’estate dopo un allenamento, dopo una sudata, dopo qualunque cosa. Non c’è religione, non c’è cultura, non c’è niente. C’è terrore, solo quello.
È polemica a Teheran tra conservatori e riformisti dopo che i primi hanno chiesto multe e arresti per le donne che circolano in bicicletta, anche se velate. Secondo alcuni ayatollah sciiti, si tratta di una pratica che non è conforme alla sharia, in quanto esporrebbe eccessivamente il corpo femminile.
Da Il Giornale e La Stampa
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27 agosto 2010
I talebani preferiscono far morire migliaia di persone piuttosto che ricevere aiuti dagli "stranieri"
È «inaccettabile» la presenza degli stranieri che vogliono portare aiuti umanitari alle popolazioni alluvionate in Pakistan. Lo ha detto il portavoce dei talebani, Azam Tariq, contattato telefonicamente dall'agenzia Associated Press. Per chiarire il concetto, Tariq ha aggiunto che, quando «i talebani utilizzano certe parole - inaccettabile - , tirate voi le conclusioni». Secondo Tariq gli Stati Uniti e le nazioni che hanno aderito alla richiesta di aiuti del Pakistan, dell'Onu e di numerose organizzazioni umanitarie, con la scusa di portare aiuti umanitari in realtà hanno «altre intenzioni». Il Dipartimento di Stato americano ha confermato il rischio per gli operatori umanitari, in particolare per possibili attacchi da parte del gruppo Tehrik-e-Taliban.
AIUTI - Le alluvioni hanno colpito oltre 17 milioni di persone e provocato almeno 1.500 morti. Gli Usa hanno finora stanziato quasi 800 milioni di dollari e mobilitato uomini e mezzi per il soccorso alle popolazioni pakistane, soprattutto delle zone settentrionali, alcune delle quali sotto l'influenza dei talebani, colpite da spaventose alluvioni monsoniche all'inizio di agosto. La Croce Rossa Italiana rinnova l'appello per raccogliere fondi in favore delle popolazioni colpite dalle devastanti inondazioni in Pakistan. È possibile donare attraverso le seguenti modalità : donazione online causale Pro emergenza Pakistan www.cri.it; bonifico bancario causale Pro emergenza Pakistan IBAN IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020. L'Ong Agire e altre cinque del suo network impegnate in Pakistan hanno raccolto solo 100 mila euro dopo l'appello lanciato sei giorni fa. Donazioni ad Agire con carta di credito al numero verde 800.132870 Donazioni online dal sito internet www.agire.it. Versamento con bollettino postale sul conto corrente n. 4146579 intestato a AGIRE onlus, via Nizza 154 - 00198 Roma. Causale Emergenza Pakistan Bonifico bancario sul conto BPM - IBAN IT28 I 05584 03208 000000000096. Anche Medici senza frontiere (Msf) continua ad aumentare le sue attività nelle zone colpite e si prepara ad estenderle ad altre aree dove migliaia di persone sono ancora escluse da ogni tipo di assistenza. Per sostenere gli interventi di Msf in Pakistan: www.medicisenzafrontiere.it. Numero verde: 800.99.66.55 Il direttore esecutivo dell'Unicef, Anthony Lake, ha detto che se il mondo non risponderà immediatamente all'emergenza Pakistan, più di 3,5 milioni di bambini corrono il serio rischio di contrarre malattie mortali come dissenteria e colera perché costretti a bere acqua contaminata. La Caritas segnala in una nota «una fiammata dei prezzi di tutti i beni di prima necessità. Inoltre, il movimento di migliaia di sfollati sta causando una fortissima pressione logistica e sociale su città e territori che non sono stati direttamente toccati dalle inondazioni».

PIENA - Ora la piena dell'Indo si sta spostando a sud e arriva a minacciare Hyderabad, città di 2,5 milioni di abitanti. Secondo quanto riferiscono gli organi d'informazione locali, nella parte occidentale della città il fiume - che in condizioni normali è largo tra i 200 e i 300 metri - ha raggiunto una larghezza di 3,5 chilometri. Le acque hanno oltrepassato i livelli di guardia di uno sbarramento che si è già rotto in diversi punti nonostante l'intervento dell'esercito per rinforzarli. Diversi villaggi nei dintorni di Hyderabad sono già stati allagati e la popolazione è stata trasferita in zone più sicure. Il governo ha disposto l'evacuazione di circa 400 mila persone nelle regioni del sud. Le autorità hanno messo in allerta le popolazioni delle città di Sujawal, Mirpur Bathoro e Daro consigliando agli abitanti di mettersi in salvo in luoghi più sicuri. Dalla cittá di Shahdadkot sono già state messe in salvo 100 mila persone.
Dal Corriere della Sera
A questo proposito è interessante leggere il borsino degli aiuti umanitari...
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